19 marzo 2019

Le parole della neopolitica - Pigranza

di Michele A. Cortelazzo

Come faccio spesso in questa rubrica, parto da un piccolo testo: «La dignità si crea con il lavoro non alimentando il reddito di pigranza». È un titolo del «Foglio», che traggo dalla versione on line del giornale, con la data del 15 gennaio 2019. Reddito di pigranza costituisce la più diffusa deformazione dell’espressione reddito di cittadinanza. Ma il nome di questo nuovo sussidio ha dato la stura, almeno nei social, alla facile creatività di molti detrattori: ho incontrato, per fare degli esempi, il reddito di nullafacenza, sul quale c’è poco da commentare, ma anche la caramella di femminanza, che ha un doppio bersaglio polemico: il reddito di cittadinanza, a cui rifà il verso, e l’improvvida idea di Trenitalia di regalare l’8 marzo, a tutte le viaggiatrici, addirittura una caramella.

Ma concentriamoci su pigranza. Chi ne è l’inventore? Credevo che si trattasse dell’attuale direttore del «Foglio», Claudio Cerasa, poiché avevo letto il neologismo in un paio di suoi interventi. In realtà c’è ancora lo zampino del fondatore di quel giornale, Giuliano Ferrara, che ha usato per primo la parola in un articolo del 10 gennaio scorso: «Adesso vedremo quanti voti portano la fatturazione elettronica, il copia-incolla sulle banche, la riduzione a una puzzetta della famosa riforma Fornero, l’incremento della pressione fiscale, lo stop virtuale agli investimenti e la persecuzione delle opere grandi e piccine in atto, il sussidio di pigranza». L’invenzione ha avuto un certo successo, se il 31 gennaio l’ha usata anche un giornalista di grande esperienza come Giuseppe Turani, in «Uomini & Business»: «Vogliono anche insegnarci come vivere. Poi pensano di mandare la guardia di finanza a controllare che i soldi del reddito di pigranza vengano effettivamente spesi per comprare broccoli e non girati al nipote per una pizza».

 

Pigrizia, pigrezza e pigritudine

 

Ma si tratta di un neologismo? E si tratta di un neologismo che potrebbe esistere anche se non fosse calcato su cittadinanza? La risposta è un quasi no alla prima domanda e un sì alla seconda.

Il quasi no è dovuto al fatto che in rete troviamo tracce della parola già nel 2009, in contesti scherzosi (per esempio in una chat: «Mi viene in mente anche PIGRANZA!», scrive un utente, e un altro risponde «che sarebbe la pigrizia di chi ha "la panza"!!!»). Più recentemente appare anche nella narrazione di un periodo di vacanza (siamo nel 2018 e il contesto è questo: «I giorni nonostante la pigranza son passati veloci e dopo aver acceso l'estate asciugato i piedi eccomi qua vivo vegeto e ricaricato pronto per il mio bricolage che già ieri mi ha travolto in una full immersion ho notato che le erbacce crescono meglio in mia assenza»). Insomma, chi vuole usare un astratto dell’aggettivo pigro senza ricorrere al consolidato pigrizia, sentito come banale, ricorre proprio a pigranza, che è in concorrenza, in questo ambito, con pigrezza e pigritudine (questo già censito nei neologismi in questo portale).

 

Giuliano Ferrara l'onomaturgo

 

Ma, naturalmente, Giuliano Ferrara non ha tratto ispirazione da queste attestazioni sparse e minori. La sua pigranza se l’è creata da sé, seguendo le regole che presiedono in italiano alla formazione delle parole: come da baldo è nata baldanza e da cittadino è nata cittadinanza, così da pigro si è formata pigranza. Pigranza è una parola che qualsiasi parlante italiano può creare, se vuole inventarsi un astratto da pigro che si distacchi dall’usuale pigrizia.

Per pigranza, insomma, si possono dire le stesse cose che si sono dette a proposito di petaloso, suscitando polemiche e incomprensioni che durano ancora oggi: si tratta di una forma possibile in italiano, perché rispetta le regole di formazione delle parole in italiano; qualsiasi parlante può (ri)crearla in ogni momento, come occasionalismo; per diventare davvero una parola dell’italiano dovrà essere usata, con una certa costanza, da un cospicuo numero di parlanti e scriventi, in contesti diversi, e non solo, per esempio, dai giornalisti del «Foglio». Solo allora passerà da occasionalismo a parola stabile in italiano, e come tale potrà essere inserita nei vocabolari dell’italiano. Per ora pigranza resta un occasionalismo polemico. E, se posso fare una previsione, non me la sento di scommettere che questa parola andrà oltre l’attuale fase di occasionalismo, tramutandosi in neologismo che si insedia stabilmente nel lessico italiano.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità

 

Immagine: Interno della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, Roma

 

Crediti immagine: https://www.flickr.com/photos/mauriziolupi/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

 


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