02 luglio 2019

Le parole della neopolitica - Gufo

L’uso in politica della parola gufo, in accezione semigergale, ha seguito un percorso del tutto simile a quello che ho cercato di ricostruire a proposito di rosicone. Per significato semigergale di gufo intendo quello diffuso in ambito sportivo, dove il verbo gufare vale ‘portare sfortuna’, o addirittura ‘augurare sfortuna’, diventando, così, una sorta di contrario di tifare (al quale è legato da affinità fonetiche): «Da Sarri a Insigne, tutti a gufare la Juve» (titolo di un articolo del sito www.calciomercato.com del 9 febbraio 2018, che ora assume un tratto beffardo, se si pensa che Sarri è stato ingaggiato come allenatore proprio dalla Juve). Questa accezione di gufo non è altro che la rivitalizzazione in ambito mediatico di una credenza popolare, quella che vede nei gufi, e in altri rapaci notturni, degli «uccelli del malaugurio», che portano o predicono sfortuna. Una caratterizzazione dell’uccello certo più pittoresca ed evocativa di quella presente nelle tradizioni dotte, riprese anche nell’immaginario del cinema d’animazione e del più recente cinema fantastico (ad es. in Harry Potter), che attribuiscono ai gufi tratti di saggezza e sapienza. L’immagine negativa, legata a un’idea oscura e nefasta degli animali notturni, è così viva nella nostra cultura, da rendere incredibili ai nostri occhi le credenze nordiche, che vedono, al contrario, nel gufo un portafortuna. Ed è proprio la connotazione funesta che ha il gufo nella nostra cultura, ad aver generato, a partire dal nome gufo, un’intera famiglia lessicale: oltre a gufare, sono attestati, almeno, gufesco e guferia.

 

Guferie ai tempi del primo Matteo

 

Matteo Renzi, nella sua consuetudine di appropriarsi delle immagini della cultura pop, a proposito dei gufi ha abbracciato senz’altro l’immagine viva tra i tifosi, e non quella più nobile che poteva trarre dai cartoni di Walt Disney o dai romanzi di Harry Potter. Il 29 dicembre 2014, nella conferenza stampa di fine anno, l’allora Presidente del consiglio ha spiegato: «Cos’è un gufo per me? Chi scommette sul fallimento dell’Italia»; poi, l’11 dicembre 2015, in una delle sue «enews», Renzi ha scritto: «Pensierino della sera. I dati di Inps e Istat per una volta vanno d’accordo e ci dicono che il lavoro in Italia è tornato a crescere. (…). Buono anche il dato sulla produzione industriale. Secondo me non sarà un inverno fantastico per i gufi». Nella scheda che ho dedicato a rosiconi, poi, ho riportato anche esempi precedenti dell’uso di gufo da parte di Matteo Renzi.

 

Gufesco anche il secondo Matteo

 

Ma oggi gufo non è voce esclusiva di Matteo Renzi. Anzi, oggi appare, piuttosto, voce tipica dell’altro Matteo, il vice-presidente del Consiglio Matteo Salvini. Le occasioni nelle quali Salvini ha usato la parola sono molto numerose: per citarne alcune, l’11 marzo 2018: «Sono contento che siano stati smentiti quei gufi da salotto che dicevano che la scelta nazionale della Lega ci avrebbe penalizzato al Nord»; il 1° novembre 2018, alla notizia della richiesta di archiviazione da parte del procuratore di Catania delle accuse di sequestro di persona in relazione alla vicenda della nave Diciotti: «È una buona notizia per me, i gufi dei centri sociali saranno abbacchiati»; il 27 marzo 2019, a proposito di alcune dichiarazioni di Confindustria: «Verranno smentite clamorosamente dai fatti. È pieno di gufi. Ci hanno sempre "cannato" in passato». Ma già il 18 ottobre 2014, commentando una manifestazione anti-immigrazione, aveva dichiarato: «Siamo in tantissimi, centomila. Anzi siamo centounomila, alla faccia dei gufi e degli sfigati dei centri sociali»; e il 5 luglio 2016, commentando le intenzioni di voto emerse in un sondaggio: «Alla faccia dei gufi! Ma come fa il PD ad avere ancora il 30%???».

 

Avanti pop

 

Dicevamo che la trafila è questa: una voce della cultura pop viene importata da Matteo Renzi nel discorso politico, e assume una frequenza tale da risultare tipica dell’ex Presidente del consiglio; Matteo Salvini la accoglie nel suo idioletto e, a sua volta, la fa diventare una voce sempre più caratteristica della sua comunicazione, ben amalgamata ad altre scelte lessicali largamente ricorrenti. Poco importa che il suo alleato-antagonista, Luigi Di Maio, in occasione della polemica contro Confindustria, commenti, a difesa dell’associazione degli industriali: "Non c'è bisogno di nessuno scontro o di apostrofare la Confindustria come gufi. L'epoca dei gufi è quella di Renzi" (27 marzo 2019). In realtà, l’epoca dei gufi (e dei professoroni e dei rosiconi) è stata quella di Renzi. Ma ora è quella di Salvini.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi

 

Immagine: Interno della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, Roma 

Crediti immagine: https://www.flickr.com/photos/mauriziolupi/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

 

 

 

 

 


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