26 novembre 2019

Le parole della neopolitica - Sardine

La campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia Romagna ci offre alcune novità linguistiche, che consentono di trattare in questa rubrica, per la prima volta, una parola della nuova politica che nasce dal basso e non dalle strategie comunicative, spontanee o costruite, dei leader politici.

Era stata lanciata da poco la coraggiosa (scorciamento del nome completo Emilia Romagna coraggiosa), lista di sinistra promossa, tra gli altri, da Elly Schlein e Vasco Errani, che sono nate le sardine, il nome con cui gli organizzatori (quattro giovani intorno ai trent’anni) hanno voluto chiamare fin dall’inizio i partecipanti a un flash-mob anti-salviniano a Bologna. La sera del 14 novembre Salvini, nel palazzetto dello sport di Bologna (che ha la capienza di 5.570 posti), ha dato il via alla campagna elettorale della candidata del centro-destra per la Presidenza della Regione, Lucia Borgonzoni; contemporaneamente, i quattro ragazzi, attraverso i social network, hanno proposto a chi contrasta le politiche di centro-destra di riempire la Piazza Maggiore di Bologna, trovandosi sul Crescentone (il grande selciato della piazza) in più di seimila, stando stretti stretti come sardine. Alla proposta ha arriso un enorme successo, perché sono giunte in piazza circa il doppio delle persone che erano necessarie per superare il numero dei partecipanti all’evento di Salvini.

 

Sardine e capitone

 

L’iniziativa, che ha avuto certamente un forte rilievo mediatico (icasticamente rappresentato dalle immagini della Piazza Maggiore gremitissima di persone), è interessante sul piano comunicativo e linguistico. Il nome che il gruppo ha attribuito ai partecipanti alla manifestazione nasce dall’animazione della locuzione «stretti come sardine» e intendeva indicare la necessità di riempire il più possibile la piazza in cui si è poi tenuta l’iniziativa; ma ha assunto anche un più ampio valore simbolico, poiché le sardine sono pesci piccoli e indifesi, che però si muovono in gruppo e riescono, così, a fare massa, anche se individualmente possono apparire deboli. Sullo sfondo c’è anche l’opposizione semantica al capitone, come è stato a volte chiamato dagli oppositori il capo della Lega (con un richiamo paronomastico a il capitano, il nome spesso attribuito dai suoi seguaci, per antonomasia, a Matteo Salvini).

 

«L’Emilia Romagna non abbocca»

 

Gli organizzatori hanno giocato ironicamente sul nome sardine per lanciare l’iniziativa (presentata come «la prima rivoluzione ittica della storia» o «il primo flash-mob ittico della storia»); dal nome è scaturito uno degli slogan della manifestazione («L’Emilia Romagna non abbocca») ed è stata creata l’iconografia che ha caratterizzato la serata, nella quale erano state bandite bandiere e simboli di partito, sostituite dal disegno di una sardina che ogni partecipante era stato invitato a portarsi da casa (un po’ come i pesci che una volta si attaccavano sulla schiena in occasione del pesce d’aprile). Oltre alle bandiere erano stati esclusi gli insulti (che, come sappiamo e come emerge anche da molte delle schede di questa rubrica, sono invece frequenti nel neo-politichese): anche questo è un elemento di forte differenziazione rispetto a una parte rilevante dell’attuale comunicazione politica.

È difficile prevedere quale espansione avrà la denominazione sardine nel discorso politico italiano contemporaneo. Certo, il successo della manifestazione del 14 novembre ha indotto altri oppositori di Salvini a replicare l’iniziativa in occasione di altre manifestazioni salviniane, per poi espandersi un po’ in tutte le città italiane in pochissimi giorni. E i giornali hanno iniziato subito a far propria la denominazione, a volte citandola tra virgolette, a volte no, come nell’articolo di Simone Sale del 16 novembre 2019, nella versione on-line del «Resto del carlino»: «Una risposta civile e ironica al comizio di Salvini e Borgonzoni al PalaDozza (…) conclusasi proprio con la pacifica invasione delle sardine».

 

Non come le madamine

 

Certamente, andranno monitorate l’estensione delle modalità organizzative e la propagazione della denominazione delle sardine. Le premesse per un successo ci sono. E non può valere, come controesempio, l’esito della denominazione madamine riferita alle partecipanti a un’altra manifestazione partita dal basso, quella a favore della TAV tenutasi a Torino nel 2018: quella etichetta era troppo legata alla realtà locale per potersi diffondere. Con sardine è diverso. Già il 17 novembre, nel giornale on-line «genovaquotidiana.com», si trova la «localizzazione» sardine di Genova («Appuntamento a De Ferrari per le “sardine” di Genova»); e «Genova24.it», lo stesso giorno, può già usare sardine senza virgolette (dedicate, invece, inaspettatamente a movimento: «Dopo l’episodio di Bologna, un “movimento” di sardine è stato organizzato anche a Genova»).

Ma sullo sviluppo della lingua e della politica italiana è sempre meglio non avere mai eccessive certezze.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa

 

Immagine: Monterey Bay Aquarium

 

Crediti immagine: Tewy [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)]

 

 

 

 


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