07 gennaio 2020

Le parole della neopolitica - Italia viva

di Michele A. Cortelazzo

Per mesi i commentatori hanno previsto la nascita del PdR, «Partito di Renzi», secondo una definizione di Ilvo Diamanti, che fa seguito all’ipotesi di un «Partito della Nazione» avanzata in precedenza da Renzi. E alla Leopolda del 2019 il Partito di Renzi è nato. Ma non si chiama partito (possiamo dire, mai avrebbe potuto chiamarsi partito), bensì Italia viva. In questa denominazione, vanno notate un’assenza e una presenza: all’assenza del nome partito si affianca la presenza del nome Italia.

 

La scomparsa del nome partito

 

Che la cosiddetta forma-partito non goda di un momento favorevole, e da un po’ di tempo, in Italia e nel mondo, è un dato ormai di conoscenza comune. Dei principali raggruppamenti attualmente presenti nella Camera dei Deputati, uno solo ha nella propria denominazione la parola partito (Partito Democratico) e uno solo movimento (Movimento Cinque stelle). Gli altri si chiamano Forza Italia, Fratelli d’Italia, Liberi e uguali, Lega). Si tratta di un fenomeno nato nel momento di passaggio dalla cosiddetta Prima Repubblica alla Seconda: nella Prima Repubblica tutti i partiti presenti in parlamento (con la sola, fondamentale, eccezione della Democrazia cristiana) avevano nella denominazione il nome partito (o movimento, nel caso del MSI). Questo modello, messo già in discussione dalla nascita dei Verdi e della Lega Nord, è stato quasi completamente sostituito a partire dal 1994, quando si sono formati i nuovi raggruppamenti, a cominciare da Forza Italia.

 

Anche in Europa

 

Il processo di occultamento della parola partito caratterizza attualmente gran parte dei Paesi europei: pensiamo alle nuove formazioni politiche della Spagna (Podemos), Francia (con il movimento di Macron che si chiama (La République) En Marche), Germania (Alternative für Deutschland, che si aggiunge ai consolidati Die Grünen e Die Linke), Croazia (con il Most nezavisnih lista, letteralmente 'Ponte delle liste indipendenti', anche solo Most), Polonia (quasi nessuno dei partiti che si sono presentati alle ultime elezioni utilizzava la parola partito).

 

Attivismo e dinamicità

 

I nomi dei movimenti sorti più recentemente in Italia sono costituiti da un’esortazione o da un nome che vuole dare un senso di attivismo e dinamicità: a Italia viva, nel quale la dinamicità è trasmessa dall’aggettivo vivo, possiamo affiancare Azione di Carlo Calenda; sul piano degli esortativi c’è il nome del movimento di Toti, Cambiamo (nel quale si scorge un congiuntivo esortativo), al quale, con qualche variazione (è una dichiarazione di campo rappresentata da un indicativo), si aggiunge Siamo Europei, il movimento creato da Calenda in occasione delle elezioni europee. Lo stesso Carlo Calenda, in un intervento alla trasmissione «Tagadà» del 23 settembre, ha commentato così il nome della formazione renziana: «non mi piace perché sono nomi che non vogliono dire niente: queste sono tutte derivazioni da Forza Italia di Berlusconi che ruppe il sistema dei partiti classici». E ancora: «Serve un nome che comunichi cosa stai facendo: cioè tu stai facendo una cosa viva? Beh ci credo che tu non stia facendo una cosa morta…». È difficile essere in disaccordo con l’europarlamentare. Ma la sua osservazione non si può estendere anche ai nomi degli altri neopartiti, a cominciare dal suo, Azione?

 

Italia

 

L’altro elemento costitutivo di Italia viva è, come si è detto, l’inserimento nella denominazione del nome del Paese. È stato facile notare l’affinità con Forza Italia (al punto che qualcuno, vista una certa vicinanza tra i due movimenti, ha ironicamente ipotizzato una futura fusione in un Forza Italia viva). Ma anche questa pare una caratteristica ricorrente a partire dalla Seconda Repubblica: si pensi a Fratelli d’Italia o all’Italia dei valori di qualche anno fa. Pure questo è un elemento di forte differenziazione rispetto alla Prima Repubblica: i partiti di quegli anni marcavano tutti (tranne, ancora una volta, la Democrazia cristiana) la loro collocazione in Italia, ma lo facevano in maniera defilata, affidando il tratto semantico all’aggettivo (Partito comunista italiano, Partito liberale italiano, eccetera). Adesso, Italia, rappresentata da un sostantivo, è parte fondamentale della denominazione, e non una semplice informazione accessoria. Questo aspetto pare decisamente italiano: nei nomi citati sopra, solo Alternative für Deutschland ha il nome del Paese nella denominazione del partito.

 

De Gregori o Capanna?

 

Infine. Qual è la storia di Italia viva? Non inizia certo nel 2019. Renzi aveva già usato il nesso Italia viva nello slogan della Leopolda del 2012 (con l’appendice Il meglio deve ancora venire); ma ancor prima, nel 2008, L’Italia viva era lo slogan che campeggiava sul pullman con il quale l’allora segretario del Pd Walter Veltroni si muoveva per la campagna elettorale. In molti commenti, ho letto che lo slogan della Leopolda del 2012 (ma anche quello veltroniano del 2008) può aver tratto spunto dal titolo di un album di Francesco De Gregori del 1979, Viva l’Italia; ma è stato notato anche che un più similare L’Italia viva è il titolo (con sottotitolo Viaggio nel paese dell'impegno e della speranza) di un libro di Mario Capanna, edito da Rizzoli nel 2000. È però difficile ipotizzare davvero che siano queste le fonti di Renzi (e prima di Veltroni): il titolo dell’album di De Gregori, certamente più vicino ai riferimenti culturali di entrambi i politici citati, è strutturalmente e semanticamente ben lontano dalla locuzione Italia viva, al punto che il passaggio da un’espressione all’altra appare particolarmente arduo.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine

 

Immagine: Renzi a Venezia il 16 ottobre 2015

 

Crediti immagine: Università Ca' Foscari Venezia [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

 

 

 

 

 

 


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