27 gennaio 2020

Le parole della neopolitica - Germanicum

Agli inizi di gennaio, la maggioranza che sostiene il governo ha concordato, con la contrarietà di uno dei gruppi parlamentari che la compongono (Leu), una proposta di riforma elettorale, che è stata poi presentata formalmente dal presidente commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, del Movimento Cinque Stelle. La proposta ha un nome ufficiale di lunghezza spropositata («Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di soppressione dei collegi uninominali e di soglie di accesso alla rappresentanza nel sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali plurinominali»), ma ha trovato immediatamente un nomignolo con il quale viene evocata nella stampa e nel dibattito politico: Germanicum. La semantica è chiara: la proposta di legge elettorale estende all’Italia il principio che sta alla base del sistema con cui viene eletto il Bundestag, il parlamento tedesco. In realtà, la proposta italiana ha accolto dal sistema tedesco le sue linee generali (il sistema proporzionale, la soglia di sbarramento, il diritto di tribuna per i partiti che mostrano di avere un forte sostegno in alcune aree del Paese), ma non le norme particolari, che contrastano con la nostra Costituzione (per esempio la variabilità del numero dei deputati, per garantire un’effettiva proporzionalità della rappresentanza in Parlamento o la durata del mandato, che è di quattro e non cinque anni). Come qualcuno ha notato, il Germanicum sta al sistema elettorale tedesco come il Parmesan, in vendita in molti supermercati tedeschi (e non solo), sta al nostro vero parmigiano-reggiano.

 

I progenitori Sartori e Renzi

 

Non sono riuscito a ricostruire chi sia il padre di questa denominazione, ma so chi sono i suoi progenitori: Giovanni Sartori e Matteo Renzi. Al primo, come è noto a molti, dobbiamo la latinizzazione del nome corrente delle leggi elettorali, da quando, in un editoriale apparso in prima pagina del «Corriere della sera» del 19 giugno 1993, annunciò l’avvio della legge elettorale semimaggioritaria con l’annuncio sarcastico «habemus Mattarellum», rifacendosi al nome del politico del Partito popolare, ora Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La denominazione ebbe vita stentata (come documenta Yorick Gomez Gane, nell’articolo Dal Mattarellum all’Italicum: produttività dei suffissi pseudolatini -um ed -ellum, pubblicato nella rivista «Rivista Italiana di Onomastica» del 2015), fino a quando, due anni più tardi, fu varata la legge elettorale per le elezioni regionali, che aveva come relatore l’esponente di Alleanza Nazionale, Giuseppe Tatarella. Fu quasi naturale chiamare il sistema elettorale da lui proposto Tatarellum. E poi, fu altrettanto naturale, anche se un tantino irriverente, chiamare Mastellum il sistema proposto da Clemente Mastella, mai giunto ad approvazione.

 

Le riforme in -ellum

 

Da lì, i nomi delle proposte di riforma elettorale furono latinizzati in -ellum in decine di casi: Cossuttellum, Grazianellum, Berlusconellum, Fisichellum, Sartorellum, Urbanellum, Manzellum, Bersanellum e via dicendo, fino al Rosatellum ora in vigore. La forza irradiatrice del suffisso è dimostrata dal fatto che il modello compositivo è stato applicato, come si è visto, anche a un numero considerevole di nomi propri che non terminano in -ella (inglobando, quindi, nel suffisso la sequenza -ell-, che proveniva dal finale, casualmente coincidente, degli uomini politici autori delle proposte di riforma elettorale). Inoltre, il suffisso -ellum, così formatosi, è stato applicato anche a un numero considerevole di nomi comuni, come, ad esempio, Proporzionellum, Provincellum, Regionellum (e più tardi Consultellum). È grazie a questa estensione ai nomi comuni che ancora Giovanni Sartori poté chiamare, il 1° novembre 2006, Porcellum la legge che il suo stesso estensore, Roberto Calderoli, aveva definito «una porcata».

 

La novità dell’Italicum

 

È stato nel gennaio 2014 che la sequenza di nomi latineggianti per le leggi elettorali (che aveva compreso anche nomi di formazione diversa, come Calderolum, Bassaninum, Dalemum) si è arricchito di un nuovo elemento, semanticamente ben diverso: Italicum ‘sistema elettorale italiano’, fatto proprio da Matteo Renzi il 20 gennaio 2014, in un discorso che conteneva, come nomi di eventuali sistemi alternativi a quello scelto in quella fase politica, (H)ibericum e Tedescum, e, in altre fonti, Britannicum, Ellenicum e anche quel Germanicum, che giusto 6 anni dopo giungerà a denominare l’ennesimo sistema elettorale proposto per il nostro Paese. È stata la prima volta che il nomignolo di una legge elettorale è stato diffuso, e non semplicemente subito, dal suo proponente.

Tutta la storia di queste denominazioni, prima dell’odierno Germanicum, è nota ed è già stata ricostruita nei dettagli sia in rete, sia in sedi scientifiche. C’è, però, un particolare, che ci interessa in questa rubrica e che conferma una linea interpretativa dell’attuale neologia politica che è stata avanzata in più di una scheda di queste parole della neopolitica: Germanicum, come forma specifica, è indubbiamente una novità, anche se non assoluta; ma si basa su un modello attribuibile a Renzi e alla sua scelta di adottare il nome Italicum per il sistema da lui stesso proposto. La conclusione, anche questa volta, è che le novità lessicali della politica di questi mesi dipendono spesso da innovazioni linguistiche introdotte nella vita politica italiana negli anni scorsi da Matteo Renzi.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva

 

Immagine: Urne aperte

 

Crediti immagine: agenziami [CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)]

 

 


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