11 febbraio 2020

Le parole della neopolitica - Spallata

di Michele A. Cortelazzo

«La spallata di Matteo Salvini contro il governo è fallita» è il titolo dell’intervento di Michael Braun, uscito nel sito dell’«Internazionale» il 27 gennaio 2020, all’indomani delle elezioni regionali in Emilia Romagna (e in Calabria). Per una volta, il titolo non fa che riprendere, parola per parola, una frase scritta all’interno dell’articolo ed è attribuibile quindi all’autore: «La spallata di Salvini contro il governo è fallita, ma ora l’esecutivo corre dei rischi provenienti dal suo interno».

L’associazione della parola spallata a Salvini è diffusa, da tempo, nella stampa. Ne produco qualche esempio, tratto dalla versione on line di giornali di diverso orientamento e di diverso periodo (che cito dalle edizioni on line): «la sortita di Salvini che minaccia di bloccare il Paese per dare una spallata al governo Renzi non è una boutade né può essere relegata nelle categorie delle chiacchiere ferragostane» («Secolo d’Italia», 18 agosto 2015); «[un cambiamento] il cui fil rouge è la “spallata” al governo e la costruzione, nel paese, di una alternativa, una sorta di ’94 salviniano» («Huffington Post», 25 settembre 2019); «In Emilia-Romagna non è arrivata la spallata della Lega, promessa e quotidianamente annunciata dal suo leader Matteo Salvini» (Radio della Svizzera Italiana, 27 gennaio 2020).

 

Un tipico movimento di Salvini

 

La spallata salviniana è stata evocata in riferimento a diversi bersagli: il governo Renzi (nel primo degli esempi citati); il secondo governo Conte (negli altri esempi); il primo governo Conte, di cui la Lega faceva parte («L'ultima spallata al governo giallo-verde si materializza in un'afosa giornata di luglio, sull'onda dello scontro M5S-Lega sul voto a Ursula von der Leyen e di un'inchiesta sui fondi russi, che al di là dell'ostentata tranquillità di Matteo Salvini rischia di porre più di un ostacolo all'ascesa leghista», ANSA, 19 luglio 2019); l’alleata-concorrente Giorgia Meloni («Non potendo abbattere il governo, Salvini dà la spallata alla Meloni», «Il Foglio», 1 febbraio 2020).

La lettura di tutti questi passi (e delle altre decine di esempi che si possono facilmente recuperare in rete) mi hanno fatto credere che fosse stato proprio Matteo Salvini a dichiarare testualmente, come suo obiettivo, quello di dare una spallata al governo, a un avversario, a un concorrente. Ma quando, nella narrazione di una spallata, viene riportata una dichiarazione esplicita del capo della Lega, l’espressione non la si trova: «Matteo Salvini ha già pronta la spallata di governo. "Dopo cinquant'anni domenica sera si festeggia e poi te li saluto io la Marini, Conte, Di Maio e Zingaretti..."», «Libero», 26 ottobre 2019; «Se questi risultati fossero confermati Matteo Salvini avrebbe fallito l’annunciata spallata al governo Conte. “Stravinceremo in Emilia e lunedì chiederemo le elezioni al capo dello Stato”, aveva infatti annunciato l’ex ministro dell’interno che aveva puntato tutto sull’Emilia», «Il dubbio», 27 gennaio 2020. Le dichiarazioni, virgolettate, di Salvini contengono il concetto evocato da spallata, ma non la parola.

Per quanto abbia esaminato decine e decine di contesti nei quali cooccorrono spallata e Salvini, ho trovato un solo caso nel quale la parola è messa direttamente in bocca all’uomo politico («Non so se sarà una spallata – risponde ai cronisti che chiedono pronostici – ma riempiremo le piazze», «Secolo d’Italia», 17 ottobre 2019); ma, ammesso che sia davvero una fedele rappresentazione dello scambio di battute, si tratterebbe della ripresa da parte di Salvini di una sollecitazione venuta dai giornalisti che lo interrogavano, e non di una sua produzione autonoma.

 

Parola politica, non della politica

 

Semmai sono stati altri politici, e altre politiche, a usare spallata; fra questi, Stefano Lucidi, parlamentare Movimento Cinque Stelle («Serve una spallata per far risvegliare il Movimento. Qualcosa deve cambiare in modo estremamente radicale», «Secolo d’Italia», 12 dicembre 2019) e Giorgia Meloni («Si vota in diverse regioni. E l’obiettivo di Fratelli d’Italia è quello di vincere con una proposta convincente coesa, ampia e che possa essere credibile per i cittadini di queste regioni per dare anche una spallata a questo governo dell’inciucio», «Secolo d’Italia», 20 settembre 2019).

Spallata, dunque, è parola politica, ma non parola della politica. È parola dei giornali, e da lungo tempo: l’uso politico di spallata ricorre nella stampa almeno dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, inizialmente in riferimento alle conseguenze delle lotte sindacali e studentesche (dopo un uso, che rimonta ormai a oltre un secolo fa, in senso bellico, per indicare il risultato decisivo di una offensiva militare contro le difese nemiche).

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum

 

Immagine: SELU vs LSU al Tiger Stadium, 2018

 

Crediti immagine: Tammy Anthony Baker [CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]


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