10 marzo 2020

Le parole della neopolitica - Pieni poteri

Il 23 febbraio il deputato di Italia Viva Luciano Nobili ha pubblicato questo tweet: «Sommessamente mi domando: cosa aspetta il governo Conte ad affidare a @RobertoBurioni, l’unico che aveva previsto la situazione e aveva indicato le misure da adottare, la gestione commissariale della task force che sta fronteggiando l’emergenza #coronavirus?». Roberto Burioni ha replicato all’indomani con ironia: «Sappia che se mi danno pieni poteri come prima cosa sciolgo la asroma. :)». Burioni ha saputo sgonfiare immediatamente un’ipotesi che sarebbe potuta diventare fonte di polemiche, coinvolgendo in una disputa politica un medico la cui preoccupazione, in questo momento, è concentrata sull’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Il laziale che convive con il medico è stato subito sommerso dagli improperi, spesso violenti, dei tifosi romanisti, ma il medico è riuscito a non entrare nel gioco dei politici.

 

Mussolini e il bivacco di manipoli

 

I politici, invece, stanno giocando con il fuoco (intendo il fuoco lessicale), proponendo o temendo a più riprese l’attribuzione dei pieni poteri a qualcuno. Il 25 febbraio è stato Matteo Salvini a chiedere i pieni poteri, questa volta per i sindaci delle zone colpite dal contagio del coronavirus: «#Salvini: Servono pieni poteri ai sindaci. Che possano diventare commissari del proprio territorio. #coronavirusitalia». Ma un parlamentare del suo partito, Riccardo Molinari, negli stessi giorni, a nome della Lega, richiamava il concetto dei pieni poteri in direzione esattamente opposta, indirizzando un’esplicita accusa al Presidente del consiglio: «Conte usa parole quasi fasciste, evoca i pieni poteri, si dimetta». Lo scopo politico della dichiarazione era, chiaramente, quella di gettare almeno un’ombra di totalitarismo sulla figura di Giuseppe Conte.

Storicamente, il ricorso al concetto dei «pieni poteri», e la relativa espressione, ha avuto un picco negli anni Venti, quando l’espressione era stata fatta propria da Mussolini, in uno dei discorsi fondamentali della sua carriera politica, il discorso alla Camera del 16 novembre 1922 dopo l’assunzione della funzione di Presidente del Consiglio dei ministri (quello famoso per la frase «Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli»). In tale discorso Mussolini aveva chiesto espressamente «i pieni poteri perché vogliamo assumere le piene responsabilità. Senza i pieni poteri, voi sapete benissimo che non si farebbe una lira – dico una lira – di economia. Con ciò non intendiamo escludere la possibilità di volenterose collaborazioni, che accetteremo cordialmente, partano esse da deputati, da senatori o da singoli cittadini competenti». Nell’Italia repubblicana qualsiasi riferimento ai pieni poteri non poteva che rinviare all’esperienza totalitaria del fascismo e l’espressione è quindi risultata, per molti anni, tabuizzata.

 

Salvini e il comizio estivo

 

Ora la damnatio che aveva colpito l’espressione si è attenuata. L’odierno rifiorire di riferimenti (di vario genere, come si è visto) ai pieni poteri si deve, quasi certamente, all’uso che ne ha fatto durante l’estate Matteo Salvini, che al termine di un comizio a Pescara, l’8 agosto 2019, aveva dichiarato: «Chiedo agli italiani, se ne hanno la voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo, senza rallentamenti e senza palle al piede. […] Siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie». Un mese dopo, il 4 settembre 2019, in un’intervista a «Libero», Salvini ha chiarito che la sua dichiarazione «è stata strumentalizzata, intendevo pieni poteri nel rispetto della Costituzione. Volevo un governo operativo, non bloccato dai veti, come ormai era quello M5S-Lega». In effetti, dal contesto è chiaro che Salvini non chiedeva proprio la «concentrazione di tutti o di larga parte dei poteri politici in capo, ad esempio, al governo, effettuata, per un periodo di tempo limitato, in uno Stato a regime costituzionale in seguito a una legge del Parlamento» (questo il significato di pieni poteri), quanto un potere pieno, cioè un mandato elettorale di tale ampiezza da garantirgli di poter governare senza dover mediare con eventuali alleati. Ma tant’è. Salvini è caduto nel lapsus, e si sa che i lapsus possono rivelare gli intendimenti più profondi di una persona. E, comunque, l’uso salviniano (che si inserisce in un’ampia tendenza del leader della Lega a rivitalizzare espressioni tipicamente fasciste) ha attribuito nuova vita all’espressione tabu, dando il via a quell’uso ripetuto al quale stiamo assistendo anche in queste settimane.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare

 

Immagini: Mussolini durante un discorso

 

Crediti immagini: Bundesarchiv, Bild 102-09844 / CC-BY-SA 3.0 / CC BY-SA 3.0 DE (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en)


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