14 novembre 2018

Le parole della neopolitica - Manina

di Michele A. Cortelazzo

Gian Luigi Beccaria, a p. 22 del noto libro I linguaggi settoriali in Italia (Milano, Bompiani, 1973), citando lo studioso francese Antoine Prost (Vocabulaire et typologie des familles politiques «Cahiers de lexicologie» XIV, 1969, pp. 115-126), ricorda che non esiste a priori un vocabolario politico, in quanto tutte le parole possono diventare termini politici se sono usate in una situazione politica. Chissà, però, se immaginava che questa sacrosanta affermazione poteva giungere al punto da potersi riferire anche a una parola così semplice e comune come manina, che è entrata, con forza e con frequenza, nei discorsi dei nostri politici.

 

Un'azione sottobanco

 

Certamente, le parole del vice-presidente del consiglio Luigi Di Maio, pronunciate il 17 ottobre scorso a «Porta a porta», sono state per alcuni giorni al centro del dibattito politico. Di Maio aveva denunciato che «all’articolo 9 del decreto fiscale c’è una parte che non avevamo concordato nel Consiglio dei ministri. Una sorta di scudo fiscale per i capitali all’estero e una non punibilità per chi evade» e aveva poi aggiunto un sospetto, anzi, un vero e proprio atto d’accusa: «Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato».

Manina sta a indicare, dunque, l’azione sottobanco di qualcuno, non identificato, che inserisce di nascosto in un testo contenuti non concordati. Non c’è dubbio che si tratti di una parola che diviene politica perché usata in una situazione politica.

 

Sempre Di Maio

 

Di Maio non è nuovo a quest’uso: già nello scorso luglio, riteneva che l’indicazione che si sarebbero potuti perdere ottomila posti di lavoro, inclusa nella relazione che accompagnava il cosiddetto «decreto dignità», fosse frutto di un subdolo intervento successivo alla discussione in Consiglio dei ministri. Per questo dichiarava di voler appurare «da dove provenga quella manina, che non va ricercata nell’ambito del Ministero dell’Economia».

L’espressione dev’essere di immediata comprensione per il parlante comune, se i giornali l’hanno ripresa senza la necessità di spiegarla, al massimo ponendola tra virgolette. Ed anzi, ne hanno amplificato la conoscenza. Il primo agosto, il «Manifesto» scrive che «una “manina” è intervenuta nel passaggio del «decreto dignità» dal consiglio dei ministri (2 luglio) all’approvazione della sua versione aumentata “2.0” prevista domani 2 agosto alla Camera» (e nel seguito dichiara esplicitamente di richiamarsi alla «pochade» - questo il giudizio del giornale - di Di Maio); a sua volta il titolo di un articolo di Alessandro Trocino, pubblicato on line dal «Corriere della Sera» del 19 ottobre 2018, suona «La “manina” di Bitonci e la trattativa con il M5S: così è cambiata la manovra»: va notato che, dopo pochissimi giorni, l’espressione ha perso un tratto del suo significato, quello che prevede che l’identità dell’autore dell’azione subdola non sia noto.

 

Le lettere di Aldo Moro

 

Neanche nel caso di manina, però, si tratta di una novità. Basta scorrere le raccolte dei giornali per trovare, pochi mesi prima della prima dichiarazione di Di Maio, la nostra parola, riferita ad altri scenari politici: «Da quando, durante la campagna elettorale americana, venne il sospetto che ci fosse una manina russa dietro gli attacchi a Hillary Clinton» («Repubblica», 3 maggio 2018).

Ma l’ingresso di manina, in questo significato, nel linguaggio politico va ancora più indietro nel tempo e data almeno dal 1990: il 17 ottobre «Repubblica» cita una dichiarazione dell'on. Craxi, a proposito del ritrovamento, dodici anni dopo la morte, di alcune carte di Aldo Moro: «Bisogna appurare, in particolare se quelle lettere stavano lì da allora o se una manina ce le ha messe dopo. Io non saprei proprio dirlo».

Però, alla manina di Craxi non toccò il successo mediatico della manina di De Maio: nel 1990 a nessuno venne in mente, a Napoli, di creare una statuina del presepio a forma di mano. Oggi, sulla scia della diffusione delle accuse di Di Maio, sì.

 

Immagine: Interno della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, Roma

 

Crediti immagine: https://www.flickr.com/photos/mauriziolupi/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]


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