28 aprile 2020

Chiudere

Le parole della neopolitica

 

Chiudere, blindare, sigillare, chiusura, serrata, lockdown. L’area semantica legata al concetto di ‘chiusura’ appare particolarmente sviluppata nel discorso politico di questi giorni, sulla spinta dell’emergenza sanitaria che ha coinvolto il nostro Paese, come il resto del mondo.

 

Da Zaia a De Luca

 

Il ricorso a questo campo semantico è, in questa fase, bipartisan. Il verbo chiudere lo usa Nicola Zingaretti («È giusto chiudere le scuole? Io penso di sì, il primo grande provvedimento economico è sconfiggere il virus anche cambiando le abitudini», nell’intervento a «Porta a porta» registrato il 4 marzo 2020), ma anche il deputato di Fratelli d’Italia Marco Silvestroni, in polemica proprio con Zingaretti («Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti chiude l’assemblea regionale ma noi pensiamo debba rimanere aperta»); l’11 marzo 2020 Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha dichiarato che «se continua così si chiuderà tutto per forza, perché saremo tutti con il virus», mentre il 17 aprile è il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, a dire in una diretta su Facebook: «se dovessimo avere una corsa in avanti da parte di regioni con contagio così forte, la Campania chiuderà i suoi confini vietando l'ingresso ai cittadini provenienti da quelle zone».

 

Prima, i porti

 

Nella memoria di chi segue la politica italiana, la nozione di chiusura appare legata, però, a una fase precedente, quando l’obiettivo delle chiusure erano i porti: chiudere, oltre a entrare nell’hashtag #chiudiamoiporti in uso dal luglio 2017 soprattutto nell’entourage di Matteo Salvini, ricorre frequentemente nei discorsi dell’allora ministro dell’interno (un esempio tra i tanti: «chiudiamo gli aeroporti come abbiamo chiuso i porti», 7 ottobre 2018).

 

Simbolo verbale di questi mesi

 

Ma allora, niente di nuovo sotto il sole? Cambia solo l’oggetto della chiusura auspicata dai politici di oggi? No, la novità non riguarda solo il contesto semantico. C’è anche un dato quantitativo, che per certi versi risulta impressionante. Se ricerchiamo le occorrenze di chiudere recuperabili nell’archivio del quotidiano «Repubblica» per il primo trimestre degli ultimi anni, scopriamo che dal 2017 al 2019 c’è un progressivo leggero aumento degli articoli che contengono la parola chiudere, ma il dato resta stabile (nel 2017 gli articoli sono 946; nel 2018, 957; nel 2019, 993). Il primo trimestre del 2020 mostra, invece, un sensibile incremento: gli articoli che contengono chiudere salgono a 1416. Ma ben più eclatante è la misura delle pagine web databili negli stessi periodi: 218.000 nel primo trimestre del 2017, 274.000 nel 2018, 318.000 nel 2019; ma nel 2020 il dato fa un balzo in avanti di dimensioni rilevanti e le pagine che contengono chiudere passano a 8.330.000. Questi numeri vanno utilizzati con cautela, perché ci restituiscono un’immagine imprecisa del fenomeno che ci interessa (in particolare, a formare il numero di pagine web concorrono tutte le occorrenze della parola, in qualsiasi significato; non sempre la data delle pagine web, poi, può essere considerata la data in cui è stata usata la parola esaminata, perché a essere considerato è l’ultimo aggiornamento); l’andamento, però, è chiaro: chiudere e parole affini possono certamente essere annoverati tra i simboli verbali di questi mesi.

 

Blindare, proteggere, controllare…

 

Una lista delle parole affini è ricavabile da una serie di dichiarazioni di Matteo Salvini. Il leader leghista fa frequentemente ricorso allo strumento retorico della congerie, cioè dell’accumulazione (spesso caotica) di più parole, con cui vuole trasmettere un'idea o immagine complessiva; in alcuni post del 21 febbraio 2020 ne troviamo un elenco: «Chiudere! Blindare! Proteggere! Controllare! Bloccare!», e anche «Ascoltiamo la comunità scientifica: blindiamo e sigilliamo i confini. Meglio controllare adesso che piangere dopo». Non sono scelte esclusive di Matteo Salvini, ma si ritrovano nei testi di diversi politici, anche di diverso colore: il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, intensifica il concetto di ‘chiudere’ usando blindare Blindare le Regioni è l'unica soluzione che ora può salvarci», 12 marzo 2020); il suo omologo campano, il già citato De Luca, fa lo stesso con sigillare («E mi chiedo: ha senso sigillare le scuole se poi i ragazzi si vedono a feste private, in palestra, o in qualsiasi altro posto dove il contatto è comunque molto ravvicinato?», 4 marzo 2020).

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto

 

Immagine: Lucchetto

 

Crediti immagine: Maik Meid / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)

 

 

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0