20 maggio 2020

Decreto Rilancio

Le parole della neopolitica

 

Nel sito del Partito Democratico, il 14 maggio 2020 è stato pubblicato un post dal titolo Decreto Rilancio: per un’Italia giusta, semplice, competitiva, che inizia così: «Dopo il pacchetto di misure da 25 miliardi di euro del Decreto “Cura Italia”, il Governo con il “Decreto Rilancio” stanzia ulteriori 55 miliardi, che arrivano a 155 se vi si sommano le garanzie alla liquidità delle imprese, per avviare la Fase 2 dell’economia italiana». Questa citazione ci permette innanzi tutto di integrare la serie di derivati con il prefisso ri-, trattati nella scheda precedente, con nuovi elementi, più tradizionali nel lessico della politica: possiamo, infatti, aggiungere rilancio, e anche ripresa («più coraggio e meno burocrazia per la ripresa» aveva dichiarato Nicola Zingaretti in un’intervista apparsa nel «Corriere della sera» del 28 aprile).

 

Nomi più comprensibili

 

Ma a interessarci di più è l’abitudine, rafforzatasi durante l’emergenza sanitaria, di dare nomi più comprensibili e memorizzabili ai provvedimenti legislativi, che nella loro forma ufficiale hanno titoli pochissimo coinvolgenti. Il decreto Rilancio, infatti, è il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19»: un titolo per nulla spendibile sul piano della comunicazione. Il decreto Cura Italia, citato nel testo da cui abbiamo iniziato, è l’ancora meno fascinoso decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, «Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19»: un malloppo di parole davvero indigesto per i non addetti ai lavori, al punto che la stessa «Gazzetta Ufficiale», nella rubrica di «Notizie» ospitate nel suo sito, ha intitolato «Coronavirus - Decreto “Cura Italia”» l’annuncio della pubblicazione del decreto n. 18, poi citato, naturalmente, per esteso con il suo titolo ufficiale.

 

Perfino con l’hashtag

 

Il fenomeno del nome ufficioso che si affianca al nome ufficiale ha coinvolto in maniera ancora più vistosa il decreto del Presidente del consiglio dei ministri 9 marzo 2020, «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale», fatto conoscere addirittura con un hashtag, #IoRestoaCasa, utilizzato anche nella comunicazione istituzionale: «Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo» (sito del Governo); «Covid-19, in Gazzetta ufficiale il Decreto #Iorestoacasa» (Ministero Salute).

Ma il quadro è ulteriormente complicato dal fatto che, per gli stessi decreti, esiste una serie parallela di nomi ufficiosi: il decreto Cura Italia è stato chiamato anche Decreto Marzo, il decreto Rilancio era stato inizialmente annunciato come Decreto Aprile, ma è poi stato pubblicato in pieno maggio, dando il destro a Matteo Salvini di commentare su Facebook: «"ARRIVATA LA BOZZA DEL DECRETO APRILE". ED È MAGGIO... Surreale».

 

Nomignoli da «Tu vuo’ fa’ l’americano»

 

L’abitudine di abbinare ai più importanti decreti o alle leggi dei nomi di un certo impatto non è una novità di questo periodo di emergenza: basti pensare al Jobs Act o al decreto Sblocca Italia (evidente modello linguistico del Cura Italia) del Governo Renzi. Si tratta, probabilmente, della ripresa parziale della prassi in uso negli Stati Uniti, dove le leggi sono conosciute grazie a un titolo breve, che rappresenta con una frase sintetica costituita da parole comprensibili a un vasto pubblico (per esempio Preventing Animal Cruelty and Torture Act) il contenuto di una legge, definito nel preambolo in termini più formali. Ma tra Italia e Stati Uniti ci sono delle differenze fondamentali: innanzi tutto, la definizione formale contenuta nel preambolo della legge statunitense è comunque più piana del corrispondente titolo italiano delle leggi; poi, il titolo breve e comprensibile delle leggi statunitensi è comunque stabilito nella legge stessa e ha, pertanto, un valore ufficiale. Invece Rilancio, Cura Italia, #IoRestoaCasa, Marzo, Aprile (o Jobs Act, Sblocca Italia e via dicendo) sono nomignoli che non entrano nel testo ufficiale della legge, ma si situano sul piano della comunicazione politica, che cerca di rimediare, a volte in maniera sgangherata (come quando usa pseudoanglicismi, possiamo proprio dire alla «Tu vuo’ fa’ l’americano» o addirittura hashtag), a un indubbio deficit dei nomi ufficiali delle leggi, che difettano di chiarezza e di possibilità di coinvolgimento dei cittadini.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura

 

Immagine: Monete e banconote in euro

 

Crediti immagine: Avij (talk · contribs) / Public domain

 

 

 


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