27 luglio 2020

Paesi frugali

Le parole della neopolitica

 

In Olanda, Danimarca, Svezia e Austria si mangia poco? È quello che si potrebbe dedurre da affermazioni come quella del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al quale, il 18 luglio 2020, è stata attribuita questa dichiarazione: «Ci stiamo confrontando duramente con l’Olanda ma anche con altri Paesi frugali che non condividono la necessità di una risposta così sussistente per i sussidi ma mettono in discussione in parte i prestiti. Stiamo cercando di coinvolgere tutti nella prospettiva europea». A onor del vero, il Presidente Conte ha parlato, con cautela linguistica, dei «Paesi cosiddetti frugali», così come in un tweet del 19 luglio si è riferito a «pochi Paesi, detti “frugali”». Il 18 luglio Giorgia Meloni ha pubblicato un tweet che inizia così: «Al Consiglio europeo i “nemici” dell’Italia sono i 4 “Paesi frugali” (con governi di sinistra o popolari)», mentre il 16 luglio Vincenzo Amendola, Ministro Affari Europei ha dichiarato a «affariitaliani.it»: «Il dibattito in questo caso è tra la Commissione stessa e i cosiddetti Paesi frugali» e lo stesso giorno, in un intervento a «Coffee break» su «La 7», Maurizio Lupi si è così espresso: «Questi meravigliosi paesi frugali, devo dire che alcuni di questi, Austria, Svezia, Danimarca, non hanno neanche, o hanno, il PIL della sola Regione Lombardia».

 

«Mozzarella e panzerotti»

 

Insomma, politici italiani di diversi schieramenti hanno fatto loro la denominazione paesi frugali, a volte con qualche presa di distanza. È in uso anche la sostantivizzazione dell’aggettivo: i quattro paesi sono spesso chiamati semplicemente i frugali, come fa Matteo Salvini in un tweet del 19 luglio: «Ma che ne sanno i “frugali”? Mozzarella e panzerotti pugliesi, olio buono, frutti di una terra stupenda che tutto il mondo ci invidia. Orgoglio italiano, sempre!».

Torniamo alla domanda iniziale: ma i quattro paesi hanno una tradizione alimentare così terribilmente sobria e contenuta, come sembra credere anche Matteo Salvini? Chi mastica un po’ di inglese intuisce subito che non è a questo che si fa riferimento. Frugal nella maggior parte dei suoi usi è un falso amico e vale ‘parsimonioso, economo’. Ed è a questo significato che rimanda la denominazione inglese. Però la traduzione italiana impropria è funzionale per irridere i paesi che hanno messo i bastoni tra le ruote al sostegno economico europeo ai paesi maggiormente colpiti dall’infezione COVID-19. Lo hanno notato i commentatori nei giornali, tradizionali e on line, come Michele Serra, nell’articolo I quattro taccagni, su «Repubblica» del 23 maggio 2020 («“Frugali” è un geniale eufemismo, lascia intendere l’irriducibile etica di poche formiche, laboriose e risparmiatrici, che cercano di opporsi all’egemonia delle cicale scialatrici») o Luigi Sanlorenzo in «Linkiesta», il 13 luglio 2020 («Nell’Italia del populismo al potere, li chiamano “paesi frugali” dando a questa espressione una connotazione ironica e sfottente che intenderebbe renderli ridicoli e farne l’ennesimo nemico agli occhi della pubblica opinione nostrana, ulteriormente provata nello spirito e nel corpo»).

 

The Frugal Four

 

Ma la connotazione denigratoria è della politica, e della stampa, italiane, non della stampa di lingua inglese, che per prima ha qualificato come frugal gli austeri paesi che vogliono condizionare gli aiuti ai paesi in difficoltà. Anzi, la coniazione iniziale (che pare essere stata diffusa dal «Financial Times», come ricorda Federico Fubini nelle pagine economiche della versione online del «Corriere della sera») era anch’essa allusiva, ma in modo diverso: la stampa inglese ha parlato dei Frugal Four, come, negli anni Sessanta, aveva parlato dei Fab Four a proposito dei Beatles. Il modello pare essere proprio questo.

C’è, però, da correggere la data di nascita dell’espressione Frugal Four, fatta giustamente risalire da Fubini a prima dell’esplosione dell’emergenza Covid in Europa e collocata nel febbraio 2020. In realtà, possiamo risalire almeno al 2018: l’espressione è presente in un titolo del «Financial Times» («‘Frugal four’ band together against Brussels’ plans to boost budget», 22 febbraio 2018) e la denominazione di frugal per i quattro stati parsimoniosi compare due volte nell’articolo, nei contesti «four frugal countries determined not to foot the bill» e «for the “frugal four” member states — the Netherlands, Denmark, Austria and Sweden»). La formula è stata poi ripresa, nello stesso giornale, l’11 dicembre 2019, e nei mesi successivi la denominazione di frugali si è diffusa in tutte le principali lingue europee: in francese («les États (dits) “frugaux”»), spagnolo («los países frugales»), tedesco («die “frugalen” Länder», spesso glossato e sostituito da «die sparsamen Länder», cioè ‘i paesi parsimoniosi’). Insomma, l’appellativo di frugali per Olanda, Austria, Svezia e Danimarca si presenta ormai come un vero e proprio europeismo.

 

 

Le 37 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale

 

Immagine: Bandiera dei Paesi Bassi

 

Crediti immagine: BakkeBaarend / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

 


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