04 gennaio 2019

Le parole della neopolitica - Sovranismo

di Michele A. Cortelazzo*

In una sola giornata di navigazione su Facebook, agli inizi di dicembre, mi sono imbattuto in queste frasi: «Il sovranismo sta alla politica internazionale come l’autoerotismo sta alla sessualità: ci si accontenta …»; «La tata dei sovranisti: in queste ore la Commissione europea sta riscrivendo la manovra del governo italiano»; «La brutalizzazione della società europea nasce dalla rabbia. Si potrebbe parlare di sovranismo della rabbia.  … È sovranismo, non comunismo della rabbia»; «Se il 2017 era stato l’anno del rancore, il 2018 è quello del “sovranismo psichico”»; «Era ora! Si cominci finalmente un po’ di sano sovranismo linguistico e culturale italiano».

Come si capisce dal contenuto, spesso polemico, di questi testi, gli autori non sono «sovranisti», cioè politici prevalentemente di destra, caratterizzati da un’ideologia fatta di una miscela di nazionalismo e di populismo, ma intellettuali (sociologi, linguisti, filosofi, storici) che si collocano nell’ambito della sinistra o del pensiero radicale.

 

Il successo della parola

 

Questa documentazione mostra il successo della parola sovranismo. Secondo il vocabolario di neologismi di questo portale, la voce è in uso almeno dal 2002 (in un articolo per «Repubblica» di Andrea Manzella), ma sappiamo che la sua più ampia diffusione risale all’attuale fase politica.

Sovranismo, che trasferisce in italiano il francese souverainisme, indica la «posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione»: una posizione politica che, dopo aver contraddistinto soprattutto i paesi della parte orientale dell’Unione Europea, si è diffusa in altri Paesi europei e caratterizza l’attuale politica italiana.

Il sovranismo, e anche il populismo, sono stati esplicitamente rivendicati dal Presidente del Consiglio come caratteristica del proprio governo. In settembre, a margine della sua partecipazione all’Assemblea generale dell’ONU, dove aveva dedicato un cenno alla questione, ha spiegato in modo del tutto esplicito: «Quando qualcuno ci accusa di sovranismo e populismo amo sempre ricordare che sovranità e popolo sono richiamati nella Costituzione italiana, ed è esattamente in quella previsione che interpreto il concetto di sovranità e l’esercizio della stessa da parte del popolo». Il Presidente del consiglio ha la piena libertà di illustrare, come meglio crede, la posizione politica della sua coalizione; ma sul piano linguistico deve tener conto che l’appartenenza di due parole alla stessa famiglia lessicale non permette di porle automaticamente in relazione diretta tra di loro. Nei due casi citati dal Presidente del consiglio, il legame tra sovrano (aggettivo, ma non dimentichiamo che esiste anche il sostantivo, sinonimo di re) e sovranismo e quello tra popolo e populismo sono complessi, e certamente non diretti, se è vero che sovranismo è transitato attraverso il francese e populismo attraverso l’inglese (il collegamento diretto con popolo è escluso anche dalla fonetica, che recupera la forma della base latina); ma la parola inglese deve il suo significato, a sua volta, a una voce russa, narodničestvo, di cui è calco.

 

Emblema di un cambiamento

 

Ma, al di là dei comodi, ma inesatti, richiami lessicali del Presidente del Consiglio, restano dei dati di fatto: la parola sovranismo è la parola emblema dell’attuale mutamento della politica dell’Italia nei confronti dell’Unione Europea; questo mutamento è una componente fondamentale di quel cambiamento che è la parola d’ordine dell’attuale governo; il fenomeno politico, e la parola che lo indica, non sono un fatto circoscritto al nostro Paese, ma riguardano diverse realtà nazionali europee. L’assunzione della parola da parte di persone che non condividono le posizioni sovraniste, sia pure in contesti che talvolta sono sarcastici o polemici e in usi traslati, è il segnale più potente della diffusione e del successo della parola. Sovranismo si rivela, dunque, la voce più adeguata a chiudere la serie del 2018 delle parole della neopolitica italiana.

 

*Università degli studi di Padova

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle

 

Immagine: Interno della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, Roma

 

Crediti immagine: https://www.flickr.com/photos/mauriziolupi/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

 

 


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