05 marzo 2019

Le parole della neopolitica - Umanità

di Michele A. Cortelazzo

Nel «Piccolo» del 22 dicembre 2018 è uscito un commento del filosofo padovano Luca Illetterati, nel quale si osserva come la parola umanità da parola delle prediche domenicali o dei discorsi edificanti sia diventata parola politica. Stessa sorte è arrisa all’aggettivo umano, riferito a persona ‘che ha i sentimenti proprî dell’uomo o che dovrebbero essere proprî dell’uomo (in confronto alle bestie feroci)’, ‘aperto a sentimenti di pietà, di equità, di rispetto’. L’esempio riportato da Illetterati è proprio un’attestazione dell’aggettivo e si basa su una forma emblematica dell’attuale comunicazione politica attraverso i socialini: l’hashtag #Restiamoumani.

 

Restiamo umani

 

In realtà, la parola umanità e l’aggettivo umano (anche proprio nella sequenza restiamo umani) non compaiono solo in questi anni nel discorso politico. L’art. 27 della Costituzione recita «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»; la locuzione restiamo umani era stata fatta propria da senatori grillini, in almeno due occasioni: il 15 luglio 2014 l’ha introdotta in un suo discorso Serenella Fucksia («Restiamo umani! “Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano” - disse Saragat») e il 18 gennaio 2017 Nicola Morra («Un certo Vittorio Arrigoni ribadiva: “Restiamo umani”»; ma nell'Italia del 2017 e forse, purtroppo, di chissà quanti altri anni ancora bisognerebbe correggere la buonanima di Arrigoni: “diventiamo umani”); ma ci sono anche le citazioni dei senatori Antonio Rusconi del Pd e  Luigi Compagna del Popolo delle Libertà nella commemorazione, il 19 aprile 2011, di quel certo Vittorio Arrigoni, buonanima, che, con parole più dignitose, possiamo ricordare essere stato un attivista per la difesa dei diritti civili e dei diritti umani, ucciso a Gaza da un commando salafita e autore del libro Gaza. Restiamo umani, pubblicato da Manifestolibri nel 2009.

 

Un tema divisivo?

 

Illetterati, però, vede bene quale è stata la svolta degli ultimi mesi. Coltivare il senso di umanità, e quindi parlarne, usando la parola appropriata, è passato dall’essere un tema politico condiviso, anche se con accenti diversi, a tema divisivo. La parola umanità, insomma, è passata da parola del dibattito politico a parola della contrapposizione politica. «Umanità è una parola sulla quale ci si può dividere?», si chiede Illetterati. È una domanda retorica, almeno apparentemente, perché «l'umanità dovrebbe essere il terreno condiviso. Pensare l'umanità come parola chiave di una parte politica presuppone che l'altra parte sia giocoforza disumana, significa pensare che i poli in campo non si pongono solo come strategie alternative e competitive (…), ma come visioni assolute, in cui ciascuna imputa all'altra di essere il male, presupponendo di incarnare perciò il bene».

Ma la strada sembra essere questa. La mancanza di umanità è quanto viene rinfacciato a Salvini, da don Luigi Ciotti («Provo grande sofferenza, questo sgombero è una cosa che calpesta l’umanità. Per Salvini l’emigrazione è solo un problema di ordine pubblico ed emergenza», 13 novembre 2018), dal cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei («Signor ministro, se la prenda con chi vuole, con i vescovoni, con la stampa cattolica, con i preti meschini e arrivisti… ma non tocchi l’umanità e il senso del dovere che hanno ispirato la nostra Costituzione», 27 dicembre 2018), dall’ex grillino Gregorio De Falco («Mi intristisce quello che dice Salvini dopo l'ultima strage di migranti in mare, perché manca di umanità, è un cinico», 20 gennaio 2019), da Domenico Lucano, l’ex sindaco di Riace («Salvini si accorge della situazione quando muoiono le persone, ma non ha umanità», 16 febbraio 2019).

 

Metamorfosi

 

Da parte sua Salvini ha ricordato che «non accettiamo lezioni di diritto o di umanità da parte del signor Macron» (26 settembre 2018) e che «le lezioni di umanità da Macron lasciano il tempo che trovano, ma lui in dirittura d’arrivo, noi abbiamo appena iniziato» (25 gennaio 2019). Ma soprattutto l’11 giugno 2018 aveva così salutato la disponibilità della Spagna ad accogliere la nave Aquarius con il suo carico di 629 persone: «sono contento del fatto che la Spagna sia tornata in gioco dopo aver difeso con forza i suoi confini. Il nuovo governo ha voluto dare un segnale di umanità o di sinistra». È proprio questo esempio a mostrare quanto Illetterati abbia ragione: se un segnale può essere di umanità o di sinistra, vuol proprio dire che umanità sta diventando una parola di parte.

 

Le parole (o locuzioni) già trattate: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia

 

Immagine: Interno della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, Roma

 

Crediti immagine: https://www.flickr.com/photos/mauriziolupi/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]


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