16 luglio 2017

Castagne, ballotte e bruciate

Fra i molti prodotti che l'incipiente stagione autunnale reca con sé, le castagne sono da sempre assai apprezzate, sebbene molti antichi trattatisti ne abbiano messo in luce anche aspetti poco allettanti, come ha fatto, per esempio, il Mattioli nel Volgarizzamento di Dioscoride (1563): "Sono le castagne frutto notissimo a tutta Italia ... Mangiate abondantemente ne i cibi, fanno dolere la testa; generano ventosità, stitticano il corpo e sono dure da digerire".

A proposito dell'etimologia della parola, che deriva dal latino castanea e questo a sua volta dal greco kàstanon, può essere interessante ricordare quanto Isidoro di Siviglia scrive nelle Etymologiae: "Castaneam Latini a graeco appellant vocabulo. Hanc enim graeci kastanéan vocant, propter quod fructus eius gemini in modum testiculorum intra folliculum reconditi sunt, qui dum eiciuntur quasi castrantur".

Diversi sono i modi di preparare le castagne, nel caso vengano arrostite avremo delle bruciate o caldarroste, nel caso vengano lessate, invece, delle ballotte, caldallesse o succiole; riguardo a quest'ultima forma, di uso toscano o anche letterario ("il mugnajo ... era un vecchietto bianco, infarinato, una specie di succiola seccata al forno", De Marchi), si può ricordare che in passato era usata comunemente nella locuzione figurata andare in brodo di succiole, e cioè "andare in sollucchero", "uscir quasi fuori di sé dalla contentezza", poi alteratasi nella più frequente andare in brodo di giuggiole.

Fra le molte espressioni di uso figurato che hanno a che fare con le castagne meritano di essere menzionate almeno le seguenti due: cavare le castagne dal fuoco (per qualcuno) e prendere in castagna (qualcuno). La prima espressione ricalca il francese tirer les marrons du feu, frase derivata da una favola ("Le singe et le chat") di La Fontaine. La seconda espressione, nel significato di "cogliere in fallo, in errore", è un probabile calco sinonimico di cogliere in marrone, per identificazione paretimologica di marrone "varietà pregiata di castagna di forma ovale" e marrone "errore marchiano" (accezione, quest'ultima, già attestata nel XVI secolo: "In nessun'altra cosa l'uom più erra, Piglia più granchi e fa maggior marroni Certo che ne le cose de la guerra", Berni).

 

 

 

 

 

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