26 luglio 2011

Default

Quando si dice di default non si intende niente di negativo. La locuzione, piuttosto diffusa anche nel parlato colloquiale delle persone colte o che hanno una certa pratica col linguaggio dei computer, è attestata nell’italiano scritto per la prima volta nel 2006 e significa ‘in modo automatico, come di consuetudine’: le prime venti flessioni le faccio di default, poi devo concentrarmi seriamente, tanto per fare un esempio. La pura neutralità della locuzione figurata è figlia della pura neutralità del vocabolo da cui la locuzione deriva, l’inglese default , letteralmente ‘mancanza, assenza, difetto’ ma, nel linguaggio dell’informatica inglese (e dal 1991 in italiano), « condizione operativa automaticamente selezionata da un programma o da un sistema informatico in mancanza di una istruzione specifica da parte dell’operatore », secondo la definizione fornita dal Vocabolario Treccani.it.

L’emotivo mondo delle Borse “nervose”
 
Se si passa dall’asettico mondo dei bit all’emotivo mondo dell’economia e della finanza, pieno di Borse “nervose” e di titoli “instabili”, la musica cambia e il significato dell’anglicismo pure. Qui il default è una cosa molto brutta, una vera mina vagante: una grande azienda quotata in Borsa, una banca, un intero Paese in condizioni di insolvenza rispetto a obbligazioni o debiti si trovano in una situazione per cui calza a pennello il termine default, che, al limite e sempre più spesso nel linguaggio dei media, assume il significato estensivo di ‘fallimento’. Mala tempora currunt per la Grecia; ma, per qualche tempo, grande e, per i comuni mortali ignari di scienze economico-finanziarie, improvvisa paura c’è anche per gli abitanti del Bel Paese.
 
Solvibilità e insolvenza
 
Si viene a sapere che la condizione di solvibilità dell’Italia non è più tanto pacifica. Anzi, è a rischio. Se il Governo italiano dichiarasse una situazione di insolvenza, tutto ciò avrebbe conseguenze drammatiche sui patrimoni bancari e assicurativi dei maggiori istituti e poi sulle economie d’Italia e d’Europa. Ora, la solvibilità, cioè la capacità di far fronte agli impegni economici assunti, non è soltanto una questione di dare e avere, di addizioni, sottrazioni e percentuali. Certo, c’entra il rapporto tra Pil e deficit, ma se il Mercato, essere dai sembianti mitologici e dalla complessione psichica fragile, “perde la fiducia” – come dicono gli (psico)analisti economici – nel Governo che ha il compito di fare fronte alla crisi determinata da uno squilibrio incalzante tra Pil (basso ovvero ristagnante) e deficit (crescente), allora si innescano meccanismi che portano alla richiesta di tassi d’interesse più alti, visti come possibile controbilanciamento di un eventuale default. Il che può, in una sorta di corto circuito da cane che si morde la coda, aumentare ulteriormente la dimensione del deficit. Facile, poi, che di conserva cresca anche la sfiducia e l’orizzonte si faccia sempre più cupo, la situazione sempre meno governabile e non soltanto più il Governo ma tutto il Paese rischi il default.
 
Le agenzie di rating
 
Allora che si fa? Difficile dire, e non compete a chi scrive. Si sente dire che l’importante sarebbe rimettere a pieni giri il motore della crescita, abbattere il debito pubblico e, in prospettiva, azzerare il deficit. Altri dicono che la crescita così interpretata avvantaggerebbe sempre e comunque il più indisciplinato e pericoloso attore (e non certo arbitro imparziale) dell’attuale finanzcapitalismo (come lo ha definito il sociologo Luciano Gallino), ossia la finanza con le sue agenzie di rating. Ci limiteremo a segnalare che default ha il classico aspetto del tecnicismo che sopisce, poiché si presenta come una specie di parola-valium: a onta dei terribili scenari reali che evoca e prefigura, per via della sua esotica e non troppo trasparente veste formale risulta meno esplicita e finisce con il sedare la franca paura che l’italianissimo e chiarissimo fallimento mette addosso.
  
Il lemma
 
default ‹difòolt› sostantivo inglese (dal francese défaut «difetto»), usato in italiano al maschile (e comunemente pronunciato ‹defòolt›). – Nel linguaggio finanziario, condizione di insolvenza di una banca o di un paese nei confronti di obbligazioni o debiti; per estensione, fallimento: dichiarare default.
 
Elaborato dalla redazione di “Lingua italiana” del Portale Treccani
 
Esempi d’uso
 
A differenza di quelli italiani, i banchieri stranieri (che devono riavere 500 miliardi dalla Federconsorzi e 200 dall’Agrifactoring) sembrano più compatti. […] In attesa che la situazione si chiarisca, le banche straniere, secondo le procedure dei casi di default, hanno inviato alla Federconsorzi lettere in cui chiedono la restituzione del capitale.
«La Repubblica», 9 giugno 1991
 
Le banche agenti (una per sindacato) hanno notificato all’Efim, da più di tre settimane, l’event of default, cioè la sussistenza d’impatto che modifica i termini del contratto. Quello che i sindacati faranno oggi sarà la cosiddetta richiesta di acceleration, cioè la messa in mora del credito, che va votata dai membri della cordata: è una procedura che porta alla richiesta di ripagamento dei debiti in tempi brevi.
«Corriere della sera», 14 agosto 1992
 
È ormai fuori della sua portata il risultato richiesto dagli accordi tra il governo italiano e l’Unione europea – quello di portare l’indebitamento al di sotto dei 5 mila miliardi entro quest’anno – ma cresce anche il rischio cosiddetto di default. Un Iri […] insolvente chiamerebbe in causa lo Stato italiano per la sua responsabilità di azionista unico.
«Corriere della sera», 14 luglio 1996 (citato in GDLI. Supplemento 2009, diretto da Edoardo Sanguineti, s.v. default).
 
 
Il default della Parmalat, che ha inghiottito 15 miliardi di euro, annientato il risparmio di 100mila obbligazionisti (alcuni dicono 120mila) e i crediti di 5.000 fornitori, è stato provocato soltanto dalla creatività gaglioffa della ‘banda’ di Fausto Tonna (direttore finanziario a Collecchio) e di qualche spensierato revisore o ci sono altri protagonisti bricconi?
«La Repubblica», 23 gennaio 2005 (citato in GDLI. Supplemento 2009, diretto da Edoardo Sanguineti, s.v. default).
 
Nessuno degli intervistati crede comunque nel default o nel ritorno della Grecia alla dracma, ipotesi questa coccolata da una parte della popolazione ellenica esasperata dal piano di austerity imposto dal governo Papandreou.
«Il Giornale», 30 maggio 2011
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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