16 luglio 2017

Embrione

di Luigi Romani

Nella Composizione del mondo (1282), e in particolare nel quinto capitolo (Del nascimento e del cademento de li animali, per comparazione al nascimento e al cademento de li segni del cielo), Restoro d'Arezzo descrive l'embrione con le seguenti parole, offrendone, fra l'altro, una delle prime attestazioni letterarie: «l'embrione ch'è e·llo corpo de la mate tiene lo capo enverso lo capo de la mate, e li piei enverso li piei, e 'l lato ritto enverso lo lato ritto, e sta tutto en modo de la mate».

Da un punto di vista etimologico il sostantivo maschile embrione deriva dal latino medievale embryo(n) «feto», attestato solo nei glossatori, diversamente da altre parole che appartengono alla medesima area semantica, quali embryotomia «sezionamento del feto», embryūlcia «estrazione del feto» e embryūlcus «strumento per l'estrazione del feto», tutte e tre, fra l'altro, documentate nella versione latina del trattato Sulle malattie delle donne di Sorano di Efeso, medico greco del II secolo d. C. («embryulciam adhibere vel embryotomiam», «adprehensa curvedine embryulci»). Il latino medievale embryo(n), a sua volta, deriva dal greco ἔἔμβρυον, composto di ἐἐν- «dentro» e del tema di βρύω, che vale propriamente «essere pieno, rigurgitare di» e la cui etimologia non è stata stabilita con certezza.

Dal significato proprio, biologico, se ne è successivamente sviluppato un secondo, figurato, secondo il quale con embrione si indica lo stato iniziale non ancora sviluppato, una sorta di abbozzo, «di un'idea, di un progetto, di un'opera e simili: è il primo embrione del mio lavoro; in embrione, in germe, in abbozzo: in quel breve saggio giovanile c'era già in embrione tutto il suo pensiero filosofico» (Vocabolario Treccani). Fra le prime attestazioni letterarie di questa accezione, tutte databili fra il XVII e il XVIII secolo, ben si colloca il seguente passo tratto dalla prima scena del sesto atto del Cavaliere di buon gusto di Carlo Goldoni: «In oggi non si studia più un'arte con fondamento. Si ricorre al dizionario, si apprende la cosa superfizialmente, si fa un embrione nella fantasia, non si digerisce bene veruna cosa, e gli uomini stessi diventano indici e dizionari».

È interessante, infine, osservare la larga diffusione di embrione nel lessico scientifico europeo (cfr. fr. embryon, ingl. embryo o embryion, ted. embryo e spagn. embrión) e, nello sviluppo del significato figurato, la convergenza cronologica con l'italiano sia del francese («l'embryon de tes espérances», Cyrano De Bergerac, Le Pédant joué, 1654 – TLF) sia dell'inglese («The project itself was but an Embryo», Sir Francis Vere, Commentaries, 1601 – OED).


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