10 dicembre 2008

Melammina, melamina

di Silverio Novelli

 

La paroletta killer che pochi, pochissimi conoscevano, prima che dalla Cina giungesse la notizia del latte in polvere e dei prodotti derivati contenenti quantità altamente tossiche di questa sostanza cristallina, «triamide dell’acido cianurico, […], incolore, adoperata soprattutto per la preparazione di una classe di resine (dette appunto resine melaminiche) ottenute per policondensazione di melanina e formaldeide e utilizzate tra l’altro per la fabbricazione di stoviglie e di contenitori per sostanze alimentari» (Vocabolario della lingua italiana Treccani); la paroletta assassina, insomma (decine di bambini cinesi morti e decine di migliaia intossicati), all’inizio, qui da noi, è stata spesso fraintesa e reinterpretata paretimologicamente come melanina ‘pigmento contenuto nelle cellule dello strato basale dell’epidermide’. No, niente in comune. Della melanina si occupano i dermatologi e le aziende produttrici di creme abbronzanti o protettive; della melammina, i chimici e ora, purtroppo, le autorità sanitarie e i nuclei antisofisticazione delle polizie di mezzo mondo. Mettere melammina nel latte in polvere, significa farvi aumentare la quantità di azoto. La melammina costa poco e, attraverso il latte in polvere, viene usata per tagliare grandi quantità di latte vaccino assai diluito. L’azoto, alle analisi di controllo, risulta (grazie alla melammina) ed è astrattamente indice di buona capacità nutritiva dell’alimento. Peccato che oltre una certa soglia la melammina sia letale, non solo tossica.

 

Cheese connection

 

Giunge, inquietante, la notizia che sul mondo intero si stende da alcuni anni la gigantesca rete di un affare criminale (l’Italia è ben rappresentata da clan camorristici), che riguarda la produzione e lo smercio illegali nelle piazze commerciali europee di enormi quantità di prodotti caseari avariati e “ripuliti” da bolle di consegna contraffatte e fatturazioni di copertura, provenienti, attraverso avventurose ma precise triangolazioni, dalla Cina, dall’India e dalla Russia, laddove le norme igienico-sanitarie lasche possono fare da passatoia all’ingegno affaristico delle vecchie e nuove mafie nazionali e internazionali. Ipotizzano gli investigatori che, attraverso gli snodi nordafricani, siano transitate consistenti partite di latte alla melammina, destinato a essere mescolato a formaggi scaduti, scadenti e finanche pericolosi per la salute, da sistemare presso grossisti, fornitori o addirittura direttamente presso alcune insospettabili aziende di formaggi e latticini. I giornali (www.repubblica.it) hanno scritto di cheese connection ‘affare criminale internazionale legato al formaggio’, ricalcando il modulo sintattico sostantivo + connection (connection vale ‘connessione, legame, relazione’, ma anche ‘fornitore [di droga]’) divenuto popolare, grazie all’uso insistito fattone dai media, dopo che grande notorietà ebbe il caso di Pizza connection (un esempio recente: «La Duomo connection dei latitanti - Così Milano è il rifugio per i boss», titolo sulla «Repubblica», 8 febbraio 2008). Si chiamò Pizza connection perché terminali “puliti” dei reinvestimenti del denaro sporco, ottenuto dai proventi mafiosi del traffico della droga, erano le numerose pizzerie, gestite, soprattutto a New York, da siciliani “di rispetto”.

In particolare, Pizza connection riguardò l’indagine sul traffico di droga tra Sicilia e Stati Uniti, gestito dalla mafia, avviata sul versante americano nel 1979. Si collegò e, in parte, intrecciò, con l’indagine del pool antimafia italiano (due nomi per tutti: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) sulle attività complessive della mafia siciliana, avviata nel 1983 e culminata nel noto maxi-processo, durato in primo grado dal 1986 al 1987.

 

Tra tedesco e greco

 

Dalla tossicità mafiosa torniamo alla tossicità chimica; con un salto, forse: ma quanto esagerato? Abbiamo visto le connections che tra chimica e malaffare possono instaurarsi. Non staremmo qui a scrivere di melammina se di mezzo non ci fosse stato un uso illegale della sostanza.

La somiglianza di suoni con melanina ci porterebbe a ipotizzare – se ci è successo di masticare un po’ di greco e di latino a scuola – che anche in melammina c’entri il greco antico mélas –anos ‘nero’. Vero è che quasi tutti i termini del linguaggio scientifico (medicina, botanica, chimica, zoologia: melampo, che ci è caro come nome proprio del cane da guardia di cui Pinocchio si ritrova a far le veci [http://culturitalia.uibk.ac.at], nome dottamente evocato da Collodi, vale ‘dai piedi neri’, mélas + póus podós ‘piede’; ed è anche, modernamente, altro nome dell’impala), indicanti colorazione o pigmentazione nera o scura, sono stati composti in era moderna e contemporanea attraverso dotti montaggi col prefissoide melano-, ricavato dal genitivo mélanos di mélas, e non da un mela-, sempre derivato da mélas, come farebbe supporre melammina (o melanina); però è pur vero che esiste nella nostra lingua, attestato dalla metà dell’Ottocento, un melaina ‘pigmento bruno dell’inchiostro della seppia’, che deriva evidentemente da mélas e non dal prefissoide italiano melano- (né tanto meno dall’originario melano- presente già nel greco antico).

Qualcuno, perciò (il Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia), ha pensato che melammina, attestato in italiano dal 1957, potesse risultare dalla composizione di un mela- dal greco mélas + am(m)ina ‘in chimica organica, composto derivato dall’ammoniaca’ (dal francese amine, 1877). Sembra però che l’origine di melammina sia tedesca. In tedesco, Melamin è attestato dal 1834. Il termine trarrebbe origine da melam, nome coniato un po’ misteriosamente da un chimico per definire un certo composto, congiunto ad Amine ‘ammina’. Il chimico in questione era il barone Justus von Liebig (1803-73; www.minerva.unito.it), quello che scoprì l’isomeria, studiò i cicli del carbonio e dell’azoto, l’azione dei concimi chimici e, per chi meno ne sa di queste cose, mise a punto la benemerita preparazione di estratti di carne che ancor oggi portano il suo nome (i più anziani o i collezionisti ricordano perfettamente le figurine Liebig, abbinate al prodotto alimentare) e facilitano le operazioni cucinarie in tempi di generale fast food. Ad onore del barone Liebig, va detto che egli mai pensò di rinforzare il dado per la minestra con la melammina.

 

 

 

 

Immagine: struttura chimica della melammina. Crediti: Edgar181 [Public Domain], attraverso Wikimedia Commons.


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