16 luglio 2017

I luoghi che parlano

di Silverio Novelli

Il Lingotto ce l’ha con Corso d’Italia, ma non con Via Po. In Viale Astronomia storcono il naso. Se il Campidoglio è in agitazione per certe faccende di autobus, Palazzo San Giacomo si preoccupa per i camion della munnezza. Palazzo Chigi tace. Massimo riserbo da Palazzo Grazioli. L’importante è che a Piazzaffari siano tranquilli. Nessun giornale, su carta o sul web, radiofonico o televisivo oserebbe aprire in questo modo una notizia italiana di politica ed economia. Però, però… Senz’altro da almeno una trentina d’anni il linguaggio giornalistico applicato alla politica ha immesso con sempre maggiore decisione un elemento tipico di variatio stilistica, allo scopo di evitare noiose ripetizioni. Nelle nostre gazzette, la ripetizione all’interno di un medesimo testo di un sostantivo a breve distanza è considerata da sempre una jattura (non così nella prosa giornalistica anglosassone). In verità, si tratta un precetto che odora di cattedra scolastica e di prescrizioni all’olio di fegato di merluzzo (così racconta mio padre, classe 1928), dalle elementari alle superiori. Non si capisce bene perché. Forse perché il genio italico vigoreggia su un lessico variegato e denso di stratificazioni sinonimiche. Con tutto questo ben di Dio, lo scrivente italiota andrebbe sin da piccolo educato allo sciorinamento dei tanti ori o rilucidati peltri di famiglia: ripetere la stessa parola viene interpretato come sintomo di sfaccendataggine asinina. L’imperativo, a scuola e ancor più nei mezzi di comunicazione e intrattenimento di larga diffusione e penetrazione, è vivacizzare. Perché usare di nuovo Fiat o Sergio Marchionne, se Lingotto, evocando lo stabilimento- simbolo dell’azienda di Torino, in quanto storico quartier generale del senatore Giovanni Agnelli, poi (dopo la non breve parentesi di Corso Marconi, sempre a Torino), dal 1997, di Gianni Agnelli e oggi, infine, dell’attuale Ad Marchionne, permette di variare la forma tenendo fermo il significato? E così via: Corso d’Italia vale Cgil (dal nome della via in cui si trova la sede nazionale del sindacato), Via Po (sempre a Roma) significa Cisl, Viale Astronomia (Roma) è la Confindustria, Campidoglio (uno dei sette colli di Roma) sta per il Comune di Roma e, in particolare, per l’amministrazione comunale vigente, Palazzo San Giacomo indica il Comune o la sua amministrazione a Napoli, Palazzo Chigi (uno dei più prestigiosi e accreditati e antichi) è la Presidenza del Consiglio italiano, Palazzo Grazioli significa Silvio Berlusconi (si tratta della sua attuale residenza romana; qualche anno fa era Via dell’Anima), Piazzaffari o Piazza Affari è come dire la Borsa di Milano.

Le capitali del mondo
 
Facile facile è dare il nome della città, indicando l’entità statale e nazionale che l’ha come capitale amministrativa e politica: Washington si oppone a…; Parigi ribatte che…; a Berlino si studiano misure…; Pechino fa sapere…; Mosca insiste nella sua posizione; Islamabad e Nuova Delhi ai ferri corti… Qui la variazione possibile è talvolta più ricca. Dalla capitale ci si può restringere all’edificio che simboleggia il potere nazionale e che, di solito, ne è sede legale o operativa: Casa Bianca, Cremlino, Eliseo, Downing Street, Quirinale, Casa Rosada… Gli Stati Uniti ci hanno fatto conoscere, anche attraverso una teoria infinita di pellicole cinematografiche e serial televisivi, le grandi risorse del Pentagono (Pentagon), dal nome della sede del quartier generale del Dipartimento della Difesa, e di Langley (nome di una località nello Stato federale della Virginia), vale a dire dei servizi di spionaggio esteri della Central Intelligence Agency (CIA).
L’istituzione sovrannazionale in teoria più importante del mondo, l’Onu, per noi spesso parla e prende posizione attraverso le notizie diffuse dai mass media in qualità di Palazzo di vetro.
 
Posti di casa nostra
 
Vogliamo ricordare un po’ di queste denominazioni vivacizzanti, delle quali corre l’uso nelle cronache politiche italiane?
Ecco alcuni nomi riferiti a figure, ruoli ed istituzioni di alto rilievo: Quirinale = Presidenza della Repubblica, Palazzo Chigi = Presidenza del Consiglio dei ministri, id est Governo; Montecitorio = Camera dei deputati; Palazzo Madama = Senato della Repubblica, [Palazzo della] Consulta = Corte Costituzionale; Viminale (colle romano) = Ministero degli Interni; Viale Trastevere = Ministero della Pubblica Istruzione; Via Venti settembre = Ministero del Tesoro. Non può mancare la menzione di una realtà estera tanto embricata in quella nazionale: Vaticano = Stato della Chiesa.
 
Ci piace anche recuperare qualche sparso reperto della cosiddetta Prima Repubblica, onore alle armi
Botteghe Oscure = Partito comunista italiano (Pci) e poi Partito democratico della sinistra (Pds). Da Via delle Botteghe oscure, via romana in cui aveva sede la Direzione nazionale dei due partiti. Nel 2001, gli ex comunisti traslocano e nei locali simbolo del comunismo all’italiana si trasferisce la società di servizi americana Ernst & Young. V’era anche una variante scherzosa: Bottegone, forse esemplato su Pirellone, nome affettuoso che i milanesi danno sin dalla fine degli anni Cinquanta del Novecento al Grattacielo Pirelli, sede oggi della Regione Lombardia, e allo stesso Governo regionale. Gli esperti della politica del Pci e del Pds furono soprannominati bottescurologi (cfr. C. Quarantotto, Dizionario del nuovo italiano, Newton Compton, Roma 1987) o bottegologi (cfr. Il Dizionario Italiano. Parole nuove della seconda e terza Repubblica, Datanews, Roma 1995); bottegologia la “scienza” relativa (cfr. A. Bencini-E. Citernesi, Parole degli anni Novanta, Le Monnier, Firenze 1990).
Piazza del Gesù (Roma) = Democrazia cristiana.
Via del Corso (Roma) = Partito socialista italiano.
Piazza dei Caprettari = Partito repubblicano italiano.
Via Frattina (Roma) = Partito liberale italiano.
 
Oggi spiccano, oltre alle denominazioni sin qui menzionate: Via Nazionale o Palazzo Koch (Roma) = Banca d’Italia; Via Filodrammatici (Milano) = Mediobanca (ma oggi ha corso anche Piazzetta Cuccia [Milano], dalla piazza in cui ha sede legale Mediobanca dal 2000; cfr. G. Adamo-V. Della Valle, Neologismi quotidiani, Olschki, Firenze 2003); Piazza Cordusio (Milano)= Unicredit; Via Isonzo (Roma) = Consob; Piazza della Scala = Banca Intesa-San Paolo.
 
Metonimia topografica
 
Insomma, grazie a una produttivissima macchinetta di figurazione retorica, il lessico del giornalismo politico si è arricchito di un bel drappello di denominazioni geografiche per indicare istituzioni, enti, organizzazioni associative politiche, partitiche, sindacali, imprenditoriali. Come si chiama questa macchinetta? Gli studiosi della lingua italiana la chiamano metonimia topografica (ne scrive Valeria Della Valle, tra gli altri, sottolineando come si inserisca in una serie cospicua di fenomeni che caratterizzano l’innovazione neologica nella lingua scritta contemporanea: Tendenze recenti nella formazione delle parole nuove, Atti Convegno Assiterm 2009, Publifarum, n. 12, http://publifarum.farum.it/).
Sul topografico, poco da dire, si capisce facilmente, perché parliamo di luoghi: una strana cartina topografica con vie, piazze, palazzi, città…
Sulla metonimia, nobile figura retorica in pieno vigore dall’antichità classica a oggi, si dirà che le sue caratteristiche e i suoi contorni non sono così nettamente definiti, poiché, nel corso del tempo e a seconda delle scuole di pensiero, si è teso ad allargarne e poi a restringerne il dominio, a sovraordinarla o a subordinarla ad altre figure retoriche (come, per esempio, la parente stretta sineddoche; cfr. il Dizionario di linguistica,diretto da Gian Luigi Beccaria, Einaudi, Torino 1994, pp. 474-475). In buona sostanza, per molti studiosi, la metonimia è una figura ‘sostituzione di nome’ giusta l’etimologia greca, cioè di scambio di un termine con un altro che stia al primo, tanto per cominciare, come la causa sta all’effetto (per es.: leggere Dante; abitualmente vesto Marzotto; a Roma ho visitato S. Pietro). La quantità di tipologie di “scambi” che ricadrebbero sotto la categoria della metonimia è però ampia, l’elencazione fa effettivamente girare un po’ la testa (chi vuole, legga almeno una sintesi nell’agile volumetto Breve dizionario di retorica e stilistica di Gianfranca Lavezzi, Carocci, Roma 2004) e va in ogni caso ricordato che c’è chi, come la studiosa Stefania Contardi, ha messo in discussione radicalmente lo statuto tradizionale della metonimia, definendo l’enunciato metonimico come «un enunciato incoerente contenente un conflitto concettuale basato su una relazione tra concetti posta indipendentemente e ricostruibile in base a una situazione o a uno schema concettuale condivisi», non riducibile perciò a una «semplice sostituzione» (http://www.bibliomanie.it/), ma obbligatoriamente inseribile in un contesto culturale di riferimento comune agli attori dello scambio comunicativo. Insomma: la metonimia funziona se tutti sappiamo già prima di che cosa stiamo parlando, se ci è ben noto l’orizzonte di conoscenze entro il quale disporremo le corrispondenze figurali metonimiche.
Tutti, però, sono concordi nel classificare come metonimia topografica quel tipo particolare di metonimia che mette in relazione e indica le istituzioni (e altre entità, come abbiamo visto) con le loro sedi. E questo, per ora, ci basta. Parola di Piazza della Enciclopedia Italiana.
 
 

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