16 luglio 2017

Figlio dell'oca bianca

di Luigi Romani

«Cor zu' bbravo sbordone a mmanimanca, / Du' pellegrini, a or de vemmaria / Cercaveno indov'era l'osteria, /Perc'uno aveva male in d'una scianca. // Ce s'incontra er zor Lotte, e jje spalanca / Er portone discenno: "A ccasa mia" / E lloro je risposeno: "Per dia /Dimani sarai fio de l'oca bbianca"»: con la coloritura tipica di molta poesia dialettale Belli descrive nel sonetto 346 (Lotte a ccasa) l’incontro fra il personaggio biblico Lot e due angeli.

L'espressione essere il figlio dell'oca bianca, usata nel significato di «godere di una particolare condizione di privilegio», non si trova normalmente registrata nei correnti vocabolari dell'uso, in ragione della sua provenienza regionale: si tratta, infatti, di una locuzione di area romana, lemmatizzata, fra gli altri, dal Chiappini nel suo Vocabolario romanesco. Non è infrequente che in ambito dialettale si possano trovare tracce della sopravvivenza di espressioni latine non diversamente trasmesse nella lingua nazionale: è molto probabile che questo sia il caso anche del figlio dell’oca bianca. Si tratterebbe, infatti,  secondo le ipotesi più solidamente accreditate, di una parziale alterazione dell'analoga locuzione latina gallinae filius albae «figlio della gallina bianca», glossata in uno scolio citato dal Thesaurus linguae latinae come «proverbium vulgare» e usata, fra gli altri, da Giovenale nella XIII satira, da Quintiliano nell’Institutio oratoria tene... extra communia censes ponendum, quia tu gallinae filius albae, nos viles pulli nati infelicibus ovis?») e, successivamente, da Erasmo negli Adagia. L'origine di questo modo di dire dovrebbe ravvedersi in un aneddoto, riferito anche da Plinio - nella Naturalis historia - e da Svetonio - nel De vita duodecim Caesarum -, secondo il quale Livia Drusilla, poi divenuta Augusta come sposa di Cesare, ricevette fra le braccia una gallina bianca, lasciata cadere da un'aquila in volo, i cui nati, considerati dagli Auguri sacri, non sarebbero stati uccisi, ma allevati per trarne gli auspici.

In alternativa, chi si trovasse nella fortunata condizione di godere di un particolare privilegio potrebbe essere variamente detto, con diverse sfumature semantiche, beniamino, cocco o coccolo (entrambi di registro familiare), favorito, preferito, prescelto, protégé, protetto, pupillo.


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