24 aprile 2020

Una risata al giorno: i meme della quarantena

Parole nel turbine vasto

 

Senza poterci addentrare qui in una storia dell’umorismo e della sua percezione nei secoli, ci limitiamo a sottolineare come il comico sia stato in passato e venga tuttora convenzionalmente bandito da ogni situazione ritenuta comunemente seria. A ciò si aggiunga il pregiudizio che, associando tradizionalmente la comicità a qualcosa di effimero e immediato, considera l’umorismo come un oggetto refrattario allo studio e alla ricerca scientifica. Sulla base di questi presupposti l’obiettivo di analizzare l’epidemia da coronavirus dal punto di vista delle sue rappresentazioni umoristiche potrebbe apparire a prima vista ardito, se non addirittura sconsiderato.

Eppure già nel lontano 1579 il medico e chirurgo francese Laurent Joubert (noto in Italia con il nome di Lorenzo Gioberti) nel suo Traité du ris suivi d’un dialogue sur la cacographie française (“Trattato sul riso seguito da un dialogo sulla cacografia francese”), partendo da una prospettiva puramente fisiologica, mise in evidenza gli effetti terapeutici che uno stimolo risorio (nel senso di una situazione che spinge al riso) può produrre sull’organismo, e anche oggi non mancano gli studi sulle reazioni del sistema immunitario alle endorfine liberate dalla risata. Alla luce di queste considerazioni le riflessioni che seguono sono dedicate ad alcune manifestazioni dell’”umorismo da coronavirus”, laddove “umorismo” va inteso come termine ombrello generico per ricoprire “tutte le manifestazioni del comico, umorismo, ridicolo, ironia, satira ecc.” (Attardo 2018: p. 5). La vasta gamma di testi umoristici sul coronavirus reperibili in rete (vignette, barzellette, clip, cartoline spiritose, parodie ecc.) rende inevitabile restringere il campo di osservazione. Ci concentreremo in particolare sulle caratteristiche linguistico-verbali e semiotiche di una selezione di meme, un tipo relativamente recente di dispositivo umoristico indissolubilmente legato ai meccanismi di produzione e condivisione di contenuti che caratterizzano la comunicazione via internet, tralasciando però l’aspetto – pur fondamentale nella ricerca sull’umorismo – delle reazioni allo humour, delle differenze individuali della sua percezione ecc.

 

Una nuova forma di dispositivo umoristico

 

Il meme (detto anche meme internet o meme di internet) è una delle forme più interessanti e innovative di espressione dell’umorismo di massa contemporaneo. Si tratta di un contenuto virtuale – in forma di slogan, immagine-testo (image macro “immagine macro”), breve video ecc. – variabile all’infinito che si sviluppa e si propaga rapidamente attraverso la rete. Un meme non rimane sempre identico a sé stesso, ma viene reinventato e ricontestualizzato a ogni sua condivisione: questo “formato” umoristico consta della combinazione di una parte fissa (un’immagine, un enunciato o anche uno schema formativo) con un elemento variabile che i singoli internauti possono modificare secondo i propri gusti, la situazione e la propria personalità.

Alla base del successo del meme c’è quindi la sua natura interattiva e creativa che lo rende essenzialmente diverso non solo dai contenuti dei media tradizionali (stampa, radio, televisione ecc.), fruibili solo in maniera passiva, ma anche dagli oggetti definiti comunemente “virali”, che vengono condivisi senza subire modifiche (v. Shifman 2012: p. 190). Proprio per la loro apertura a una ricontestualizzazione continua, i meme si prestano bene a parodiare e interpretare in modo ironico o genericamente umoristico un tema di attualità. Non deve quindi sorprendere l’enorme proliferazione di meme associati al coronavirus non solo in Italia, ma nel mondo intero.

 

Meme di ordinaria quotidianità

 

Gran parte dei meme sul coronavirus si concentra sui diversi aspetti della quarantena forzata, dalla noia delle giornate sempre uguali trascorse in casa allo smart working impossibile fino alle conseguenze del confinamento (ricrescita e capelli in disordine o troppo lunghi, unghie spezzate o “da strega”, chili di troppo ecc.). Un meme che ben si presta a illustrare le caratteristiche del rapporto testo-immagine che si instaura in questo tipo di iconotesto umoristico è il formato che potremmo chiamare “Fatti vs. racconto” (Fig. 1). La cornice è costituita da due immagini ordinate orizzontalmente su due righe e accompagnate ciascuna da una stringa verbale parallela: come sto vivendo X e come lo racconterò a Y. Lo spazio creativo lasciato aperto agli utenti consiste non solo nel variare il contesto di riferimento esplicito nell’elemento verbale, ma anche nello scegliere le immagini da inserire nella cornice. Nella rivisitazione di questo meme in chiave coronavirus i sottotitoli che si accompagnano alle immagini sono come sto vivendo la quarantena (o, in una variazione dello stesso meme, come sto vivendo il coronavirus) e come la (o lo) racconterò ai miei nipoti. Quanto alle immagini, la prima rappresenta ironicamente la situazione della quarantena attraverso una scena di vita domestica tutt’altro che spettacolare (guardare la tv, dormire stesi sul divano ecc.), la seconda riproduce invece una scena (sempre scelta dall’utente) di un film di guerra con il protagonista in primo piano rappresentato in trincea o come unico sopravvissuto nel mezzo di uno scenario apocalittico.

Fig. 1

Il meme presenta uno schema “presente-futuro” al quale si sovrappone l’opposizione “realtà-racconto”, l’ironia nasce dalla discrepanza tra la situazione personale reale della quotidianità banale della quarantena e lo scenario eroico-militare della sua rappresentazione immaginaria, evidente allusione polemica alla retorica bellica e/o apocalittica con cui la pandemia attuale viene comunemente presentata nel discorso pubblico e giornalistico.

Le immagini che costituiscono l’iconotesto del meme non sono di per sé legate all’epidemia di Covid-19, ma sono scene di vita quotidiana o schermate estrapolate da prodotti della cultura popolare (film). Sono gli elementi linguistici a contestualizzare le immagini e manifestare il tema del meme, il cui messaggio può essere compreso solo sulla base della simbiosi testo-visiva che lo costituisce. Si noti inoltre la capacità del meme di riutilizzare materiali di varia provenienza mescolando prodotti quotidiani con contenuti della cultura pop che vengono ricollocati in scenari a loro estranei.

Quanto agli elementi linguistici del meme analizzato, l’informazione verbale consta di frasi brevi, ellittiche e prive di punteggiatura. L’utilizzo della prima persona singolare (sto vivendo; racconterò) accomuna l’emittente originario dell’enunciazione a tutti gli internauti che si riconoscono nella sua situazione (quarantena forzata in casa) contribuendo a creare un senso di appartenenza e di identificazione.

 

Il coronavirus… e il pigiama

 

Tra gli oggetti di vita quotidiana assurti a simbolo umoristico della quarantena un posto di tutto rilievo spetta al pigiama, tipico indumento da letto associato semanticamente a concetti quali la comodità, il sonno, la pigrizia se non addirittura l’indolenza, lo spazio più intimo (la camera da letto) all’interno delle mura domestiche e situazioni di vita quotidiana strettamente riservate ai membri della famiglia (in casa propria convenzionalmente non si ricevono visite in pigiama). Sono tanti i meme che sfruttano in senso umoristico l’associazione del pigiama al frame della quarantena per dirigere l’attenzione verso un aspetto specifico dell’isolamento in casa, quello della monotonia di giorni sempre uguali trascorsi nell’inerzia, per così dire “senza alzarsi dal letto” (o appunto in pigiama). Tra i più popolari figura una variante del meme “Karate Kid”, ennesima variazione della cornice memetica (memetic, “del meme”) più comune, detta TT/BT (top text / bottom text), una struttura fortemente standardizzata diventata ormai il meme per antonomasia.

Il meme “Karate Kid” (di cui esistono anche ricontestualizzazioni non legate al coronavirus) consiste in un’immagine macro raffigurante una scena del celeberrimo film degli anni ’80 accompagnata da due brevi testi piazzati uno nella parte superiore (top text) e uno nella parte inferiore (bottom text) dell’immagine (Fig. 2).

Fig. 2

Il fermo-immagine scelto rappresenta il sedicenne italoamericano protagonista del film insieme al maestro di karate Miyagi intento a impartirgli uno dei suoi insegnamenti. Sopra l’immagine è riportato il testo Togli il pigiama metti la tuta, mentre il sottotitolo recita Togli la tuta metti il pigiama. La decodificazione del meme è tutt’altro che semplice e richiede l’attualizzazione dell’enciclopedia del destinatario, chiamato a conoscere la trama del film per decifrare in maniera corretta l’informazione contenuta nel meme. Nella pellicola “Per vincere domani – The Karate Kid” infatti l’insegnamento di Miyagi si basa su compiti ripetitivi e apparentemente insensati, volti in realtà a forgiare il carattere del giovane allievo. Primo fra tutti è l’ordine di lavare e lucidare una serie di macchine, sintetizzato nella celeberrima battuta del film “Dai la cera togli la cera”, ripetuta più volte consecutive dallo stesso maestro. Il legame tra testo e immagine del meme è possibile solo alla luce della conoscenza condivisa della trama del film e dei suoi dialoghi principali, che permette di riconoscere nell’elemento verbale del meme una struttura grammaticalmente parallela a quella del parlato filmico: dal “Dai la cera togli la cera” del film si passa a Togli il pigiama metti la tuta e quindi Togli la tuta metti il pigiama, in un ulteriore parallelismo che sottolinea umoristicamente l’insensatezza di una situazione (la quarantena) in cui il cambiamento (di indumento) non produce novità. Ricordiamo inoltre che la stessa cornice del meme “Karate Kid” è stata sfruttata nel contesto dell’epidemia da coronavirus per produrre altri meme variando di volta in volta l’elemento testuale: Stampo autocertificazione cambia autocertificazione (ripetendo lo stesso testo sia nella parte superiore che in quella inferiore dell’immagine) per ironizzare sulla presunta insensatezza della periodica variazione dei moduli dell’autocertificazione richiesta per giustificare gli spostamenti, o anche metti l’amuchina togli l’amuchina per ironizzare sulla continua necessità di disinfettarsi le mani.

 

Conte idolo dei meme

 

I meme, in quanto contenuti virtuali interattivi a diffusione potenzialmente illimitata, sono per sé linguisticamente e culturalmente neutri, mentre spetta agli utenti il compito di ricontestualizzarli adattandoli eventualmente a una specifica realtà culturale o nazionale. È quanto accade per esempio nelle due varianti del meme “Karate Kid” appena menzionate, in cui – a parte ovviamente la lingua del testo – è il riferimento all’Amuchina (nome proprio di un prodotto disinfettante prettamente italiano brevettato nel 1923 da un ingegnere elettrotecnico di origini pugliesi) o all’autocertificazione (in vigore nel sistema amministrativo italiano) a collocare volta per volta i relativi meme in un ambito nazionale specifico. Fatta salva la possibilità di esportare e riadattare qualunque tipo di meme ai contesti più diversi, esistono singoli meme culturalmente meno neutri di altri. È questo il caso dei tanti meme nati sul filo della pandemia da coronavirus e che hanno come protagonista il presidente del Consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte. La “popolarità memetica” di Conte aumenta in maniera esponenziale a partire dal 9 marzo 2020, data della conferenza stampa in cui il premier spiega le nuove misure previste per il contenimento e il contrasto del coronavirus annunciando il cosiddetto decreto “Io resto a casa”, destinato a cambiare per settimane la vita di tutti gli italiani. I fermo-immagine della conferenza stampa, che ritraggono Conte in giacca e cravatta intento a parlare agli italiani con le bandiere dell’Italia e dell’Europa sullo sfondo, sono destinati a diventare rapidamente elemento costitutivo di numerosi meme dai formati eterogenei. Le tipologie più frequenti associano alla fotografia di Conte una stringa verbale posta sopra o sotto l’immagine, ma non mancano nemmeno il tipo TT/BT o il tipo “a fumetto”, in cui l’enunciato attribuito al presidente del Consiglio viene collocato in una nuvoletta dialogica secondo le convenzioni tipiche del genere fumetto (Fig. 3). Quanto all’elemento verbale del meme, si tratta solitamente di enunciati brevi o di spezzoni di enunciato in prima persona che annunciano provvedimenti paradossali per il contrasto del coronavirus, caratterizzati dal punto di vista linguistico dall’insistenza sui verbi chiudere/aprire e uscire, oltre che dalla presenza di strutture tipiche della lingua parlata (volgarismi, avverbi familiari, dativo etico ecc.): e mo vi chiudo pure i frigoriferi; e se mi fate girare ancora i coglioni vi chiudo anche le chat di gruppo ecc. Nel tipo TT/BT gli enunciati attribuiti a Conte sono spezzati in due (ad es. farete sesso a giorni alterni / gli uomini il martedì, le donne il venerdì; ho riaperto le cartolerie / così comprate i pennarelli e la prossima autocertificazione me la fate colorata!!!), spesso costruiti secondo lo schema formativo uscirà solo chi / X (es.: uscirà solo chi / ha trovato la scritta hai vinto nel Kinder Bueno).

 

Fig. 3

Gli internauti non ironizzano soltanto sull’entrata in vigore di provvedimenti sempre nuovi e sempre più restrittivi, ma anche sull’emanazione ricorrente di nuovi decreti e sulle continue modifiche dei moduli per l’autocertificazione degli spostamenti. Fonte di umorismo è la serialità di misure che dovrebbero essere invece eccezionali nel senso della loro singolarità, e che si traduce in altrettanti meme in cui il premier Conte è rappresentato in locandine fittizie come la star di una serie televisiva (La nuova serie di Canale 5 / tutte le sere alle 23 / Il Decreto) o di una telenovela (es.: Giuseppe Conte / il Decreto / la telenovela che sta appassionando tutti gli italiani).

 

Le citazioni testovisive

 

La tecnica della citazione è una delle strategie linguistiche tipiche dell’umorismo verbale. Riconducibile alle figure retoriche della presenza, la citazione è un modo dell’allusione intesa come accenno dissimulato a un oggetto esterno non menzionato esplicitamente. La carica umoristica si realizza nella provocazione al gioco intellettuale di stabilire e riconoscere collegamenti imprevisti tra l’oggetto del discorso e un testo preesistente, di solito un prodotto della cultura popolare (il titolo di un film, il ritornello di una canzone ecc.). Nel caso dei meme sul coronavirus presi in esame, la citazione si traduce nel riferimento a vere e proprie pietre miliari del cinema comico italiano, i film “Totò, Peppino e la malafemmina” (1956) e “Non ci resta che piangere” (1984). Entrambi i meme constano di immagini macro (cioè meme basati su una sola immagine) cui viene sovrapposto un elemento verbale costituito – per il meme “Totò, Peppino e la malafemmina” (Fig. 4) – da un enunciato spezzato in una parte superiore e una inferiore secondo il formato TT/BT, mentre nel caso del meme “Non ci resta che piangere” assistiamo a una variazione meramente grafica dello stesso formato TT/BT con entrambe le battute di una breve sequenza dialogica poste in alto rispetto all’immagine (Fig. 5).

Fig. 4

Fig. 5

Nonostante il ricorso a formati convenzionali, si tratta di meme complessi e stratificati che fanno appello alle conoscenze del destinatario e alla sua cultura cinematografica. La citazione è duplice: sul piano visivo i meme riproducono rispettivamente una delle scene più famose dei film citati (o un suo fotoritocco con l’aggiunta del poliziotto moderno nel caso di “Non ci resta che piangere”). Quanto alle stringhe verbali, esse ripropongono nella prima metà la citazione quasi letterale del parlato filmico delle scene rappresentate, il dialogo esilarante con il vigile urbano milanese del film di Totò (“per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”), e l’incontro con il doganiere medievale della commedia con Troisi e Benigni (“Chi siete?... Cosa portate?… Sì, ma quanti siete?... Un fiorino!”). A svelare il rapporto con il tema del meme contestualizzandolo nel discorso attuale sul coronavirus è la seconda parte dell’elemento verbale dell’iconotesto, posta in basso nel caso di “Totò Peppino e la malafemmina”, evidenziata dalle dimensioni maggiori del font per il meme “Non ci resta che piangere”: per andare dove dobbiamo andare… (citazione letterale) / cosa dobbiamo compilare? (distorsione umoristica) ovvero Chi siete? Dove andate? (citazione quasi letterale) / Duecentosei euro (distorsione umoristica). L’allusione genera un effetto comico attraverso il salto dalla finzione del cinema comico alla realtà (ben più drammatica) dell’epidemia, del distanziamento sociale e della limitazione degli spostamenti con relative autocertificazione obbligatoria e multe. Il fatto che l’allusione si riferisca a due veri e propri film cult della cinematografia comica italiana funge inoltre da intensificatore dell’effetto umoristico del meme, che risulta “raddoppiato” dalla carica comica dell’oggetto evocato. Sfruttando riferimenti culturali e conoscenze condivise il codice umoristico dei meme riesce così a incoraggiare la complicità e la solidarietà di gruppo stimolando la creazione di un senso di comunità tra gli utenti in grado di decifrarne i contenuti.

 

Testi citati

Attardo, Salvatore (2018): Stabilità e cambiamento nello studio dell’umorismo, in “RISU Rivista italiana di studi sull’umorismo” 1/2018: pp. 4-14.

Lolli, Alessandro (2018): È nella cornice il cuore del meme, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani.it (Lingua italiana).

Pietrini, Daniela (2020), #ioscrivodacasa ovvero la pandemia social - Parole nel turbine vasto, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani.it (Lingua italiana).

Shifman, Limor (2012): An anatomy of a YouTube meme, in “New Media & Society” 14: pp. 187-203.

 

Parole nel turbine vasto, di Daniela Pietrini

1. Il mutamento (linguistico) del coronavirus

2. L’Europa e la pandemia: parole di presidenti a confronto

3. Non è distanza sociale!

4. #ioscrivodacasa ovvero la pandemia social

 

Immagine: Screenshot tratto da https://www.youtube.com/watch?v=IX8eng28F2Y


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0