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Punteggiatura: un festival per le parole in danza

Nell’ultimo decennio hanno iniziato a fiorire pubblicazioni specialistiche e divulgative sui temi della punteggiatura, che, abbandonate le vesti di Cenerentola, si è trovata sulla ribalta degli interessi linguistici, contesa tra il capitolo sulla fonologia e sulla grafia e quello sulla sintassi nelle nuove grammatiche. Ecco ora una manifestazione pubblica – il primo Festival della Punteggiatura italiano, che si terrà a Santa Margherita Ligure venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 (http://www.livesanta.it/it/what-s-up/festival-3; https://www.facebook.com/festivaldellapunteggiatura?ref=hl) – che porterà la punteggiatura in piazza, cercherà di darne un’immagine amichevole e funzionale, provando a sottrarla tanto al monopolio degli specialisti quanto all’imbrigliamento dei programmi scolastici, per assecondarne invece l’essenziale democraticità: la punteggiatura è di tutti, perché tutti noi, ogni volta che scriviamo o leggiamo, entriamo in rapporto con essa, in modo più o meno meditato e consapevole, per esigenze e scopi diversi (dal romanzo al tweet), su supporti diversi (dalla carta al pc, al tablet, allo smartphone…), nelle più varie situazioni della vita quotidiana. Ma c’è, altrettanto sentito, nella scelta della parola “festival” – che ha nella sua radice l’idea di “festa”, di evento gioioso, da condividere insieme come comunità –, il desiderio di dichiarare, di rendere pubblica non solo l’importanza ma anche la bellezza della punteggiatura. Torna alla mente come un adagio la frase “chi avrebbe potuto pensare che la punteggiature generasse tanta gioia?”, da Et si on dansait? Éloge de la ponctuation (tradotto in italiano come La danza delle virgole) di Erik Orsenna, riferita allo scioglimento positivo di un racconto che, come molti altri di Orsenna, usa la grammatica come pretesto narrativo, fiabesco. Ma, se si esce dalla favola e si torna alla realtà della lingua, il concetto di bellezza vale ancora come creazione di un ritmo del discorso, di una danza fatta dal succedersi armonioso e ritmico delle parti di un tutto, nel quale avvertire che ogni parola sta al suo posto per dire ciò per cui è stata scelta, per significare ciò che doveva significare: perché la punteggiatura è un veicolo fondamentale del senso e dello stile.

 

 

 

Come insegnarla a scuola

 

Un altro aspetto che questo Festival vorrebbe comunicare, accanto all’utilità e alla bellezza della punteggiatura, è la plurivocità, la molteplicità di voci che usano e danno corpo in modi diversi alla punteggiatura (scrittori, poeti, letterati e saggisti, giornalisti, fumettisti…), e quindi la molteplicità di sguardi e ragioni attraverso cui la si può guardare e adoperare, valutare e studiare. Il Festival cercherà di rimanere fedele alla natura pluridisciplinare di questa materia articolandosi in una serie di incontri aventi per oggetto un binomio tematico di cui solo il primo elemento resterà fisso (Punteggiatura e…). Si partirà, nel pomeriggio di venerdì, con “Punteggiatura e Didattica” di Simone Fornara (docente presso la SUPSI/Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, autore di molte guide all’uso della punteggiatura e al suo insegnamento: la “Bussola” Carocci La punteggiatura, 2010; sempre per Carocci i volumi Alla scoperta della punteggiatura. Proposte didattiche per riflettere sul testo, 2012; e, scritto con Silvia Demartini, La punteggiatura dei bambini. Uso, apprendimento e didattica, 2013; fino all’ampio capitolo contenuto nel più recente volume dedicato alla pratica della scrittura, insieme a Luca Cignetti, Il piacere di scrivere. Guida all’italiano del terzo millennio, Carocci 2014): un intervento che farà da ponte con i laboratori della mattinata, che Fornara stesso terrà nelle scuole locali, e che risponde alle richieste di molti insegnanti che quotidianamente manifestano la loro sete di riferimenti autorevoli e chiari in questo campo.

 

Orecchiette di lepre

 

Uno dei modi per apprendere e per usare efficacemente la punteggiatura è quello di farsi incantare dalla bellezza di un testo: confidiamo che vada in questa direzione l’ascolto di un intervento che mette insieme “Punteggiatura e Poesia” (la punteggiatura della poesia, ma anche la poesia della punteggiatura) affidato a una delle voci più importanti della poesia contemporanea, quella di Enrico Testa (vincitore, tra l’altro, nel 2013, del Premio Viareggio-Rèpaci e del Premio Pascoli con il libro di poesie Ablativo, Einaudi 2013; docente di linguistica italiana all’Università di Genova e autore di studi fondamentali, tra i quali menzionerò solo Lo stile semplice. Discorso e romanzo, Einaudi 1997), che offrirà, in questa sede, una testimonianza intorno alla propria poetica dal suggestivo titolo Prove di un autocommento. Orecchiette di lepre, sentieri sul confine, richiami dal fondo.

 

Il fumetto esclama

 

Ci si sposterà a un tipo di arte che contamina scrittura e figura, testo e immagine, con “Punteggiatura e Fumetto” di Luca Raffaelli, uno dei maggiori esperti di fumetto e cartone animato in Italia, già autore – tra l’altro – di un intervento sul portale Treccani.it dal titolo Il fumetto esclama, sospende… e mette un punto fermo.

La seconda giornata darà ampio spazio alla punteggiatura nella narrativa e, toccando necessariamente il ruolo di soglia, di contatto tra oralità e scrittura rivestito dalla punteggiatura, verrà introdotta da un intervento di Paolo Nori sulla “Punteggiatura come confine”, che non potrà non dirci – attraverso una riflessione più generale – anche qualcosa sulla sua scrittura, scandita da un ritmo oraleggiante che ben si presta ai reading, alle pubbliche letture, alle performance che Nori esegue ormai da molti anni.

 

Scrittrici e scrittori nel corpo a corpo

 

Avranno un carattere da dietro le quinte, come un affacciarsi nell’officina, nel laboratorio in cui nasce la scrittura narrativa, gli interventi della tavola rotonda, coordinata da chi scrive, che coinvolgerà Ester Armanino, scrittrice esordiente nel 2011 con il romanzo Storia naturale di una famiglia (Einaudi); Gaia Manzini, autrice dei romanzi Nudo di famiglia e La scomparsa di Lauren Armstrong, usciti per Fandango rispettivamente nel 2009 e nel 2012; e l’editor dell’Einaudi Francesco Guglieri. Interesserà, da un lato, sondare il rapporto personale, individuale, degli scrittori con la punteggiatura, nella concretezza del corpo a corpo con il testo che prende forma, ma anche attraverso il loro “immaginario”, la loro visione della punteggiatura; e, dall’altro, sarà interessante scoprire il rapporto tra scelte autoriali e interventi di editing (le richieste, le eventuali imposizioni e le correzioni in merito alla punteggiatura da parte delle maggiori case editrici o, viceversa, lo spazio di libertà che viene lasciato o che deve essere riconquistato da parte degli autori).

 

La “punteggiatura percepita”

 

La conclusione, affidata a Giuseppe Antonelli, docente all’Università di Cassino, autore di studi fondamentali di linguistica italiana nonché di contributi vari sulla punteggiatura (citerò solo il capitolo su Otto e Novecento nel volume Storia della punteggiatura in Europa, a cura di Bice Mortara Garavelli, Laterza 2008), noto anche al pubblico di Radio 3 come conduttore della trasmissione “La lingua batte”, toccherà il tema della “Punteggiatura percepita”, una sorta di trasposizione della teoria dei colori di Kandinsky ai segni di interpunzione, i quali possono suscitare una vasta gamma di reazioni psicologico-emotive a seconda degli usi che se ne fanno.

 

Gli snodi del pensiero

 

Si è cercato di immaginare questo Festival come un invito ad iniziare un percorso nella lingua scritta facendosi guidare dalle tracce offerte dai segni di punteggiatura, indizi per abitare uno spazio, per renderlo familiare, da non considerare però solo in funzione strumentale, come mezzi, ma anche come elementi di fascino, capaci di arricchire il testo di significati e di possibilità latenti, mettendo in luce gli snodi del pensiero e quindi contribuendo alla resa estetica, alla bellezza del discorso.

 

Leopardi e la “virgola ben messa”

 

Basterebbe seguire la lezione di Giacomo Leopardi, che, in una lettera del 1820 a Pietro Giordani, toccava i due aspetti fondamentali della punteggiatura: l’aiuto alla comprensione e l’effetto stilistico-espressivo: «Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l’avarizia de’ segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt’un periodo. Oltre che il tedio e la stanchezza del povero lettore che si sfiata a ogni pagina, quando anche non penasse a capire, nuoce ai più begli effetti di qualunque scrittura».

 

Elisa Tonani

 

 

 


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