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Come parla la critica letteraria del web. Un'indagine / 4

di Beatrice Cristalli

Presentiamo la quarta e conclusiva  puntata di un'indagine volta ad analizzare le caratteristiche salienti delle riviste di critica letteraria e letteratura on line che si sono maggiormente distinte negli ultimi anni. La prima puntata si può leggere qui, la seconda qui, la terza qui.

 

Costanti visibili

 

La letterarietà, come più volte hanno sostenuto Franco Brioschi e Costanzo Di Girolamo, si è rivelata ormai come una specie di mito, un eterno quid inafferrabile ed eterno. L’eccesso di una possibile scientificità di quel sur-significato che il terreno letterario alimenta – essendo contemporaneamente «cosa» e «significato» –, non ha comportato tuttavia una rinuncia, da parte del critico, alla teoria letteraria, ovvero a tutti quei concetti e categorie generalizzanti che rafforzano la necessaria integrazione fra metodo formale e prospettiva storico-sociale. Eppure, oggi, le realtà critiche del digitale difficilmente permettono di tracciare movimenti comuni, soprattutto in virtù di un profilo storico di formazione molto diversificato tra gli intellettuali. Non si tratta solamente di chi fa ancora fede alle cosiddette «genealogie accademiche», come Claudia Crocco riportava in una sua lunga indagine su Le parole e le cose, bensì s’intende il rapporto con la critica del passato, che, tuttavia, non può essere semplificato nel concetto di norma. La domanda, allora, non sarà solamente chiedersi chi è titolato a parlare di libri, ma in che modo è possibile analizzare questa polifonia di voci per trarne un messaggio, una direzione verso la quale il discorso critico si sta muovendo. Con forte evidenza emergono delle costanti, che prima di essere metodologiche sono tematiche, e possono concretizzarsi, in questa ultima puntata di critica della critica, come un punto di partenza per riflessioni future. Fondamentale, per la struttura delle piattaforme online, una precisa comunicazione con la sede cartacea, che trova anche in Alfapiù – laboratorio digitale di idee e di scritture della storica rivista Alfabeta – una conferma. Come un vero e proprio quotidiano, il sito propone l’uscita settimanale “#Alfadomenica” con un sommario ricco di argomenti e iniziative, connessi direttamente al “Cantiere Alfabeta”, un forum accessibile ai soli iscritti che si propone non solo di creare uno spazio di dibattito ma di pubblicare importanti contenuti d’archivio, «in particolare testi e numeri della prima serie di Alfabeta e contenuti di Alfabeta2 2010-2014». Cuore di un percorso rispettoso dei dettami del cartaceo, Alfapiù si avvale di originali rubriche per la promozione dell’interdisciplinarità, di quella antropologia del presente con la quale la critica deve fare i conti. Tra gli “Speciali”, che si configurano come la raccolta di più interventi a tema – si pensi al gruppo dedicato a Sandro Penna uscito nel mese di ottobre 2017 – spiccano approfondimenti dalla forma saggistica, ma non eccessivamente accademica. Lo spirito critico ben modulato secondo quell’interventismo culturale insofferente alla pura informazione non dimentica la nuova prospettiva offerta dal medium, che obbliga, per una generatività dei contenuti, ad adottare forme grandangolari e alternative – rizomatiche – per diffondere un messaggio sul nostro presente culturale. Tra le puntate del sito che rispettano maggiormente tale impostazione, si ricordano “Interférences”, «pezzi mensili di taglio e tema variabilissimi, ma accomunati da interazioni (anche inattuali) con fenomeni francofoni e francesi di società, arti e scritture» e le preziose annotazioni di “Semaforo” a cura di Maria Teresa Carbone. E tra gli altri articoli liberi, con piacevole sorpresa, si traccia un filo rosso, un interesse rappresentato in particolar modo dalla seconda costante che nei diversi portali analizzati ermerge con prepotenza: il ritorno della riflessione teorica in merito all’esercizio poetico. L’articolo di Guido Marzaioli “Teoria e poesia: il bicchiere mezzo pieno”, che si apre con un riferimento all’intervento di Paolo Giovanetti pubblicato nel numero 61 (giugno 2016) sulla rivista il verri, insiste proprio sul tentativo di ristabilire eventuali universali in grado di qualificare l’ambito del poetico, ovvero «il rapporto io/soggetto/soggettività, il rapporto tra poesia e prosa», senza dimenticare «lo sconfinamento tra generi per quanto riguarda alcune scritture che, tuttavia, vengono ancora “rubricate” nell’ambito della poesia». Anche Cultweek, il magazine online diretto da Maurizio Porro, da tempo, nella sezione “Letteratura” – in uscita ogni lunedì secondo una vera e propria programmazione settimanale per ambito culturale – riserva attenzione alle più interessanti realtà poetiche: la rubrica de “Il libro di poesia” si propone, infatti, non solo di analizzare un’intera raccolta, ma di fornire al lettore lo spettro disciplinare che caratterizza la scrittura dell’autore. A conferma di una buona ricettività letteraria, troviamo riflessioni sulla non-fiction in versi – si pensi all’articolo dedicato ad Antonio Turolo e alle poesie di “A parte il lato umano”  – , approfondimenti (anche dal taglio stilistico) in merito alle nuove proposte editoriali – “Il dolore dell’altro” di Samuele Petrangeli inserisce il messaggio de “Lincoln nel Bardo” in un contesto più ampio, sociologico e antropologico – e riletture commentate, talvolta in prima persona, di tutti quei testi che possono definirsi fondamentali per la storia letteraria italiana e internazionale, come “Il barone rampante” di Calvino presentato da Francesca Caminoli nella rubrica “Letti ieri, letti oggi”.

 

Nuove formule per il real time

 

Un click è più veloce di una mano che sfoglia il giornale. La scoperta di un testo e di un discorso letterario intorno a esso sopraggiunge, oggi, in anticipo rispetto alla dinamica meccanica che riserviamo al mondo del cartaceo. E proprio in questo ecosistema digitale di produzione e consumo di cultura è sempre più difficile canalizzare gli stimoli letterari propri di una guida critica attraverso la quale ognuno di noi può formare il proprio percorso. Perché, se da un lato il real time, sul piano di fruizione e condivisione, può rilanciare un articolo come un boomerang da un tweet a un altro – Francesco Pacifico in un’intervista rilasciata alla redazione di Sul Romanzo dichiarava che «la condivisione culturale è una cosa che si dà solo su internet, al momento» –, dall’altro la velocità con la quale la piattaforma web produce contenuti letterari rischia di snaturalizzare il discorso critico, che, in realtà, richiede distacco e studio. «Sul fatto se sia un blog o una rivista o altro ancora, la questione non è pacifica tra i suoi stessi componenti», ma la realtà di minima&moralia, nata nel 2009 dall’ambiente della casa editrice minimum fax, si configura come un portale di approfondimento culturale indipendente e completo, capace di mantenere un dialogo meditato con la società letteraria. Fedele al concetto di complessità, intesa come molteplicità di voci, il sito offre al lettore-esploratore numerose interviste – “Discorsi sul metodo” di Vanni Santoni tesse un interessante panorama del fare creativo di ogni scrittore –, recensioni (spesso riprese su testate cartacee, come l’inserto culturale “Robinson” o “Pagina99”), tracce narrative significative, come l’estratto del capitolo 4 dell’ultimo libro di Luigi Manconi “Non sono razzista ma”, e interventi sulle maggiori iniziative del settore, basti pensare all’articolo dedicato alla prima edizione di “FILL, nuovo festival di letteratura italiana a Londra”, che riporta direttamente le parole degli autori che hanno cercato, sotto la guida creativa di Livia Franchini, di confrontarsi sulle «potenzialità della comunicazione linguistica e della traduzione attraverso la pratica poetica». Un’altra idea di fare letterario e di fare critico è, invece, quella rappresentata da Finzioni Magazine, «un sito che parla di libri» fondato nel 2008 da Jacopo Cirillo e Carlo Zuffa. Al centro dunque il lettore e quel rapporto unico con il testo che, secondo quanto dichiarato nella sezione “about”, deve essere semplice e divertente. Anche la grafica e le rubriche rispondono perfettamente allo spirito di Finzioni, che si allontana dalla critica letteraria classica per adottare una linea non necessariamente migliore o peggiore, ma diversa e fortemente concentrata sulla promozione del piacere della lettura: non si parla più, infatti, di interviste ma di “Molte birre con...” oppure di una «traduzione di un traduttore», in riferimento all’articolo dedicato a Giovanni Arduino. Non mancano, tuttavia, le rubriche: tra le principali, “Coming boom”, con scadenza mensile, raccoglie una selezione di libri e graphic novel in uscita, mentre recentissima è “Una cosa piccola ma buona”, che, come si legge nel post di presentazione di Facebook, «avrà come protagonisti due libri brevi che hanno qualcosa in comune e Silvia Pelizzari, con pazienza, srotolerà il filo che li unisce per darcene i capi». Per aumentare la superficie relativa del mondo letterario, tuttavia, esiste un’altra storica realtà critica del digitale che è stata in grado di applicare, nella dimensione del discorso critico, una formula solitamente usata per detersivi e yogurt. Anche nel nuovo sito totalmente rinnovato, Satisfiction, rivista ideata da Gian Paolo Serino e diretta da Paolo Melissi, mantiene la promessa del “soddisfatti o rimborsati” in merito a tutti i testi recensiti sul portale. Più di trenta rubriche d’autore (si pensi a “Hotel Pincio” di Tommaso Pincio o “Fascetta nera” del giornalista Alberto Forni) e grande cura contenutistica per scelta e messaggio “provocatorio” da diffondere: l’atteggiamento critico adottato per scuotere il lettore si concretizza, infatti, in più forme, dalle interviste (ne “L’Intervista”) a “Céliniana”, rubrica curata da Andrea Lombardi, «tra i massimi esperti europei dello scrittore francese», sino all’appuntamento giornaliero de “I furbetti dell’inchiostrino”, che svela, attraverso la penna di Serino, «tutti i retroscena del “marchetting”, limitandosi sempre ai fatti scritti e mai alle persone». Se la langue della critica, come direbbe Ferdinand De Saussure, è, di fatto, ancora attiva e formativa – semplicemente è, esiste e non è dunque morta – sono la parole e la sua strategia comunicativa a caratterizzare un particolare discorso critico, che si avvale anche di tutto ciò che supera la parola e poi ritorna in essa. Perché tutto è importante in questo linguaggio, che si carica costantemente di speculazione, militanza e scelte per il nostro reale che cambia, e non smette di rappresentare il tassello del più ampio processo con il quale la nostra cultura avanza.

 

Beatrice Cristalli

(Critica letteraria)

 

Testi citati o soggiacenti

  1. Bechelloni, Università di carta. L'editoria accademica nella società della conoscenza, Milano, Franco Angeli, 2010.
  2. Casadei, Letteratura e controvalori: critica e scritture nell'era del web, Roma, Donzelli Editore, 2014.
  3. Di Girolamo, Critica della letterarietà, Milano, Il Saggiatore, 1978.
  4. Guglieri, M. Sisto, Verifica dei poteri 2.0. Critica e militanza letteraria in Internet (1999-2009), Palermo, Palumbo, 2010.
  5. Iannuzzi, L’informazione letteraria nel web. Tra critica, dibattito, impegno e autori emergenti, Milano, Biblion Edizioni, 2009.
  6. La Porta, G. Leonelli, Dizionario della critica militante. Letteratura e mondo contemporaneo, Milano, Bompiani, 2008.
  7. Turchetta, Critica, letteratura e società. Percorsi antologici, Roma, Carocci, 2017.

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