31 ottobre 2018

Scandalo, fra tradizione e tradimento

di Beatrice Cristalli*

Anche chi non ne conosce l’originaria trafila etimologica, avverte, nell’eco della parola scandalo, una dimensione comunitaria. Qualcosa accade – fuori da noi – e inevitabilmente ci riguarda. E non parlo dei titoli giornalistici da prima pagina. La storia del lemma preso in esame, infatti, è lunga come quella dell’uomo, e, in questo caso, è giusto insistere sul fatto che si debba partire “da Adamo ed Eva”. Nel principio, infatti, è ‘adam, inteso come individuo e umanità allo stesso tempo, che abbraccia il primo dei più terribili scandali: la caduta.

 

Il male inevitabile

 

Le menti dell’Illuminismo negativo, tra i quali rientra lo stesso Leopardi per la sua personale visione del peccato biblico, direbbero che la caduta è scandalosa proprio perché riguarda l’uomo, che in sé, poiché coltiva il germe della libertà e del progresso, sceglie lo spirito e non la natura, la società stretta e non il famoso giardino da custodire. Solamente con Caino fa ingresso «la morte nel mondo», come si legge nell’Inno ai Patriarchi, e la terra impara a conoscere il delitto. Il Curtius, infatti, collega alla radice indoeuropea skand- l’uso tardo del latino scàndere, che ha pure il senso di cadere, ma significa anche ‘impedimento’, discendendo dal greco skandalon, precisamente ‘pietra d’inciampo, insidia’. La radice risuona per ben 15 volte nei Vangeli, e proprio di insidia si carica la trappola della perdizione di natura edenica: tra i termini ebraici soggiacenti, non sorprende di ritrovare i sinonimi di “tranello” o “trappola”, che possono essere messi a confronto con il testo della Genesi e, in particolare, con il lemma misterioso del demone «accovacciato alla porta» su cui l’uomo non ha potere. «Verso di te è il suo impulso ma tu devi dominarlo» (Gen., 4, 6). Il male, dunque, è inevitabile, e la parola scandalo trattiene tutte le sue tracce e il suo perché.

 

La zizzania e il grano

 

Il Vangelo di Matteo (18,7) custodisce un ammonimento che noi oggi conosciamo in questa formula: «è necessario che gli scandali avvengano, ma guai all’uomo per cui lo scandalo avviene». Ma per quale motivo bisogna dare spazio a un atto eticamente scorretto e contrario alla forza del bene? Per rispondere può venire in aiuto un discorso parabolico che, sempre nel Vangelo di Matteo, spiega la necessaria presenza del male, soprattutto quando non richiesta: nessuno ha seminato la zizzania insieme al grano, eppure questa è cresciuta destando scalpore. «Un nemico ha fatto questo!»: mentre l’uomo vorebbe raccoglierla per eliminarla dalla vista e dal suo pensiero, il testo sacro ci insegna che, invece, la fastidiosa erba infestante deve crescere insieme al grano fino alla mietitura, affondare le radici e manifestarsi nella sua totalità all’interno delle pieghe del bene. Il male, insomma, si vede vedere. Anche per ristabilire un ordine. Ma non deve essere oggetto di scandalo, deve essere accettato come parte integrante del tempo del mondo e delle sue verità.

 

I debitori sulla lapide

 

Il paradosso relativo a questa manifestazione necessaria del peccato –  che solo nel suo concretizzarsi garantisce un nuovo equilibrio all’umanità – sembra essere poi collegato a un’altra locuzione comune al nostro linguaggio: essere la pietra dello scandalo. L’espressione di origine biblica, nell’antica Roma dona il nome a una pratica legale che consisteva in una pubblica umiliazione: i debitori insolventi, seduti sopra una lapide, dovevano confessare a gran voce la cessione dei beni. L’esposizione al pubblico ludibrio aveva dunque la funzione di ristabilire, nelle coscienze dei cittadini, gli esempi di giustizia e ingiustizia. E se osservare significa già decidere (dal latino de-caedere, “tagliare via”, “selezionare”), è chiaro come lo scandalo, impersonato dal colpevole, risulta essere anche qui fondamentale per la memoria collettiva.

 

Riduzione a “inciampo”

 

Tuttavia, nell’attuale accezione, sembra che lo scandalo sia relegato solo alla sfera morale: svuotato del suo significato storico-biblico, per il quale è connesso al cammino dell’umano, il termine oggi non supera la traduzione dal greco “inciampo”, qualcosa che disturba ma non educa. Le origini, invece, che dalla radice a spettine ebraica sono entrate nel nostro vocabolario, sono l’inizio del vero scandalo e di un’apertura ciclica all’imperfezione. Gli errori della storia, infatti, non si consumano, come le comete, in un periodo limitato: essi ricompaiono sulla scena nella forma di nuove figure e disposizioni – nuovi scandali, appunto – , le quali attraggono irrimediabilmente ‘adam, sempre pronto a credere in ciò che un tempo aveva rifiutato e ad ascoltare, con orecchio «dissueto alla materna voce», il richiamo del peccato originale.

 

*Giornalista e critica letteraria


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