08 aprile 2019

La regia della lingua: testi, norme e stile del teatro italiano - 3

di Alessio Arena

Eleonora Duse rivoluzionò, attraverso un uso inedito dello strumento linguistico, la posizione tradizionale dell’attrice in teatro, ribaltando aspetti stereotipati di ruoli femminili in opere che vantavano una lunga tradizione di messe in scena diversificate e distanti nel tempo, come nel caso delle tragedie di William Shakespeare. A questo proposito, come sottolinea Anna Sica, è emblematico il caso del Così sia di Tommaso Gallarati Scotti, in cui il personaggio fondamentale della madre è caratterizzato dall’autore come una mater dolorosa. Il figlio della donna, ammalatosi da bambino, viene salvato dalla Madonna in seguito al voto pronunciato dalla madre. Il bambino,  però viene poi portato via a forza dal proprio padre, crescendo senza la madre. La Duse aveva già interpretato un ruolo simile nel film Cenere, del 1916, diretto da Febo Mari, tratto dal romanzo del 1904 di Grazia Deledda. Gallarati Scotti si ispirò palesemente anche a questo film, ma inserì nel proprio testo la fase fondamentale della giovinezza della madre. Nella seconda parte dello spettacolo, la madre riconosce il figlio, divenuto ormai adulto, ma non viene a sua volta riconosciuta. Chiede, allora, una nuova grazia alla Vergine Maria, pregandola di aver restituito il proprio figlio una seconda volta, ma sa che, se la sua preghiera non è stata ascoltata pienamente la prima volta, poiché poi il figlio le fu sottratto comunque, non lo sarà neanche la seconda. Allora, la madre pronuncia le sue ultime parole e muore tra i banchi della cappella. Il custode chiude le porte senza accorgersi di nulla e il corpo viene ritrovato diverse settimane dopo.

 

La rivoluzione della Duse

 

Quando la Duse interpretò questo personaggio, prese le distanze dalle sfaccettature originali definite dall’autore e preferì portare in scena un’eroina tragica che sceglie consapevolmente la propria fine, andando incontro alla morte. Anna Sica scrive che la Duse porta in scena il mito dell’eroe tragico, di evidente ispirazione wagneriana, che si contrappone al modello tradizionale del personaggio verdiano, come nel caso della Signora delle Camelie di Alexandre Dumas figlio, su cui si fonda La traviata dello stesso Giuseppe Verdi, e, quindi, come avviene, in generale, nelle commedie della tradizione italiana e francese. Un altro esempio, presentato per la prima volta da Anna Sica, dell’operazione culturale rivoluzionaria realizzata da Eleonora Duse è dato dalla sua interpretazione in Antonio e Cleopatra di Shakespeare, nella traduzione di Boito. In occasione della messa in scena di questo testo in lingua italiana, la Duse debuttò come capocomico, stravolgendo l’assetto originale voluto dall’autore, rappresentando Cleopatra come un’eroina tragica che decide risoluta  il proprio destino. Shakespeare, invece, aveva caratterizzato diversamente questo personaggio femminile, gettando così le basi per la tradizione che la Duse avrebbe ribaltato. Questo ruolo viene interpretato dalla Duse negli anni della giovinezza. Nel 1922, all’età di sessantaquattro anni, l’attrice risponde ai limiti imposti dall’età adattando la sua eroina tragica al ruolo della madre, da lei interpretata nel Così sia. In quest’opera, come sottolinea Anna Sica, si riconosce il compendio dei ruoli interpretati dalla Duse nel corso della sua carriera: da giovane, la donna “spudorata” – per i costumi dell’epoca – e poi, da anziana, la madre che si pente di quanto compiuto in giovinezza. La Duse interpretava, coperta con un velo, la parte della madre da giovane, usando una voce “di testa”, ovvero cristallina e nitida, come Sica ha dedotto dai segni tracciati dall’attrice sul proprio copione. Quando, invece, doveva interpretare la madre anziana, toglieva il velo, mostrando il proprio aspetto reale e utilizzava una voce più nasale, bassa e bronzea. La fonetica si rivela uno strumento linguistico e teatrale estremamente versatile nella voce della Duse, come provato dagli appunti sul copione, che permettono di ricostruire e studiare sfaccettature di un’interpretazione di cui non si conservano altre fonti dirette.

 

Le annotazioni sul copione per un approccio metodico

 

Il ribaltamento di questo personaggio, ancora una volta in chiave tragica, si evince, come ha scoperto Anna Sica, dagli appunti sul copione della stessa Duse, in cui l’ultima parte è segnata dall’attrice (Così sia, Tommaso Gallarati Scotti, declamazione contrassegnata da Eleonora Duse, 1921. Courtesy by Fondazione Giorgio Cini, Venezia), rispettando il codice di segni che ho descritto in precedenza (vedi Lorenzo Camilli, Fonografia, 1852-3: tavola 1, tavola 2). Sica rivela che l’ultima battuta della madre, il “così sia” che ispira il titolo dell’opera, era pronunciato da Eleonora Duse come fosse una preghiera, ma anche una sfida dinnanzi a quel Dio che le aveva sottratto il figlio in gioventù e che ora glielo avrebbe tenuto nuovamente lontano. “Così sia”, pronunciato per tre volte di seguito, costituisce un esametro, che sta alla base della Drammatica, perché sostiene il ritmo della voce, anticipando un endecasillabo. Nella declamazione di questa battuta, viene segnato graficamente un rientro di respiro, che anticipa la morte della donna tra i banchi della cappella. Come scrive Anna Sica, il risultato è, quindi, una sorta di preghiera ribaltata, che cela un’ironia amara, un sentimento di avversione dovuto ad una nuova, cocente delusione. Sica nota che, ancora prima di D’Annunzio, dunque, la Duse si lasciava ispirare nella sua interpretazione da una spiritualità “pagana”, sintetizzata anche in questo caso dai segni tracciati sulla sua copia del testo del Così sia, che fu l’ultimo dei suoi copioni. Questo testimonia che Eleonora Duse, a sessantaquattro anni, nonostante la sua esperienza, continuava a segnare tutti i passaggi sulle sue parti del testo. Rivela, come scrive Anna Sica, un approccio metodico, che smentisce le affermazioni di alcuni storici del teatro del Novecento sull’improvvisazione della Duse, che in teatro prevede comunque uno schema entro il quale agire, che deve essere chiaro a tutti gli interpreti in scena. Tutti gli attori che facevano riferimento alla tradizione della Drammatica erano soliti segnare i copioni, anche per ricordare particolari sfaccettature dell’interpretazione. Eleonora Duse, da capocomico, doveva necessariamente rispettare questo modus operandi, segnando sul testo anche come “dare la voce”. Sica sottolinea che questo è il sistema non soltanto della Drammatica, ma del teatro in senso lato. Il significato delle parole del testo di Gallarati Scotti è articolato dall’attrice attraverso il sistema declamatorio del secondo Ottocento. La declamazione arricchisce attraverso l’interpretazione il significato proprio delle parole. Sica scrive che il metodo della Drammatica tiene conto della metrica italiana, la parola declamata può rivelare sfaccettature inedite per mezzo di modulazioni che possono anche ribaltare l’interpretazione di partenza. Secondo Anna Sica, infatti, la modulazione amplia il significato puro e originale della parola, moltiplicandolo. Le parole dette in concatenazione con altre e pronunciate in modo particolare rivelano il proprio sentimento profondo attraverso la modulazione della voce.

 

Testi citati e letture consigliate

Claudio Giovanardi - Pietro Trifone, La lingua del teatro, Bologna, Il Mulino, 2015.

Cesare Molinari, Storia del teatro (Milano, 1972), Roma-Bari, Laterza, 2017.

Paolo Puppa (a cura di), Lingua e lingue nel teatro italiano, Roma, Bulzoni, 2007.

Luigi Riccoboni, Dell’arte rappresentativa (Londra, 1728), in Lettere intorno alla mimica di G. G. Engel. Tomo II (2 voll.), a cura di Giuseppe Rasori, Milano, Giovanni Pirrotta in Contrada Santa Redegonda, 1818-1819.

Antoine François Riccoboni, L’Art du Théâtre, Paris, C. F. Simon, Fils &Gifart, Fils, 1750.

Anna Sica - Alison Wilson, The Murray Edwards Duse Collection, Milano-Udine, Mimesis, 2012.

Anna Sica, L’arte massima vol.1.1, Milano-Udine, Mimesis, 2017.

Ead., La Drammatica, in Anna Sica (a cura di), The Italian Method of La Drammatica, Milano-Udine, Mimesis, 2014.

Ead., La Drammatica – metodo italiano, Milano-Udine, Mimesis, 2013.

 

Immagine: Il teatro antico con vista di Taormina 

 

Crediti immagine: Maroichi [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons

 


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