27 settembre 2019

Le sorprese di Niccolò Machiavelli: la Congiura dei Pazzi

di Giuseppe Patota

Uccidere i Medici

 

Il tempo che l’orario scolastico consente di riservare all’illustrazione della lingua e della letteratura è sempre poco, mentre gli autori e i testi che ci piacerebbe far conoscere agli studenti sono sempre di più. Ai capolavori non si può rinunciare, certo; ma una ricognizione delle opere a cui, per forza di cose, siamo obbligati a dedicare un tempo e uno spazio limitati può riservare delle belle sorprese.

Il prossimo 12 novembre inizierà su Raiuno la terza stagione dei celebratissimi Medici. Approfittando del clima d’attesa che sta per prodursi, suggerisco alle colleghe e ai colleghi della secondaria di secondo grado di far leggere in classe i due frammenti del sesto capitolo dell’ottavo libro delle Istorie fiorentine di Niccolò Machiavelli dedicati alla celebre “congiura dei Pazzi”, il piano ordito nel 1478 da alcuni membri della famiglia fiorentina dei Pazzi per eliminare i Medici, conclusosi, come è ben noto, con l’uccisione di Giuliano de’ Medici e il ferimento di suo fratello Lorenzo il Magnifico che, salvatosi, annientò i congiurati. Riporto di seguito i due frammenti:

 

1) Era la Italia, come di sopra abbiamo dimostro [= mostrato], divisa in due fazioni: papa e re da una parte, da l’altra Viniziani, duca e Fiorentini; e benché ancora infra loro non fusse accesa guerra, nondimeno ciascuno giorno infra essi si dava nuove cagioni di accenderla; e il pontefice massime in qualunque sua impresa di offendere lo stato di Firenze s’ingegnava. Onde che, sendo morto messer Filippo de’ Medici arcivescovo di Pisa, il papa, contro alla voluntà della Signoria di Firenze, Francesco Salviati, il quale cognosceva alla famiglia de’ Medici inimico, di quello arcivescovado investì. Talché, non gli volendo la Signoria dare la possessione, ne seguì tra il papa e quella, nel maneggio di questa cosa, nuove offese. Oltra di questo, faceva in Roma alla famiglia de’ Pazzi favori grandissimi, e quella de’ Medici in ogni azione disfavoriva. Erano i Pazzi in Firenze, per ricchezze e nobilità, allora, di tutte l’altre famiglie fiorentine splendidissimi: capo di quelli era messer Iacopo, fatto per le sue ricchezze e nobilità dal popolo cavaliere. Non aveva altri figliuoli che una figliuola naturale; aveva bene molti nipoti, nati di messer Piero e Antonio suoi fratelli; i primi de’ quali erano Guglielmo, Francesco, Rinato, Giovanni, e apresso Andrea, Niccolò e Galeotto. Aveva Cosimo de’ Medici, veggendo la ricchezza e nobilità di costoro, la Bianca sua nipote con Guglielmo congiunta, sperando che quel parentado facesse queste famiglie più unite e levasse via le inimicizie e gli odii che dal sospetto il più delle volte sogliano nascere. Nondimeno, tanto sono i disegni nostri incerti e fallaci, la cosa procedette altrimenti: perché chi consigliava Lorenzo gli mostrava come gli era pericolosissimo, e alla sua autorità contrario, raccozzare ne’ cittadini ricchezze e stato (Istorie fiorentine, VIII 2 1-8).

 

2) Fatta questa deliberazione se ne andorono nel tempio, nel quale già il cardinale insieme con Lorenzo de’ Medici era venuto. La chiesa era piena di popolo e lo uffizio divino cominciato, quando ancora Giuliano de’ Medici non era in chiesa; onde che Francesco de’ Pazzi insieme con Bernardo, alla sua morte destinati [= designati a ucciderlo], andorono alle sue case a trovarlo, e con preghi e con arte nella chiesa lo condussono. È cosa veramente degna di memoria che tanto odio, tanto pensiero di tanto eccesso si potesse con tanto cuore e tanta ostinazione d’animo da Francesco e da Bernardo ricoprire: perché, conduttolo nel tempio, e per la via e nella chiesa con motteggi e giovinili ragionamenti lo intrattennono; né mancò Francesco, sotto colore di carezzarlo, con le mani e con le braccia strignerlo, per vedere se lo trovava o di corazza o d’altra simile difesa munito. Sapevano Giuliano e Lorenzo lo acerbo animo [= l’ostilità] de’ Pazzi contra di loro, e come eglino desideravano di tôrre loro la autorità dello stato, ma non temevono già della vita, come quelli che credevano che, quando pure eglino avessero a tentare cosa alcuna, civilmente [= nei termini della normale attività politica] e non con tanta violenza lo avessero a fare; e per ciò anche loro, non avendo cura alla propria salute, di essere loro amici simulavano. Sendo adunque preparati gli ucciditori, quelli a canto a Lorenzo, dove per la moltitudine che nel tempio era facilmente e sanza sospetto potevono stare, e quelli altri insieme con Giuliano, venne l’ora destinata. E Bernardo Bandini, con una arme corta [= con un pugnale] a quello effetto apparecchiata, passò il petto a Giuliano, il quale dopo pochi passi cadde in terra; sopra il quale Francesco de’ Pazzi gittatosi lo empié di ferite, e con tanto studio [= accanimento] lo percosse che, accecato da quel furore che lo portava, se medesimo in una gamba gravemente offese [= ferì]. Messer Antonio e Stefano dall’altra parte assalirono Lorenzo, e menatogli più colpi, d’una leggieri ferita nella gola lo percossono; perché, o la loro negligenzia [= inettitudine], o lo animo [= il coraggio] di Lorenzo, che vedutosi assalire con l’arme sua si difese, o lo aiuto di chi era seco, fece vano ogni sforzo di costoro. Tale che quelli, sbigottiti, si fuggirono e si nascosono; ma di poi ritrovati furono vituperosamente morti, e per tutta la città strascinati. Lorenzo dall’altra parte, ristrettosi con quelli amici che gli aveva intorno, nel sacrario del tempio [= nella sagrestia della chiesa] si rinchiuse. Bernardo Bandini, morto che vide Giuliano, ammazzò ancora Francesco Nori, a’ Medici amicissimo, o perché lo odiasse per antico, o perché Francesco di aiutare Giuliano s’ingegnasse; e non contento a questi duoi omicidii corse per trovare Lorenzo e supplire con lo animo e prestezza sua a quello che li altri per la tardità e debilezza loro avevono mancato, ma trovatolo nel sacrario rifuggito, non potette farlo. Nel mezzo di questi gravi e tumultuosi accidenti, i quali furono tanti [= tanto] terribili che pareva che il tempio rovinasse, il cardinale si ristrinse allo altare, dove con fatica fu dai sacerdoti tanto salvato che [= difeso fintanto che] la Signoria, cessato il romore, potette nel suo palagio condurlo; dove con grandissimo sospetto [= paura] infino alla liberazione sua dimorò (Istorie fiorentine, VIII 6).

 

Google Earth e la casa dei Pazzi

 

Nel primo frammento è descritto lo spazio in cui si consumò la congiura, che dall’Italia si restringe progressivamente alla città di Firenze e da qui alla casa dei Pazzi: vien fatto di paragonare questo restringimento e contemporaneo ingrandimento a quello che possiamo ottenere con un programma come Google earth, grazie al quale, con un semplice clic, l’immagine della Terra può restringersi e definirsi fino a un suo singolo punto, corrispondente, per esempio, alla nostra città o alla nostra casa. Senza ricorrere alla combinazione di immagini satellitari, fotografie aeree e dati topografici, ma semplicemente usando le parole, Machiavelli ci fa partire da ciò che è grande rimpicciolendolo e ci fa arrivare a ciò che è piccolo ingrandendolo: comincia dalla descrizione della situazione politica dell’Italia (che naturalmente coinvolge anche Firenze), passa a dire della situazione politica della città e infine concentra il racconto sulla casa e sulla famiglia dei Pazzi, «di tutte l’altre famiglie fiorentine splendidissimi», nominando uno per uno i suoi componenti.

 

Concitazione nei tempi

 

Nel secondo frammento è descritto il tempo in cui si consumò la congiura, prima attraverso una sequenza distesa di imperfetti e trapassati prossimi, forme verbali funzionali alla narrazione (il cardinale… era venuto 2 rr. 1-2, La chiesa era piena di popolo 2 r. 2, Giuliano de’ Medici non era in chiesa 2 r. 3), poi attraverso una sequenza concitata di passati remoti, forme verbali puntuali (passò il petto a Giuliano, il quale… cadde 2 r. 21; lo empié di ferite 2 r. 22; lo percosse 2 r. 23; offese 2 r. 24; assalirono Lorenzo 2 r. 25; lo percossono 2 r. 26, ecc.)

Sia in 1 sia in 2 la ricercatezza nella distribuzione delle parole all’interno della frase è particolarmente accentuata. Ricorrono, oltre ai verbi in clausola (s'ingegnava 1 r. 5, investì 1 r. 8, era venuto 2 r. 2, condussono 2 r. 6, intrattennono 2 r. 9, percossono 2 r. 26, simulavano 2 r. 17), la tmesi (o taglio) del verbo essere dall’elemento predicativo (era...divisa 1 r. 1, Erano … splendidissimi 1 rr. 11-12), dell’ausiliare dal participio passato (Aveva…congiunta 1 rr. 16-17, furono… morti e … strascinati 2 rr. 29-30, fu salvato 2 r. 39), del verbo servile dall’infinito (si potesse… ricoprire 2 rr. 7-8, potette… condurlo, 2 r. 40).

Per sovrappiù, nel primo di questi due brani si succedono, a breve distanza l’uno dall’altro, due chiasmi («papa e re da una parte, da l’altra Viniziani, duca e Fiorentini» (1 r. 2) e «faceva in Roma alla famiglia de’ Pazzi favori grandissimi, e quella de’ Medici in ogni azione disfavoriva» (1 rr. 10-11), e vi compare la costruzione latineggiante del superlativo relativo costruito con il superlativo assoluto accompagnato dal termine di relazione (di tutte l’altre famiglie fiorentine splendidissimi ‘i più splendidi di tutte le altre famiglie fiorentine’, 1 rr. 11-12).

Nonostante questi artifici, qui come altrove, l’impegno per l’esposizione chiara e distinta mantiene la narrazione lontana da un periodare complesso.

Difficile chiedere di più a un ricostruttore e narratore di Storia. Che cosa sarebbero riusciti a fare Frank Sponitz e Nicholas Meyer, i creatori della serie televisiva dedicata ai Medici, se avessero avuto Niccolò come consulente?

 

Riferimenti bibliografici

Testi

Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, in Idem, Opere storiche. A cura di Alessandro Montevecchi e Carlo Varotti. Coordinamento di Gian Mario Anselmi, Roma, Salerno Editrice, 2010, 2 tomi, t. I pp. 85-446 e t. II pp. 449-785.

Studi

Maurizio Dardano, La prosa del Cinquecento. Studi sulla sintassi e la testualità, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2017.

Giorgio Inglese, Per Machiavelli, Roma, Carocci, 2006.

Giuseppe Patota, La grande bellezza dell’italiano. Il Rinascimento, Roma-Bari, Laterza, 2019.

Carmelo Scavuzzo, Machiavelli. Storia linguistica italiana, Roma, Carocci, 2003.

 

Immagine: Stefano Ussi, La congiura dei Pazzi


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