15 gennaio 2020

La parola verticale. L'italiano degli autori - La parola orcinusa - 3

Dedicato alle coniazioni presumibilmente originali, senza distinzione tra semantiche e lessicali, contenute nelle opere maggiori di Stefano D’Arrigo (e precisamente: Horcynus Orca [HO], Milano, Mondadori, 1994³; Codice siciliano [CS], Milano, Mondadori, 1978; Cima delle nobildonne [CN], Milano, Mondadori, 1985, edizioni cui si fa riferimento nel testo), il glossario non accoglie i meri adattamenti di vocaboli dialettali alle strutture fonetiche dell’italiano — non implicanti, cioè, un impegno linguistico dell’Autore —, diffusissimi in HO e tuttora inesplorati (babbigno < sic. e cal. babbignu; imminacciare < sic. mminazzari; incoffariarsi < sic. ncoffariàrisi; ingazzosare < sic. ngazzusari; ruinafamiglie < sic. rruinafamigghji; sbaviarsi < sic. sbavïari; scardellino < sic. scardillinu; schiumazzoso < sic. scumazzusu; sdilavato < sic. sdilavatu; sdisonesto < sic. sdisonestu; smacinare < sic. smacinari; trucchigno < cal. trucchignu, ecc.); le voci ignote ai lessici ma di possibile commercio gergale, come i forestierismi mal italianizzati e le trascrizioni fonetiche d’area anglo-francese (abitué, bacchisaide, baksaide, bisquì, businisso, corned bif, dophino, dufino, garzonne, jotto — = yacht ‘panfilo’ —, mersì, purparlé, purpurrì, sciangé, sciantiglì, scioffère, siluette, visavì); i superlativi tipo barchissima, oceanissimo, dopissimo, graziissimo, ecc.; le alterazioni vezzeggiative, accrescitive e diminutive (pettazzolo, madricella, crudacchio, giovinone, ecc.) e le onomatopee (ngangà, nfunfù, ecc.). La rigogliosissima fantasia antroponimica meriterebbe analisi.

 

Gli articoli compresi nella prima sezione (Neologismi d’autore) sono costituiti da una sintetica finestra contestuale, da un altrettanto compendioso esame della parola e, per le coniazioni più complesse, da una proposta interpretativa. Le rimanenti sezioni sono interamente riservate alla vocazione univerbizzante della lingua darrighiana, ossia ai composti giustappositivi e reduplicativi: oggetti neologici minori che, comportando una pura attitudine combinatoria anziché squisitamente onomaturgica, non richiedono che una nuda rassegna elencativa (salvo le Duplicazioni a grafia sintetica con valore di moto rasente luogo — definizione mutuata da Bruno Migliorini, Lingua d’oggi e di ieri, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1973, p. 314 —, per le quali s’è ritenuto opportuno fornire i necessarî contesti).

 

Quando un vocabolo occorre in più d’un’opera è indicato in sigla il titolo della fonte — ad eccezione del romanzo maggiore — prima del riscontro al luogo (pagina e rigo di collocazione), prescelto come maggiormente significativo (rarissimi gli hapax).

 

Delle 955 voci scrutinate (554 neologismi d’autore, in massima parte costruiti su basi dialettali, 311 tra composti giustappositivi e univerbazioni, 67 duplicazioni a grafia sintetica con valore elativo e 23 con valore di moto rasente luogo), 929 pertengono a Horcynus Orca, cifra ben irrisoria se si considera che il romanzo è composto di 521.655 parole: prova evidente che la creatività lessicale darrighiana si esplica principalmente in àmbito regionale.

 

Ringrazio Luca Serianni, direttore della rivista che ospitò la prima edizione del mio studio («Studi linguistici italiani», XXII [I della III serie] 1996, pp. 74-88, 235-69), per i molti consigli; Stefano Lanuzza, parlante nativo quella particolare varietà (Stefano Lanuzza, Per un glossario darrighiano, con alcuni scolî autointerpretativi di Stefano D’Arrigo, in Id., Scill’e Cariddi. Luoghi di «Horcynus Orca», Acireale, Lunarionuovo, 1985, pp. 60-123; d’ora in poi Lanuzza); Salvatore C. Trovato per avermi consentito, oltreché di correggere alcune sviste, di ricondurre al dialetto dell’isola un mannello di voci che ritenevo frutto dell’estro neologico darrighiano e di promuoverne altre — numeratissime ma significative per illuminare il modo di formare orcinuso — a rango di neologismi d’autore (Salvatore C. Trovato, La formazione delle parole in «Horcynus Orca». Tra regionalità e creatività, in Id., Italiano regionale, letteratura, traduzione. Pirandello, D’Arrigo, Consolo, Occhiato, Enna, Euno Edizioni, 2011, pp. 215-78; d’ora in poi Trovato).

 

 

GLOSSARIO

 

I. NEOLOGISMI D’AUTORE

 

abbranchiante, 604/16: «la membrana grisposa, a. e sditata delle manuncule». Part. pres. d’un supposto *abbranchiare, da branchia col pref. a(d)‑ illativo. ‘Simile a una branchia’. Ma anche da abbrancare ‘afferrare’, ‘ghermire’.

 

accantarare, 147/3: «dipese dal mare di sarde o di triglie o sgombri che s’accantarò dentro, risucchiandoli con la sua bocca a vento». Da cantàro ‘antica misura di peso’ col pref. a(d)‑ illativo. ‘Costipare’, ‘Ammassare’. Cfr. il sic. accanṭṛari ‘rincantucciare’, ‘acquattare’.

 

accarenato, 872/12: «l’orcaferone restava a galleggiare là, più sotto che sopra all’acqua, a. come un sommergibile sottosopra». Da carenare ‘abbattere in carena una nave o immetterla nel bacino di carenaggio per eseguire la pulizia della carena o per compiervi lavori di manutenzione’ col pref. a(d)‑ illativo.

 

accarognito, 1086/5: «traccheggiavo per dargli la carogna agli accarogniti». Da carogna, in senso proprio, col pref. a(d)‑ illativo. ‘Affamato di carogne’.

 

accazziato, 1087/22: «Sentiva lui come gli stonava in testa col suo tono a cazziata, a., col suo tono mielato, molato». Dal merid. cazziata ‘lavata di capo’ col pref. a(d)‑ illativo.

 

accicognarsi, 55/11: «scendere dalla stampella e a. sull’unica gamba». Da cicogna col pref. a(d)‑ illativo. ‘Mettersi su una sola gamba come la cicogna’.

 

accomarcato, 1144/7: «st’amici pellisquadre accomarcati qua». Dal sic. cumarca ‘combriccola di giovinastri chiassosi’ col pref. a(d)‑ illativo.

 

acconchigliato, 107/28: «la mano acconchigliata alla bocca». Da conchiglia col pref. a(d)‑ illativo. ‘A forma di conchiglia’.

 

accoracuore, 132/25: «La voce […] gli usciva ormai scannarozzata, e certe volte gli sfuggiva dalla bocca come un mugulamento, una nota lamentosa […]. Sarebbe bello, pensava, che se ne persuadette pure lui, quel pelleossa a.». Dal tema di accorare e cuore. Lo stesso che strappacuore.

 

accoronato, 9/17: «capelli neri corvini, accoronati sopra». Da corona col pref. a(d)‑ illativo. ‘Acconciato a mo’ di corona’.

 

accorripopolo, 200/24: «e dall’a. che notavano in giro». Dal tema di accorrere e popolo.

 

accullare, 263/24: «s’era messa a voliare dentro e fuori dell’acqua, avanti, indietro, sopra, sotto, in un vaeviene a semicerchio, come accullasse un vava». Comp. di a(d)‑ illativo, con una connotazione intensivo-affettiva, e cullare.

 

acquìo, 137/8: «come si trattasse di quei soffioni sulfurei che si sprigionano dal basso e che puzzano come riconchi di uova marce. […] Era da lì, da sotto, da dentro quelle caverne e cunicoli, che pareva vaporare quell’a. vomitoso». Da acqua col suff. ‑ìo di continuità e intensità, sul modello di fumichìo.

 

addondolarsi, 41/1: «“S’addondola sopra i fianchi”». Comp. di a(d)‑ illativo, qui con valore intensivo, e dondolare. Lo stesso che sculettare.

 

addoviziato, 666/25: «“ricche sfondate come sono, […] il mare […] ce l’hanno freddo o caldo. Questo vi dice come sono addoviziate”». Da dovizia col pref. a(d)‑ illativo. ‘Agiato’.

 

affessurato, 633/32: «gli occhi che teneva stretti, affessurati». Da fessura col pref. a(d)‑ illativo. ‘Semichiuso’, ‘Ridotto a una fessura’.

 

affiumararsi, 157/16: «un bastardello di rema […] non ha letto eterno, non s’affiumara». Dal merid. fiumara ‘corso d’acqua torrentizio’ col pref. a(d)‑ illativo. ‘Farsi fiumara’, ‘Immettersi in una corrente impetuosa’.

 

affrevo, 732/3: «anche se quello era ancora a., ansiosità di vivo, di chiarirlo subito quel punto». Dal sic. affrivari ‘esser còlto da febbre’ (frevi ‘febbre’) col pref. a(d)‑ illativo. ‘Forte desiderio’, ‘Ansia’.

 

affuneramento, 1124/27: «nel senso di quell’immalinconimento, […] come di un suo proprio personale a.». Nome d’azione dell’arc. funerare ‘render gli onori funebri a un morto’ col pref. a(d)‑ illativo. ‘Tetro e profondo abbattimento’.

 

affunerato, 1183/31: «tutta la sua nera, affunerata mole». Dall’arc. funerare col pref. a(d)‑ illativo. Cfr. affuneramento.

 

affusolatura, 1184/34: «con la pelle strappata, a brandelli, con la sua originaria compatta a.». Da affusolare. ‘Forma affusolata’.

 

africaneria, 207/2: «quello, gli pareva segno di caratteri così barbari, che nemmeno gli abissini che andava a civilizzare a forza di pallottole dumdum, o gli pareva, per usare quel grezzume di parola che disse lui, un’a.?». Da africano col suff. ‑erìa, qui spregiativo. ‘Roba da africani’.

 

africanesco, 884/38: «il carattere tale e quale il colorito affumicato, […] carattere di fere veramente africanesche». Da africano col suff. ‑esco.

 

aggiglio, 612/17: «“E sti bottonelli, st’aggigli che la carnaccia si getta fuori”». Dal sic. aggigghiari ‘germinare’, ‘germogliare’ (ggigghiu ‘tubero’, ‘bulbo’).

 

agguancialato, 862/8: «aveva sistemato ruffianescamente spalliera e cuscini, coi centrini ricamati che di solito stanno dove poggia la testa del viaggiatore, per proteggere il velluto dalla brillantina e dall’olio dei capelli, spiegati come per vezzo sui cuscini agguancialati». Da guanciale, deriv. di guancia, col pref. a(d)‑ illativo. ‘Posto sulla guancia’.

 

agonirsi, 116/12: «“la gente che s’agoniva per privazione di sale”». Variante di agonizzare.

 

albeggìo, 88/4: «all’a., come fosse per varare, se n’era sceso alla marina». Da albeggiare col suff. ‑ìo di continuità. Variante dell’arc. albeggio.

 

allagnato, 327/29: «intrecciando una ghirlandella di ngangà allagnati». Dal sic. allagnàrisi ‘lagnarsi’. ‘Lamentoso’.

 

allarmosamente, 903/34: «Perché questo rimasuglio umano glielo doveva ricordare tanto a.?». Da allarmoso. ‘In modo allarmante’.

 

allarmoso, 56/26: «le loro scene allarmose, lo spavento». Da allarme col suff. ‑oso.

 

alleonirsi, 642/1: «gli pareva che questo Sole d’agosto, alleonendosi, scambiasse Ciccina Circé per la famigerata femmina». Da leone col pref. a(d)‑ illativo. Cfr. il sic. alliunari (< liuni ‘leone’) ‘divenir forte come un leone’. Variante dell’ant. alleonarsi ‘farsi leone’. ‘Infocarsi’.

 

allianamento, 1085/6: vd. allionamento. Nome d’azione del v. sic. allianàrisi ‘rallegrarsi’, ‘bearsi’.

 

allionamento, 1085/4: «era come se di fronte al tono d’a. di don Luigi, di fronte a quello sconchigliamento e incazzamento pieno, il tono di Ciccina Circé gli facesse ora l’impressione d’un vero e proprio allianamento». Nome d’azione del v. sic. alliunari. Cfr. alleonirsi.

 

amanteria, 31/20: «“È tutto un macello di guerre, ma se senti questi qua, ti pare quasi che sono tutte questioni di uomini per femmine, azioni di a.”». Da amante col suff. ‑erìa. ‘Commercio amoroso’.

 

ammalagnire, 485/34: «ammalagnito dalla fame». Da *malagno, deformazione di maligno. ‘Incattivire’. Cfr. il sic. mmaligniri ‘incancrenire di piaghe’.

 

ammascellare, 902/34: «gli avevano smangiato il cranio, […] allargato la bocca, ammascellandogliela in dentro, come gliela modellassero su quella, a becco, della fera». Da mascella col pref. a(d)‑ illativo.

 

ammazzasonno, 634/31: «Il famoso cervello a., se non ce l’aveva fatta a tenerlo sveglio, gli aveva dato però pochissimo agio al dormire». Dal tema di ammazzare e sonno, sul modello di ammazzacaffè e simili.

 

ammelodirsi, 779/39: «questo fischio o sibilo, sgraziatissimo, a un certo punto quasi quasi s’ammelodiva all’orecchio». Da melodia col pref. a(d)‑ illativo. ‘Farsi melodioso’.

 

ammignonarsi, 473/4: «la camerapermangiare, perso quel lustrìo che era tutto il suo bello, s’ammignonava sempre più, polverosa e miseranda». Dal sic. mignuno ‘piccoletto’, ‘meschino’ col pref. a(d)‑ illativo. ‘Ridursi in uno stato pietoso’.

 

amminnarsi, 660/3: «mezzi limoni o mezzi melloncini di Malta, questi gli facevano da petto femminino […]. Una volta che si erano capellati e amminnuti». Non dal sic. amminnari ‘attaccarsi per poppare’, ma dal sic. minna ‘poppa’ col pref. a(d)‑ illativo. ‘Provvedersi di finte mammelle’.

 

anguilloso, 103/11: «“Il personale v’aiuta, così bell’a. che l’avete”». Da anguilla col suff. ‑oso. ‘Snello e flessuoso’.

 

animala, 71/26: «ora pigliava apparenza di cagna o di rospo e ora di strana e nera a. senza testa». Femm. di animale. Trovato 221: «la transcategorizzazione, rispetto all’it. animale m., è dovuta al sic., in cui ad armali m. si contrappone armala f.»: ipotesi non suffragata da prove oggettive (questo tipo di transcategorizzazione giocosa è osservabile in tutte le varietà dialettali, specialmente meridionali).

 

animalessa, 655/30: «“Ma quale donna e madonna. Un animale, un’animalessa”». Femm. di animale. Cfr. animala.

 

animalogna, 1174/13: «non era più l’orcaferone, ma era il mare che respirava con la sua lena dentro la carcassogna. […] Il mare che l’a. copriva con la sua mole, pareva essersi veramente travasato nei suoi polmoni». Incrocio di animala e carogna.

 

animalona, 787/12: «“C’è dubbio che sei sta bella animona che mi t’immagino io incorporata dentro all’a.?”». Femm. di animale col suff. accrescitivo ‑ona. Cfr. animala.

 

anni annorum, 934/32: «a. a. addietro». Deformazione dell’espressione lat. per saecula saeculorum ‘nei secoli dei secoli’. ‘Molti e molti anni’.

 

annicchioso, 580/9: «la posa estatica e annicchiosa di quelle sue devote». Dal sic. annicchiàrisi ‘rannicchiarsi’.

 

annudato, 651/31: «col busto a. sino all’ombellico». Da nudo col pref. a(d)‑ illativo. Lo stesso che denudato.

 

annuovolamento, 805/3: «c’era da immaginarsi che in quel momento tutto quell’a. di fere d’ogni razza e colore se n’andassero per il canale nel risucchio dell’orca». Nome d’azione di annuovolarsi.

 

annuovolarsi, 900/33: «le vigliacche gli si annuovolavano dietro, fra le schiume». Incrocio di nuotare e volare col pref. a(d)‑ illativo. Si noti l’associazione, non solo fonetica, con annuvolare.

 

annuovoliamento, 884/24: «s’intravvidero degli annuovoliamenti di fere che salivano da Malta». Cfr. annuovolio.

 

annuovolio, 880/23: «E come si trattasse di tonnacchiolo, spada o al massimo verdone, quell’a. di pulci di mare architettarono allora nientemeno che lo scodamento dell’orca». Incrocio di nuoto e volo con pref. a(d)‑ illativo e suff. ‑ìo di continuità e intensità; lampante l’associazione fonetico-semantica con annuvolamento. Cfr. il commento a volìo.

 

apparolamento, 126/23: «“Con tutto st’a. che ci ebbi assieme al marinaro, qua si scaldò tanto, a senso mio, che mi pare quasi d’averci casa in tutto sto renarena e che ci ricevetti visita di amico. Sì, qua m’appaglio, qua mi poggio la testa sopra a tutte ste chiacchiere”». Nome d’azione del sic. apparulari ‘tenere uno in fede per parola’, qui con diverso significato. ‘Lungo colloquio’, ‘chiacchiericcio’.

 

apparolazione, 1209/27: «come se Boccadopa, non tanto con la sua mutilazione, quanto con la sua a. di eroe e martire, l’aveva oramai impressionato, pigliato a complice». Da parola col pref. a(d)‑ illativo, sul modello di affabulazione, di cui condivide il significato.

 

appassolito, 57/4: «gli avvicinava alla bocca l’uvetta appassolita nella cenere». Incrocio di appassire e mpassuliri (sic.) ‘appassire, dell’uva’, con sostituzione del pref. a(d)‑ a in‑, entrambi illativi. Non persuade la congettura di Trovato («D’Arrigo, molto probabilmente, evita la forma impassolita perché sentita come tipicamente messinese», 243), dato il diluvio di voci ed espressioni dialettali, anche d’area messinese, che invade ogni pagina del romanzo.

 

appensieramento, 1018/8: «sbavature di pensieri e appensieramenti». Nome d’azione del v. sic. appinziràrisi ‘impensierirsi’.

 

appropinquo, 29/10: «i soldati in a.». Variante a suff. zero di appropinquamento.

 

aqquagliato, 109/10: «se ne stavano aqquagliati tra carrubi e luppini». Da quaglia col pref. a(d)‑ illativo. ‘Acchiocciolato come una quaglia’. Quanto all’aberrazione ortografica cfr. il commento a riesumo.

 

armimbroglio, 3/1-2: «Quando capitava che nel suo strano capriccio di morte, lo spada sbattesse per là, erano parole e scene sicure con quei notorii armimbrogli». Dal tema di armare e imbroglio. ‘Grande imbroglione’.

 

arremarsi, 571/21: «la lancitta sa che mare pigliare, s’arrema nella calante e ti porta». Da rema (voce sic. con la quale si indicano, nello stretto di Messina, il flusso e il riflusso periodico tra il versante ionico e il versante tirrenico, in corrispondenza delle maree) col pref. a(d)‑ illativo. ‘Immettersi nella rema’.

 

arruffiarsi, 776/27: «l’orcaferone non stava affatto per levare il disturbo. S’arruffiavano con lui le fere». Da arruffarsi col suff. merid. iterativo ‑ïare (= ‑eggiare).

 

assassinaggio, 166/23: «meraviglia di assistere a un prodigio, alla rivelazione della fera, di quella lordona di mente dentuta, che si sollevava d’un balzo da tutte le tranellerie e gli assassinaggi di una vita». Da assassinare col suff. di abbordaggio e simili. Variante del raro assassinamento ‘assassinio’, ma anche ‘angheria’, ‘aggressione’.

 

assilurato, 757/2: «“non esiste animale più dannatamente viaggiatore dell’orca, […] come se nemmeno interrompesse quel suo nuotare a.”». Da siluro col pref. a(d)‑ illativo. ‘Veloce come un siluro’ (anche in riferimento alla forma oblunga dell’orca).

 

assonnolire, 449/4: «un solletichio di suoni senza senso, assonnolenti». Dal raro insonnolire, con cambio di pref.

 

assudare, 975/30: «“fu assodato. Anzi, assudato, sudato”». Incrocio giocoso di assodare e sudare. Cfr. il sic. assudari ‘assodare’.

 

attigrato, 629/23: «come un manichino caricato a corda, con quel sorriso fisso, finto, a.». Da tigre col pref. a(d)‑ illativo. ‘Simile all’espressione della tigre’.

 

attizzonito, 87/36: «sbarazzarono poi le macerie, pigliarono quei valenti corpi attizzoniti». Da tizzone col pref. a(d)‑ illativo, sul modello dell’agg. sic. attizzunatu ‘annerito’.

 

attonnellato, 934/4: «e invece quella, per quanto tutta sterminatamente attonnellata, con un terrificante colpo di coda, trasvolava». Da tonnellata col pref. a(d)‑ illativo. ‘Pesantissimo’, ‘Mastodontico’.

 

attribolato, 263/29: «Caitanello la guardava a bocca aperta, quasi gli venivano le lagrime per la commozione e la Mezzogiornara allora […] dette delle culate d’acqua così mastre in direzione del suo compagnello a.». Dall’ant. tribolo ‘preoccupazione’, ‘tormento’ col pref. a(d)‑ illativo.

 

attubolato, 740/17: «Il ferone […] lungo a. potentissimo come un sottomarino». Da tubolare col pref. a(d)‑ illativo. ‘A forma di tubo’. Cfr. assilurato.

 

attunnellato, 40/34: «“Specie di cavernone, tutti belli attunnellati. Ripieni di […] nascondigli”». Da tunnel col pref. a(d)‑ illativo. ‘A forma di tunnel’.

 

avvaporamento, 571/37: «per un certo stillastilla umido, caldo, per un certo a. in mezzo all’anche, all’ultimo, ultimissimo momento, si scandaliava che l’aveva afferrato uno stimolo di pipìare». Nome d’azione d’un supposto *avvaporare, da vapore ‘calore’ col pref. a(d)‑ illativo.

 

avvaporato, 934/2: «si sentivano al sicuro da quel terribilio a. di sangue schiumante». Cfr. avvaporamento.

 

avvezzeggiare, 973/21: «Il primo, primissimo inizio della grande incazzatoria di ’Ndrja doveva essere qui, a questo ’Ndrjuzza di suo padre, che non si capiva da dove gli fosse venuto […] di avvezzeggiargli il nome». Da vezzeggiare col pref. a(d)‑ illativo, qui con valore intensivo. ‘Alterare con intenzione affettuosa’. Trovato ne identifica giustamente il modello nel sic. mmizzigghjari ‘vezzeggiare’, «con m‑ allomorfo di n‑ ‘in’ e *vizzigghjari» (235).

 

avvirgolato, 171/5: «ed era come se […] l’animale si risvegliasse […]: pareva riassommare in quel momento, a. fra testa e coda». Da virgola col pref. a(d)‑ illativo. ‘Arcuato’, ‘A forma di virgola’.

 

avvittimato, 804/20: «considerata l’aria avvittimata e strambatizza». Da vittima col pref. a(d)‑ illativo. ‘Che ha l’aria triste e smorta d’una vittima’.

 

avvociamento, 1068/9: «come se tutto l’a. che aveva fatto […] li avesse […] insorditi». Nome d’azione d’un supposto *avvociare, da vociare col pref. a(d)‑ illativo. ‘Prolungato gridìo’.

 

avvorticati, 894/38: «Rifiuti e bastardelli lo pizzicavano qua e là, attorno attorno, o a.». Agg. plur. tratto da vortice col pref. a(d)‑ illativo. ‘Che formano gorghi turbinosi’.

 

avvulcanare, 45/21: «“che un gran femminaro ci addobbasse. Ci avvulcanasse di sotto”». Da vulcano col pref. a(d)‑ illativo. ‘Suscitare un focoso eccitamento sessuale’.

 

balanzare, 12/31: «balanzarla fra le braccia come una pupitta». Dal sic. bbalanza ‘bilancia’ (valanzari ‘soppesare’). ‘Cullare’.

 

bambolalenci, 15/19: «“Sta b., preziosa e difficile di gusti”». Incrocio di bambola e (panno)lenci. ‘Bambola fatta di pannolenci’.

 

baraondoso, 521/35: «le barbare schifose, pomponellavano baraondose». Da baraonda col suff. ‑oso. ‘Che fa baraonda’.

 

barbarietà, 665/13: «Indelicatezza? B., doveva dire». Dal sic. bbarbarìa ‘barbarie’.

 

bavasbava, 211/38: «in mezzo alle bavesbave delle schiume». Duplicazione di bava con infisso ‑s‑ intensivo (o sottrattivo, qualora il secondo elemento equivalesse a sbavatura).

 

bazzicamento, 209/33: «vincolo di sangue o comparaggio o anche semplice b.». Nome d’azione di bazzicare.

 

benvolonté, 43/19: «“b. accondiscesi”». Comp. di ben(e) e fr. volonté. ‘Di buon grado’.

 

biliamento, 960/8: «“a che punto di b., quei disgraziati lo possono ridurre”». Nome d’azione del sic. bbiliàrisi ‘arrabbiarsi’.

 

bilìo, 228/9: «per consolarlo di quel suo b.». Dal sic. bbiliàrisi col suff. ‑ìo di continuità e intensità. Cfr. biliamento.

 

boccazzeria, 1041/31: «con la sua b. e sboccatezza». Dal sic. bbuccazziata ‘millanteria’ col suff. ‑erìa.

 

bollìo, 138/15: «al primo b. […] nel testo di terracotta». Da bollire col suff. ‑ìo.

 

bomboatta, 542/11: «le bomboatte, ovverossia le bombe di boatta per fare assassinaggio di mare, salsa di pesci vecchi e di pesci ancora con gli occhi chiusi, lattume, ovarina». Incrocio di bomba col sic. buatta ‘scatola di latta per conserve alimentari’.

 

bomboattamento, 879/1: «portarsi fuori tiro dal b. di Dumdum». Nome d’azione di bomboattare.

 

bomboattare, 323/23: «quelli intanto continuavano a b. con le loro boatte esplosive». V. denom. da bomboatta.

 

bomboattiere, 866/24: «in cerca di qualche raro pescatore azzardoso, ma specialmente di intrallazzisti e bomboattieri». Da bomboatta col suff. di fuciliere e simili.

 

bomboso, 306/20: «sagome corte, sfilate o bombose». Da bombato, di cui condivide il significato, con cambio di suff. Secondo Trovato (275) dal sic. bbumma ‘bernoccolo’, ‘bitorzolo’.

 

borghesaro, 98/8: «morte soldatara, non la solita morte di sempre, borghesara». Da borghese ‘non militare’ col suff. ‑aro di mestiere.

 

brandellato, 897/25: «il fianco sfracellato […] sotto la mole brandellata». Da brandello.

 

brublu, 516/31: «brune, bluastre, b.». Incrocio di bruno e blu(astro).

 

calamitosamente, 887/5: «come se l’aria […] lo aspirasse c.». Dal sic. calamitusu ‘attraente’, ‘avvincente’. ‘Con la potenza d’una calamita’.

 

calcararo, 140/14: «labirinto di case calcarare. […] come se il paese incordonato lo avessero murato tutto intorno intorno, facendoci poi con la calce una grande croce sopra». Da calcareo con sostituzione del suff. pop. ‑aro al cólto di aureo e terreo (cfr. le caratteristiche case calcaree dei pescatori dello Stretto; e si noti che di calce si parla nel contesto). Secondo Trovato (224-25), invece, «non si può non pensare» al sic. carcararu ‘rozzo’, ‘fabbricato alla meglio’; ma si stenta a ravvisare per quale motivo il personaggio, nativo di quei luoghi, avverta il bisogno di rimarcare la rozzezza e la povertà delle abitazioni in un momento in cui si tratta di ben altro. Vd. pure incalcarato: «fuori di quell’abitato i.».

 

caloforare, 892/8: «il mare appariva ora come ribellionato. Attorno alla colossale bombatura nera, era tutto un basso, soffocato c. di bocche schiumose». Da calòfaro ‘vortice’ incrociato con forare (s’allude alle fere che, in massa, azzannano — forare — lo sfinito orcaferone).

 

campanelluto, 1084/24: «trecciuta […] e campanelluta». Da campanello col suff. ‑uto. ‘Bardato di campanelli’.

 

canepadro, 129/18: «come cane e padrone […] è sempre il padrocane e il c. quello che sempre resta». Incrocio di cane e padro(ne).

 

caparbiosamente, 1188/29: «pigliandosi c. fra i denti ora il labbro di sopra, ora quello di sotto». Dal sic. caparbiusu ‘fortemente ostinato’.

 

caparbiosità, 1151/11: «trinciavano strisce di ventresca come Caitanello nella cameraperdormire, con quella sua c. come di dare sfogo alla sua mano destra e contempo al suo accoramento». Cfr. caparbiosamente.

 

capellarsi, 659/23: «a cominciare dalla testa, capellandosela tutta con filamenti d’aliga». Da capello. V. denom. da capello sul modello del sic. capiḍḍiarisi ‘strapparsi i capelli per dolore o rabbia’. ‘Mettersi in capo qualcosa a mo’ di capigliatura’.

 

caprioleggiamento, 180/6: «mosse di volo e caprioleggiamenti diversi e repentini». Nome d’azione del raro caprioleggiare ‘far capriole’.

 

carcassogna, 92/24: «questo arraffarraffa, insieme alla spraticità, risultava dallo stato della c. uscita dalle loro mani». Incrocio di carcass(a) e (car)ogna.

 

carcassorca, 1125/39: «Il mare si seccò, issofatto dovette dirsi, la c. l’appestò, l’animalone orcinuso gli rappresentò morte». Incrocio di carcass(a) e orca.

 

carogneria, 1171/32: «tutto piaghe e c.». Da carogna, in senso proprio, col suff. ‑erìa, qui spregiativo.

 

carognoso, 536/29: «E di fronte a questa strana bramosia di sarda nella fera, che i suoi bocconi preferiti se li sceglie altroché fra quelle minutaglie, ignoravano forse che la sarda era il falso scopo del boccone, e che il vero era la scarda di cristiano che si trova incorporato in almeno due su tre di quei pescicellazzi carognosi?». Da carogna col suff. ‑oso. ‘Che si nutre di carogne’.

 

casobello, 172/4: «il famigerato c. feradelfino». Dalla locuz. lat. casus belli.

 

cassinfernale, 157/7: «l’ultima bomba della c., che chiude in bellezza e mistero la luminaria dei giochi d’artificio». Comp. di cass(a) (contenente i fuochi d’artificio) e infernale (il frastuono degli spari).

 

catafalcato, 1169/17: «Portarono allora gli occhi sull’orcaferone, e tempo un minuto, […] lo videro muoversi, arremato, lentone lentone, c. alla deriva». Da catafalco ‘palco ove si pone la bara nelle cerimonie funebri’. ‘Trasportato (dalla corrente marina) come su un catafalco’.

 

cernimento, 660/36: «c. di corpo come in una danza dei sette veli». Nome d’azione del sic. cèrniri ‘dimenarsi camminando’.

 

ciglioso, 761/29: «c., con le palpebre di chi ha sempre perso molto sonno». Da ciglio col suff. ‑oso. ‘Acciocchito’, ‘Intorpidito’.

 

cineraglia, 32/12: «“Avrebbe a gettarsi c. in testa”». Da cenere (la grafia culta sarà dovuta all’etimo lat. cinis, ‑eris) col suff. collettivo ‑aglia.

 

clausurare, CN 129/10: «mosca […] trattenuta, clausurata». V. denom. da clausura.

 

cocotteria, 216/32: «Per la fera, questo è l’abbiccì, ma quella non fece altro, anche se non era più tanto muccusa, da sapere solo l’abbiccì di tutte le miria di numeri di varietà e cocotterie, di cui fa sfoggio una fera per il suo scopo». Dal fr. cocotte ‘donna galante, di facili costumi’ col suff. ‑erìa.

 

cocottiarsi, 214/33: «si baliava e si cocottiava tutta». Dal fr. cocotte (cfr. cocotteria) col suff. merid. iterativo ‑ïare (= ‑eggiare). ‘Darsi arie da cocotte’.

 

commemoriativo, 1134/24: «quell’appellativo di idolo, memoriativo, c.». Variante di commemorativo, di cui condivide il significato, costruita su memoria anziché su memorare.

 

commentariare, 61/4: «commentariò ancora la madre». Da commentario secondo il rapporto di commento a commentare; ma anche da commentare col suff. merid. frequentativo ‑ïare (= ‑eggiare).

 

comodoso, 40/13: «[ferry boat] Servizievole. C.». Da comodo col suff. ‑oso. ‘Confortevole’.

 

controrealtà, 281/12: «irrealtà o c.». Comp. di contro‑ e realtà.

 

convalescenziarsi, 777/9: «“sanato sì, ma delicato ancora, fa quattro passi per c.”». V. denom. da convalescenza. ‘Cercare di riprender vigore dopo una malattia’.

 

conversario, 36/28: «discorso a c., che era parlare accademico del più e del meno». Variante di conversazione, sul modello di commentario.

 

cramposo, 585/8: «Non sarai di certo tu, c. Manuncularais». Da crampo col suff. ‑oso. ‘Pieno di crampi’, ‘Invalido’.

 

cristianara, 409/9: «gli aveva fatto segno verso le palme che si dondolavano davanti a quel lungo rettangolo di sabbia cintato di canne, che di lontano si poteva scambiare per una mellonara come le altre ed era invece una c.». Da cristiano, nell’accez. fam. di ‘persona’, col suff. ‑ara (= ‑aia) di abetaia, risaia, ecc. ‘Cimitero’.

 

cupocupio, 425/4: «come è la pelle, tale è il carattere, rustico e scabroso, dello stesso colore verdastro, bilioso, del perpetuo, micidioso c. che gli impronta la faccia». Da cupocupo (vd. tra le Duplicazioni a grafia sintetica con valore elativo) col suff. ‑ìo. ‘Tenebrosità’, ‘Sinistra cupezza’.

 

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Crediti immagine: Winky from Vancouver, Canada [CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

 


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