16 luglio 2017

Chi dice cinema - 1

C’è una foto notissima dei fratelli Auguste e Louis Lumière. In posa, sorridenti (più Auguste dell’occhialuto Louis, a dire la verità); gli occhi di chi sta per lanciare una locomotiva contro i primi spettatori cinematografici della storia (o l’ha già fatto? Per le datazioni immediate le foto in sé sono poco chiarificanti). In posa: s’è detto. Ma per chi? La foto qui citata li vede di fianco, gli sguardi persi di là dal marginedestro dell’inquadratura.
Chi è l’oscuro regista, il guardatore di sguincio che ha ritratto i Fratelli lucenti mentre loro, semplicemente, posavano per un altro occhio; per qualcuno che comunque nella foto non compare se non come sottinteso?
È vero che, come sempre, è inverosimile pensare a qualsivoglia gesto-forte fatto all’insaputa dei protagonisti del gesto stesso (di là dalle ridicole premesse teoriche che queste performance di solito accompagnano…): ma chi è il primo ladro di luce ai fratelli Lumière?
E ancora: di là dalle febbricitanti scosse radiose che ancora ci procura, il pensiero di quel treno (fortunatamente in orario con la storia e non con le pretese dei tragici-ridicoli di lì a poco), di quegli sbuffi di vapore fatti di fotografie “in movimento”, delle urla di terrore e di incredulità dei primi spettatori paganti… Quanti conoscono le parole di cui sono fattii film? Da dove viene lo stesso film di cui stiamo parlando?
Piano-sequnza, profondità di campo, controcampo e pellicola. Il materiale, l’artigianato fino con cui si sceneggiano nei fatti Citizen Kane e Dersu Uzala, Lo chiamavano Tresette e Il tesoro della Sierra Madre. Tutte le parole che precedono lo scintillìo gridato dell’Azione!
Così. Se non siete mai stati in grado di capire cosa unisca “West Side Story” e “Un jeans e una maglietta”; ma anche se avete ben presente da sempre il legame intrinseco e ineludibile tra gli esperimenti di Murnau e il genio rammodernato di Ivan Reitman. Se amate coltivare campi e controcampi, se vi siete sempre chiesti di cosa siano fatte le pellicole e in cosa realmente consista un super8: questi sono i glossogrammi per voi.
 
1. Regia
 
A. «La regia era la reggìa (una variante scherzosa di reggia per ‘sedia’, ‘poltrona’, ecc.), la sedia del regista… Da qui, in generale, l’opera artistica del “direttore”…»
B. «Regìa nel senso di ‘coordinamento’ e di ‘direzione’ (artistica) di un’opera teatrale, cinematografica, ecc. è già attestata nella prima metà del Novecento…»
C. «Il termine italiano regista da regia ha dovuto “combattere”, per affermarsi, col francese régisseur e con le “varianti” per così dire colte… còrago e regulasto…»
 
2. Cinema
 
A. «Dal greco kinēma – in parte: perché conta anche il -graphe ‘-grafo’, ecc. – con il significato di ‘movimento’ abbiamo, in sostanza, il cinematografo (quindi cinema, “francesemente”) e (almeno sin dagli anni Venti) cinematografaio ‘chi si occupa professionalmente di cinema’…»
B. «Cinema, un tempo anche sìnema, è l’abbreviazione del termine inglese cynematographic; e per così dire “data” dagli anni Venti: da quando cominciarono ad arrivare i primi film d’Oltreoceano… Fino a sostituire per sempre il termine bioscopio…»
C. «Il tedesco kinemat ‘inchiostro automatico’, letteralmente, è un conio di Murnau fatto in pieno ambiente espressionista, all’inizio del Novecento… Identificava, all’inizio, un tipo di pittura amata dal regista – fonte ispiratrice dei suoi stessi lavori…»
 
3. Fotogramma
 
A. «Il fotogramma è l’unità “di peso” della luce; almeno: secondo la definizione che ne ha dato il chimico danese Heimelsön…»
B. «Di regola, il fotogramma ha a che fare con la luce (come da prefisso): ed è l’immagine fotografica da cui si ricava, in un secondo momento, la cosiddetta “chìmmia marsicale”…»
C. «Fotogramma viene dal francese photogramme, attestato già alla fine del XIX secolo, così come photographie (quest’ultima, con tutta probabilità dall’inglese photography)…»
 
4. Film
 
A. «Il film, poi diffusosi come termine tecnico in tutto il mondo, praticamente, era il nome inglese delle ‘pellicole a rulli, ecc.’…»
B. «Il termine settecentesco (tedesco) filmen ‘striscia di stoffa per le scenografie teatrali’ è stato poi usato, nell’Ottocento, per indicare i primi ‘rulli dagherrotipici’ della “fotografia primitiva”…»
C. «Il termine film è identificato con ‘lungo nastro’, ‘pellicola negli apparecchi cinematografici’, ecc. solo a partire dagli anni Cinquanta. In precedenza si usava il termine copy-ribbon, poi dimenticato fino agli anni Ottanta, quando è stato per un breve periodo usato per indicare i primi floppy-disk della Apple…»
 
5. Inquadratura
 
A. «L’inquadratura, ovvero ‘lo spazio visivo ripreso’, in sostanza, è il risultato dell’univerbazione del sintagma “in quadratura”: e ha a che fare con la terminologia astrologica medievale (la porzione di cielo occupata da una costellazione, ecc., ecc.)…»
B. «Inquadrare era un termine tecnico della medicina rinascimentale (dall’arabo en-qwadrâr) che si riferiva alla ‘porzione di spazio’ entro cui operare – di solito segnata con una tracciatura su un lenzuolo di lino bianco…»
C. «Bisogna stare attenti a non far coincidere precisamente il termine militaresco inquadramento con il tecnicismo cinematografico inquadratura…»
 
6. Ripresa
 
A. «La ripresa nel senso teatrale di ‘rappresentazione ripetuta a distanza di un certo tempo dall’ultima, ecc.’ è con tutta probabilità un calco dal francese reprise: ma sarebbe quantomeno azzardato mettere in relazione l’àmbito teatrale con quello cinematografico…»
B. «La cinepresa è figlia semantica dell’ottocentesco “macchinario da riprehensa”, un apparecchio per la fotografia inventato dal veneziano Domenico Remprenzini…»
C. «Nel cinema, la parola ripresa – una sostantivazione del participio passato di riprendere – ha assunto primariamente il doppio valore (attestato) di ‘biasimare’ e di ‘continuare’… L’ha usata per primo il regista italiano Bragaglia, in un film degli anni Trenta latamente polemico…»
 
7. Ciac
 
A. «Così come Oscar – almeno in base alla leggenda vulgata – è il nome dato alla statuetta omonima da un geniale anonimo (“sembra mio zio Oscar…”), così il ciac, in origine chuck o chuk, è il nome dato da John Ford alla tavoletta “segnascene”, rumorosa e – soprattutto – legnosa come suo zio Chuck Ford, mediocre interprete di vaudeville…»
B. «Il cha cha cha (il ballo) veniva chiamato, un tempo, anche chak-a-chak-a. Per un episodio occorso durante la lavorazione del film di John Huston Un giorno io mi sveglierò, nel ’34 (un tecnico ubriaco che, con la tavoletta “segnascene” in mano, prese a ballare al momento del grido “azione”), la “tavoletta” venne ribattezzata dal regista statunitense chak e poi ciak o ciac…»
C. «In italiano, la voce onomatopeica ciac (o ciacche), “identifica” il ‘rumore delle onde del mare’, lo ‘sbattere qualcosa di molle’, ecc. Nel cinema l’onomatopea s’è concretizzata nella tavoletta “segnascene”: il ciac, per l’appunto…»
 
8. Sequenza
 
A. «Il termine sequenza, che solo nel Novecento ha assunto il valore tecnico-cinematografico di ‘serie d’inquadrature’ che in qualche modo esprimono ‘un nucleo narrativo unitario’, viene direttamente dal latino sequĕntia(m)…»
B. «Nel cinema, il termine sequenza viene dallo spagnolo buñueliano se quênza ‘si richiama’: i famosi passaggi metaforici del genio surrealista…»
C. «Il francese ha condizionato tanto il senso cinematografico di sequenza quanto il valore di ‘serie progressiva’, ecc. nei giochi di carte…»
 
9. Controcampo
 
A. «Composto di contro- e campo, nel cinema è l’inquadratura fatta usando ‘due diverse cineprese contemporaneamente che inquadrano lo stesso punto nella stessa direzione’…»
B. «Nel cinema è ‘l’inquadratura dall’alto, fatta perlopiù in “ripresa aerea” e da un aeroplano o da un elicottero…’»
C. «Il controcampo è… per così dire… L’opposto del campo… Prima si gira il campo, poi il controcampo, capito?...»
 
10. Montaggio
 
A. «Il termine “cinematografico” montaggio viene dal francese montage: ed è un riadattamento di un termine coniato dal pittore Édouard Manet per indicare l’arte poetica di Mallarmé…»
B. «Il montaggio, agli albori del cinematografo, era l’operazione di carico e scarico delle pellicole dai camion… Da qui, l’azione di composizione della pellicola direttamente nella cinepresa…»
C. «Il montaggio, che è poi per molti la ‘base fondante’ l’arte cinematografica… consiste tecnicamente nel ‘tagliare e giuntare tra loro i pezzi di pellicola che devono comporre un film’…»
 

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