16 luglio 2017

Ius Soli, indiscutibilmente

Chi ricorda La legge è legge, un film del 1958 di Christian-Jaque? Con Totò e Fernandel. Totò, un contrabbandiere; Fernandel, un ligio doganiere francese di madre italiana. Ferdinand Pastorelli. Chi si ricorda di come un cambio di segno, un semplice trucco legato alla linea di confine (appunto), trasforma l’eroico, onestissimo, bonario e doncamillesco Fernandel in un disertore (il che, di suo, non sarebbe in sé un problema, ricordando Vian), un paria (il che, ancora: non dipende da chi lo è ma da chi legittima, criminalmente, un’oppressione), un bandito (in senso pieno: proprio nel valore di ‘scacciato’), un killer alpino?
E chi si ricorda – adesso, in questo momento, all’altezza di questo stesso rigo – che il futuro generale Napoleone Bonaparte, “l’Imperatore dei Francesi” (quanto ridicolo, nelle ratifiche di potere, in aggiunta alle tragedie di sangue che si portano dietro) è nato esattamente quindici mesi dopo il Trattato di Versailles del 1768? Il trattato – per chi non se ne ricordi - con cui la Repubblica di Genova cedeva, per debiti, la Corsica al re di Francia. E chi si ricorda, invece, che il ‘padre della patria’ Giuseppe Garibaldi è nato cittadino francese in quel di Nizza, nel 1807; battezzato con il nome di Joseph Marie Garibaldi (a questo punto, evidentemente ossitono: quindi Garibaldì)?
Per dire, con queste righe volutamente sgangherate, varie cose. Che gli esseri umani, in quanto vivi, si muovono, viaggiano, cambiano di posto nei luoghi e nel tempo. Come le lingue che parlano. Quando gli uomini e le lingue sono vivi. Per l’appunto.
E che cercare di identificare un popolo, un individuo, sulla base giuridica dei “luoghi che per tràmite sanguigno e privilegio di nascita gli hanno trasmesso i propri genitori” significa, semplicemente, sragionare. Con tutti i sinonimi di pazziare, ‘dire cose insensate’, ‘non essere, momentaneamente o per sempre, in grado di motivare logicamente una propria opinione personale’ ecc.
(E non si azzardi nessuno a mettere sullo stesso piano il sacrosanto, individuale, ineludibile, privatissimo diritto alla nostalgia o all’affetto per un luogo in particolare con l’inviolabile, indiscutibile diritto a garantirsi un’appartenenza giuridica – visto che sul diritto si fondano le società – venendo al mondo!)
Per dire, ancora, che è solo una sorta di “fluttuante mappatura organizzativa” (al meglio) quello che s’è venuto a creare nei secoli in questo nostro buffo pianeta. E che le cittadinanze, in generale, dovrebbero essere date a chi un luogo lo abita, anche se non c’è nato. Figurarsi l’assurdità di tergiversare sul nulla; l’incredibile stupidità di un divieto “di potersi dire nato qui – se si è nati proprio qui”.
Così. Se pensate che anche il Presidente della Repubblica e il Presidente della Camera dovrebbero concentrarsi principalmente sull’importanza dello ius soli, tralasciando retoriche e francamente inutili precisazioni (che già da tempo godono di cittadinanza nell’opinione comune). Se credete che chi nasce qui è di qui; e soprattutto se siete dell’idea che con qui si possa – si debba – intendere l’intero pianeta, considerando quindi strano e riduttivo restare impelagati a lungo in questioni che dovrebbero essere risolte in pochissimo tempo. Ecco, di séguito, i giusti glossogrammi per voi.
 
1. Suolo
 
A. «L’attestazione di solo per ‘strato superficiale della crosta terrestre’ ecc. è leonardesca e risale al XIII secolo…»
B. «Il suolo era, nell’antichità, il sŏliu(m), il ‘seggio’, ovvero il ‘trono’ che garantiva il diritto di sangue della discendenza monarchica…»
C. «Con suolo s’intende ‘luogo’, o ‘paese’ almeno dall’inizio del XIX secolo, più o meno…»
 
2. Cittadinanza
 
A. «La cittadinanza, in realtà, nel diritto romano è la qualifica statutaria della civĭtadīnitas, la condizione ineludibile per perdere lo statuto di ‘migrante’…»
B. «Con cittadinanza nel senso di ‘appartenenza del singolo a uno stato’ siamo già nel XVIII secolo, se non mi sbaglio…»
C. «Cosa sia la cittadinanza… Sia ‘l’appartenenza di un individuo a uno stato’, sia ‘gli abitanti di una città’ ecc. … Bene: lo si sa almeno dal Trecento…»
 
3. Nascere
 
A. «Per il sostantivo nascita ‘atto, modo del nascere’ bisogna aspettare il Seicento inoltrato: perché il termine sostituisca definitivamente il panitaliano nascitata da nascīnitas…»
B. «Il verbo nascere ha sin dal Medioevo anche il valore – purtroppo spesso vanificato – di ‘cominciare a funzionare’ ecc.»
C. «Con nascere da nascīre (in luogo del classico nĕscio) solo dalla Controriforma s’intende ‘venire alla luce’…»
 
4. Mondo
 
A. «La mondanità era, nell’Ottocento umbertino, ‘cosa futile e frivola’…»
B. «Agl’inizi del XIV secolo troviamo attestazioni di mondo nel senso di ‘totalità degli uomini’ e della stessa ‘vita umana’…»
C. «… Con “omnia munda mundis” Don Abbondio intendeva ribadire la varietà ineffabile di ‘tutti i mondi dell’universo’…»
 
5. Qui
 
A. «Com’è noto, da (ĕc)cum hīc si è arrivati a *cuwhic e poi a *kwhuic e kwhui, ‘non subito’, poi ‘quasi’ e ‘qui’…»
B. «L’avverbio qui – dal Trecento attestato anche con il valore di ‘in questo momento’ – vale ‘in questo posto’, ‘in questo luogo’, da almeno mille anni…»
C. «Con qui nel Medioevo s’intendeva il qui rites omnes, il prosieguo dei riti della cittadinanza dei ‘quiriti’ latini…»
 
6. Civiltà
 
A. «Fin dal XIV secolo con civiltà s’identificano anche la cittadinanza e la ‘gentilezza’…»
B. «La civiltà è l’esatto opposto della moriātitas: ed era, nel diritto medievale - com’era giusto – appannaggio esclusivo delle classi abbienti…»
C. «Civiltà viene da civilitătem, a sua volta da civīle(m)…»
 
7. Sensatezza
 
A. «L’aggettivo sensato con il significato di ‘che ha buon senso, che dimostra assennatezza’ è attestato più o meno dall’inizio dell’Ottocento…»
B. «Il sostantivo sensatezza – nel suo valore primario di ‘qualità di sensato’ – dovrebbe essere registrato la prima volta, se non mi sbaglio, nella prima metà del Settecento…»
C. «Il paradosso semantico del termine sensatezza è che il sintagma senza atezza ‘senza scelta’ è stato frainteso in sensatezza ‘ciò che è intelligente’ ecc. per vicinanza con l’aggettivo sensato…»
 
8. Giurisprudenza
 
A. «La giurisprudenza è la ‘scienza del diritto’, almeno per quel che riguarda il suo significato storico…»
B. «Un giurisperito, se non sbaglio, è ‘un illustre avvocato’, o ‘magistrato’ del ‘passato’ ecc. ecc. riconosciuto come massimo esperto dai suoi eredi…»
C. «La giurisprudenza ha a che fare con la ‘cautela sui diritti’, etimologicamente…»
 
9. Comunità
 
A. «Stando alle descrizioni dizionarie, già nel Trecento con comunità s’intendeva ‘un gruppo di persone unite da sentimenti e vincoli comuni’…»
B. «Con comunità s’intendeva, nel Quattrocento, la cummŭnitas ‘l’insieme di commi di un testo giuridico’…»
C. «Con comunità, nel Cinquecento, s’intendeva esclusivamente ‘chi riceve la Comunione’, chi compartecipa del ‘Sacramento dell’Eucarestia’…»
 
10. Indiscutibile
 
A. «L’aggettivo indiscutibile vale ‘che non ha bisogno di discussioni perché è evidente’…»
B. «L’aggettivo indiscutibile vale ‘che è in corso di discussione e pertanto poggia su solide basi accertabili’…»
C. «Con l’aggettivo indiscutibile s’intendeva ‘la possibilità in-discutibile’ nella filosofia kantiana…»
  

 


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