16 luglio 2017

Dei regionamenti

Tra un errore di ortografia di Lavitola e uno sfogo sintattico significativo di Fiorito (che siano d’avvero migliori certi colleghi di cella, soprattutto se molti colleghi di cella sono a piede libero?); tra una difesa di Formigoni e un’insistenza di Penati (tristi famigli di una stirpe antica, per non scomodare il poeta); tra accuse e difese, ridenti cittadine della Sicilia che si aguzzano al primo flash e si fanno difensori d’ufficio, minimizzatori di reati penali, amministratori in odore di peculato, soldi pubblici privatizzati fino alla rastremazione completa (e compiuta) nel singolo.
Ecco che tra tutte queste frasi sconclusionate s’affacciano, evidenti sotto il Sole, i Regionamenti. E viene alla mente – per quel che ostinatamente ne rimane – prima ancora che l’Aretino (o chi per lui: in grado di mettere a fuoco una classe sociale qualsivoglia in tre battute), il mònito – una luce in fondo al buiame tirannico di Ghostbusters II; e un faro, a spaccare in due la nebbia del grottesco – dei versi di Pasolini a Bertolucci, «L’intelligenza non avrà mai peso, mai, / nel giudizio di questa pubblica opinione».
Perché il problema vero, in questa fase di regionamenti linguistici evidenti, alla portata di tutti, facilmente individuabili, chiari nel loro svolgimento sintattico-retorico (per continuare a dissipare fastidiosi dubbi interpretativi – di là dalla pochezza oggettiva degl’interpreti) è quello della ricezione. La famosa (famigerata?) sindrome di Cornacchia. Il citatissimo – soprattutto in questa sede – personaggio di Nino Manfredi in Nell’anno del Signore di Luigi Magni. Quando spiega di essere ‘Pasquino’ a Giuditta-Claudia Cardinale. E le dice (più o meno) di sperare che il popolo “prenda nota”. «Se svejerà?», si chiede. «E che ne so?...». È notte. A Roma. E arriva improvvisa e geniale la domanda contro le persiane chiuse. «O vôi che te lo svejo io a serciate sule finestre? …».
Ai posteri, come si dice. In tempi di corvi, non sono categorizzate le cornacchie.
Sicché. Se il troppo regionare vi ha portato sulla soglia – e magari anche oltre – della disperazione. Se vi chiedete quale sapore linguistico abbiano le pubbliche ostriche, i nevosi suv, i viaggi di privata utilità; ma se – e solo se – vi interessano linguisticamente le sorti della sanità pubblica, la salvaguardia del lavoro, il giusto corso legittimo della giustizia secondo echi calamandrei (per trovare un aggettivo giusto). Ecco per voi i glossogrammi regionati a seguire.
 
1. Peculato
 
A. «Nella seconda metà del Seicento troviamo attestati sia pecolato sia peculato… E in entrambi i casi si tratta comunque di un illecito penale, quando un ‘incaricato’ di un pubblico servizio si appropria di beni ecc. ecc.…»
B. «Con peculato s’intende, tecnicamente, ‘un’ipotesi di crimine’ quando viene comunicata al giudice dal magistrato inquirente…»
C. «Il termine peculato ha a che fare evidentemente con il pecūlium, ‘il peculio’, ovvero – almeno in origine – i ‘beni posseduti da persone distinte dal padrone di casa’, poi utilizzabili in forma diversa per diverse occasioni ecc. …»
 
2. Ostriche
 
A. «Ci sono attestazioni settecentesche per ostricaio ‘luogo dove si allevano le ostriche’…»
B. «Dal punto di vista immediatamente impressivo, le ‘rughe’ dell’ostrica davano l’impressione, appunto, di una ‘vecchia strega’… Da qui l’espressione emiliana o’stria, ‘o strega’ ecc.»
C. «È molto probabile, per chi s’intenda di etimologia, che la terminazione in -ica di ostrica, da ōstrea(m), dipenda dal veneziano ostrega, a sua volta dal latino tardo ostrīca(m)…»
 
3. Regione
 
A. «Chissà perché non mi sorprende, visto certo familismo colpevole con cui spesso viene gestita… Che la voce popolare di regione sia rione… Se non mi sbaglio da un latino regiŏne(m)…»
B. «La regione era, nel tardo Medio Evo, l’arretīone(m)… Il ‘compenso per la gestione dei lavori pubblici nei quartieri cittadini’ a opera dell’arrattīnus, appunto…»
C. «Con regione s’intende anche ‘un ente amministrativo’ che, per natura dizionaria, ‘esercita attività nell’interesse dello Stato oltre che proprio’…»
 
4. Consigliere
 
A. «Il termine francese antico conseillier è alla base del nostro, settecentesco, consigliere… E la base di partenza è però il latino consiliăriu(m)…»
B. «Già nel XIV secolo troviamo attestato il senso generico di ‘chi dà suggerimenti ecc.’ per il sostantivo consigliere…»
C. «Il consigliere è di regola ‘chi risolve’, ‘chi prende l’ultima decisione’ ecc. … Almeno dal Seicento…»
 
5. Ladri
 
A. «Da latrōne(m) abbiamo avuto ladrone, ‘brigante’; del XIII secolo ladro, prima con il valore di ‘sporco, ripugnante’ poi ‘mercenario’ ecc.»
B. «Il ladro, nell’antichità, era l’incaricato del Senato che si doveva occupare del ‘recupero crediti’ casa per casa, soprattutto nei quartieri popolari dell’Urbe…»
C. «Oltre al sostantivo ladro (‘chi compie furti’ ecc.), dal Trecento – almeno – è attestato anche l’aggettivo ladro ‘che ruba’…»
 
6. Rimborso
 
A. «Tecnicamente il rimborso è ‘il rinforzo della diaria’, ‘la giunta dello stipendio’ ecc. fin dal Trecento… Letteralmente ‘la doppia borsa’…»
B. «L’aggettivo rimborsabile ‘che si può rimborsare’ è sempre pienamente e perfettamente legittimo in sé fin dal Cinquecento…»
C. «Il termine rimborso è un deverbale secentesco da rimborsare, ‘restituire a qualcuno il denaro che ha dato per conto d’altri o in prestito ecc.’…»
 
7. Finanziamento
 
A. «Il termine finanza deriva dal francese duecentesco finance, ‘risorse pecuniarie’…»
B. «Il finanziamento è, dal primo Settecento, la ‘fornitura di denaro’ che serve in una ‘determinata impresa’…»
C. «Il valore di finanziamento nel senso semivincolante di ‘promessa reciproca’ basata sulle intenzioni è una ratifica secondo-ottocentesca, più o meno…»
 
8. Fattura
 
A. «Con il termine fattura ‘stregoneria’ s’è poi cominciato a definire tutta una serie di operazioni di compravendita agli albori del credito bancario… Più o meno nel XV secolo…»
B. «L’attestazione di fatturato ‘adulterato’, quattrocentesca, di là dai ragguagli successivi (sulla differenza tra ‘manipolare’ e ‘fatturare’) resta comunque semanticamente convincente a tutt’oggi…»
C. «Del primo Novecento è fatturista ‘chi compila fatture commerciali’…»
 
9. Festa
 
A. «Con festa s’intende anche ‘accoglienza calorosa’ dal primo XIV secolo…»
B. «Con l’antico gerundivo festante – da un arcaico festare ‘far festa’ – s’intendeva, già dal Medioevo, ‘chi, grazie alle proprie capacità artistiche o comunicative, riesce ad allietare la brigata di cui fa parte’…»
C. «Il festaiolo era, fin dal Quattrocento, ‘chi, con i soldi comuni, sopraintende all’organizzazione di una festa’…»
 
10. Appropriazione
 
A. «Con appropriazione s’intende – già nelle prime attestazioni seicentesche – ‘l’appropriarsi’… Con la precisazione ottocentesca di “appropriazione indebita”, ovvero ‘il disporre di cosa altrui in modo arbitrario da parte di chi l’ha in consegna ecc.’ …»
B. «Con appropriazione s’intende – già nelle prime attestazioni ottocentesche – ‘l’appropriarsi’… Con la precisazione novecentesca di “appropriazione indebita”, ovvero ‘il tentativo di gestione congiunta di beni di regola amministrati dai singoli su mandato ufficioso della comunità’ …»
C. «Con appropriazione s’intende – già nelle prime attestazioni quattrocentesche – ‘l’appropriarsi’… Con la precisazione cinquecentesca di “appropriazione indebita (o in dēbita)”, ovvero ‘il disporre di cifre mutuate con una serie di obblighi di restituzione dilazionati nel tempo’ …»
 
   

 


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