16 luglio 2017

Risultati e punteggi di Le parole per Ognissanti

1.
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 1 punto
 
Che zucchino e zucchina siano diminutivi di zucca ce lo confermano il momentaneo buonsenso – che, seppure non è corretto sempre, necessariamente, in questo caso ci aiuta – e le attestazioni nei dizionari ottocenteschi. Da qui, 1 punto. La notizia falsa è che le attestazioni precedano in italiano quella di zucca. L’Erbario volgarizzato di Hyunden non esiste (1 meno meno). 3 punti alla B. Il latino tardo tĕsta(m) ‘vaso di coccio’ ha assunto, per tràmite parlato, il valore scherzoso di ‘testa’; con il tempo cristallizzatosi nel significato primario, al posto di caput. Lo stesso vale per zucca: ‘testa umana’ già in Dante (forse attinto al ‘parlar lucchese’: teste i richiami del Dizionario). E chissà che, con il tempo – la lingua si muove – zucca non soppianti testa. Come scrive il Sanesi: «be’ poco male: / quello che conta è il sale». 0 punti alla A. Incerta l’origine di zucca (chi parla di un metatetico *(co)zucca da cucūtia(m); chi del latino parlato *tūcca(m) ecc.). Anche se ancora in dubbio, non ce la sentiamo proprio di fidarci del pisano inventato. 0 punti.
 
2.
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
Per “caccia alle streghe” si deve partire dal calco di witch hunt; l’espressione d’età maccartista (l’intollerabile, devastante crociata anticomunista negli Stati Uniti degli anni Cinquanta): peraltro usata giornalisticamente sulla base della ‘caccia’ di salemiana memoria, ecc. Quindi: ‘bonifica’ dalle credenze sbagliate; “contesto degno”; i “migliori” (in senso etimologico): tutta questa descrizione, di là dai giochi – appunto – etimologici (che celano in effetti il loro contrario pragmatico), è contestualmente – si potrebbe dire, in senso storico – falsa. 0 punti. (0 meno meno, se possibile). 3 punti alla A. Da un (forse) onomatopeico stríx greco, s’è avuto poi il latino strĭge(m) per ‘gufo’; e strĭga(m) è, per l’appunto, variante popolare di strīx, ‘uccello notturno’. (Ah, la superstizione…! Giusto per affidarci al distacco esclamativo). Allora: strega è attestato nel Trecento. Stregone un secolo dopo. Il rilievo sulla terribile, italica misoginia di fondo ci porta all’uso dell’1 (non foss’altro per rispetto della denuncia). C’è però un rischio di pericolo per eccesso di ingenuità: perché non si tiene conto di quello che accade realmente. Si rischia, in sostanza, di scambiare i roghi per falò. Ed è grave (meno meno periodico, almeno). Tra 1 e 0 alla B. A seconda della lettura.
 
3.
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 1 punto
 
Avrebbe potuto – in un universo linguistico differente da questo – anche essere corretta, l’affermazione di correttezza – appunto – dell’uso transitivo di scherzare ‘schernire’, ecc. (ci è caro il verso degli Elii «Quand’ero piccolo tutti mi scherzavano»). Ma non con questo tono, in questo contesto, ecc. Scherzare transitivo è il milanese schersâ. È il longobardo scherzōn l’origine di scherzare. Allora: anche per ricondurre tutto alla giusta osservazione della realtà; e non soccombere di fronte a certe derive inesistenti di accostamenti discronici tra longobardo antico e italiano moderno: 0 punti alla A. È vero che scherzo è anche un brano musicale (da questo, 1 alla C): ma gli accostamenti logici, la falsa precedenza cronologica, ecc., di là dai significati più o meno puntuali, ecc., distruggono la credibilità della scelta C. (Il meno meno è un ‘classico obbligato’, evidentemente). La precisione della B ci porta nel paradiso momentaneo dei 3 punti. Senza scherzi.
 
4.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
I 3 punti della C sono semplicemente spiegati con il sospetto dei parlanti di fronte all’uso di ogni (di solito davanti a un sostantivo singolare) + sostantivo plurale. Quel che viene rilevato dalla scelta C è “statisticamente” esatto. In questo caso: ognissanti è l’univerbazione “italiana” dell’espressione latina festum ad omnes sanctos (il Dizionario docet). Per cui: 1 punto alla A. Che poi esagera confondendo in un unico stregonesco calderone il 1° e il 2 novembre… (1 meno meno). Il colpevole stravolgere la figura storica di Sant’Agostino, il blob paradisiaco che ne è sorto: tutto questo va espiato con il purgatorio triste degli 0 punti. (Senza la possibilità di votarsi ad alcun santo: a voler proprio esagerare…).
 
5.
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 1 punto
 
Il gioco – facile – sulla pseudoetimologia della scelta A merita 0 punti. (E poi Mauvarsé, De coquine, il tardo Settecento, il fuoco brillante… Solo menzogne d’ambiente). Il candire è proprio l’azione dello ‘sciroppare la frutta’ in modo da rivestirla di zucchero: ed è attestato in questa forma dal Seicento. Più antico – almeno quattrocentesco – candito, ‘rivestito di zucchero’, ecc. Alla base di entrambi i termini, il succo arabo della B: 3 punti. Tutto vero, nella C (sia per la grammatica, sia per l’attestazione), fino alla definizione del significato di confettare. Che è, semplicemente, ‘candire’. Con rimando doppio ai due termini. Il delirio successivo è frutto deleterio – non candito – dei nostri tempi. Premesse più o meno stabili, futuri incerti. 1 meno meno periodico.
 
6.
 
A. 1 punto; B. 3 punti; C. 0 punti
 
Il Dizionario ci insegna che, dal greco di partenza koimân, ‘fare addormentare’, s’è poi avuto koimētérion e il latino cimitēriu(m), il ‘luogo dove si va a dormire’. Per questo: 3 punti alla B. E 0 punti alla C; le cui divagazioni inesistenti su un’inventata trafila spagnola non tengono conto del doveroso riposo triste delle macchine (dimenticando I pianoforti di Lubecca cantati da Capossela, magari; ecc., ecc.). La definizione vocabolaria di cimitero e l’origine settecentesca sono esatti; è l’invenzione inglese che lascia stupefatti (non per ragioni di rima interna, evidentemente). 1 meno meno alla A. Ma con molta cautela.
 
7.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 1 punto
 
Il greco skeletós vale ‘mummia’ e ‘scheletro’ (ce lo insegna il Dizionario) da skéllein ‘disseccare’. Quindi 3 punti alla A. Ma il tono e i modi sono poco convincenti, nell’esposizione. Per questo la figura del 3 meno meno (un paradosso obbligato) si staglia nitida nel cielo dei glossogrammi: e la penalizzazione va tolta esclusivamente a chi è stato un po’ dubbioso, comunque, nella ratifica di A. (È una questione di impressione, naturalmente). L’inserzione della -r- è pratica linguistica esatta, ecc. (da qui e solo da qui: la figura dell’1 della C); ma ‘abominio’ è ‘granchio assassino’ (s’è visto) lasciano la paura che trovano. 1 meno meno periodico. Non commentiamo la ‘magrezza di supporto’ e i maghi della B. 0 punti.
 
8.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 1 punto
 
«Castello ululà, lupo ululì» è parte della memoria storica tradotta di un popolo. (Così, in vena di aforismi). Di là dalla cinefilia delirante: 3 punti alla A. Perché è vero che urlare, già in Dante ‘urlare, emettere grida umane’, ecc., viene da ululāre (attraverso la resa dissimilata urulāre) ‘emettere ululati’, ecc. Il valore di ‘canto sguaiato’ è esatto, per urlo; ma nella scelta C si confonde, in qualche modo, la causa con l’effetto: urlo con questo significato è già attestato nel tardo Ottocento; così da permettere la definizione novecentesca. 1 punto. La scelta della B meriterebbe davvero la resa grafica dell’urlo munchiano. Ci limitiamo alle rotonde profondità dello zero. (0 alla B).
 
9.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
La menzogna osca della A (di là dalla correttezza della forma latina) non sfugge al lampo improvviso degli 0 punti. L’espressione “non vale la candela” è ben definita. Ma: tutto il russare successivo è inventato. L’attestazione proverbiale italiana è pavesiana; e con tutta probabilità ci si riferisce alle spese di illuminazione nelle osterie, ecc., ecc. (quando, appunto, ‘non valeva più la pena’ restare per accanirsi al gioco, ecc.). 1 punto alla B. (1 meno meno periodico per oltraggio a Pavese). Teste il Dizionario, le due notizie della C sono compiutamente vere. 3 punti.
 
10.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
La precisazione “quasi a margine della C” spaventa per la sua puntualità accessoria. 3 punti (appunto). 1 meno meno (periodico) alla A. Perché il significato e l’attestazione di spavento (più o meno XIII secolo) sono esatti. Ma la ricostruzione etimologica è del tutto fittizia (spaventare viene da *expaventāre, intensivo di expavēre ‘temere’). Gli endecasillabi di Ghelfo Ghidelli sottostanno alla legge fredda dello zero (e ancora meno; e meno… e poi: l’attestazione non solo è inesistente: ma la forma è dispavento…).
 
RISULTATI
 
Da 0 a 10 punti: Halloweenati. Non sapete cosa sia la festa di ognissanti. Non vi interessano né i dolciumi linguistici; né le bizzarrie scherzose della grammatica ottonovembrina. (Ivi compresa quest’ultima univerbazione). Pensate che ‘la notte delle streghe’ sia un film horror degli anni Quaranta. E questo vi basta. Ma non spiega perché poggiate di traverso sulla porta la scopa di saggina “perché ve l’ha detto vostra zia, quando eravate bambini”.
 
Da 11 a 20 punti: Halloweenari. Non siete pienamente consapevoli del culto di Pomona e del capodanno irlandese. Però vi interessa enormemente girellare per i supermercati in cerca di zucchero e di cioccolato. Siete vaghi, quando vi si chiede di Sant’Ignazio di Loyola. E questo non è necessariamente un male. Solo attenzione. Perché, come recita la vulgata montypythoniana, “nessuno s’aspetta l’Inquisizione spagnola…”.
 
Da 21 a 30 punti: Halloweenisti.Vi siete resi conto che, nonostante tutti i tentativi, davvero non è possibile travestirsi da Santa Cunegonda e mettere un cappello a punta con le stelline d’argento colorate? Davvero: siete pericolosamente attratti dagli èsiti commerciali di una summa di feste sacre (più o meno). È forse l’ora di togliersi la maschera linguistica e accettarne tutte le implicazioni. (A proposito, si sa: anche masca è la ‘strega’: strigam, quod est mascam. Ma voi ne eravate consapevoli, o dite tutto solo per scherzo?).
 
 
 
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