16 luglio 2017

Risultati e punteggi di Dei regionamenti

1.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 1 punto
 
Come la si veda la si veda – come la si legga la si legga – peculato o pecolato che sia (da peculāri ‘rubare del denaro pubblico’): si tratta di un reato penale. Per chiarire da sùbito ogni dubbio linguistico. Ed è un reato penale che riguarda, da sempre (3 punti con lode alla datazione, alla spiegazione ecc. della A), l’amministrazione pubblica. (Come da definizione vocabolaria, ‘l’incaricato’ di un pubblico servizio si appropria di ‘beni’ o di ‘denaro’ appartenenti all’amministrazione pubblica e dì cui ‘ha il possesso in ragione del suo ufficio’. Ecco. (A cercare una testimonianza chiara del Dizionario che non permetta repliche linguistiche). E di una certa precisione non sufficiente (per questo – anche per l’argomento in oggetto – la forma e figura dell’uno meno meno iperperiodico in realtà precipita, repentina, nelle nebbie fumose e ghiacciate dello zero inesorabile in agguato) è la scelta C. Propriamente, nel diritto romano (teste ancora il Dizionario), il peculio era costituito dai ‘beni posseduti in proprio da coloro che sono sotto l’altrui potestà’ (padrona di casa, figlio di famiglia, schiavo di casa ecc.). Tutti beni di cui i parentetici citati potevano disporre liberamente in sede privata. E ancora: ‘in forma diversa per diverse occasioni’, nel nostro caso, si presta a troppe interpretazioni linguistiche. E questo la legge non dà. Pena – davvero – il tuttolecito e il troppo vago. Sicché, alla fin fine: 1 punto (e nulla di più) per la vaghezza giurisprudenziale della C. Di là da qualsiasi giro di parole, lo ripetiamo per l’ennesima volta, il peculato è un ‘illecito penale’; le rozze approssimazioni della scelta B non fanno altro che annebbiare, di nuovo, il significato vero (cercano di annebbiare, almeno). E per questo è necessario, una volta scelta la B, abbandonare il gioco in corso e dimenticarsi a lungo dei glossogrammi.
 
2.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 1 punti
 
Un solo punto alla scelta C (e, a voler essere giustamente rigorosi, 1 meno meno iperperiodico di molto tendente allo zero); che in modo evidentemente supponente rimanda a ‘chi s’intenda di etimologia’; bruciando però tutta quella supponenza in una mancata – quantomeno approssimativa – conoscenza del latino; visto che ŏstrea(m) ha la o breve (da collegarsi con il greco óstreon, anche teste il Dizionario: parallelo di óstrakon ‘conchiglia’; ed è sì vera un’origine veneziana: ma ostrega dipende direttamente dal plurale greco óstraka. Sicché: 1 meno meno iperperiodico. (E una cortese richiesta di minor supponenza – tra l’altro palesemente ingiustificabile…). Gli ostricajil Dizionario docet – settecenteschi della A meritano sicuramente tre punti. Invece. La percezione impressiva (ma sarebbe il caso di dire impressionante, per essere più corretti) della scelta B ci porta di là dalle spiagge ghiacciate e silenziose dello Zero inesorabile e avvilente. E infatti lì ci fermiamo. Consigliando a chi ha scelto la B – se ha davvero a cuore il suo amor proprio – di autopenalizzarsi di una decina di punti. (Almeno: questo è il nostro consiglio; poi…). Per dire.
 
3.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
Un solo punto (meno meno, quasi naturalmente) alla scelta A. Per un motivo linguistico: la o breve di regiōne(m), che invece prevede la o lunga (come spiega bene il Dizionario: la parola indica dapprima ‘le linee rette’ segnate dagli auguri in aria, da rĕgere; poi i ‘limiti’ di una porzione definita di terreno ecc.). E per un motivo extralinguistico: l’eccessiva mancanza di sorpresa – l’eccesso smaliziato e disincantato, in sostanza – per ‘certo familismo colpevole’. Sicché: 1 meno meno alla A. Come s’è detto. Tre punti sicuri alla scelta C. Che rimarca (e ricorda a chi se ne fosse dimenticato) che l’ente regionale lavora per gl’interessi del bene comune. Dello Stato. (Che siamo noi). Non per gl’interessi singoli. (Che sono sempre loro). (E che però – a testimonio i versi pasoliniani del preambolo e Il portaborse di Luchetti sul finire – sono sempre irregionati “grazie al popolo”; sempre per dire). Il Tardo Medioevo inesistente della scelta B comporta l’abbandono immediato del gioco in corso. (E un minimo di ludibrio per essersi lasciati arretire da un’etimologia fasulla). Giusto per ribadire.
 
4.
 
A. 1 punto; B. 3 punti; C. 0 punti
 
Pessimo consiglio quello che forse è stato dato al parlante della A (1 meno meno iperperiodico di molto tendente allo Zero e senza aggiungere molto altro…). Perché ritornare sulla base latina in questo modo è fuorviante, davvero (la base del sostantivo italiano è francese: giusto per riaffermare un metodo e un merito nelle questioni etimologiche). Per di più l’antico punto di partenza latino è quantitativamente inesatto. Da consiliāriu(m), con a lunga (così come ci ricorda e conferma il Dizionario). Infine consigliere è d’attestazione trecentesca. Sia nel significato di ‘membro di un consiglio’ ecc. sia con il valore più generico di ‘chi dà consigli’ (3 punti alla B). Zero punti ghiacciati e inamovibili (nonché la fine del gioco per chi ha scelto la C) alla scelta C (appunto). Il fatto che consiglio valga anche (e dal Duecento, stando al Dizionario) ‘risoluzione, provvedimento’ ecc. questo non significa che un qualsiasi consigliere possa arrogarsi il diritto dell’ultima parola. Ancora: per ribadire…
 
5.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
Un punto solo alla A. Perché rischia – e per un significato così delicatamente pericoloso come quello di ladro – di creare dei fraintendimenti. Vero che dal latino latrōne(m) abbiamo sia ladrone ‘brigante’ (poi ‘brigante in campo aperto’, soprattutto, ecc.) sia ladro (‘chi ruba’, ‘chi compie furti’ ecc. evidenziando il mestiere nascosto del ladro ecc.). Però. Il valore di ‘sporco’ è in laido (dal provenzale antico laid, sempre stando al Dizionario). E ‘mercenario’ è il significato dell’antico corrispettivo greco di latrōne(m). Per questo, alla fine: 1 meno meno iperperiodico (un classico che non disattende mai le aspettative, comunque, di chi non erra del tutto) alla scelta A. Tre punti per così dire ‘didascalici’ alla C. E l’abbandono del gioco per molto tempo senza troppe spiegazioni (davvero, servono spiegazioni?) per chi ha scelto la B.
 
6.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
Che l’aggettivo rimborsabile sia pienamente legittimo dal Cinquecento è un falso cronologico, visto che – teste il Dizionario – le prime attestazioni risalgono alla seconda metà del Settecento. In più (e significativo, questo sì, in sé): l’aggettivo non è sempre perfettamente legittimo: la descrizione della B rischia di essere pienamente fuorviante. Per questo: 1 meno meno iperperiodico infinitamente tendente allo Zero… Tre punti referenziali alla C. Anche per ricordare – e ricordare – cosa s’intenda (questo e solo questo) con il termine tecnico di rimborso. I vezzi tecnicistici (falsi) della A, invece, comportano: l’abbandono del gioco in corso; la rinuncia al punteggio ottenuto fino a qui; la rinuncia ai glossogrammi per un numero di rubriche pari al punteggio ottenuto. Senza possibilità di essere rimborsati del tempo impiegato nel gioco. (Come mònito; e segno). (Ah, la spietatezza rigorosa e necessaria dei glossogrammatisti!). (Per spiegare meglio).
 
7.
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
Abbandono immediato anche dei glossogrammi passati (ed evidente – con carpiato sintattico-retorico – zero assoluto e definitivo) per chi ha scelto la C. Che confonde finanziamento con ‘fidanzamento’; e, per di più, lìmita colpevolmente il valore vincolante della stessa ‘promessa reciproca di matrimonio’. (Non ‘patrimonio’, sia chiaro). Stando a quel che dice il Dizionario, tanto finanziamento quanto finanziare (‘provvedere dei mezzi necessari’ ecc. ecc.) sono d’attestazione primonovecentesca. Quindi: trattandosi – per l’appunto – di ‘affari di denaro’ (il valore di finance “nel tempo”: 3 punti puliti alla A, che spiega precisamente da dove provengono le ‘risorse pecuniarie’ estere…), la precisione è d’obbligo. (Qui, sicuramente). Un classico uno meno meno iperperiodico alla B. Per l’appunto.
 
8.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
È vero che esiste – com’è noto – il valore di fattura ‘stregoneria’; e che i significati di ‘malia’ e di ‘documento’ partono da un antico factūra(m) nel senso di ‘fattura, composizione’, poi fattura ‘atto, effetto del fare’ ecc. Ma addirittura specializzare l’accezione commerciale partendo dalle arti magiche è eccessivo (peraltro: ‘stregoneria’ è già trecentesco). Zero punti (e abbandono del gioco in corso) per la A. Sia per la precisazione parentetica (vera, dizionaria) sia per la ratifica semantica finale, la segnalazione dell’aggettivo fatturato (anche sostantivo: ‘insieme delle fatture’ ecc.) ‘adulterato’ meriterebbe tre punti pieni. Solo: quando si parla di manipolazioni linguistiche, sempre, bisogna abbondare nel rigore. E l’attestazione non è quattrocentesca: è cinque-seicentesca. (Quantomeno: risale, a quel che sembra, alla fine del XVI secolo). Un punto (non adulterato) alla B. Tre punti alla precisione della C. (Con la precisazione doverosa di distinguere tra i fatturisti veri e propri e quelli che invece si circondano, parafrasando e rispedendogli indietro le loro stesse parole – le parole di un noto semipregiudicato per leggi ad hoc – dei fatturisti della democrazia). (Di solito frequentati da chi non considera un reato il falso in bilancio, per esempio). (Con sgomento e sconcerto linguistico di chi non frequenta per scelta simili tristi figuri). Tant’è.
 
9.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 0 punti
 
La già sbiadita forma e figura di uno – con tutti i distinguo che questa assegnazione di regola comporta ecc. ecc. – passa immediatamente, nella scelta B, a uno Zero abissale e incontrovertibile. Se è vero che – teste il Dizionario – da un antico festare, per l’appunto: ‘far festa’, s’è avuto festante ‘allegro’ (peraltro: la definizione sfiorisce il significato vero); festante è evidentemente un participio presente. (Non si può sentire gerundivo, in questo caso). (Così come non si può accettare la definizione ecc.). Allora: zero (e abbandono del gioco in corso) in luogo di uno per la B. Sorte simile: ma con il dipiù dell’allontanamento dal gioco in corso e dai glossogrammi futuri per un tempo non inferiore alla durata standard di un consiglio regionale commissariato (giusto per trovare un qualche temporale elemento di paragone) per la scelta C. Perché festaiolo è quattrocentesco; e la definizione è più o meno esatta (‘chi sopraintende all’organizzazione di una festa’, stando al Dizionario). Ma c’è una differenza con il significato esatto che testimonia di una reale incapacità percettiva; di un deficit linguistico al momento insanabile. Quando si parla di ‘soldi comuni’ senza specificare se siano il frutto di una regolare ‘colletta’ privata tra amici, di un’autotassazione o di un’appropriazione indebita. Preziosi ragguagli, appunto, sui soldi comuni. Tre punti, infine, alla referenzialità sobria (e puramente affettiva) della A.
 
10.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 0 punti
 
I giusti significati valgono i 3 punti pieni e certi della A. Tutto il resto vale zero; di là dal grado di imprecisione. (Perché non sia mai detto che ci si appropria di sensi sbagliati). E: non pensiate che – perché questo è l’ultimo glossogramma – l’abbandono del gioco in corso non sia da questo punto esatto obbligatorio. (Insieme con un giusto periodo di allontanamento dai glossogrammi: va da sé…).
 
 
RISULTATI
 
Da 0 a 10 punti: irregionati. Nonostante tutto, continuate a non voler credere nelle devastazioni date da una frammentazione strumentale, colpevole, impreparata e in malafede dell’amministrazione pubblica; e ogni tanto vi s’illuminano gli occhi parlando di federalismo o presidenzialismo senza nemmeno sapere bene di cosa si tratta. Toglietevi altri dieci punti. E addio.
 
Da 11 a 20 punti: irregimentati. Ormai non riuscite più a distinguere che giorno è. Come il fidanzato di Elisa nella canzone di Alice di trent’anni fa. Non mi sembra un buon modo per meritare il certificato elettorale; alle volte dovreste ricordarvi che la democrazia è un impegno comune, anche; perché possa essere un diritto consapevole. (Ci siamo capiti, comunque). Toglietevi anche voi un bel po’ di punti.
 
Da 21 a 30 punti: irregionevoli. Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà. E vedete cosa si può fare. (La vecchia sindrome di Cornacchia riportata dianzi).
 
  
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