15 aprile 2019

Il punto e virgola; oggi

di Paola Baratter*

Il punto e virgola è un segno che difficilmente lascia indifferenti. C’è chi lo ama e lo usa ogni qualvolta è possibile, e c’è chi lo detesta al punto da usarlo solo quando è strettamente necessario o, addirittura, mai. Effettivamente, se del punto e della virgola non si può fare a meno, altrettanto non si può dire del punto e virgola. Si tratta allora di un segno superfluo? Certamente no; anzi, il suo punto di forza è proprio l’efficacia comunicativa.

 

Bembo, Manuzio e il puntocoma

 

Storicamente il punto e virgola, con l’aspetto grafico e in parte con le funzioni che ancora oggi gli attribuiamo, nasce alla fine del Quattrocento dalla straordinaria collaborazione di un giovanissimo Pietro Bembo con Aldo Manuzio, editore esordiente ma già con un chiaro progetto editoriale di stampo umanistico; il segno verrà introdotto tra i caratteri tipografici dell’edizione di un’opera bembiana, il dialogo in latino De Aetna (1496), ma soprattutto nelle edizioni delle Cose volgari di Petrarca (1501) e delle Terze rime dantesche (1502). A partire dalla metà del secolo successivo il suo uso si diffuse tra gli altri editori e il puntocoma – così venne tradizionalmente denominato fino a inizio Settecento – entrò a far parte a tutti gli effetti del sistema interpuntivo. A lungo sovrapposto nelle sue funzioni ai due punti, il segno assunse una funzione stabile e autonoma a partire dall’Ottocento. Alcuni usi teorizzati nei secoli precedenti scomparvero, o vennero quantomeno ridotti, in direzione di una consuetudine interpuntiva rispondente a un uso strettamente sintattico; a partire dalla seconda metà dell’Ottocento e soprattutto dal secolo successivo, il punto e virgola, come altri segni, ha assunto una funzione più strettamente indirizzata a fini comunicativi.

 

Non è una virgola "più potente"

 

Al giorno d’oggi, nel suo uso basico e più diffuso, il punto e virgola viene impiegato nelle enumerazioni complesse per separare i diversi elementi, soprattutto quando siano già presenti virgole; con questa funzione lo ritroviamo pertanto anche negli elenchi puntati e numerati, alla fine di ciascun elemento. Un altro uso corrente, in accordo con le descrizioni grammaticali, lo vede collegare due frasi sintatticamente compiute e semanticamente correlate, tanto più in presenza di connettivi “forti” come quindi, infatti o ma (a meno che non si creda ancora che una frase non possa cominciare con una congiunzione avversativa).

Se si osserva però come il punto e virgola viene usato, ci si rende conto che non può banalmente essere considerato una virgola più potente (come quando funge da separatore di elementi seriali) o un punto depotenziato (come verrebbe da osservare quando separa frasi autonome semanticamente affini), ma riveste una funzione propria, di tipo strettamente comunicativo-testuale.

 

Enfatizzazione del connettivo

 

Si noti innanzitutto che la presenza del punto e virgola davanti a un connettivo ottiene l’effetto di enfatizzarne il significato: In quell’immagine «non succede assolutamente niente»; per questo ci affascina, ci attira, ci inghiottisce […]. (Andrea Cortellessa, Miracolo della circospezione, in “Il Sole 24 ore”, 30 dicembre 2018). Troviamo inoltre il punto e virgola non solo davanti a un connettivo, ma anche al posto di un connettivo: la sua funzione è informare il lettore dell’esistenza di una relazione logico-semantica tra quanto viene prima e quanto segue, ma tale rapporto, a differenza dei due punti che attivano tradizionalmente una funzione esplicativa, rimane ambiguo, aprendo la possibilità a interpretazioni diverse che solo in parte lessico e sintassi possono (e non sempre vogliono) chiarire, come in questo passo che lascia al lettore il compito di capire se si tratta di un legame di tipo coordinativo o avversativo: Tirava un lieve vento; c’era sole. (Italo Calvino, Il barone rampante, Einaudi 1957, p. 20).

 

Una sospensione nella prosa brillante

 

Per di più, il punto e virgola viene talvolta frapposto tra due frasi collegate sintatticamente l’una all’altra, per cui la seconda rimane sospesa, acquisendo così uno spessore comunicativo particolare. La sua presenza segnala infatti al lettore che la frase è compiuta e che quindi può trarre le sue conclusioni interpretative, avvertendolo al tempo stesso che il discorso non è da considerarsi completamente chiuso. Di norma chi scrive aggiunge un contenuto che approfondisce, puntualizza, chiarisce quanto affermato precedentemente; ma non è raro, soprattutto nella scrittura brillante, tanto nella prosa giornalistica quanto nella scrittura letteraria, che l’obiettivo sia quello di disorientare temporaneamente il lettore, in modo che quanto segue guadagni in efficacia comunicativa. Si vedano i seguenti esempi: Mia moglie sedeva immobile e zitta su una scomoda seggiolina; finché se ne andò. (Ottiero Ottieri, Cery, Garzanti 1999, p. 1628) e Tuttavia dispiace, comunque, osservare che la vecchiaia venga trattata come una malattia incurabile; risolta attraverso l’esclusione e la morte. (Ilvo Diamanti, Una società che non vuole invecchiare, in “La Repubblica”, 31 agosto 2003). In qualche caso estremo, il punto e virgola arriva addirittura a isolare un solo elemento lessicale, che assume quindi un rilievo particolare e riflette una nuova luce interpretativa su quanto precede: Anche l’avvocato si sentiva meglio, più allegro, quasi faceto e soddisfatto; intelligente. (Federigo Tozzi, Il podere, Treves 1921, p. 28). Era la sua vita che si ordinava e trovava pace. Finalmente; a trentotto anni. (Guido Morselli, Il comunista, Adelphi 1976, p. 162).

 

Il quale lo ama da sempre

 

A volte la presenza del punto e virgola ottiene l’obiettivo di duplicare il focus: Ma quando lei è morta, abbiamo avvertito quella perdita con una lucidità crudele; come un’operazione chirurgica subita senza anestesia. (Lalla Romano, La penombra che abbiamo attraversato, Einaudi 1964, p. 204); qui l’attenzione del lettore si focalizza sia sulla lucidità crudele sia sulla cruda similitudine che segue. Altrettanto accade in questo passo dove il segno isola una finale: Per noi, in questa avventura de «la Lettura», con le sue 360 copertine, questo numero non corrisponde a un traguardo, ma a un nuovo punto di partenza; soprattutto per riflettere sul valore di un’avventura iniziata ormai sette anni fa, il 13 novembre 2011. (Arturo Carlo Quintavalle, La pinacoteca senza pareti, in “La Lettura”, 15 novembre 2018). Non è infine raro trovare il punto e virgola davanti al pronome relativo, soprattutto il quale/la quale, uso esteso fin dalle origini del segno: Pensò come potrebbe farsi conoscere da quel signore, e le venne subito in mente don Abbondio; il quale, dopo quel colloquio così fatto con l’arcivescovo, le aveva sempre fatto festa […] (Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Guglielmi e Radaelli 1840, p. 555). Ma anche: Don Corpi allungò le gambe, rattenuto co l’avambracci er cappello, come uno scudo su la panza, incrociò i ditoni delle du mano; che gli caddero in grembo. (Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Garzanti 1957, p. 161).

 

Nel web e sulla pagina

 

Da alcuni decenni – ma se ne trovano tracce fin dall’inizio del secolo scorso – si predice a più riprese la scomparsa del punto e virgola, messa in relazione specifica con la tendenza alla semplificazione linguistica. Certamente il cambiamento di stile comunicativo ha portato a prediligere una sintassi più piana e, complessivamente, una prosa più agile, dove la punteggiatura è sintatticamente meno necessaria; ma se escludiamo le scritture poco mediate del web il punto e virgola rimane ben attestato nei suoi usi basici nella prosa saggistica e in un certo tipo di scrittura letteraria e giornalistica, con finalità di stampo essenzialmente comunicativo-testuale.

 

*Linguista e dirigente scolastico

 

 

Immagine: Pietro Bembo

 

Crediti immagine: Tiziano [Public domain]

 

 

 

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