29 luglio 2020

Il Covid o la Covid? Ma è un problema?

 

1. Il problema di partenza: "bisogna dire il” Covid o la” Covid?".

È questo l'angoscioso dilemma che si pongono – dinanzi ad analoghe o altre incertezze – alcuni parlanti. Altri parlanti si chiedono anche, e più preoccupati, se "questa oscillazione non sia indizio di una confusione concettuale, e addirittura patologica".

Non c'è dubbio che chi si pone domande del genere lascia trasparire una concezione del linguaggio "monolitica", rigida, che non lascia spazio alla variabilità, alle oscillazioni nell'uso proprio e più spesso degli altri. E presuppone che, date due possibilità, una debba essere errata, soprattutto poi se la diversità riguarda l'uso altrui.

In linguistica, invece la variabilità dell'uso della lingua è un universale, una normalità, niente affatto indizio di incertezza o patologia linguistica. Come allora porsi dinanzi a tale variabilità senza sensi di colpa ma in maniera consapevole, affrontando i singoli casi come un'opportunità per capire meglio la complessa grammatica della lingua e la diversità degli usi di milioni di parlanti, diversi per cultura, per censo, per età ecc.?

 

1.1. Una domanda iniziale: chi dice che cosa? Per affrontare subito "l'angoscia" del parlante se un uso sia corretto o errato, è opportuno chiedersi a chi appartiene quell'uso, ovvero se il parlante è (mediamente) colto, se cioè diplomato o laureato, o "incolto"/"semi-colto", magari appena con diploma della scuola dell'obbligo. E quindi è corretto giudicare senz'altro "errato" l'uso degli incolti/semi-colti se esclusivo e diverso da quello dei (mediamente) colti.

E in ogni caso, se un uso è giudicato "errato" va sempre indagato in base a quale criterio. Per es. (i) errato perché esplicitamente così indicato nella grammatica (ma precisando in quale libro di grammatica, pubblicato in quale anno, perché esistono più libri di grammatica e non sono tutti uguali). Oppure (ii) errato perché così indicato nel dizionario (e anche qui fornendo i riferimenti bibliografici precisi, data la diversità dei dizionari esistenti). Oppure (iii) errato perché è un uso non avallato dagli esempi degli scrittori moderni-contemporanei. Oppure (iv) errato perché l'uso non risponde all'etimologia (diacronica): un criterio quest'ultimo molto spesso invocato, ma anche contraddittorio perché si pretende così di immobilizzare la lingua ad una sua fase, negandone la intrinseca variabilità legata ai bisogni espressivi-comunicativi-cognitivi. Oppure (v) errato perché è un uso che semanticamente si presta a confusione. Oppure (vi) errato perché soggettivamente non piace. O ancora (vii) errato per altre motivazioni da esplicitare.

 

1.2. Una seconda domanda: qual(')è la "Regola"che ha generato l'uso (giudicato) errato?. Alla domanda iniziale "chi dice che cosa?", deve seguire una seconda domanda. L'uso giudicato "errato", da quale "Regola" è stato generato, in contrapposizione all'uso giudicato invece "corretto", generato a sua volta da una diversa Regola? Da ciò consegue che un uso (giudicato) errato non è un uso "sgrammaticato", ma un uso reso possibile da una Regola [= R-2], spesso inconscia e non sempre facile da identificare per gli stessi specialisti, diversa dalla Regola [= R-1] alla base dell'uso (giudicato) corretto (Cfr. S.C. Sgroi Gli Errori ovvero le Verità nascoste, Centro di studi filologici e linguistici siciliani 2019).

 

2. Dal Virus, al Coronavirus, al Covid. Prima di passare al problema posto nel titolo di questo intervento, va osservato che semanticamente il termine Virus, decisamente comune e comprendente moltissimi tipi di agenti patogeni, si oppone per estensione semantica come "iperonimo" (termine generale) a Coronavirus, suo "iponimo" (termine più ristretto, o subordinato) indicante un particolare virus, a sua volta iperonimo in quanto includente vari tipi di coronavirus, rispetto a Covid(-19) designante lo specifico agente di un morbo diventato a partire dal 2019 pandemico.

 

2.1. Chi dice Il covid? Chi dice La covid?. Riguardo al problema del genere grammaticale di Covid (maschile o femminile?), non c'è dubbio per chi scrive che, rispetto al femm. la Covid, il genere maschile -- il Covid -- sia decisamente più comune, diffuso com'è in bocca ad annunciatori televisivi, a specialisti, in articoli di giornali e on line.

Il Covid indica inoltre sia (i) il particolare organo patogeno '(corona)virus' diffusosi a partire dalla fine del 2019, sia (ii) la malattia pandemica determinata da tale virus.

Cfr. gli ess. di cui sotto in P. Cornaglia Ferraris 2020 Covid-19. Piccolo dizionario di ciò che sappiamo (Laterza, e-book, scaricabile gratuitamente):

(i) 'virus': "Il COVID-19 è un mutante di quello che da sempre infettava i pipistrelli" (p. vi); "risposte troppo veementi contro il COVID-19" (p. 29);

(ii) 'pandemia': "Per l’Italia e l’Europa, per es., sono epidemie importate quelle di morbi esotici (peste, colera, COVID-19 ecc.)" (p. 18); "L’ostilità anti-cinese è un problema ricorrente, con la peste a San Francisco nel 1900, la SARS nel 2003 o COVID-19 oggi." (p. 21).

Normativamente, in base al "chi dice che cosa?" l'uso è corretto in quanto non specifico di parlanti incolti/semi-colti. E la correttezza è confermata in termini di chiarezza semantica, in quanto la polisemia del termine non ostacola la comunicazione.

 

3. Il "virus" (2019 nCov-2) vs "malattia determinata dal nuovo coronavirus" (Covid-19). Se nell'uso comune, come su indicato, il termine covid è polisemico, nell'uso tecnico si è invece sentito il bisogno di categorizzare e distinguere con due diversi termini (i) il 'virus' dalla (ii) 'malattia' pandemica.

Dinanzi al (corona)virus indicante una classe di (corona)virus diversi, e nell’uso comune riferito sia (i) al (corona)virus specifico della pandemia del 2019, ma anche (ii) alla malattia causata dal nuovo coronavirus, l’Organizzazione Mondiale della Sanità [OMS] l’11 febbraio 2019 ha formalizzato il concetto di ‘malattia del coronavirus del 2019’ con il neologismo tecnico Covid-19, ovvero sigla inglese “CO[rona] VI[rus] D[isease]” e anno d’identificazione, 2019, mentre il virus è ora indicato mediante una ulteriore sigla "2019, n-CoV" 'nuovo CoronaVirus 2019'.

Una sigla neutrale, quasi nome proprio, Covid-19, come ha spiegato il Direttore generale dell’OMS dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus in una conferenza stampa (on line 12 II 2020, sito del Ministero della Salute), al fine di evitare stigmatizzazioni, come in passato con riferimento al ‘coronavirus cinese’ (cfr. S.C. Sgroi, Dal Coronavirus al Covid-19. Storia di un lessico virale, Edizioni dell'Orso 2020, p. 45).

 

3.1. La Regola-1 alla base del maschile il Covid. Nelle lingue dotate di genere grammaticale (maschile e femminile) come l'italiano, il "genere" è una marca tipica dei sostantivi animati e non-animati che ha la funzione non di indicare il sesso (maschio/femmina) ma tramite l'accordo di creare la coesione sintattica e favorire la comunicazione (per es. malattia diffusa; tavolo lungo, ecc.).

Il termine Covid, abbreviazione del composto Covid-19 in seguito alla sua frequenza, è percepito in italiano come termine semplice, terminante in consonante. Ma etimologicamente è una sigla inglese, (lingua essenzialmente priva di genere), che passando in italiano poteva assumere il genere maschile o femminile. L'assegnazione di genere nel caso dei prestiti può aver luogo su base fonologica (Regola-1) o su base semantica (Regola-2). La Regola-1 alla base del maschile "il COVID" (polisemico), percepito (ribadiamo) come termine semplice, si spiega col fatto che la parola(-sigla) termina in consonante e in italiano l'85,3% delle parole in consonanti sono di genere maschile, come si può rilevare dal lemmario del Dizionario di De Mauro, ricco di 130mila lemmi.

 

3.2. La Regola-2 alla base del femm. la Covid. Come su accennato, se il maschile il Covid polisemico si spiega con la Regola-1 di ordine fonologico, invece il femminile la Covid, semanticamente opposto a "2019, n-CoV", si spiega con la Regola-2 di ordine semantico ed etimologico: il femminile essendo il genere del traducente italiano del costituente disease 'malattia' della sigla: “CO[rona] VI[rus] D[isease]”. Chi usa quindi il femm. la Covid vuole sottolineare -- etimologicamente -- il significato 'malattia', distinguendolo anche dal virus: "2019, n-CoV" 'nuovo CoronaVirus 2019'.

4. La Sars femm. sulla base della Regola-2 semantica. Il termine Sars è sigla ingl. di "S[evere] A[cute] R[espiratory] S[yndrome]" diventata in it. nome-sigla femm. la Sars ''Sindrome respiratoria acuta grave", in base alla Regola-2, di ordine semantico, perché femm. è il traducente it. Sindrome del costituente Syndrome della sigla, ovvero in base alla Regola semantico-etimologica e non alla Regola-1 fonologica dei lessemi terminanti in consonante.

Non diversamente da la Covid, Sars è inoltre polisemico indicando sia (i) la 'sindrome', es.

"le altre due principali malattie da Coronavirus, la SARS e la MERS, che hanno causato una trasmissione diffusa, hanno dato tassi di mortalità del 9,6% e del 35% rispettivamente" (Cornaglia Ferraris 2020 cit., p. 10), che (ii) il particolare 'virus di tale sindrome', ess. "anche la Sars è un coronavirus che causa in sostanza una polmonite, anch’essa ha avuto origine in Cina a fine 2002"; "questo virus, che ha contagiato una cinquantina di persone e causato finora solo un decesso certificato. Appartiene alla stessa famiglia della Sars" (in Pagella Politica Di Agi, Cosa fu la Sars e perché si torna a parlarne, Fact-Checking, 8 gennaio 2020).

 

4.1. Sars: il Sars-CoV-2 'il nuovo coronavirus' vs la Sars-CoV-2 'la sindrome del nuovo coronavirus'. Se Sars è, come indicato, sigla ingl. di "S[evere] A[cute] R[espiratory] S[yndrome]" i.e. ''Sindrome respiratoria acuta grave', allora il composto ingl. Sars-CoV-2”, ossia ‘S[evere] A[cute] R[espiratory] S[yndrome] Co[rona]V[irus]-2', trasferito in it. come “il Sars-CoV-2” indica “il Coronavirus-2 della Sindrome respiratoria acuta grave”, in quanto composto masch. con testa a destra -Cov-2 (Regola-2), ess. "Il SARS-CoV-2 aveva ucciso circa 5000 persone entro il 12 marzo" (Cornaglia Ferraris 2020 cit., p. 22); e "Il manifesto di 10 esperti ha riacceso la discussione sull’attuale, diminuita forza del Sars-CoV-2" (art. di M. De Bac, sommario, in "Corriere della Sera" 24 giugno 2020).

Invece il femm. la Sars-CoV-2 sembra far riferimento morfo-semanticamente a 'la sindrome del (Corona)virus-2', come composto femm. con testa a sinistra la Sars- (Regola-2), per es. "la SARS-CoV-2 era strettamente correlata al Coronavirus isolato da pipistrelli nel 2015" (Cornaglia Ferraris 2020 cit., p. vi); "la SARS-CoV-2 era causata da un virus chimerico tra un Coronavirus di pipistrello e un Coronavirus di origine sconosciuta" (ibid.).

 

4.2. Il Sars-CoV-2 vel la Sars-CoV-2 'il nuovo coronavirus' (Regola-3). Ma l'opposizione morfo-semantica dei composti di cui sopra "masch. vs femm." non è sempre mantenuta, perché il femm. indica anche 'il nuovo coronavirus della Sars', per es. "il sindaco [...] risulta positivo alla SARS-CoV-2" (in Cornaglia Ferraris 2020 cit. p. 107); e "il farmaco raloxifene [...] può dimostrarsi efficace nel contrasto della Sars-Cov-2 nei casi moderati e lievi" (art. on line de "la Repubblica" (19 giugno 2020).

Il genere femminile del composto sembra qui dovuto al costituente Sars di un lessema non più percepito come composto (con testa a destra o a sinistra) ma come lessema semplice (Regola-3).

 

5. Correttezza normativa del maschile e del femminile. Alla fine, le varianti morfologiche maschile e femminile, semanticamente identiche – "malattia" (il covid e la covid, la Sars-Cov-2) vs "nuovo coronavirus" (il covid, il/la Sars-Cov-2) – sono normativamente corrette perché presenti nell'uso di testi di italofoni colti (e specialisti). Il parlante quindi scelga la forma che preferisce, senza in ogni caso giudicare "errato" l'uso altrui solo perché diverso dal proprio.

 

Immagine: This is a representation of what the Covid-19 virus would look like under a powerful microscope

 

Crediti immagine: HFCM Communicatie / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)


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