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12 aprile 2018

La divulgazione nel servizio pubblico: parole, immagini e suoni - 1

di Rosarita Digregorio

Alberto Angela, Roberto Giacobbo, Alessandro Barbero

 

Il boom di ascolti e di gradimento del recente programma di Alberto Angela, Meraviglie, la penisola dei tesori, ha riportato in auge il dibattito sulla funzione educativa della televisione, in particolare di quella pubblica. Funzione che si presta a molteplici interprestazioni, ma che, considerata nella specifica declinazione della divulgazione culturale, mai è venuta meno in ormai oltre sessanta anni di vita della RAI: lo dimostrano la longevità di trasmissioni quali Quark e Superquark, la produzione incessante di fiction di matrice storica o letteraria, in particolare di biopic, ovvero film biografici (dall’unione dei due termini inglesi biographic e picture), ormai immancabili nei palinsesti televisivi, l’autorevolezza di programma radiofonici come Farhenheit, La Lingua Batte, Pagina 3 e, più in generale, la nascita di canali tematici, come Rai Storia e Rai Scuola, a cui sovrintende una struttura, in origine nota con il didascalico, esplicito nome di RAI Educational, oggi chiamata RAI Cultura, che cura e gestisce non solo programmi televisivi, ma anche un ricchissimo portale multidisciplinare.

La televisione educativa è tema per altro assai presente nella letteratura professionale: il progetto on line La Comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, curato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell'Università Pontificia Salesiana di Roma ed edito da un pool di editori (Rai-Eri, ELLEDICI, LAS), vi dedica una voce. Numerosi sono poi i termini che tentano definizioni-contenitore di tutti gli aspetti coinvolti nella questione: televisione didattica, media education, educomunicazione, con i suoi addetti, gli educomunicatori. Un neologismo di matrice anglosassone, infotainment, ampliato spesso in eduinfotainment, coniato proprio in ambito radio-televisivo e diventato pervasivo di tutte le sfere della divulgazione culturale, sintetizza in particolare  l’efficace e collaudato connubio tra informazione, educazione/formazione permanente e intrattenimento: ciò che è buono, utile, giusto sapere lo si apprende meglio e in modo più significativo e durevole con strumenti leggeri, piacevoli, informali e, in qualche misura, persino divertenti e accattivanti.

 

Alberto Angela (o del raziocinio edificante)

 

In un articolo apparso sul quotidiano La Repubblica il 17 gennaio 2018, all’indomani della messa in onda della terza puntata del suddetto programma di Alberto Angela, e significativamente intitolato “Alberto Angela irripetibile e colossale: la lingua delle Meraviglie è stupefacente", Alessandra Vitali si è soffermata sui dati dell’audience, ad ogni puntata sempre superiori al 22% di share, con oltre 5 milioni di spettatori, rilevando come il progetto abbia calamitato soprattutto la predilezione dei giovani tra i 15 e 24 anni e sia diventato uno dei topic televisivi più commentati e rilanciati nei social. La giornalista ha poi ampiamente sottolineato le caratteristiche dello stile linguistico ed espositivo del conduttore. Emerge, come si evince dagli stessi commenti social riportati dalla Vitali, una percezione netta di qualità e chiarezza da parte del pubblico, ma anche di una grande enfasi, finalizzata al coinvolgimento emotivo. Un obiettivo raggiunto sia da un flusso mirato di aggettivi, irripetibile, unico, magnifico, maestoso, immenso, grandioso, superbo, straordinario, incredibile, ineguagliabile, sorprendente e dall’uso di mirabolanti immagini figurate, come “nel ventre della roccia”, “sogno cristallizzato”, “le varie epoche della Storia si stringono la mano”, “l'acustica impalpabile che riverbera e avvolge”, “un ribollire di forme” "foresta di colonne monolitiche", ecc. Ruolo decisivo giocano, nello stile di questo figlio d’arte, anche i sapienti puntelli della voce, della mimica facciale e della gestualità delle mani, aspetto che non a caso ha reso il celebre divulgatore oggetto di esilaranti imitazioni di comici e attori. Grazie a queste accortezze paralinguistiche, l’effetto di massima comprensibilità della narrazione è salvo anche quando Angela non lesina citazioni di tecnicismi, “un piastrone di porfidi, e chi dice porfidi dice colata lavica”, “ad accoglierci c'è un Cristo Pantocratore”, “colonne monolitiche” o di parole latine, “palombaro dal latino plumbarius, plumbus, il modo di rendere impermeabili le cisterne”, “carri di piccoli putti e un naufragium, un carro che si rovescia col cavallo e l'auriga”.

 

Roberto Giacobbo (o della suspense, col fiatone)

 

Altro noto divulgatore della RAI generalista è Roberto Giacobbo: il suo famoso programma, Voyager, in onda su RAI2, si è imposto negli anni per risultati molto lusinghieri sul piano degli ascolti, tanto da articolarsi in seguito in diversi filoni. La serie Italia Straordinaria, alla quinta edizione consecutiva, ottiene in prima serata ancora punte del 7%, con più di un milione e mezzo di spettatori. Dal 2003 fino al 2013, Giacobbo si è occupato prevalentemente di archeologia misteriosa, ufologia, paranormale, misticismo e pseudoscienze; in seguito ha optato per un taglio più storico e artistico divulgativo, lasciando tuttavia sottesa l’ispirazione iniziale, come si evince anche dallo slogan della trasmissione “la verità nella leggenda, il fantastico nella storia”. La stessa ambientazione visiva marca le differenze tra lo stile degli Angela e quella di Giacobbo: se Superquark o Passaggio a Nord Ovest, rispettivamente di Piero e Alberto Angela, sono girati in studi che sembrano ricostruire la biblioteca o il gabinetto del classico sapiente rinascimentale, poliedrico ed estremamente dotto, con mappamondi, scaffali di libri, antichi strumenti di misurazione e lettura, poltrone e tavoli in legno, tutto nelle tonalità calde del marrone, lo studio di Voyager si tinge di colori scuri, luci innaturali, senza particolari arredi, con il conduttore molto mobile tra elementi futuristici. Se Angela, con i suoi toni costantemente assertivi, cattura l’attenzione suscitando un’emozione raziocinante ed edificante, Giacobbo mira a intrattenere lo spettatore sul piano della suspense, del mistero, spesso a un passo dal soprannaturale, che si disvela lentamente attraverso una stratificazione di domande o di sospesi anaforici, sempre proiettati nel futuro imminente del volgere della puntata o del servizio stesso: “vi mostreremo qualcosa”, “stiamo per vedere qualcosa”, “cosa ci sarà di nuovo?”. Dal punto di vista pragmatico sia Giacobbo che Angela sanno fare uso sapiente di strategie comunicative suadenti, come le numerose allocuzioni dirette agli spettatori: “guardate…”, “vi potete immaginare…” oppure il ricorso alla prima persona plurale, che ingloba e mette sullo stesso piano lo spettatore e il conduttore, capiremo, vedremo, scopriremo, partiamo, andiamo a…”. Dal punto di vista strettamente lessicale, Giacobbo, come Angela, indulge all’aggettivazione enfatica, sia positiva che negativa, con abbondanza di unico, eccezionale, sorprendente, immenso, spaventoso, ma altri elementi assecondano un’impostazione complessiva assai diversa, che potremmo definire giallistica: la musica, per esempio, drammatica e incalzante, il fiatone del conduttore, mai celato, mentre si inoltra o inerpica lungo percorsi angusti e difficili; ultime, ma non meno caratterizzanti, le sottotitolature che ammiccano all’enigma, a partire dal sottotitolo stesso della trasmissione “ai confini della conoscenza”. Sottopancia come “i segreti della memoria”, “storia segreta…”, “il miracolo del sangue”, “il dramma perduto”, “il destino è già scritto?”, “cose che non dovrebbero esistere”, “Genova nascosta”, rimarcano la leva sull’arcano che, in ogni caso, si palesa nettamente nella scelta di continuare ad alternare argomenti più schiettamente storici, artistici e scientifici – anch’essi comunque trattati con taglio quasi poliziesco - con altri dai contorni ambigui, dagli avvistamenti inspiegabili, ai miracoli, ai fenomeni paranormali.

 

Alessandro Barbero (o del pensiero critico)

 

Molto originale è la tecnica utilizzata da Alessandro Barbero, professore di storia, impegnato nel programma di RAI Storia, aCdC, dedicato ai fatti mondiali accaduti sino all’avvento di Napoleone. I dati AUDITEL sono in questo caso meno eclatanti (lo share medio annuale di RAI Storia del 2017 è stato dello 0,26%), ma la lontananza dalle esigenze di ascolto della TV generalista offre maggiori spazi di sperimentazione. Il compito del conduttore, in questo caso, come pure è nell’altro noto programma RAI curato da Alberto Angela, Passaggio a Nord Ovest, è quello di introdurre i documentari, per lo più di produzione tedesca o anglosassone: introduzioni in sintonia con l’ambivalenza della moderna docu-fiction, dal forte sguardo contemporaneo, racconti dal sapore pop, come per altro la musica che li accompagna, molto attenti al dettaglio e alla contestualizzazione storica dei fatti, ma allo stesso tempo tesi a sfatare immaginari e luoghi comuni e a fornire continue attualizzazioni e connessioni col presente e l’attualità. Del resto, il nome stesso del programma è un omaggio al gruppo rock AC/DC e la sigla delle prime puntate era proprio il celebre brano della band, Back in Black. Il professore adotta programmaticamente incalzanti coordinante asindetiche e il presente storico, classico accorgimento giornalistico per rendere avvincente la narrazione di fatti passati: “gli scandinavi commerciano, ma ben presto scoprono…”, “i samurai fanno il loro lavoro d’ufficio, ma quando finiscono vogliono divertirsi”, “gli europei sono tanti e litigiosi, i giapponesi s’insospettiscono”. Singolare e indubbiamente apprezzabile è il fatto che Barbero proponga annotazioni metatelevisive sui documentari stessi: non si limita a introdurli, portando lo spettatore in medias res, aggiungendovi le sue accattivanti spiegazioni, ma li commenta, sia nei contenuti, che nello stile realizzativo, non risparmiando talora critiche e appunti. Così non mancano postille e incisi del tipo “una cosa buona del documentario è…”, “questa è una cosa buona…”, “con questo titolo vagamente scandalistico”, “il documentario è molto corretto”, “sarebbe stato bello fare quello che il documentario non fa”, arrivando persino a ironizzare su pronunce sbagliate: insomma, Barbero fornisce allo spettatore anche strumenti per valutare criticamente quanto vede e instillare dubbi e curiosità che lo rimandino, in ultima analisi, ad approfondimenti personali extratelevisivi.

 

Eduinfotainement per ogni palato

 

In conclusione, nel panorama attuale di eduinfotainement, la divulgazione televisiva appare declinata con stili diversi, per altro in linea con le scelte editoriali delle rispettive reti di trasmissione. A partire dalla comune volontà di fare cultura di massa in maniera accattivante, Angela incarna, sulla scia del padre, il modello più sobrio, composto ed equilibrato, apprezzabile da telespettatori di ogni fascia di età e ceto socio-culturale, insomma certamente il più istituzionale, Giacobbo alletta con il brivido dell’inchiesta sul campo, che fa di ogni trattazione un piccolo thriller, quasi in un continuum con le numerose serie poliziesche di RAI2, Barbero, che sa di rivolgersi a un pubblico di nicchia, osa il linguaggio e il ritmo della contemporaneità per parlare di passato, con il risultato sicuramente più innovativo e senza dubbio più adatto alle giovani generazioni.

 

Rosarita Digregorio (Responsabile Biblioteca comunale Valle Aurelia – Roma)


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