14 maggio 2018

Elezioni politiche 2018: la campagna elettorale tra Rete e arene

di Edoardo Novelli

Il voto espresso dagli elettori italiani alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha segnato una netta discontinuità con molte tradizioni e consuetudini politiche del nostro Paese. La più eclatante delle quali è il ridimensionamento elettorale dei principali protagonisti politici degli ultimi vent’anni, con la conseguenza di una possibile inedita maggioranza di governo  fra due formazioni che, sebbene in maniera differente, rientrano nel novero delle forze antisistema. Se per una valutazione politica del voto bisognerà quindi lasciar passare del tempo, già chiari e definiti sono invece i tratti della campagna elettorale appena conclusa, risultata innovativa sotto molteplici aspetti.

 

La legge elettorale

 

Lo studio delle campagne elettorali segnala che queste dipendono prevalentemente da quattro elementi che influiscono sulle loro forme, strumenti e protagonisti. Il primo è la legge elettorale. Un conto è una campagna elettorale dove si vota con un sistema proporzionale, altro se il sistema è maggioritario; stesso discorso se si vota in un turno unico o, invece, è previsto un ballottaggio. L’introduzione alle elezioni amministrative del 1993 dell’elezione diretta dei sindaci e del secondo turno, così come alle politiche del 1994 la novità del sistema maggioritario esteso ai singoli collegi e delle coalizioni, hanno rivoluzionato completamente le tecniche e le logiche del campaining, incrementando fenomeni quali la personalizzazione della politica, l’emergere dei partiti personali, la diffusione delle tecniche del marketing, la nascita di staff e comitati elettorali.

 

La disponibilità economica

 

Il secondo aspetto è la disponibilità economica, quanto i partiti possono o sono disposti ad investire nella campagna elettorale. Se le prime campagne elettorali degli anni ’50 e ’60 erano labour intensive, cioè dipendenti dalla capacità dei partiti di mobilitare iscritti, militanti, simpatizzanti, nel corso degli anni si è fatto  sempre maggior ricorso al contributo di professionisti nel campo della comunicazione, dei sondaggi, della pubblicità e, recentemente, dei social media, e si è passati ad utilizzare forme di comunicazione a pagamento. Diventando così capital intensive.

 

Il sistema mediale

 

Un terzo aspetto determinante sui tratti e le forme delle campagne elettorali è il sistema mediale. I mezzi a disposizione delle prime campagne elettorali repubblicane erano comizi, manifesti e giornali. Con la nascita di Tribuna Elettorale in occasione delle elezioni amministrative del 1960, la televisione apre i suoi studi alla politica. Ascoltare da casa i leader e guardarli negli occhi è per gli elettori italiani una rivoluzione, sebbene realizzata in modi estremamente contenuti nei tempi e moderati nelle forme. Negli anni ’80 e ’90, l’arrivo degli spot elettorali sul modello di quelli commerciali estende anche nel nostro Paese l’impatto della televisione sulle campagne elettorali. Il discorso politico si contrae a pochi secondi, l’immagine prende il sopravvento sulla parola, la musica sollecita la dimensione emotiva e irrazionale. Negli anni a seguire la diffusione di talk-show, dibattiti e programmi elettorali sancisce la progressiva mediatizzazione delle campagne, che dalle piazze fisiche traslocano definitivamente nella nuova piazza elettronica televisiva. Una supremazia non (ancora) spodestata dall’arrivo della Rete a partire nei primi anni del duemila.

 

La scena politica

 

Ultimo aspetto è la scena politica ed i suoi tratti caratterizzanti, intendendo con ciò il livello di polarizzazione, il numero di competitor, il loro grado di conflittualità, i rapporti di forza. Le campagne elettorali della prima repubblica rispecchiavano un sistema politico cristallizzato e non contendibile, con un vincitore designato, la Dc, e forze relegate all’opposizione, quali il Pci e l’Msi e, sino agli anni Sessanta, il Psi. Le campagne elettorali della seconda repubblica, fortemente polarizzate, espressione di un sistema bipolare e di una leadership finalmente contendibile, non sono più costruite sul modello prestabilito di forze di governo e di opposizione. Se cambia la geografia politica cambiano, di conseguenza, anche le campagne elettorali.

 

Il 2018, con tutti i cambiamenti

 

Ebbene, in occasione della campagna elettorale del 2018 tutti e quattro questi aspetti hanno subito dei profondi cambiamenti. L’introduzione delle nuova legge elettorale detta “Il Rosatellum” ha reintrodotto una logica proporzionale, eliminando di fatto le campagne a livello di collegio e, con l’abolizione delle coalizioni aggregate intorno ad un unico leader, ha inserito la competizione e la concorrenza anche al loro interno fra forze apparentemente alleate. L’entrata in vigore dei tagli ai finanziamenti pubblici e dei rimborsi elettorali ha drasticamente ridotto la capacità di spesa dei partiti e, a maggior ragione, dei candidati, facendone una delle più povere campagne elettorali degli ultimi anni. Con il risultato di pochissimi investimenti in comunicazione a pagamento, testimoniata da muri e tabelloni elettorali vuoti, a favore di strumenti meno onerosi, come la Rete. La quale, terzo aspetto, ha quantomeno affiancato la televisione in termini di importanza e di impatto sulla campagna elettorale. Senza voler derivare da ciò un rapporto di causa effetto, è interessante notare che i due partiti premiati nel voto, la Lega e il M5S, sono quelli che più hanno fatto uso dei social network. Infine, si è trattato delle prime elezioni repubblicane che, almeno sulla carta, potevano essere vinte da tre soggetti differenti.

 

Adozione di registri sempre meno mediati

 

Risultato di una così eccezionale concomitanza di trasformazioni negli aspetti più caratterizzanti è stata una campagna elettorale che ha rimesso in discussione molti dei concetti centrali nello studio della comunicazione politica all’interno della moderna società digitale. A partire dall’idea di una scena pubblica comune, oggi insidiata da molteplici arene separate e non comunicanti fra loro; lo stravolgimento nei criteri di definizione dell’agenda della campagna, non più nelle mani di soggetti istituzionali quali partiti e media ufficiali, ma permeabile all’azione dal basso e dall’esterno di nuovi soggetti attivi in Rete, determinanti nell’affermazione di un nuovo sistema mediale ibrido; l’emergere di nuove tecniche e professionalità, decisive nell’orientare i flussi della comunicazione e dell’opinione pubblica; il nuovo ruolo assunto dai social network con la conseguente ridefinizione delle pratiche di partecipazione e coinvolgimento a favore di forme tipiche dell’intrattenimento; la ridefinizione dei tratti e delle caratteristiche della leadership con l’adozione di toni sempre più diretti e registri sempre meno mediati, propri di uno stile comunicativo populista.  Tratti delle moderne campagne elettorali al tempo della società della Rete, destinati a rafforzarsi negli anni.

 

Edoardo Novelli

(Università degli studi Roma Tre; autore del recente saggio Le campagne elettorali in Italia. Protagonisti, strumenti, teorie, Editori Laterza, 2018)

Immagine: Di Arepo [Public domain], da Wikimedia Commons


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