22 maggio 2020

Italiano lingua di cultura nei Balcani occidentali

Europa e Mediterraneo d’Italia. L’italiano nelle comunità storiche da Gibilterra a Costantinopoli

 

Le presenze italofone (o dialettofone) delle zone di Slovenia e Croazia non sono le uniche nei Balcani occidentali.

Se ne trovano tracce, residuo di un passato non troppo lontano, anche in Bosnia. Una varietà di italiano viene parlata dai discendenti degli italiani emigrati in quelle terre a partire dalla fine dell’Ottocento. Alcune famiglie della Valsugana che persero casa e lavoro in seguito all’alluvione del fiume Brenta tra il 1881 e il 1882 (circa 320 persone) furono aiutate dall’imperatore d’Austria: Francesco Giuseppe, assiduo frequentatore dei centri termali della Valsugana, donò loro alcune terre conquistate all’impero ottomano (con il trattato di Berlino del 1878) per ripopolarle, in particolare nella provincia di Banja Luka. I migranti fondarono Štivor, una comunità che si integrò con il territorio circostante. Tuttora il 92% della popolazione di Štivor è di origine trentina. Vi abitano circa 270 persone, di cui tre quarti ha mantenuto l’uso del dialetto trentino. L’insegnamento della lingua italiana viene praticato a Štivor con il sostegno delle associazioni dei Trentini nel mondo.

 

Gli italiani del Montenegro

 

Una situazione analoga si verifica anche in Montenegro sono presenti italofoni: la Comunità degli Italiani del Montenegro è nata nel 2005 con sede a Cattaro e conta circa 460 soci. Dal punto di vista linguistico il dialetto veneto coloniale, ovvero la varietà parlata nei domini marittimi veneziani, sta gradualmente regredendo in favore dell’italiano. A partire dal 1995 l’italiano è stato inserito come lingua straniera nel secondo ciclo della scuola dell’obbligo, ed è oggi insegnato in tutte le scuole superiori della costa e nelle maggiori città dell’interno, quali la capitale Podgorica, Cettigne e Nikšić.

 

L’istrorumeno dei Cici e in Val d’Arsa

 

In altre zone dei Balcani l’italiano è stata, ed è ancora oggi, lingua di cultura.

Questo avviene nelle zone in cui era parlato l’istrorumeno, appartenente al gruppo linguistico rumeno, in Istria e a sud del Danubio. Si tratta della lingua usata dall’omonimo gruppo etnico d’origine rumena stanziato nell’Istria croata già in epoca romana. Oggi i locutori sono ridotti a poche centinaia di persone (a Trieste abitano circa 300 esuli istrorumeni ed esiste dal 1994 un’associazione a tutela di questa etnia neolatina). Si dividono in due rami principali: gli istroromeni del nord, detti anche Cici, stanziati nella regione della Cicceria, maggioritari nell’insediamento di Seiane, e gli istroromeni del sud, stanziati in val d’Arsa, ai piedi del Monte Maggiore (insediamenti di Susgnevizza, Villanova). Lingua non scritta, e per questo senza un alfabeto codificato, nel secolo XIX ha subito una forte assimilazione linguistica da parte della maggioranza slavofona.

 

L’arumeno

 

Anche l’arumeno è una lingua balcano-romanza, parlata da un gruppo etnico di 2.5 milioni di persone, stanziato lungo la zona centro-meridionale dei Balcani, principalmente in Macedonia, Grecia settentrionale, Albania, Romania, Serbia e Bulgaria. Si ipotizza che i Daci, popolazione indoeuropea storicamente stanziata nell’area a nord del basso corso del Danubio, romanizzati e trapiantati nei Balcani, si siano mescolati con i locali discendenti dei coloni romani. Questa popolazione almeno parzialmente latinizzata tornò in Valacchia e in Dobrugia a partire dal XIII secolo: questo periodo di isolamento a sud del Danubio fece sì che la lingua di base rumena fosse influenzata dai dialetti slavi.

 

I discendenti degli albanesi cattolici

 

Degno di nota è un altro caso di ‘migrazione’ linguistica, ma di base albanese, che è quella parlata in un quartiere a sud-est di Zara, Borgo Èrizzo, dal nome del Provveditore generale della Serenissima Nicolò Erizzo. I suoi abitanti sono i diretti discendenti degli albanesi cattolici che nel 1720 decisero di lasciare l’Albania sotto il dominio ottomano per rifugiarsi nei territori della Repubblica di Venezia. Si integrarono presto nella realtà sociale ed economica veneto-dalmata, ma conservarono la loro lingua e i loro usi, i costumi e i canti. Tuttavia, a dimostrazione del fatto che i paesi di origine degli albanesi di Borgo Èrizzo non erano situati lungo la costa, è la presenza nella loro lingua di molti nomi di pesci e di termini marinareschi derivati dall’italiano (il veneziano, in particolare) e dal croato (dal dialetto ciacavo). L’attuale Comunità Italiana di Zara è costituita in buon numero proprio dagli abitanti rimasti a Borgo Èrizzo.

 

Gli arvaniti migrati dall’Epiro e la minoranza albanese del sud Italia

 

Infine, ramo dell’albanese è la lingua arvanitica, del gruppo del dialetto tosco del sud dell’Albania e dell’Epiro, tradizionalmente parlato (più parlato che scritto) dagli arvaniti, storica popolazione albanese della Grecia. Migrati dall’Epiro già dal XIII secolo, i parlanti sono oggi circa 50 mila, sparsi tra il Peloponneso in 800 città, paesi e villaggi (di cui 696 centri ancora albanofoni), l’Attica, l’Eubea e l’Achea, formando la minoranza etnica e linguistica più numerosa della Grecia. A causa della lunga politica di assimilazione greca, l’arvanitico è oggi una lingua in pericolo di estinzione, poiché i suoi locutori usano ormai prevalentemente la lingua greca moderna e la maggioranza delle nuove generazioni lo parla sempre più raramente. L’arvanitico è molto vicino linguisticamente all’arbëresh, la lingua parlata nel sud Italia dalla minoranza albanese, perché dalla comunità arvanitica provenivano in gran parte gli albanesi italiani, stanziatisi in Italia in seguito alle conquiste turche. Esiste poi una permeazione fra arvanitico e greco, visibile attraverso prestiti linguistici, come per esempio dhrom ‘strada’, dal greco δρόμος, è visibile anche nella lingua degli albanesi d’Italia. Arvanitico e arbëresh posseggono un vocabolario mutualmente intelligibile, mentre gli elementi non comuni alle due lingue derivano rispettivamente da prestiti più recenti dall’italiano (o dai dialetti meridionali) o dal greco. Gli arvaniti non hanno ancora ottenuto dallo stato greco lo status di minoranza linguistica, riconosciuta invece agli Arbëreshë in Italia.

 

Bibliografia essenziale

Dianich Antonio, Vocabolario istroromeno-italiano. La varietà istroromena di Briani, Edizioni Pisa, ETS, 2011.

Filipi Goran, Atlante linguistico istroromeno, Pula, Znanstvena zadruga Mediteran, 2002.

Moscato Antonio, L’Italia nei Balcani. Storia e Attualità, Lecce, Manni, 1999.

Hösch Edgar, Storia dei Balcani, Bologna, il Mulino, 2006.

Pirjevec Jože, Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni, Bologna, il Mulino, 2002.

Rosalio Maria Rita, Studi sul dialetto trentino di Štivor (Bosnia), Firenze, La Nuova Italia, 1979.

Stammerjohann Harro (a cura di), Italiano lingua di cultura europea. Atti del simposio internazionale in memoria di Gianfranco Folena (Weimar, 11-13 aprile 1996), Tübingen, Gunter Narr Verlag, 1997

Toso Fiorenzo, Lingue d’Europa. La pluralità linguistica dei Paesi europei tra passato e presente, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2006.

 

Le puntate del ciclo Europa e Mediterraneo d'Italia. L'italiano nelle comunità storiche da Gibilterra a Costantinopoli, a cura di Fiorenzo Toso.

 

Introduzione: Le lingue d'Italia fuori d'Italia, di Fiorenzo Toso

1. Il monegasco del principato di Monaco, di Fiorenzo Toso

2. Le lingue d’Italia a Nizza e nel Nizzardo, di Fiorenzo Toso

3. L’italiano della Svizzera di lingua italiana, di Laura Baranzini e Matteo Casoni

4. L’italiano nel Cantone dei Grigioni: una duplice minoranza linguistica, di Maria Chiara Janner e Vincenzo Todisco

5. L’italiano in Slovenia, di Anna Rinaldin

6. L’italiano in Istria e Dalmazia, di Anna Rinaldin

 

Immagine: Veduta della Cicceria

 

 

 


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