06 maggio 2020

I soprannomi dei calciatori

Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021

 

Se il calcio, come fenomeno di costume, è una forma d’epica (popolare) contemporanea, gli eroi sono ovviamente loro: i calciatori, le icone del calcio giocato, trasmesso e raccontato. Proprio come l’eroe dell’epica classica, al cui nome ufficiale sogliono affiancarsi, nei testi che ne tramandano le gesta, epiteti di varia origine – il pelide Achille –, anche quelli del pallone sono spesso evocati – nelle radio- e telecronache, così come negli articoli giornalistici – attraverso i loro soprannomi, che affiancano – o talora sostituiscono – i cognomi ufficiali.

 

Brasiliani: soprannomi di primo e di secondo livello

 

Il caso più clamoroso, ben noto a qualsiasi appassionato, è quello dei giocatori brasiliani, abitualmente conosciuti attraverso degli pseudonimi – Pelé, Zico, Careca, Ronaldo, Ronaldinho, Wagner Love, etc. –; i quali altro non sono che soprannomi, non di rado attribuiti durante l’infanzia o l’adolescenza, e in seguito usati in ogni occasione pubblica: è il caso di Antônio de Oliveira Filho, meglio conosciuto come Careca (‘calvo’ in portoghese), indimenticato centravanti del Napoli a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, che deve il proprio soprannome alla sua antica passione per un clown chiamato Carequinho.

Una vera seconda pelle onomastica, tanto da indurre tifosi e media italiani ad attribuir loro un nuovo soprannome, come se quello preesistente non fosse tale: negli anni in cui militò nelle file della Roma, il dinamico e veloce terzino Cafu (pseudonimo di Marcos Evangelista de Moraes), era chiamato affettuosamente Pendolino (come l’allora treno ad alta velocità italiano) dalla tifoseria giallorossa.

Ma la creatività di amici, parenti, appassionati e addetti ai lavori – giornalisti, allenatori, dirigenti, etc. – va ben oltre il caso dei brasiliani e tocca, talora, vette creative notevoli. Proviamo a dar conto di questa onomaturgia pallonara nelle righe che seguono, individuando alcune fonti di ispirazione ricorrenti.

 

Fornai, farmacisti e soldati

 

Non tutti i calciatori professionisti hanno dedicato la loro intera vita al pallone. Alcuni, prima di diventare professionisti, hanno svolto altre attività, che sono diventate il loro marchio distintivo: è il caso del Fornaretto Amedeo Amadei – il quale, in gioventù, frequentò il forno di famiglia come apprendista – e di Moreno Torricelli, detto Geppetto, che alternò per anni la militanza nelle serie minori alla pratica della carpenteria.

Fino a qualche anno fa era assai raro che un calciatore professionista conseguisse, per lo meno prima del ritiro, un diploma di livello universitario: più che naturale che le eccezioni abbiano sollecitato il conio di soprannomi ad hoc, come quello dell’Avvocato Mario Ielpo («Ielpo, l’avvocato che volava», la Repubblica, 4.12.2003, p. 9) e del Farmacista Alessandro Scanziani.

In altri casi, l’origine del soprannome “professionale” è invece una metafora atta a evocare un certo stile di gioco: quelli del Professore Gunnar Gren, del Poeta del gol Claudio Sala o del Soldatino Angelo Di Livio: «“soldatino” nel senso più nobile della parola, ligio al dovere, sempre pronto a farsi in quattro pur di onorare la maglia che indossa» (La Stampa, 19.1.2004, p. 36).

 

Quando eravamo re

 

Sono titoli di merito sportivo, che denotano una nobiltà calcistica più che di sangue, quelli di Principe (Giuseppe Giannini), Ottavo Re di Roma (Paulo Roberto Falcao), Le Roi (Michel Platini); sono stati addirittura tre, finora, i Barone (Guglielmo Gabetto, Nils Liedholm e Franco Causio). Ma la storia della serie A ricorda anche l’Imperatore Adriano Leite Ribeiro, imperatore più per il nome – Adriano – che per le prodezze, che pure non mancarono.

 

Pronti al decollo

 

Velocità, rapidità, agilità e dinamismo, doti fondamentali per uno sportivo professionista, sono evocate da soprannomi ispirati ai mezzi di trasporto: Volkswagen (Karl-Heinz Schnellinger), Kawasaki (Francesco Rocca), Deltaplano (Walter Zenga), La Littorina della Brianza (Angelo Colombo). Diverso è il caso dell’Aeroplanino Vincenzo Montella, così chiamato per la sua abitudine di esultare mimando con le braccia un aereo: «Montella non ha avuto pietà. Però Montella, cresciuto nell' Empoli e ancora idolo dei duemila tifosi toscani venuti a Genova, non ha esultato, non ha fatto decollare il tradizionale aeroplanino» (la Repubblica, 12.4.1998, p. 49).

 

Goal di marca

 

Volkswagen e Kawasaki si inseriscono bene anche nella classe dei soprannomi tratti da marchionimi – nomi commerciali – dei più svariati prodotti: dalle sigarette di Nuccio Gauloise (Carlo Parola) all’Aspirina (Faustino Asprilla). Le batterie Duracell testimoniano le inesauribili risorse atletiche di Francisco Govinho Lima – «sembra che stia dappertutto, non a caso si è guadagnato l’appellativo di Duracell», la Repubblica, 6.12.2001, p. 50 –, mentre Cicciobello sembrerebbe alludere al fisico non proprio scultoreo di Stefano Desideri. L’origine di Billy, soprannome del difensore milanista Alessandro Costacurta, è legata alla sua passione per la pallacanestro: fra gli anni ’70 e ’80, i succhi di frutta Billy sponsorizzavano infatti la squadra oggi denominata Olimpia Milano.

 

Lo chiamavano Balilla

 

Politici, sportivi, artisti, così come anche altri personaggi passati alla storia hanno ispirato alcune tra le più fortunate creazioni: Attila (Mark Hateley, per la somiglianza fonica del cognome), Carlo Martello (Carlo Ancelotti: stavolta è il nome di battesimo ad aver sollecitato l’associazione), Gheddafi (Claudio Gentile, nato a Tripoli), Tyson (Angelo Peruzzi, portiere dal fisico possente), Mozart (Andreas Möller, elegante centrocampista offensivo tedesco). Nella lista appare perfino un fuorilegge: Ciapina – dal nome del criminale Ugo Ciappina -, al secolo Paolo Ferrario, “rapinatore” d’area di rigore. Ma il più celebre fra i (personaggi) celebri è certamente Balilla, soprannome del ragazzo che, nel 1746, innescò la rivolta popolare genovese contro l’esercito austro-piemontese: la giovane età e la spiccata personalità, un paio di secoli scarsi dopo, valsero a Giuseppe Meazza il medesimo soprannome, datogli dal compagno di squadra Leopoldo Conti.

 

Campioni di ieri, campioni di oggi

 

È più che naturale, per i sostenitori di questo o quel giovane calciatore, cercare nel suo bagaglio tecnico e atletico i segni del campione (o talora, con un moto di spirito, quelli del “bidone”). Di qui ad assegnargli il (sopran)nome – magari con qualche variante – di una vecchia gloria, quale buon auspicio, il passo è breve: «Soprannominato “il cigno di Grosseto”, dov’è nato il 6 gennaio 1965, [Marco] Branca è un attaccante dalle movenze eleganti, tanto da essere spesso paragonato a Van Basten» (Il Corriere della Sera, 31.3.1995, p. 50), ovvero Il cigno di Utrecht (cfr. infra). Così Mauro Tassotti, difensore italiano attivo fra gli anni ’80  e ’90, era soprannominato Djalma Santos, nome del difensore della nazionale brasiliana di trent’anni prima.

Non di rado il nome del campione è accompagnato da un aggettivo o da un complemento che ne evoca le origini, talora con intenti esplicitamente ironici: O’ Rey di Crocefieschi (Roberto Pruzzo; O’ Rey ‘il re’ era il soprannome del grande Pelé), il Cruijff della Brianza (Roberto Antonelli), il Romario del Salento (Fabrizio Miccoli), il Keegan della Brianza (Ugo Tosetto).

Più interessanti, dal punto di vista della creatività verbale, sono quelli che possiamo chiamare “soprannomi-macedonia”, in cui i cognomi dei due calciatori – quello evocato e il destinatario del conio – sono giustapposti: Callonis[s]set, con cui al centravanti inglese Luther Blisset i tifosi del Milan attribuirono, ironicamente, i difetti Egidio Calloni, vecchia gloria rossonera non famosa per la sua freddezza sotto porta; Marazola, soprannome con cui i sostenitori del Napoli battezzarono il giovane sardo Gianfranco Zola, in cui videro l’erede designato di Diego Armando Maradona: in entrambi i casi, a decennî di distanza, si può affermare che la storia ha dato ragione alle tifoserie...

 

Personaggi fantastici (e dove trovarli)

 

Le fonti, anche in questo caso, sono varie e diversificate. Vi troviamo mitologia, cultura popolare, letteratura, cinema, fumetti, cartoni animati, etc.: Pierino la peste (Piero Prati), Maciste (Bruno Bolchi), [Till] Eulenspiegel (Angelo Domenghini), Long John (Giorgio Chinaglia; il soprannome è modellato su Little John, sodale di Robin Hood), Batman (Francesco Antonioli), l’Uomo Ragno (Walter Zenga), Diabolik (Marco Landucci; da segnalare anche la variante Garellik, per Claudio Garella) e, per finire, Bubu (Alberigo Evani), l’inseparabile amico dell’orso Yogi.

 

Parlare con i piedi (e non solo)

 

Anche le parti del corpo, dalla testa - il Baffo del Pireo (Níkos Anastópoulos), il Divin Codino (Roberto Baggio) – ai piedi – il Piede sinistro di Dio (Mario Corso), Piedone (Pedro Waldemar Manfredini) –, così come le caratteristiche fisiche, sono state largamente sfruttate. L’altezza è spesso un elemento caratterizzante, tanto nel caso di un Nanu 'nano' (Giuseppe Galderisi), quanto nel caso di un Gigante buono (John William Charles) o di un Pennellone ‘persona alta’ (Andrea Silenzi).

 

Un mondo di soprannomi

 

Abbiamo già ricordato soprannomi contenenti un complemento che indica l’origine del calciatore – uno stato, una regione, una località –; i toponimi, tuttavia, possono essere usati anche in maniera più insolita e originale. Lo slovacco Marek Hamšík, a lungo centrocampista e capitano del Napoli, fu omaggiato dalla tifoseria azzurra con il soprannome Marechiaro – «il premier aveva promesso ai napoletani, prima delle amministrative poi perse, che non avrebbe acquistato “Marechiaro”, uno dei simboli della squadra di Mazzarri», la Repubblica, 28.6.2011, p. 66 –, zona della città partenopea fra e più note, la cui sequenza fonica “contiene” il nome di battesimo del giocatore. L’Uomo di Tokyo (Alberigo Evani), invece, evoca una prestazione memorabile che ebbe come teatro la capitale giapponese: la finale di Coppa Intercontinentale del 1989, contro l’Atlético Nacional de Medellin, incontro che Bubu Evani decise con un preciso calcio di punizione nei tempi supplementari.

 

La natura nel pallone

 

Conclude questa rassegna, sintetica e parziale, una lista di soprannomi ispirati al mondo della natura, alle specie animali e vegetali, ai minerali, ai fenomeni atmosferici e cosmici: Picchio (Giancarlo De Sisti), il Condor (Massimo Agostini), il Cigno di Utrecht (Marco Van Basten), il Toro di Sora (Pasquale Luiso), Tulipano nero (Ruud Gullit), Carburo (William Negri), la Valanga del Verbano (Egidio Calloni), Puliciclone (Paolo Pulici) e Kataklinsmann (Jürgen Klinsmann).

 

Una babele di lingue e dialetti

 

La creazione dei soprannomi, come si è visto, sfrutta materiali linguistici di provenienza diversa. Anche i dialetti, soprattutto quelli settentrionali, hanno dato un importante contributo, soprattutto nel passato, dando vita a espressioni come Cù bass ‘culo basso’ (Fabio Capello), Gamba de seler ‘gamba/o di sedano’ (Camillo Achilli) o El Piscinin ‘il piccolo’ (Franco Baresi).

Meno utilizzate, ma comunque presenti, sono le lingue straniere: ricordiamo, per esempio, il giapponese di lo Shogun (Hidetoshi Nakata) e lo spagnolo – o piuttosto, almeno nel primo caso, “itagnolo” – di il Bimbo de oro (Francesco Totti) e Pablito (Paolo Rossi; l’exploit del quale, ai mondiali di Spagna del 1982, valse a trasformare -ito in un suffisso specializzato a costruire soprannomi di attaccanti: Baianito, al secolo Francesco Baiano, e il più recente Pepito, che non ha portato la dovuta fortuna a Giuseppe Rossi, talentuosa punta tormentata da frequenti infortunî).

 

Soprannomi d’autore

 

Al conio di alcuni tra i più celebri e fortunati soprannomi hanno contribuito, oltre a persone dell’entourage dei giocatori, anche personaggi “pubblici”, legati o meno, per professione, al mondo del calcio.

Un posto di rilievo spetta, innanzi tutto, a Gianni Brera (1919-1992), indimenticato giornalista sportivo e scrittore dalla straordinaria creatività verbale. Solo per citare alcuni esempî, fu lui a battezzare Pedata Fulvio Bernardini – «Lo chiamo non senza affetto il dr. Pedata» (Brera 1998, p. 450) –, Abatino Gianni Rivera – «Qualcuno esagera nell'esaltare lo stile di Rivera: presto dovrò chiamarlo Abatino» (ivi, p. 137); più avanti, a proposito di una brillante prestazione di Rivera durante i mondiali del 1966: «Rivera gioca benissimo e viene scherzosamente promosso abate» (ivi, p. 347) –, Rombo di Tuono Gigi Riva – «In 30’, Rombo di tuono sistema tutto» (Brera 1998, p. 385) –, Bonimba Roberto Boninsegna – «Riva e Bonimba lo avrebbero accoppato ed io pure» (la Repubblica, 10.6.1984, p. 36).

Oltre a Brera, meritano di essere ricordati il Giovanni Arpino di Nuccio Gauloise, già ricordato, il Gualtiero Zanetti di Penna Bianca (Roberto Bettega, con riferimento ai capelli precocemente brizzolati dell’attaccante; soprannome riassegnato, una ventina d’anni dopo e per gli stessi motivi, a Fabrizio Ravanelli) e il Gianni Agnelli di Pinturicchio, che chiamò così Alessandro Del Piero dopo aver paragonato Roberto Baggio a Raffaello. Diverso il caso di Javier Zanetti, che ai tempi del Banfield ereditò il nomignolo Pupi dal fratello maggiore Sergio: «Da bambino nessuno mi aveva mai chiamato così. A decidere di battezzarmi Pupi fu un allenatore del Banfield [...]. E al Banfield c’erano già troppi giocatori di nome Javier, se l’allenatore chiamava “Javi” ci giravamo in quattro o cinque. Ma questo mister casualmente aveva allenato mio fratello Sergio in un’altra squadra, il Deportivo Español, così decise di darmi lo stesso soprannome che avevano dato a lui: Pupi» (Zanetti 2018, p. 68).

 

Fu (sempre) vera gloria?

 

Durante gli anni ’90, il trio comico radiotelevisivo Gialappa’s Band, attivo soprattutto sulle reti Mediaset, impazzò con la fortunata trasmissione Mai dire gol – da cui furono tratti diverse trasmissioni satellite –, nel corso della quale furono lanciati svariati tormentoni legati al calcio. Fra questi, si ricordano alcuni soprannomi umoristici – non di rado ripresi anche dalla stampa sportiva “seria” –, rimasti nella memoria dei telespettatori di allora, compreso chi scrive: Saponetta (Valerio Fiori, portiere dalla presa incerta), la Pantegana bionda (Jürgen Klinsmann, centravanti tedesco dalla tecnica individuale non eccelsa; «Il culturista contro la pantegana bionda, qui qualcuno dev’essersi confuso», la Repubblica, 19.6.1996, p. 41), Er Principe der Tufello (Giuseppe Giannini, elegante regista dal marcato accento romanesco; il Tufello, per chi non lo sapesse, è una borgata romana); se qualcuno rimase piccato, Davide Fontolan mostrò invece di apprezzare la trovata che il trio gli dedicò: «Non per nulla “Fontolino”, il soprannome affibbiatogli della mitica Gialappa’s Band, gli era subito piaciuto e l’aveva fatto suo al punto da presentarsi in tal modo quando al telefono chiama gli amici» (La Stampa, 10.3.2001, p. 30).

 

Bibliografia suggerita

Chi fosse interessato all’argomento, può approfondirlo con la lettura di Francesco Bianco, Les surnoms des footballeurs en Italie in Els noms en la vida quotidiana. Actes del XXIV Congrés Internacional d’ICOS sobre Ciències Onomàstiques, Generalitat de Catalunya, Barcelona 2014, a cura di J. Tort i Donada e M. Montagut i Montagut, pp. 687-696.

La raccolta di soprannomi di calciatori italiani più completa è quella di Lucio Malannino, Li chiamano così. I soprannomi del calcio in Italia, Tiziano Cornegliani Editore, Peschiera Borromeo 2003; sull’argomento si veda anche Aldo Rami, Pipino il Breve. Piccolo dizionario dei soprannomi, Newton Compton, Roma 2006.

Una buona introduzione all’onomastica italiana è offerta da Carla Marcato, Nomi di persona, nomi di luogo. Introduzione all'onomastica italiana, Il Mulino, Bologna 2009; della stessa autrice si veda anche la voce Soprannomi nell’Enciclopedia dell'italiano, a cura di R. Simone, 2 voll., Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010-2011, 2º vol., p. 1385-1387.

 

Riferimenti bibliografici

Brera, Gianni (1998), Storia critica del calcio italiano, Baldini Castoldi Dalai, Milano.

Zanetti, Javier (2018), Vincere, ma non solo, Mondadori, Milano (si cita dall’edizione digitale; il passo è a p. 68 nella versione on line).

 

Il ciclo Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021 è curato da Rocco Luigi Nichil

 

Pasolini e il campo di gioco. Appunti su calcio, lingua e letteratura di Rocco Luigi Nichil

Il calcio alla radio di Marcello Aprile

Passato, presente e futuro delle telecronache del calcio di Annibale Gagliani

«Sono pienamente d’accordo a metà col mister»: calciatori e allenatori davanti ai microfoni di Paola Russo

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Immagine: Pelé durante l'amichevole Malmö FF-Brasile (1-7) del maggio 1960

 

Crediti immagine: AFP/SCANPIX / Public domain

 

 

 


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