09 luglio 2019

Perché parlare di lingue e intelligenza artificiale

di Mirko Tavosanis

Introduzione

 

Le lingue naturali, dal francese allo swahili, sono strettamente legate agli usi che ne fanno gli esseri umani. Si può discutere filosoficamente sulla matematica e chiedersi per esempio se i “numeri” abbiano un’esistenza e una realtà al di fuori della mente degli esseri umani. Nel caso della lingua, è molto difficile anche solo cominciare a porsi la stessa domanda. Se il tempo e gli oggetti hanno un’esistenza indipendente, i tempi verbali o i pronomi clitici dell’italiano esistono solo in quanto esiste una comunità di persone che li usa per parlare, discutere, criticarsi e così via.

 

Per giunta, non solo le lingue umane devono la loro stessa esistenza agli usi sociali, ma si evolvono in un rapporto stretto con essi. Non è quindi sorprendente che gli sviluppi delle tecnologie linguistiche possano avere effetti significativi sulle lingue - e secondariamente, sulla riflessione dedicata alle lingue stesse.

 

Gli ultimi sviluppi

 

Parlando di questi argomenti è sempre indispensabile fare una precisazione: oggi con l’etichetta di “intelligenza artificiale” non si descrive nulla che assomigli all’intelligenza umana. L’intelligenza artificiale di uso comune è un assieme di tecnologie, tra cui sono particolarmente importanti le reti neurali e l’apprendimento automatico, che hanno conosciuto uno sviluppo molto rapido negli ultimi anni. Al di là dei nomi, tuttavia, queste tecnologie funzionano in sostanza su base statistica, in collegamento a tecnologie informatiche più tradizionali. Nulla di ciò che viene prodotto ha capacità di “pensare”, provare emozioni, tirare conclusioni da ciò che ha elaborato e così via.

 

Questa mancanza di intelligenza non significa però che i sistemi attuali siano irrilevanti o poco significativi. Come mostrano gli esempi del passato, le tecnologie, dalla bussola alla televisione, non hanno bisogno di essere dotate di intelligenza autonoma per produrre effetti sociali importanti.

 

Inoltre, i sistemi di intelligenza artificiale si sono espansi con rapidità sorprendente in molti settori, dove hanno portato a notevoli miglioramenti delle prestazioni. Anche solo rimanendo nell’ambito linguistico, strumenti di questo tipo sono usati con successo in aree che vanno dalla traduzione automatica alla trascrizione del parlato. Nel suo recente libro Talk to Me, il giornalista scientifico statunitense James Vlahos ha raccontato in prospettiva storica la gara tra le principali aziende del settore per sviluppare le interazioni vocali. La sua descrizione coinvolge una quantità impressionante di settori, che vanno dal semplice riconoscimento del parlato agli “agenti conversazionali”; tuttavia, è ancora più impressionante la terza parte del libro, Revolution, che descrive una gamma notevole di prodotti già esistenti, anche se a volte di nicchia. Dalle bambole capaci di parlare con i bambini agli altoparlanti intelligenti in grado di dare risposte a richieste di informazione, a impressionare non è solo il livello di sofisticazione di alcuni prodotti, ma anche la loro diffusione e pervasività.

 

Inoltre, alcuni degli usi descritti nel libro vanno a interagire con i momenti più intimi della vita umana. Nel capitolo finale, Immortals, il più personale e toccante, Vlahos descrive per esempio il suo tentativo di creare una simulazione realistica della conversazione del padre morente, coinvolgendo parenti e amici in un lavoro che possa ricordare a chi rimane qualche traccia della personalità di chi non c’è più. Questo grado di coinvolgimento è probabilmente destinato ad aumentare in modo molto rapido.

 

Il dibattito che ancora manca

 

Le discussioni e le prese di posizione sull’intelligenza artificiale sono state negli ultimi anni numerose. Sono state coperte le implicazioni pratiche, soprattutto nel mercato del lavoro, ma anche le implicazioni filosofiche - con un impegno a volte perfino eccessivo rispetto alle effettive capacità degli strumenti.

 

Viceversa, nella comunità dei linguisti la discussione è ancora molto limitata. Una delle ragioni per questo relativo disinteresse è senz’altro il fatto che questi sistemi non creano nulla di nuovo: non introducono un nuovo linguaggio, nuove forme espressive o altro. Si limitano invece a cercare di capire il linguaggio che già esiste, oppure a imitarlo in una simulazione quanto più possibile precisa. Una delle innovazioni più inquietanti è per esempio la capacità, già ampiamente sperimentata, di creare simulazioni fedelissime della voce di una persona e usarle per “far dire” cose che in realtà non sono mai state dette.

 

Tuttavia, gli spunti di discussione non mancano. La traduzione automatica per esempio potrebbe cambiare radicalmente i rapporti tra le lingue per la comunicazione internazionale, come sostenuto in particolare dal linguista britannico Nicholas Ostler. La capacità di sostenere conversazioni realistiche, anche se limitate, potrebbe d’altra parte trasformare l’insegnamento delle lingue e la valutazione degli studenti in molte discipline.

 

Statistica e comprensione

 

A livello più profondo, l’uso dell’intelligenza artificiale permette di analizzare in un’ottica interessante molte caratteristiche delle lingue umane.

 

L’analisi di dettaglio di quanto è possibile o impossibile fare con queste tecnologie consente infatti di riesaminare da una prospettiva insolita molte caratteristiche della lingua. Per esempio, i sistemi informatici sono bravissimi a trascrivere il parlato scandito, usato per dare comandi o dettare. Il parlato in conversazione, invece, è molto difficile per loro: un dialogo vivace risulta molto difficile da comprendere. Tutto questo è noto - ma quella che è nuova è la capacità di quantificare le differenze, lavorarci sopra, e magari, in parallelo, scoprire cose utili allo sviluppo dei sistemi e interessanti per la linguistica in generale.

 

Soprattutto, presso molti addetti ai lavori oggi sono frequenti osservazioni come “è incredibile vedere quante cose si possano fare con la sola statistica”. In altri termini, anche se il linguaggio umano si basa su una vera comprensione di ciò che viene detto, in alcune circostanze (anche se non certo in tutte!) questo passo è superfluo: analizzare bene anche questi effetti potrebbe portare a sorprese interessanti e di ampia portata.

 

 

Bibliografia

Nicholas Ostler, The Last Lingua Franca: English until the Return of Babel, Londra, Allen Lane, 2010.

Mirko Tavosanis, Lingue e intelligenza artificiale, Roma, Carocci, 2018.

James Vlahos, Talk to Me: Apple, Google, Amazon and the Race for Voice-controlled AI, Londra, Random House, 2019.

 

Immagine: Codiesta

 

Crediti immagine: Techfiesta [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

 

 


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