12 giugno 2020

Le parole che fanno la differenza: bambini e lettura ad alta voce

 

Leggere ad alta voce rappresenta per i genitori un prezioso ed efficace strumento, utile a contribuire allo sviluppo dell’alfabetizzazione dei propri figli ed a migliorarne la qualità della vita e le competenze psicosociali. Difatti le parole sono lo stimolo primario per l’apprendimento, e sin dai primissimi mesi di vita, l’ascolto rappresenta la migliore fonte per l’incremento del vocabolario e per contribuire allo sviluppo cerebrale del bambino. Sono proprio i suoni che il bambino ascolta in queste prime fasi che lo aiuteranno, mano a mano, a dare significato alle parole.

Pertanto, i neonati e i bambini al di sotto dei tre anni dovrebbero essere immersi in una letteratura per l’infanzia di qualità, soprattutto composta da libri con rima, ritmo e ripetizione, per dare loro una solida base nel processo di acquisizione dei suoni che compongono il linguaggio. Questo permetterebbe un accrescimento della loro consapevolezza fonologica che costituisce uno degli elementi primari per il successivo apprendimento delle abilità di lettura.

Inoltre, poiché la competenza nel riconoscimento delle parole è direttamente proporzionale alla frequenza con cui le parole vengono incontrate e l’età di acquisizione positivamente correlata alla frequenza di esposizione, risulta di fondamentale importanza leggere nel modo più sistematico e continuativo possibile ai bambini, interagendo con loro in merito ai contenuti, approfittando della loro naturale propensione ad ascoltare e costruire storie intorno a fatti reali o immaginari (come evidenziato da un recentissimo articolo di Federico Batini e Marco Bartolucci uscito in «Mind, Brain and Education»).

In questo quadro, i testi narrativi vanno a costituire una delle fondamentali esperienze precoci per la vita di un individuo: basti pensare a come le favole, le fiabe e le storie in genere rappresentino per il bambino il mezzo prioritario per lo sviluppo linguistico e la conoscenza del mondo. Tramite le storie il bambino impara a trattare congiuntamente aspetti lessicali, fonologici, sintattici e pragmatici.

 

Leggere o dialogare?

 

Partendo da questo quadro generale, è necessario sottolineare l’importanza della lettura ad alta voce, confrontandola con il dialogo. La lettura adempie a numerosi obiettivi, permette infatti di rassicurare, intrattenere, informare o spiegare ai bambini nuove cose, ma anche stabilire un legame profondo con loro, suscitare curiosità e ispirare. 

Inoltre permette di costruire e ad ampliare il vocabolario, sviluppare l'amore per la lettura, e aiutare i bambini a diventare lettori indipendenti.

Ma perché la lettura ad alta voce non può essere sostituita da una conversazione o da una narrazione?

Le esperienze, gli atteggiamenti e i diversi materiali che promuovono l'alfabetizzazione che un bambino incontra e con cui interagisce a casa, sin da piccolo, compongono l'ambiente di alfabetizzazione domestico di quel bambino.

Tuttavia, le parole che i bambini possono ascoltare durante una conversazione in famiglia o tra amici, non sono le stesse, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, a cui vengono esposti durante una lettura.

In quest’ottica la conversazione o la narrazione possono essere sicuramente considerate come un terreno fertile in cui il vocabolario cresce e si sviluppa, ma, come la letteratura di riferimento sostiene, è la lettura ad alta voce l’attività più efficace per promuovere lo sviluppo dell’emergent literacy, espressione con cui si definisce a quell’insieme delle abilità e delle attitudini che precedono quelle di lettura e scrittura vere e proprie.

La letteratura per l’infanzia infatti, permette di esporre il bambino ad un numero di parole ben maggiore di quelle che si incontrano in una conversazione media per adulti o in un programma televisivo in prima serata, presentando significati e contenuti nuovi che non si limitano ad una semplice descrizione di oggetti o di eventi, concreti e attuali.

Una normale conversazione, nella maggior parte dei casi, sia tra adulti che tra adulti e bambini, si basa sulle cinquemila parole che usiamo solitamente e che vanno a costituire il lessico di base. Ci sono poi, altre cinquemila parole circa che usiamo meno spesso nel dialogo. Insieme, queste diecimila parole circa costituiscono il vocabolario di base. Al di là di queste, ci sono le parole più ricercate, afferenti al lessico intellettuale, che giocano un ruolo critico nella vita, poiché è proprio attraverso queste parole, dette o pensate, che diamo forma alla nostra esperienza nel mondo. Per muoversi agevolmente nella vita quotidiana e per pensare sé stessi e il mondo circostante in modo più complesso occorre far riferimento anche a questo lessico, che va a costituire il cosiddetto vocabolario comune, un insieme che varia dalle trenta alle cinquantamila parole.

Tuttavia, spesso il discorso quotidiano risulta fortemente vincolato al contesto fisico e temporale ed ai processi mnestici che selezionano le parole che poi utilizziamo. Dunque, se per tali contingenze, non abbiamo modo di usare queste parole più ricercate nelle conversazioni quotidiane, dove possiamo trovarle? Come possiamo acquisire un vocabolario comune?

Ed è proprio a questo punto che entrano in gioco, con un ruolo di fondamentale importanza, sia i genitori che i libri, entrambi considerati per lo sviluppo dei bambini i fattori più influenti per la riduzione dell’analfabetismo.

Disponiamo di dati che ci confermano che i libri illustrati hanno il 50% di probabilità in più, rispetto alle interazioni genitore-figlio, di includere parole rare che non rientrano nelle 5.000 parole più comuni utilizzate (Massaro, 2016) e che, inoltre, i libri illustrati contengono più parole uniche rispetto ai discorsi diretti rivolti ai bambini, tanto da poter sostenere che la lettura di un semplice libro al giorno permetterebbe ad un bambino di ascoltare più di 219.000 parole provenienti dai libri, nell’arco di un anno (Montag, Jones, Smith, 2015). Al ritmo di due libri al giorno, in un anno un bambino sarebbe esposto a più di 438.000 parole. Se ad un bambino medio, venisse letto una volta al giorno, circa il 3% del suo contributo linguistico dipenderebbe dalla lettura. Se al bambino venisse letto due volte al giorno, la stima salirebbe al 6% circa.

Queste stime potrebbero inoltre aumentare se considerassimo solo i discorsi effettivamente diretti ai bambini e non la quantità totale di discorsi registrati all’interno dell’ambiente domestico, dal momento che recenti lavori suggeriscono che siano espressamente questi dei validi predittori dell'apprendimento del linguaggio. Inoltre, il vantaggio di leggere ad alta voce ai bambini, non si concretizza necessariamente nell’aggiungere più parole di per sé, ma nell’ aumentare la diversità delle parole nell’ambiente.

Dunque, appare evidente come i libri per bambini contengano un vocabolario più ampio e diversificato.

Appare pertanto evidente che la lettura condivisa genitore-figlio contribuisca in modo sostanziale alle ben documentate differenze individuali osservate nelle capacità linguistiche dei bambini piccoli. Inoltre, tale attività rappresenta una concreta possibilità di ampliamento ed estensione del vocabolario dell’ambiente di apprendimento del bambino.

 

Educare in un clima giocoso

 

Data l’importanza e la consistenza dei benefici che il bambino può trarre dall’esperienza di lettura condivisa, sarebbe auspicabile, già nelle primissime fasi dello sviluppo, che tale attività fosse svolta in un clima giocoso volto a stimolare la curiosità ed il desiderio di condivisione del bambino, permettendo poi, durante la crescita, che tale esperienza possa rientrare all’interno dei valori significativi del bambino stesso.

Dato che il bambino apprende anche per imitazione, osservare gli adulti per lui significativi che apprezzano i libri, che esprimono piacere e gioia nel leggere insieme, rappresenta un forte stimolo ad incamerare come proprio tale atteggiamento ed a riproporlo autonomamente in epoche di sviluppo successive. Lo stimolo cognitivo infatti risulta tanto più efficace quanto più è collegato a esperienze emotive ed affettive positive. Compito dei genitori, è pertanto, quello di creare le condizioni affinché possa svilupparsi nel proprio figlio il piacere della lettura. Per riuscirci si deve comprendere la fatica e lo sforzo al quale è sottoposto il bambino, riconoscere la dimensione culturale e ammettere che quest’ultima deve essere promossa e incentivata a partire sin dalla primissima infanzia attraverso la lettura ad alta voce e la lettura congiunta adulto-bambino.

Un impiego del libro di questo genere è propedeutico alla riuscita del successivo apprendimento finalizzato all’acquisizione delle capacità di lettura e scrittura, lasciando dietro di sé un terreno fertile per un rendimento scolastico migliore e una crescita interiore più vasta, rafforzando allo stesso tempo il legame genitore-figlio.

 

Pertanto, la lettura, in particolare quella condivisa, si delinea come uno strumento promettente per incentivare lo sviluppo precoce dei bambini, particolarmente potente nel correggere l’impatto delle disparità socio-economiche nelle abilità dei bambini, all’ingresso delle scuole. È evidente, infatti, che chi proviene da un ambiente socialmente ed economicamente svantaggiato ha maggiori probabilità di incorrere in fallimenti nei percorsi formativi e, di conseguenza, di abbandonarli.

Tuttavia, anche in questo caso disponiamo di ricerche ci dicono che i bambini a cui si legge ad alta voce prima dei 12 mesi hanno maggiori possibilità di superare, negli anni successivi, i loro coetanei, in particolare per quanto riguarda le abilità linguistiche e di alfabetizzazione (Dunst et al., 2012).

 

Perché abbandonare?

 

Nonostante l'esistenza di una solida letteratura sui benefici globali della lettura ad alta voce per i bambini, molti genitori non si avvalgono di questa pratica, e spesso rimandano la lettura ad alta voce all’inizio della scuola dell’infanzia per interromperla poco dopo. Difatti, mentre la maggioranza delle famiglie legge ad alta voce al proprio figlio fino alla scuola dell’infanzia, questa percentuale inizia a diminuire in modo drammatico ad ogni anno di età aggiuntivo. Tale decrescita è strettamente dipesa, da quanto sostengono i genitori stessi, soprattutto dall’acquisita capacità dei bambini di leggere autonomamente, attribuendo di conseguenza un valore sempre minore alla lettura ad alta voce condivisa.

In quest’ottica l’ambiente di alfabetizzazione domestica risulta un forte predittore delle abilità di riconoscimento delle parole nei bambini e del successivo sviluppo del vocabolario e del linguaggio. Inoltre, è stato dimostrato come i momenti di lettura congiunta genitori-figli rappresentino i contesti primari in cui i bambini sperimentano un vocabolario più ricco.

I benefici positivi derivanti dall’incontro precoce con il libro non interessano solamente i bambini. Anche i genitori all’interno di questa esperienza sperimentano la possibilità di creare un universo simbolico comune, in grado di favorire e sostenere un rapporto intimo e condiviso con il proprio figlio, ampliando inoltre le proprie competenze genitoriali, la propria autostima, riducendo stress e depressione.

E allora ci domandiamo: perché non leggere quotidianamente ai nostri bambini quando in fondo è un’attività così semplice?

Sono le parole nella loro testa che faranno la differenza.

 

Testi citati

Bartolucci M., Batini F. (2020). Reading Aloud Narrative Material as a Means for the Student's Cognitive Empowerment. Mind, Brain, Education.

Dunst, CJ, Simkus, A, Hamby, DW (2012). Effects of reading to infants and toddlers on their early language development. Center for Early Literacy Learning Reviews 5(4): 1–4.

Massaro D.W., (2016). Two Different Communication Genres and Implications for Vocabulary Development and Learning to Read. Journal of Literacy Research.

Montag J.L., Jones M.N., Smith L.B. (2015), The Words Children Hear: Picture Books and the Statistics for Language Learning.Psychological Science.

 

 

Immagine: Nurse Reading to a Little Girl

 

Crediti immagine: Mary Cassatt / Public domain

 

 

 

 


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