24 gennaio 2019

Una creusa tra le parole della Liguria. A proposito del Piccolo Dizionario Etimologico Ligure di Fiorenzo Toso

Un popolo raramente si smentisce: la sua lingua rispecchia la sua storia, la sua cultura, talora il suo temperamento o la sua inclinazione.

Dei liguri, ad esempio, che nell’antichità Eschilo definiva intrepidi, ormai è risaputa la pragmatica essenzialità – a tratti quasi sgarbata, secondo alcuni un poco altezzosa –, ben sintetizzabile nell’episodio che ebbe come protagonista il ser.mo doge della Repubblica di Genova, Francesco Maria Lercari; in séguito al bombardamento francese della Superba, correva il 1684, fu costretto suo malgrado a recarsi in quel di Versailles, per render omaggio al Re Sole; ma quando gli fu chiesto, tra le mirabolanti meraviglie della reggia, quale l’avesse davvero colpito, il Lercari sentenziò: “mi chì”, ossia “vedermi qui” (o, più semplicemente, “io qui”): laconico moto d’insofferenza nei confronti del bellicoso sovrano transalpino.

Tuttavia tale laconicità, per molti sinonimo di rudezza, nei liguri non s’oppone a una indiscutibile grazia fonica che, a metà del Seicento, il noto poeta genovese Gian Giacomo Cavalli stigmatizzava nel distico seguente: “Questa è particolâ feliçitæ (questo è un dono particolare) / a ri Zeneixi dæta da ro Cê (dato dal Cielo ai genovesi) / d’aveì parolle in bocca con l’amê (d’aver sempre in bocca parole dolci come il miele) / de proferire tûtte insûccaræ (da proferire tutte inzuccherate)”.

 

Oriente, Occidente e Oltregiogo

 

Il ligure, dunque. Lingua romanza da alcuni associata al ceppo gallo-italico (col piemontese, il lombardo, l’emiliano e il romagnolo), ancorché da questo indipendente per una serie di caratteristiche distintive che la rendono, insieme al veneto, una delle parlate più peculiari e variegate del settentrione italico. Si attestano infatti il ligure orientale, parlato dai confini lunigiani sino a Levanto, il ligure genovese (il più conosciuto, l’Illustre) parlato da Bonassola a Capo Noli e il ligure centro-occidentale, individuato da Finale Ligure a Taggia, in cui a sua volta confluisce quello occidentale, di cui fan parte di diritto l’intemelio e il monegasco; ma anche il ligure alpino, detto “roiasco”, che si dipana nelle zone d’altura della fascia occidentale e il ligure dell’Oltregiogo, che copre l’entroterra al di sopra dello spartiacque appenninico, presentando marcati tratti sincretici col piemontese (si pensi alla Val Bormida, al sassellese o all’orbasco), col lombardo (si consideri la parlata dell’Oltregiogo centrale, nella zona di Novi Ligure) e con l’emiliano (zona compresa tra la Val Staffora e la Val Trebbia); da ricordare infine il cosiddetto ligure coloniale, singolare evoluzione sia dei dialetti liguri orientali sia del genovese “rustico” e urbano, come per esempio il tabarchino e il bonifacino.

 

Ottocento anni, quattrocento lemmi

 

Ora, Fiorenzo Toso, noto accademico in linguistica generale presso l’Ateneo di Sassari, dialettologo di fama internazionale e, soprattutto, arguto lessicografo, tra i suoi numerosi studi specialistici ed etimologici – anche di respiro letterario e sociolinguistico – ha raccolto nel Piccolo Dizionario Etimologico Ligure quattrocento parole variamente rappresentative del lessico ligure, approfondendone l’etimo, la storia, il significato e l’originalità culturale e linguistica.

La scelta delle parole, giocoforza non esaustiva eppur mirata e coscienziosa, è stata impostata in modo da affrontare curiosità lessicali o termini semanticamente ambigui, occorrenze tipiche e rappresentative di una comune idea di “genovesità” o “liguricità”, termini presenti nel ligure Illustre (il genovese) ma anche nella maggior parte degli altri dialetti della Regione oppure parole che potessero dar conto della composizione e delle diverse provenienze del lessico ligure.

Le quattrocento schede lessicografiche che compongono il Piccolo Dizionario, tra l’altro, oltre a poggiarsi su una documentazione storica desunta da oltre ottocento anni di tradizione scritta, fissano per ogni voce l’etimologia accertata, l’evoluzione fonetica e semantica e il processo storico che è intervenuto nel tempo sulla parola in questione, con particolare attenzione ai riferimenti letterari.

Perdipiù, all’interno di ciascuna scheda trovano spazio anche tutte le parole derivate da quella originale (come abellinou [sciocco] > bellin, tanto per citare un grande classico che ha varcato le soglie della Regione Liguria) e, in alcuni frangenti, si discutono eventuali ipotesi etimologiche alternative.

 

Dal latino

 

Entrando invece nel merito della raccolta curata dall’accademico di Arenzano, il Piccolo Dizionario contiene soprattutto voci di derivazione latina, perché la maggior parte delle parole liguri (soprattutto del lessico genovese, che ha esercitato sempre un ruolo apicale per intuibili ragioni politiche e culturali) derivano dal latino popolare, diffusosi tra il volgo dopo la conquista romana. I dialetti liguri, pur conservando molti tratti comuni con le parlate dell’Italia settentrionale, si sono poi differenziati da quelli limitrofi; tra i numerosi punti di contatto o di differenziazione, nell’evoluzione dal latino vogare, si possono ben rimarcare le seguenti evidenze: la lenizione delle consonanti sorde, sino alla loro completa sparizione ( Digitum > [ˈdi:u], dito); l’evoluzione di CT (Factum > [ˈfԑ:tu], fatto), la palatalizzazione di CL e di GL (Clamare > [tſaˈma:], chiamare) e, al contrario, la conservazione delle vocali atone (come in menestra, ossia minestra, rispetto al piemontese mnestra).

Tuttavia la derivazione dei termini liguri dal latino si è verificata mediante mutamenti fonetici e morfologici che Toso definisce “seriali”: dove il latino aveva FL- all’inizio di parola, i dialetti liguri hanno sempre sc(i) (Flamma > sciamma, fiamma; Flore > sciua, fiore); parimenti il latino PL- in ligure passa di regola a c(i) (Plus > ciù, più) e spesso, nel passaggio dal latino al ligure, si verifica una metatesi (arretramento di suoni); così dal latino capra si passa a crava, anziché il più regolare cavra).

 

Dalle altre lingue

 

Quanto alle voci di provenienza non latina, occorre distinguere preliminarmente le parole giunte ai dialetti liguri attraverso il latino stesso da quelle che vi sono arrivate in un secondo momento: nel primo caso si tratta di fenomeni di sostrato (una lingua lascia tracce in un’altra, rispetto a cui è in posizione subalterna), come per le voci d’origine celtica o per quelle di reminiscenza greca (ad esempio mandillo, fazzoletto); nel secondo caso, invece, si parla di fenomeni di superstrato (una lingua si sovrappone a un’altra, senza tuttavia sostituirla), come accadde con le parole d’origine germanica penetrate nelle parlate liguri nel corso delle invasioni barbariche.

Si parla invece di prestiti nel caso di termini approdati nei dialetti di Liguria in tempi più recenti, grazie a traffici commerciali o influenze culturali: questi elementi lessicali sono ricchi e diversificati e interessano molti idiomi: l’arabo, per esempio, come nel caso di camallo (facchino); ma anche il portoghese (pirron, bicchiere dal lungo becco) o il turco (sciorbetto).

Nel complesso, pertanto, il Dizionario è un tesoretto lessicografico ed etnologico, in cui l’approfondimento linguistico – sempre curato e approfondito – si integra con lo studio delle parole nella loro evoluzione storica e culturale. Ne consegue che, sovente, vi si possa trovare l’etimologia inusuale accanto alla curiosità arguta, così come la digressione storiografica insieme alla boutade letteraria; una ricchezza in linea con lo stile dell’autore, apprezzato professionista nella linguistica nonché, al contempo, brillante novellatore e storico di pregio.

Tuttavia nel Piccolo Dizionario Etimologico Ligure non c’è traccia di seriosità erudita; dalle sue pagine emerge  piuttosto il lungo cammino di un popolo coriaceo e testardo, che è riuscito a mescolarsi con culture lontane senza smarrire la propria identità e il proprio brio.

Fiorenzo Toso conduce il lettore in un viaggio che sembra dipanarsi lungo il tragitto d’una creusa, ovvero la viuzza stretta tra i muri che, in Liguria, s’arrampica su per le colline, alle spalle delle città o dei borghi marinareschi: in esso si possono carpire i colori e i sapori del paesaggio, le abitudini della gente e i momenti che scandiscono la vita d’ogni giorno, sospesa tra l’aspro entroterra e il mare increspato dalla tramontana.

 

Bibliografia essenziale

Fiorenzo Toso, Piccolo Dizionario Etimologico Ligure, Editrice Zona, 2015.

Fiorenzo Toso, La letteratura ligure in genovese e nei dialetti locali, Le Mani, 2012. Fiorenzo Toso, Dialetti liguri, in Enciclopedia dell’italiano (Treccani), diretta da Raffaele Simone.

 

Immagine: Davide Papalini [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons


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