31 luglio 2020

Ma anche no! Trent’anni di un’espressione di successo

 

Ci sono espressioni che i parlanti di una lingua capiscono al volo e che però tendono a sfuggire ad una spiegazione analitica: ma anche no! ne è un buon esempio. Presa nel suo complesso, questa locuzione viene definita polirematica per sottolineare la sua natura di espressione composta da più parole, ma con un significato unitario parafrasabile come “assolutamente no”. Più frequentemente è classificata come modismo e tormentone, per sottolinearne le caratteristiche di modo di dire frequente e abusato.

 

Un pezzo per volta

 

Ma da dove viene e quali ragioni linguistiche costituiscono la sua fortuna?

Innanzitutto conviene partire da ma, e dalla sua funzione di congiunzione avversativa, cioè di elemento che coordina un elemento opponendolo a quanto precede. La presenza di anche precisa in un certo senso il ruolo di ma, che non sostituisce l’elemento precedente, ma lo corregge arricchendolo e contemporaneamente porta l’attenzione sull’elemento che segue. Se ci fermassimo a ma anche avremmo dunque a che fare con una locuzione correttiva di quanto precede. E questa formula è effettivamente molto presente in italiano, al punto da aver generato il nome derivato ma-anchista, applicato ad esempio a chi sostiene tutto e il contrario di tutto, registrato dal vocabolario come neologismo nel 2008 (Vocabolario on line Treccani).

L’aggiunta della negazione olofrastica no cambia però completamente il quadro, in quanto nega la proposizione precedente. Proprio la descrizione del lemma ma-anchista fornisce un bell’esempio di ma anche no giustificato sul piano testuale “questa è un’idea nuova ma anche vecchia, potete applaudire ma anche no». (Alessandra Comazzi, Stampa, 30 ottobre 2007, p. 44, Spettacoli). Qui si può notare la ripetizione di ma anche che nel primo caso coordina due aggettivi (nuova – vecchia), nel secondo un predicato e, appunto, no, che è sufficiente ad esprimere il suo contrario (“potete applaudire ma anche non applaudire”).

Questa locuzione, è bene sottolinearlo, non è recente, come testimonia la riflessione del protagonista di Le confessioni d'un italiano “Ci son riuscito in un cotale proponimento? A volte sì, ma più spesso anche no” (Ippolito Nievo, 1867, cap. 13). Inoltre è documentata sia nel parlato che nello scritto, anche in rete; ad esempio in un commento ad un articolo (1.07.2020) si legge: “I pacchi batterie esausti non sono green e l'energia per ricaricare le batterie, può essere green ma anche no.”

 

I ma anche no sono due

 

Dal livello testuale, che pienamente giustifica ma anche no, negli anni ’90 si passa a quello che diventa rapidamente un tormentone, cioè una sequenza isolata usata inizialmente come risposta negativa a proposte e ipotesi e può valere come rifiuto ironico e guardingo “se ne può anche fare a meno” oppure come rifiuto deciso “assolutamente no”.

Qual è la principale differenza tra i due ma anche no? Nel caso della locuzione che ha una giustificazione testuale solo no è olofrase e la locuzione congiuntiva ma anche è un connettivo testuale; il nostro tormentone invece è olofrase nel suo complesso, cioè ha autonomia sintattica e prosodica, in altre parole è un segnale discorsivo che sta da solo, anche come risposta, e si pronuncia senza pause. A proposito di pronuncia, anche a livello intonativo i due ma anche no si distinguono chiaramente per l’enfasi che accompagna il cosiddetto tormentone e che, nello scritto, è resa dal punto esclamativo.

Il segnale discorsivo ma anche no ha suscitato la curiosità dei lettori che alcuni anni fa hanno avuto risposta sul sito dell’Accademia della crusca (Olmastroni 2013) e in questo portale nella sezione ‘domande e risposte’ (2014).

 

Pescato dalla rete

 

Come sottolineano questi e altri commenti (Bartezzaghi 2012, p. 34; Novelli 2019, p. 110), comici e trasmissioni televisive hanno contribuito non poco alla fortuna di questa locuzione, ma sarebbe semplicistico ridurre alla loro influenza la sua attuale diffusione, che arriva anche ai titoli giornalistici negli ambiti più vari. Ne è esempio Banche venete salve? Ma anche no! su Altroconsumo Finanza (10.04.2017)

Inoltre, una ricerca sul Perugia Corpus, che documenta diversi generi di italiano contemporaneo scritto e parlato nell’arco temporale 1990-2012, restituisce 27 ma anche no, presenti in 26 testi diversi (con frequenza di 1,02 occorrenze per milione di parole). Il grafico seguente indica chiaramente la rete come ‘deposito’ privilegiato della forma, con un dettaglio interessante: tra i 18 risultati, il 77,7% deriva da social network, il 22,2% da blog.

 

La presenza in rete e i contesti di occorrenza sono stati confermati da una ricerca su ItTenTen, corpus di lingua scritta del web, che contiene 929 ma anche no (con frequenza di 0,3% per milione di parole), prevalentemente riconducibili a commenti generati da utenti in diversi tipi di blog. Il blog è per sua natura connotato da stile informale e dialogico, si presta dunque bene ad ospitare formule colloquiali usate nel parlato. Ed infatti, in diversi casi ma anche no è inserito come commento tra parentesi:

Altrimenti, nei rapporti sociali, cortesi salutini a labbra strette, casomai una stretta di mano (ma anche no), un abbraccio solo se si è in consolidata amicizia. Il bacetto sulla guancia marca non male, ma malissimo. (30.11.2007)

 

Testuale correttivo

 

I testi di ItTenTen analizzati appartengono ad un arco temporale tra il 2006 e il 2012, ma la maggior frequenza della formula si ha tra il 2009 e il 2010, nonostante il programma televisivo domenicale di La7 Ma anche no, in onda tra dicembre 2011 e gennaio 2012.

Benché i commentatori di ma anche no abbiano dato tanto rilievo al suo uso come olofrase, va detto che l’indagine su ItTenTen ha rivelato che circa il 70% delle occorrenze è del tipo testuale correttivo, mentre solo il 30% è dato dagli usi olofrastici, che possono trovarsi in risposte oppure in commenti.

Evidentemente i pregi dell’olofrase sono la chiarezza dal punto di vista comunicativo e l’efficacia sul piano pragmatico. La sua presenza sembra ormai consolidata nell’italiano contemporaneo anche perché può fungere da aggettivo, come nel titolo di un commentatore, riferito alla prima serata del festival di Sanremo 2020: “I momenti ma anche no e i momenti di delirio”. Se il titolo ha ma anche no in bella evidenza con il significato di “negativi, di cui fare a meno”, poi nel testo si ritrova “Momenti anche no” come equivalente, e anche questo è significativo.

 

Allo specchio: ma anche sì

 

Da ultimo, uno sviluppo ulteriore di ma anche no è probabilmente ma anche sì, speculare nella struttura e nella contrapposizione ironica che lo vede comparire soprattutto in titoli di articoli e di commenti in blog: Pessimismo e fastidio, ma anche sì (31.05.2007)

 

La presenza ormai diffusa di ma anche no, il suo uso come aggettivo e come modello mostrano che non possiamo più parlare di una caratteristica del linguaggio giovanile; probabilmente lo è stato, ma a quasi trent’anni dalla sua comparsa come olofrase possiamo forse ascrivere una parte del suo successo a quel ma, visto recentemente (cfr. Piera Molinelli, Ma dai mille volti), così improntato ad affermare la soggettività di chi parla.

 

 

Riferimenti bibliografici

Bartezzaghi, Stefano. 2012. Non se ne può più. Mondadori.

Novelli, Silverio. 2019. Tormentoni. RCS.

Olmastroni, Stefano. 2013. Ma anche no, Accademia della Crusca.

 

Immagine: Screenshot della sigla di Ma anche no


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