22 marzo 2019

“Miscele” inglesi (e italiane) per formare nuove parole

di Francesca Vaccarelli*

Se provassimo a immaginare il lessico italiano, così come anche quello inglese, alla stregua di mattoncini assemblabili disposti secondo un ordine armonioso e ponderato, ci accorgeremmo ancor di più della duttilità e adattabilità che caratterizza queste due lingue, che si arricchiscono costantemente di neologismi. Tuttavia, la tendenza dell’italiano è, soprattutto nell’ultimo decennio, come mostrano Adamo e Della Valle nel recente Neologismi. Parole nuove dai giornali (2008-2018), quella di approvvigionarsi da forze esogene (è il caso dell’ingresso degli anglicismi, analizzati recentemente da Rosati), mentre l’inglese tende ad aumentare il volume del suo vocabolario componendo, o scomponendo, in vari modi le forze endogene, ossia i termini già presenti nella sua lingua, attraverso i processi di formazione di parole – compounding, affixation, conversion, acronymy, clipping, blend, back-formation –  come elencati negli studi classici sulla morfologia. Questi processi di creazione di nuove parole non agiscono di certo a compartimenti stagni, ma sono correlati l’uno all’altro o addirittura si sovrappongono.

 

Blend e affix secretion

 

In queste brevi riflessioni lessicali mi soffermerò proprio su quei termini, inglesi o italiani, che originano dai nessi che intercorrono tra i processi di blend (che corrisponde in italiano al processo di fusione o aplologia, da cui derivano le cosiddette parole macedonia, come smog, tipico esempio di letteratura, o Smonday, registrato più recentemente dall’Urban Dictionary per indicare quel momento a cavallo tra la fine del riposo della domenica e l’inizio della pianificazione degli impegni del lunedì) e affix secretion. Quest’ultimo può essere definito come un processo attraverso cui un nuovo affisso (che in inglese può essere chiamato secreted affix, splinter, combining form, affix-like form o libfix) si rende autonomo e stabile, per cui una parte di una parola considerata inseparabile acquisisce un nuovo valore semantico, diventando così un prefisso, un suffisso o una parola autonoma. Inizialmente, l’uso di tale affisso di nuova costituzione può essere attribuito all’analogia. Si tratta di un procedimento il cui impiego è molto diffuso nella lingua dei media, che crea velocemente neologismi per nominare i fatti della mutevole realtà che ci circonda, di sovente considerati dei meri occasionalismi – ossia coniazioni lessicali occasionali, legate a fatti contingenti, che non entrano perciò a far parte stabilmente del lessico di una lingua. Alcuni esempi chiariranno la definizione: il suffisso -teria dalla parola cafeteria (da cui in inglese si sono formate candyteria, chocolateria, danceteria, fruiteria, groceteria, sushi-teria, used-bookteria, washeteria, mentre in italiano si utilizza il suffisso -eria per indicare vari esercizi commerciali, come birreria, cioccolateria, frutteria, gelateria, latteria, libreria, pescheria); il prefisso agri- da agriculture (che forma agribusiness, agrichemical, agricorporation, agrifirm, agrifood, agriforestry, agrifuture, agriscience, agritainment, agriterrorism, agritourism, e in italiano, alternandosi col prefisso agro-, agricampeggio, agrispettacolo, agriturismo, agroecologia, agromafia, agropirateria, agrotossico); Euro- da European (da cui originano, tra gli altri, Euro-American, Eurocentric, Eurocurrencies, Euro-elections, Euro-market, Euro-MP, Europhile, Europhobe, Eurosceptic, e in italiano i tanti euro-allarme, euroagenda, euroassenteista, euro-austerità, eurobarometro, eurodeputato, eurogruppo, euro-mafia, eurostangata, eurovoto); -nomics da economics (da cui i nomi Abenomics, agronomics, burgernomics, Bushonomics, Clintonomics, Corbynomics, cybernomics, ebaynomics, Euronomics, freakonomics, Maonomics, Obamanomics, Nixonomics, parentonomics, Reaganomics, Rogernomics, Rubinomics, Thatchernomics, Trumponomics, womenomics, ampiamente utilizzati dalla stampa italiana, che ha recentemente coniato Ragginomics: “La Raggi scende dallo scranno per sedersi accanto alla Muraro. E mentre lei si affida a Virginia e tace, l’inquilina del Campidoglio disegna i confini della «Ragginomics» con cui medita di rivoluzionare la vita dei romani grazie alla formula matematica «rifiuti zero».” [Corriere della Sera, 11 agosto 2016]); -pedia da enciclopedia (che è la terminazione di artpedia, ballotpedia, hypnopedia, intellipedia, investopedia, judgepedia, lexipedia, linkopedia, QRpedia, rockopedia, searchopedia, toonopedia, webopedia, wikipedia, tutti utilizzati come anglicismi in italiano, spesso anche nella pronuncia del formante -pedia, nonostante la sua origine greca); -(a)thon da marathon (da cui si formano bikeathon, danceathon, flash-athon, hackathon, operathon, phonathon, radiothon, swimathon, talkathon, telethon, walkathon, workout-athon, molti dei quali di comune fruizione nella nostra lingua).

 

-poli e -gate: città e cancelli come scandali

 

In italiano questi pseudo-affissi rientrano nella categoria degli elementi formativi, chiamati anche prefissoidi/suffissoidi (Migliorini 1963) o semiparole (Scalise 1983); in particolare in questo caso siamo in presenza di confissi o elementi formati per secrezione, che esprimono un significato secondario (spesso metaforico) che le parole da cui derivano hanno acquisito in particolari contesti. L’esempio più noto di questo processo in italiano è il formante -poli che, pur derivando dal greco polis ‘città’, ha assunto negli anni Novanta dello scorso secolo il significato di ‘scandalo politico-affaristico’ (negli occasionalismi calciopoli, concorsopoli, condonopoli, sanitopoli, vallettopoli, scroccopoli, denotanti corruzione in vari ambiti), ricavato dal prototipo tangentopoli (propriamente ‘città delle tangenti’, appellativo dato alla città di Milano in seguito all’inchiesta giudiziaria nota come “Mani pulite”). Le stesse connotazioni assunte da -poli si possono riscontrare nel secreted affix inglese -gate, che deriva dallo scandalo politico Watergate che scoppiò negli Stati Uniti nel 1972 e portò alle dimissioni del Presidente Richard Nixon, dopo la richiesta di impeachment. Tra i derivati di -gate ricordiamo Irangate, Koreagate, Camillagate, Monicagate, Panamagate, Russiagate, emailgate, celebgate. Ma in realtà in italiano, oltre a esportare le parole inglesi appena elencate, ci serviamo del confisso -gate per indicare anche scandali nazionali, come Irpiniagate, sexgate, Rubygate, Laziogate.

Dalla parola totocalcio, fusione linguistica di totalizzatore e calcio, si è “liberato” l’elemento formativo toto- per indicare un pronostico, una previsione su un evento futuro, come ad esempio in totoscommesse, usata per giochi e pronostici sui risultati delle partite di calcio, o anche di altre competizioni sportive, totoelezioni per i risultati di un voto, totoministri e totonomine per la formazione di un nuovo governo, toto-Quirinale per l’elezione del Presidente della Repubblica, totomaturità e tototema per gli argomenti della prova di italiano all’esame di maturità, totofestival e totoXfactor per i vincitori di gare canore.

 

Dipendenti da -(a)holic

 

Un elemento formante che ha avuto molta fortuna, sia in inglese che in italiano, ma che sta lentamente diminuendo la sua produttività, è il confisso e-, abbreviazione di electronic e anteposto a molte parole inglesi a partire da e-mail, e-book, elearning, e-banking,e-commerce, e-citizen, e-journal, e-tail, e-cigarette, e-ticket, e-consumer, fino al conio degli ultimi anni e-taliano, varietà di italiano scritto sorta a seguito della continua evoluzione della comunicazione telematica, e che opera tramite una vasta gamma di dispositivi tecnologici e differenti canali di trasmissione. Ma l’innovazione tecnologica sta inondando oggi il nuovo lessico di parole composte con social (social network, social forum, social housing, social eating) che stanno soppiantando le “e-words”. Il secreted affix -(a)holic, derivante da alcoholic, e indicante una persona fanatica, maniaca di o dipendente, in maniera ossessiva, da qualcosa, ha creato molti derivati, tra cui appleholic, appsaholic, blogaholic, chocaholic, coffeeholic, computerholic, family-oholic, fashionholic, fatheraholic, foodaholic, gymaholic, infoholic, leisureholic, loveaholic, milkaholic, negaholic, pizzaholic, rageaholic, readaholic, rockaholic, sexaholic, shoeaholic, shopaholic, spendaholic, sportaholic, sugarholic, surgiholic, twitterholic, webaholic, workaholic. In italiano il significato parallelo a quello di -(a)holic è reso dall’aggettivo dipendente, come parte separata da tossicodipendente, in forme composte come alcoldipendente, blogdipendente, cibodipendente, internet-dipendente, ludodipendente, sessodipendente, teledipendente, videodipendente. Casi, invece, di confissi che importiamo dall’inglese, con tutti i loro derivati, sono -wood, derivante da Hollywood, per indicare le industrie cinematografiche nei vari Paesi del mondo, come Bollywood, Bulawood, Chinawood, Kollywood, Lollywood, Nollywood, Sollywood, Swahiliwood, Punjwood, Riverwood, Tollywood, Wellywood; -kini, secreted affix di bikini, che indica un costume diverso dal classico due pezzi di dimensioni ridotte, come in burkini (anche nella variante grafica burqini), camkini, bandeaukini, microkini, monokini, tankini, mankini, pubikini, trikini.

 

Wiki, leaks & exit: da nomi a formanti

 

Ci sono, infine, casi in cui parole autonome, nella loro interezza, iniziano a comportarsi da elementi formanti, sempre sulla spinta di eventi politici, economici, sociali, mediatici che ne determinano la diffusione e produttività. È il caso di wiki-, parola di origine hawaiana che nell’espressione wiki wiki significa ‘molto veloce’, e che è giunta a indicare un’applicazione di accesso gratuito e libero che offre ai suoi utenti in modo semplice e immediato la possibilità di produrre, modificare e aggiornare contenuti in forma collaborativa e partecipativa; da wiki- sono derivate la famosa e già citata Wikipedia, ma anche Wikimedia, Wiktionary, Wikibooks, Wikidata, Wikinews, Wikinomics, Wikiquote, Wikisource, Wikitorial, Wikiversity, Wikivoyage. Ma anche Wikileaks, formato dall’elemento prefissale wiki- e da un’altra parola autonoma, leaks, che nell’ultimo decennio ha iniziato a comportarsi da suffissoide, per indicare la fuga di notizie, l’indiscrezione (o notizia) fatta trapelare appositamente, a partire proprio da Wikileaks, e che ha creato Vatileaks, Brusselsleaks, nazileaks, offshoreleaks, e in Italia i più recenti Berluleaks, Grilloleaks, Renzileaks e PD-leaks. Si può pensare quindi che -leaks stia diventando l'erede di -gate e -poli, un nuovo suffisso per indicare uno scandalo. Anche exit, dopo aver dato vita, a partire dal 2012, alla parola macedonia Brexit, ha iniziato a comportarsi da suffisso, sulla scia di un processo analogico, per indicare sia tutti quei Paesi comunitari in cui si è ventilata l’ipotesi di uscita dall’Unione Europea o dall’area Euro (Dexit, Frexit, Grexit, Irexit, Italexit, Nexit, Oexit, Spexit, Scoxit, Swexit) sia reazioni al referendum inglese del 23 giugno 2016 «regrexit, il rammarico (regret) per il risultato del voto, apocalexit e wrexit in previsione di conseguenze apocalittiche o disastrose (da wreck, mandare in rovina, distruggere), e ProgrExit, un’eventuale uscita graduale (progressive) del Regno Unito dall’Ue» (L. Corbolante, "Brexit, parole del XXI secolo"). Similarmente, la prima parte di Brexit, Br-, ha dato origine, per analogia, a derivati come Bremain, Brentry, Bremorse, Bregret, Brexodus – tutte conseguenze, anche sul piano lessicale, del risultato del referendum britannico. Si è giunti a creare anche l’efficace blend Brexpitt per indicare la fine del matrimonio tra Angelina Jolie e Brad Pitt, in cui si gioca sulla doppia valenza di ex-, come elemento di exit, riferito all’uscita del Regno Unito dall’UE, e come ruolo di ex-husband che ormai svolge l’attore americano.

 

Il momento del flix

 

L’interrogativo che mi sono posta quando ho pensato di scrivere questo contributo riguardava la graduale diffusione dell’elemento formante flix-/-flix, sia nel settore dei trasporti lowcost rappresentati da Flixbus, Flixtrain, Flixmobility, Flixnight, ma anche in Flixtime, web application per creare dei video con le nostre foto, Netflix, piattaforma statunitense di streaming online in abbonamento, attiva via web su PC, Mac, smartphone, apparecchi televisivi di nuova generazione, console di videogiochi e tablet, Flixtool, un’applicazione da cui poter scaricare i sottotitoli dei film, e Iflix, concorrente asiatico di Netflix. In questi ultimi quattro casi l’etimologia di -flix è legata a flick, sinonimo di film o movie, e una variante grafica trasforma the flicks (che significa il cinema) in flix. Nel caso dei trasporti flix- sembra derivare dal verbo to flick, che significa ‘dare un colpetto, azionare, guizzare’; anche in questo caso, per un adattamento grafico, la terza persona singolare del present simple, flicks, diventa flix. Pertanto, indica dei mezzi di trasporto veloci, che ti fanno “guizzare” velocemente da un posto all’altro. L’apparente distante etimologia dei due flix si unisce sotto l’idea che un film è composto da una serie di fotogrammi che sono “sfogliati” velocemente (il verbo to flick through indica lo sfogliare rapidamente, scorrere in fretta). E lo stesso digramma fl- si trova spesso all’inizio di parole che indicano un movimento veloce, a partire dal verbo to fly. Chissà se anche questo neoangloaffisso, come alcuni dei precedenti analizzati, genererà numerosi derivati o resterà in vita il tempo di qualche stagione di vacanza o di serie tv?

 

Bibliografia essenziale

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*Università degli studi di Teramo

 

Immagine: Bandiera per gli inglesi di origine italiana

 

Crediti immagine: Originale: Rugby471 Opera derivata: Carnby [Public domain]

 


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