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Tra lingua, “sistema” e testo: una Lezione di Francesco Sabatini

Consiste ac lege, fermati e leggi. E, magari, si non molestum est, rifletti su quanto appreso. La Lezione di italiano (2016) data alle stampe per Mondadori da Francesco Sabatini, il più perspicace innovatore tra i linguisti italiani, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, è impostata come un'efficace apostrofe in cui, attraverso “Dialoghi” e “Inviti” in luogo dei tradizionali capitoli, è il lettore a essere protagonista dell'azione didascalica; infatti sembra che Sabatini, sull'esempio dantesco, sproni il lettore ad aguzzare ben li occhi al vero, elevando se possibile lo sguardo a l'alte ruote (della lingua italiana, s'intende) e a notare - come ammoniva Franco Sacchetti nei “Sermoni evangelici” - quello che per molti non si vede.

La Lezione di italiano, anzitutto, non è solo un libro di grammatica, va oltre: è un libro sulla lingua (in particolare quella italiana) che, mediante un approccio brillante e una prospettiva ad ampio respiro, conduce nei meandri più reconditi della genesi del linguaggio, alla scoperta dei meccanismi evolutivi che sono alla base di ciò che pensiamo, diciamo e, infine, scriviamo.

 

Quattro direttrici

 

Fondamentalmente l'indagine linguistica si sviluppa lungo quattro direttrici: la natura e la neurobiologia del linguaggio, la riflessione (anche storica) sulla grammatica, ossia su come il nostro cervello costruisce la “frase”, la pragmatica testuale nel processo comunicativo e il buon uso della lingua, sovente minata da problemi concreti, d'origine sintattica o testuale.

 

La prima. Il potere del linguaggio

 

Sabatini ci parla del potere del linguaggio, che racchiude la visione del mondo, assolve le esigenze comunicative e permette di cogliere emozioni, stati d'animo e una miriade di sottili sfumature semantiche (come per esempio accade con la diàtesi media dei verbi pronominali). Nella prima parte della Lezione possiamo dunque trovare la spiegazione dei meccanismi di acquisizione e di produzione della lingua, così come dei suoi caleidoscopici usi: conoscere la realtà, ragionare, esprimere pensieri, palesare emozioni e, soprattutto, comunicare; in altre parole, l'autore ci invita a comprendere la funzione cognitiva e la funzione comunicativa del linguaggio, che costituiscono la pietra d'angolo nella formazione del pensiero analitico e critico degli esseri umani.

 

La seconda. L'ingranaggio grammatica

 

Sabatini, poi, s'addentra nella grammatica, ossia l'ingranaggio che fa funzionare, attraverso la sintassi, la lingua acquisita; il nostro cervello costruisce la “frase” e conosce il mondo, quindi essa contribuisce alla formazione del testo, ovverosia il “tessuto” ottenuto coi fili della lingua.

Ora, la “frase” prende vita nel nostro cervello grazie alla potenza pragmatica e astrattiva del verbo, unico strumento cognitivo che dà senso a ogni descrizione.

Il verbo è simbolo e mezzo per imbastire ogni ragionamento e spiegare la realtà; serve infatti a ricostruire ogni atto che il cervello compie per formare immagini reali o immaginate. Attraverso il verbo noi siamo in grado di dare un senso alle cose, mettendole in relazione tra loro; pertanto esso è il motore della “frase”, il propulsore dal quale i concetti prendono vita. Ed eccoci – il passo è breve – alla grammatica valenziale, che Sabatini ha introdotto in Italia quale valida alternativa alla sintassi tradizionale (Sabatini sta alla sintassi classica come Dick Fosbury sta al salto in alto); l'approccio valenziale di fatto supera la vecchia analisi logica perché ci fa capire che la “frase” non ha una struttura lineare, bensì gerarchica: partendo dal verbo, solido perno centrale d'ogni pensiero, la “frase” si irradia attraverso tre aree concentriche, quella del nucleo (composta dal verbo e dai suoi argomenti), dei circostanti del nucleo (con gli elementi che specificano il verbo e gli argomenti) e delle espansioni (che aggiungono al nucleo informazioni di vario tipo).

In questo modo siamo in grado di svelare e interpretare l'intricato ordito che le parole formano, nel momento in cui percepiamo le cose che ci circondano e le trasformiamo in “frasi”.

 

La terza. Nell'interazione comunicativa

 

Dai meccanismi grammaticali la Lezione ci porta quindi nell'àmbito della pragmatica testuale, ovvero il processo comunicativo parlato, scritto e trasmesso (mediato dalla tecnologia), vòlto a raggiungere un preciso scopo nell'interazione con i nostri simili. Sabatini infatti affronta le situazioni comunicative, i tipi e i generi testuali, la loro evoluzione storica e la loro interpretazione.

Il testo è il punto d'incontro tra emittente e ricevente, tra autore e lettore. Lì, nel testo, l'emittente inserisce un significato che sta al ricevente interpretare; dunque, per far acquisire significato a un testo, l'intenzione comunicativa dell'autore è basilare, ma lo è anche l'interpretazione del lettore.

Ecco perché, tenendo conto dei contesti comunicativi, l'evoluzione delle forme testuali conduce verso tre tipi concreti di testo: rigido, semirigido ed elastico, a seconda che l'autore voglia vincolare l'interpretazione del lettore (come accade nei testi regolativi) oppure voglia lasciar a chi legge poca o molta libertà di decodifica (come succede, rispettivamente, nei testi divulgativi e nei testi letterari).

Ora, ogni testo contiene significati da interpretare e le strutture grammaticali della lingua; quindi l'analisi del testo, attraverso l'esegesi dell'ordito grammaticale che esso ingloba, è l'operazione che maggiormente ci aiuta a capire il mondo e, per questo, dovrebbe costituire uno dei compiti principali della scuola.

 

La quarta. Non essere prolissi

 

Sabatini infine stigmatizza la diffusa “prolissità italica” che, all'interno del linguaggio tecnico e burocratico (soprattutto), esprime compiutamente l'antilingua teorizzata da Italo Calvino, vale a dire la sistematica ricerca di cervellotiche circonlocuzioni in luogo di termini semanticamente più semplici o diretti.

Antilingua che, a sua volta, conduce al moderno pedagogese (ora anche anglo-pedagogese) dell'universo educativo e scolastico.

Ci s'allontana così dalla pragmaticità della lingua, concretezza imprescindibile nel vivere civile.

Il presidente onorario dell'Accademia della Crusca, inoltre, passa in rassegna le varie insidie del plurilinguismo, con specifico riferimento all'ormai endemica corsa al prestito di natura anglosassone; questa corsa, per altro radicata in tutti i ceti sociali e in vari settori (tecnologico, politico, scientifico, ecc.), rischia di condurre verso un “deragliamento linguistico”, a scapito della conoscenza e dell'apprendimento dell'italiano.

 

Alcune “classiche” questioni

 

Prima di sviluppare le conclusioni, però, la Lezione riserva anche uno spazio consistente ad alcune annose situazioni nell'àmbito dell'uso concreto della lingua, tra le quali la frase segmentata, considerata erroneamente sbagliata, la vecchia disputa sull'utilizzo dei pronomi di terza persona come soggetto e, dulcis in fundo, lo stato di salute del congiuntivo.

Ed eccoci al capolinea del meraviglioso viaggio nel variopinto (e talora insidioso) universo della lingua, condotto da Francesco Sabatini con profondità di argomentazioni e raro acume: la Lezione di italiano dà la ricetta per poter assaporare il buon uso della lingua; pochi ma chiari gli ingredienti, tra i quali la conoscenza del linguaggio come “sistema” (la grammatica), il trattamento che del linguaggio facciamo producendo un testo, ossia un atto comunicativo, i mezzi analogici o digitali che impieghiamo per attuare la comunicazione e, infine, la prospettiva storico-geografica nella quale la lingua si è diacronicamente sviluppata.

 

Un ottimo esempio

 

A mio parere, in conclusione, se è vero che l'apprendimento significativo si compie attraverso due fasi, espositiva (con l'inquadramento dei contenuti) ed esemplificativa (con la mediazione dei contenuti), a cui si deve giocoforza aggiungere il coinvolgimento attivo di chi è chiamato a imparare, Francesco Sabatini fornisce un lucido esempio di come si possa scrivere un libro dettagliato e preciso per il lettore che già conosce la materia trattata ed estremamente accessibile per chi invece vi si accosta per la prima volta.

 

Bibliografia essenziale

Francesco Sabatini, Lezione di italiano, Milano, Mondadori, 2016.

Dante Alighieri, Comedia, in riferimento al Canto VIII del Purgatorio e al Canto X del Paradiso.

Franco Sacchetti, I sermoni evangelici, le lettere e altri scritti inediti o rari, a cura di Ottavio Gigli, Firenze, Le Monnier, 1857.

David P. Ausubel, Educazione e processi cognitivi, Milano, Franco Angeli, 1978.

 

Daniele Scarampi

 


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