04 luglio 2018

Lingue sotto il tetto d'Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte - 3. Alto Adige – Südtirol (Sudtirolo): Plurilinguismo e barriere identitarie

di Marco Caria*

Südtirol: terra di mele, di turismo, di castelli. E anche di confini etnico-linguistici ormai abbattuti (o forse no). Se è indubbio che gruppi linguistici romanzi e germanofoni sono presenti sul territorio da secoli, è altrettanto assodato che in Alto Adige la lingua materna di appartenenza è sempre stata un motivo di separazione etnica e identitaria usata anche a scopi utilitaristici (Baur, 2000; Eichinger, 2002). Non a caso Claus Gatterer, storico originario di Sesto, scelse di intitolare uno dei suoi libri dedicati al Sudtirolo e ai suoi conflitti interetnici  in maniera tanto lapidaria quanto significativa: Erbfeindschaft Italien - Österreich (“Italiani maledetti, maledetti austriaci”).

 

La storia, anche linguistica

 

L’attuale Alto Adige fu abitato fin dalla preistoria, e nel 15 a.C. venne inglobato nell’Impero Romano. Nei successivi cinque secoli le popolazioni autoctone retiche e celtiche svilupparono un idioma romanzo, il ladino, destinato a retrocedere drasticamente dopo le prime fasi di germanizzazione conseguenti alle colonizzazioni baiuvare avvenute a partire dal IX secolo d.C. Nell’Alto medioevo il dominio di nobili locali portò all’unificazione in forma di Stato feudale dell’Alto Adige e di altre aree di lingua tedesca e diede origine alla Contea di Tirolo, poi ceduta agli Asburgo nel 1363.

Il Tirolo rimase austriaco quasi ininterrottamente fino alla conclusione del primo conflitto mondiale: nel 1919 il trattato di Saint Germain-en-Laye smembrò la regione, e la parte che andava dal confine del Brennero fino a Salorno fu assegnata all’Italia insieme al Trentino. Con il Fascismo iniziò un processo di italianizzazione forzata, con la proibizione dell’uso della lingua tedesca e l’incentivazione dell’immigrazione di italiani provenienti da altre regioni. L’italianizzazione fascista non risparmiò nemmeno la toponomastica e l’onomastica: le sostituzioni, spesso prive di carattere scientifico, di nomi in uso da secoli e il divieto di usare la lingua materna ebbero come risultato un vero e proprio odio intestino fra i gruppi etnici che risiedevano nella regione, in particolare fra germanofoni e italofoni.

Questi ultimi,  percepiti come occupanti, andavano respinti e combattuti con ogni mezzo, perfino col ricorso, nel secondo dopoguerra) ad atti di terrorismo, e la loro lingua doveva essere evitata. Ogni tentativo di ritornare alla madrepatria austriaca si rivelò in ogni caso infruttuoso e ai tirolesi germanofoni non rimase che chiedere forme concrete di tutela linguistica e culturale, attuate in trattati internazionali e attraverso le forme di autonomia concesse dallo stato italiano alla Provincia di Bolzano.

 

Tedesco in Alto Adige fra norma e dialetto

 

In base alle ultime indagini demografiche oltre i due terzi dei sudtirolesi sono di madrelingua tedesca e rappresentano il gruppo maggioritario nelle aree montane. I ladini, minoranza assoluta, sono maggioranza soltanto nelle valli Badia e Gardena, mentre gli italofoni costituiscono il gruppo maggioritario nelle aree più urbanizzate come Bolzano, Laives e Salorno, che di fatto costituiscono le città più “italiane” del Sudtirolo.

In relazione al gruppo tedescofono è doveroso ricordare come in Alto Adige esistano numerose varietà dialettali di matrice austro-bavarese, con tratti che spaziano dal tirolese all’alemannico (Val Venosta) e al carinziano, alle quali viene riconosciuto un alto prestigio sociale. Inoltre non è infrequente che i germanofoni sudtirolesi ricorrano anche a mesoletti con caratteristiche di una vera e propria lingua gergale o Umgangsprache (Ciccolone, 2016), collocabili fra le singole varietà dialettali e l’Hochdeutsch (tedesco standard).

A questo proposito è interessante ricordare anche il concetto di continuum dialettale introdotto da Lanthaler (2001) che vedrebbe in questa lingua intermedia una sorta di “lingua franca” che unirebbe i dialetti delle valli e le parlate cittadine. L’uso delle varianti locali, che “chiudono” ulteriormente il gruppo tedescofono, potrebbe sembrare una forma di esclusione nei confronti degli alloglotti, ai quali evidentemente non è sufficiente apprendere il tedesco standard per raggiungere un buon livello di integrazione.

In realtà nel germanofono sudtirolese non è riscontrabile in linea di principio una particolare volontà segregativa, e nel caso di una comunicazione con italofoni il codice idiomatico preferito rimane l’italiano anche qualora il parlante alloglotto dimostri di avere buone competenze in Hochdeutsch; l’utilizzo tenace delle varietà dialettali è imputabile piuttosto a una situazione di diglossia del germanofono, che considera il tedesco standard come una lingua troppo formale e lo percepisce quasi come una lingua straniera (Caria, 2018).

 

 

 

Interferenze con l’italiano

 

Dal punto di vista strettamente linguistico, i primi tentativi di arrivare a una sorta di codifica e normazione delle varianti sudtirolesi è ascrivibile all’inserimento di numerosi lemmi dialettali all’interno dell’Österreichisches Wörterbuch e nel Variantenwörterbuch des Deutschen. Per quanto riguarda le parlate germaniche del Sudtirolo occorre inoltre evidenziare le tracce lasciate da quasi cento anni di appartenenza all’Italia. In particolare, le interferenze liguistiche derivanti dall’italiano e che investono le parlate germaniche altoatesine anche nelle sue forme più o meno standardizzate sono, tra le altre, i prestiti o sostituzioni lessicali (più o meno adattati per grafia o fonetica alla pronuncia tirolese) come ad esempio Targa al posto di Autokennzeichen, Hydrauliker al posto di Installateur o Magari al posto di vielleicht; le costruzioni sintattiche delle frasi su base romanza (es. weil ich bin Bozner anziché weil ich Bozner bin); l’uso di aggettivi anziché sostantivi per indicare le nazionalità (ich bin italienisch anziché ich bin Italiener).

Per quanto riguarda l’italiano in Alto Adige,  fra gli italofoni si nota il prevalere della lingua nazionale standard o dei dialetti romanzi contigui e di importazione (in particolare trentini e veneti), ma si riscontrano scarse influenze delle parlate germaniche, realizzate quasi esclusivamente sotto forma di prestiti limitati a poche aree semantiche (Caria, 2018).

 

La Proporzionale Etnica in Alto Adige: una forma di tutela controversa

 

L’Italia, l’Austria e la Provincia di Bolzano hanno adottato nel corso degli anni numerose forme di tutela nel tentativo di garantire alla minoranza germanofona e ladina del Sudtirolo un bilinguismo o un trilinguismo perfetti.  

Non tutte le direttive attuate, tuttavia, risultano perfettamente eque. In particolare, gli italofoni criticano aspramente  la norma detta della “proporzionale etnica” introdotta nello Statuto di Autonomia del 1972, secondo la quale i posti di lavoro pubblico e i sussidi vengono assegnati in base alla consistenza numerica dei tre gruppi linguistici. La Proporzionale è strettamente collegata alla altrettanto controversa Dichiarazione di Appartenenza Etnica, un censimento condotto periodicamente dalla Provincia che contribuisce all’individuazione delle quote da distribuire in base all’entità dei gruppi etnici e secondo il quale chiunque può liberamente “aggregarsi” al gruppo che preferisce. E va da sé che, fra i due gruppi linguistici, va a rimetterci sempre quello italiano.

 

*Università degli Studi di Sassari

 

Bibliografia

Ammon, U. &. (2004). Variantenwörterbuch des Deutschen: die Standardsprache in Österreich, in der Schweiz und Deutschland sowie in Liechtenstein, Luxemburg, Ostbelgien und Südtirol. Berlin: De Gruyter.

Ascoli, G. I. (1873). Saggi Ladini. Archivio Glottologico Italiano.

Baur, S. (2000). Die Tücken der Nähe. Kommunikation und Kooperation in Mehrheits-/Minderheitssituationen. Merano - Meran: Alpha & Beta.

Caria, M. (2018). Le isole linguistiche germanofone d'Italia - La cultura germanica dell'arco alpino meridionale italiano. Alghero: Edicions de l'Alguer.

Ciccolone, S. (2010). Lo standard tedesco in Alto Adige. L'orientamento alla norma dei tedescofoni sudtirolesi. Milano: LED.

Cosi, G. (2012). Convivenza etnica e confini identitari: il caso dell'Alto Adige/Südtirol. Roma: Tesi di laurea - Universitä telematica internazionale Uninettuno.

Ebner, J. (2009). Wie sagt man in Österreich? Mannheim-Wien-Zürich: Dudenverlag.

Eichinger, L. (2002). South Tyrol: German and Italian in a changing world. Journal of Multilingual and Multicultural Develpoment, Vol. 23(1&2), 137-149.

Fussy, H., Steiner, U., & al., &. (2006). Österreichisches Wörterbuch ed. 40. Wien: ÖWB.

Gatterer, C. (1972). Erbfeindschaft Italien - Österreich. Wien: Europa Verlag.

Gosetti, F., Haller, M., Lombardo, S., & Siller, T. (2015). Südtiroler Sprachbarometer 2014 - Barometro linguistico dell' Alto Adige 2014. Bolzano - Bozen: Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige - Istituto di Statistica ASTAT.

Lanthaler, F. (2001). Zwischenregister der deutsche Sprache in Südtirol. In K. Eggert, & F. Lanthaler, Die deutsche Sprache in Südtirol. Einheitssprache und regionale Vielfalt (p. 137-152). Bozen / Wien: Folio Verlag.

 

 

La prima puntata: Il bel paese là dove 'l “sì” suona. E anche l’“ô”, lo “ja”, lo “scì”… (Fiorenzo Toso, curatore del ciclo)

La seconda puntata: Il francese e il francoprovenzale (Matteo Rivoira)

 

 

 


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