08 ottobre 2018

Lingue sotto il tetto d'Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte - 6. Il friulano

di Franco Finco*

Origini ed evoluzione del friulano

 

Si può affermare che il friulano (furlan o marilenghe “madrelingua”) sia il prodotto dell’evoluzione del latino volgare parlato nella regione di Aquileia (colonia romana fondata nel 181 a.C.), sorto dall’incontro del latino con gli idiomi preesistenti e con altre lingue di adstrato. Nella tarda antichità, e soprattutto dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, il suo sviluppo fu caratterizzato da fasi di bilinguismo dovute alla convivenza con le popolazioni germaniche dei Goti, Longobardi e Franchi. In particolare fu il dominio longobardo (568-776) a dare unità e autonomia alla regione, istituendo il Ducatus Foroiuliensis (dal nome del capoluogo Forum Iulii, l’odierna Cividale del Friuli, che poi si estese all’intera regione). Le lingue germaniche di contatto apportarono una serie di prestiti, che aumentarono durante il periodo medievale di dominio ghibellino del Patriarcato di Aquileia (Francescato-Salimbeni 2014: 37-114; Frau in Heinemann-Melchior: 74-82).

In particolare dal 952 al 1251 si verificò il distacco del Friuli dal resto della Penisola, orientato politicamente e culturalmente verso il mondo germanico. Tedeschi erano i patriarchi di Aquileia – che dal 1077 ebbero anche il titolo di duchi del Friuli – e tedesca era anche buona parte della nobiltà feudale e dell’élite socio-culturale della regione. In questo periodo il Friuli non conobbe – se non marginalmente – le correnti culturali e linguistiche circolanti nell’Italia settentrionale, legata sempre più alla cultura d’ambito italiano in generale, ma fu caratterizzato da una situazione di diglossia dove le lingue alte erano il latino e il tedesco e la varietà bassa era il volgare friulano. Quei secoli furono decisivi nel determinare la specificità linguistica del friulano, differenziandolo dai dialetti italo-romanzi (Francescato-Salimbeni 2014: 115-137; Frau in Heinemann-Melchior: 79-81). Il Friuli rientrò nell’orbita culturale italiana solo con i patriarchi guelfi (dal 1251) e ancor di più con la conquista veneziana (1420), quando ormai la fisionomia linguistica del friulano era già definita, pur accogliendo molti prestiti veneti.

Il veneto è però penetrato in Friuli espandendosi nella zona di confine occidentale e – come codice linguistico alto – ha attecchito nei maggiori centri urbani (Udine, Cividale, Palmanova, Gorizia, ecc.), dove in qualche caso ha soppiantato completamente il friulano (Pordenone, Latisana, ecc.). Fino all’Ottocento anche a Trieste e Muggia, oggi venetofone, erano in uso varietà di tipo friulaneggiante (il tergestino e il muglisano), poi scomparse. Dialetti veneti molto caratteristici sono parlati nella laguna (Grado e Marano Lagunare) e nel territorio di Monfalcone (il bisiacco) (Fusco in Heinemann-Melchior: 296-315).

Nella regione sono inoltre presenti tre isole germanofone (Sappada, Sauris, Timau), risalenti a colonizzazioni del XIII-XIV secolo, e la plurilingue Val Canale, ove si parlano varietà friulane, tedesche e slovene. L’insediamento a partire dal VI secolo di popolazioni slave nella fascia orientale della regione (ma anche in alcuni punti della pianura friulana) diede origine a molteplici scambi linguistici friulano-sloveni (Benacchio 2011; Francescato-Salimbeni 2014: 111-112, 116; cfr. in questa sezione del Portale 4. Lo sloveno).

 

La comunità friulana

 

Il friulano è parlato nella maggior parte dei comuni del Friuli (l’83% nelle province di Gorizia, Pordenone e Udine) e nei comuni a nord-est della provincia di Venezia. Il numero stimato di parlanti è – a seconda delle fonti – di ca. 600.000 (Melchior 2017: 3), 500.000 (Dell’Aquila-Iannàccaro in Heinemann-Melchior: 456), 430.000 (Picco 2001: 15) o 300.000 (Ethnologue); tali differenze hanno origine dalla diversa definizione di ‘parlante friulano’ applicata nei vari rilevamenti.

A causa della forte emigrazione che ha interessato il Friuli, in particolare dal 1880 fino ai primi anni ’70, si sono costituite grosse comunità friulane anche in altre regioni italiane, nei paesi dell’Europa, in Nord e Sud-America, Sudafrica e Oceania. In taluni casi il friulano è stato preservato ed è usato attivamente anche nelle generazioni nate nei paesi d’accoglienza, purtroppo non ci sono dati sul numero di questi parlanti (Iliescu-Melchior in Heinemann-Melchior: 340).

Il friulano mostra ancora una discreta vitalità (Coluzzi in Heinemann-Melchior: 492-510), ma il suo uso diminuisce col passare da una generazione all’altra, con un regresso di circa l’1% annuo (Picco 2001: 15). Tuttavia tra il 1998 e il 2014 questo decremento è sceso di oltre un terzo e risulta essere lo 0,64% (Melchior 2017: 3).

L’individualità del friulano e le sue varietà

 

Pur condividendo vari aspetti con i dialetti dell’Italia settentrionale, la spiccata individualità del friulano emerge da una serie di tratti linguistici che esso ha in comune con il gruppo di varietà romanze alpine chiamate retoromanze o ladine (Vanelli 2011; Iliescuin Heinemann-Melchior: 50-53). Tra i fenomeni caratteristici delle varietà retoromanze, e dunque anche del friulano, individuati a partire dai Saggi ladini di G.I. Ascoli (1873), citiamo qui i principali: (a) la palatalizzazione dei gruppi latini ca e ga che ha prodotto occlusive prepalatali (e affricate postalveolari): es. cjar “carro”, gjal “gallo”;(b) la conservazione dei nessi latini bl, cl, fl, gl, pl: es. clâf “chiave”, flame “fiamma”, plen “pieno”; (c) la conservazione della terminazione latina -s come morfema di plurale e come desinenza verbale di 2ª persona sing. e plur.: es. canes>cjans, casas>cjasis, mūros>mûrs, cantas>cjantis, cantātis>cjantais (Vanelli 2011; Vicario in Heinemann-Melchior: 32-37).

Uno dei tratti più caratteristici del sistema fonologico friulano, presente nella maggior parte delle varietà friulane e solo in alcune varietà retoromanze, è la doppia serie di vocali toniche, brevi e lunghe, e il valore distintivo dell’opposizione di lunghezza: lât “andato” ≠ lat “latte”, mîl “miele” ≠ mil “mille”, lûs “luce” ≠ lus “lusso” (Benincà-Vanelli 2005: 159-198; Vanelli 2011; Vicario in Heinemann-Melchior: 32-33).

Sebbene il friulano sia un sistema linguistico fondamentalmente unitario, al suo interno si possono individuare alcune varietà ben distinte. Le principali aree dialettali corrispondono alle circoscrizioni dei tre municipia romani, poi convertite in diocesi (Frau 1989: 14; Roseano in Heinemann-Melchior: 159-160):

(a) l’area del friulano centro-orientale che coincide col territorio della diocesi di Aquileia: è la varietà più diffusa e prestigiosa, usata come koinè letteraria fin dal XVI sec., ed è alla base della moderna codificazione della lingua friulana comune (Francescato 1966: 100-101; Frau 1989: 16; Vanelli 1998: 14; Turello in Heinemann-Melchior: 511-532);

(b) il friulano carnico è diffuso nell’area montana settentrionale, già circoscrizione e diocesi di Iulium Carnicum (Zuglio), e comprende le varietà più conservative;

(c) l’area del friulano occidentale o concordiese, corrispondente alla diocesi di Concordia, comprende le varietà parlate a ovest del fiume Tagliamento che, per vari aspetti, sono le più innovative, data anche l’influenza dei dialetti veneti confinanti.

All’interno di ognuna di queste aree dialettali si possono individuare ulteriori sottovarietà: una ventina quelle principali (Frau 1989: 14; Roseano in Heinemann-Melchior: 155-186). Tra quelle carniche da segnalare le caratteristiche varietà dell’alta valle del fiume Degano (Forni Avoltri e Rigolato), mentre tra quelle occidentali sono assai caratterizzate quelle dell’alta Val Cellina (Cimolais, Claut, Erto) e quelle asìne (Clauzetto, Vito d’Asio). Nel 1500 la parte sud-orientale del Friuli (compresa nella contea di Gorizia) passò agli Asburgo e ne seguì le vicende fino alla I guerra mondiale, ciò si riflette in alcune caratteristiche del gruppo dialettale goriziano (o sonzìaco) differenti da quelle delle altre varietà centro-orientali (Frau 1989: 4, 112; Roseano in Heinemann-Melchior: 160).

 

Tutela e pianificazione linguistica

 

La legge regionale n. 15 del 1996 fu il primo provvedimento legislativo a riconoscere ufficialmente il friulano come lingua e a prevederne l’uso pubblico. La legge statale n. 482 del 1999 inserisce il friulano tra le minoranze linguistiche storiche tutelate dalla Repubblica Italiana, prevedendone l’insegnamento a scuola, l’uso nella pubblica amministrazione, nella toponomastica e nei programmi radiotelevisivi pubblici. La legge regionale del 1996 istituì l’OLF (Osservatori regjonâl pe lenghe e culture furlanis) come strumento consultivo, sostituito nel 2001 dall’agenzia regionale ARLeF (Agjenzie regjonâl pe Lenghe Furlane), che ha il compito di definire gli indirizzi di politica linguistica e coordinare le iniziative della Regione e delle altre amministrazioni pubbliche nella tutela e promozione della lingua friulana (Cisilino in Heinemann-Melchior: 475-491). Tra le misure di pianificazione linguistica si segnalano l’adozione di una grafia ufficiale (art. 13 della L.R. 15/1996) e la definizione di uno standard linguistico (fonetico, morfologico e lessicale), i cui esiti però non sono sempre coerenti e accettati (Angeli in Heinemann-Melchior: 540-541, 546-550; Turello in ibid.: 511-532).

 

Scuola, letteratura e mass media

 

L’integrazione della lingua friulana nei curricoli scolastici – come materia opzionale – è sancita dalla suddetta legge 482/1999 e dalla normativa regionale, ma tali disposizioni riguardano la scuola materna e i primi gradi dell’istruzione obbligatoria, mentre non si fa riferimento alle scuole superiori, dove comunque si svolgono progetti didattici (Burelli in Heinemann-Melchior: 575-583). Per una panoramica sulla normativa, i progetti in corso, i materiali e la formazione degli insegnanti v. la pagina web dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia.

L’utilizzo del friulano nei mass media è ancora piuttosto limitato, nonostante varie iniziative di promozione. La stampa periodica in friulano ebbe inizio nel 1883 con il settimanale Florean dal Palazz; nel 1946 al 1966 uscì il periodico Patrie dal Friûl, impegnato sui temi dell’autonomia regionale e della promozione della lingua friulana, esso fu rifondato nel 1978 col nome attuale LaPatrie dal Friûl. Altri periodici importanti sono (o sono stati): Ladins dal Friûl dal 1998 al 2016, INT “gente” dal 2001al 2009, Il Diari free-press dal 2006 al 2015, la rivista scientifica Gjornâl furlan des siencis dal 2002 (Finco 2012; Melchior in Heinemann-Melchior: 554-558). Vari quotidiani e periodici locali in lingua italiana offrono anche pagine o rubriche in friulano: per una rassegna aggiornata v. la pagina web dell’ARLeF_stampa in friulano.

Le prime trasmissioni radiofoniche in friulano risalgono agli anni ’60 (le rubriche Il Fogolâr e Florean e Venturin trasmesse da Radio Trieste), del 1976 è il primo radiogiornale La vôs dal Friûl su Radio Effe. Dal 1980 è attiva Radio Onde furlane che trasmette prevalentemente in marilenghe; il friulano è molto presente anche nella programmazione di RadioSpazio103 nata nel 1993. I primi programmi televisivi in friulano sono apparsi su Telefriuli nel 1979, da allora anche altre emittenti locali offrono trasmissioni in marilenghe, ma in modo limitato e discontinuo (Mariuz 2010: 49-50; Melchior in Heinemann-Melchior: 563-564). Sebbene la legge 482/1999 preveda la trasmissione di programmi radiofonici e televisivi in lingua minoritaria da parte della RAI, questi sono stati solo parzialmente realizzati in friulano (Angeli in Heinemann-Melchior: 545; Melchior in ibid.: 558-559).

In campo musicale, a partire dagli anni ’90 l’uso del friulano si è aperto a nuovi generi che si affiancano al repertorio tradizionale e folcloristico (Colle-Cantarutti 2006).

Per quanto riguarda la scrittura, il primo testo in volgare friulano risale agli ultimi anni del Duecento ed è un elenco di membri della confraternita dei Battuti di Cividale. Nella seconda metà del Trecento compaiono i primi testi letterari, tra cui la ballata Piruç myo doç. La tradizione letteraria riprese vigore nel Cinquecento e proseguì nei secoli successivi attraverso scrittori come Ermes di Colloredo (1622-1692), Pietro Zorutti (1792-1867) e Caterina Percoto (1812-1887). Negli anni ’40 ebbe inizio una nuova fase della letteratura friulana con Pier Paolo Pasolini e il gruppo di autori de la Risultive. Autori contemporanei come Novella Cantarutti, Amedeo Giacomini, Leonardo Zannier, Federico Tavan e Pierluigi Cappello utilizzano come lingua poetica quella della propria varietà friulana (Pellegrini 1987; Bogaro 2010: 133-161; Vicario in Heinemann-Melchior: 136-154).

 

*Pädagogische Hochschule Kärnten, Klagenfurt – Università Pedagogica della Carinzia, Klagenfurt.

 

Riferimenti bibliografici

Benacchio, Rosanna (2011), slovena, comunità, in Simone, Raffaele (dir.), Enciclopedia dell’italiano, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana G. Treccani.

Benincà, Paola - Vanelli, Laura (2005), Linguistica friulana, Padova, Unipress.

Bogaro, Anna (2010), Letterature nascoste. Storia della scrittura e degli autori in lingua minoritaria in Italia, Roma, Carocci.

Cisilino, William(ed.) (2006), Friulano lingua viva. La comunità linguistica friulana, Udine, Forum- Provincia di Udine.

Colle, Valter – Cantarutti, Paolo (2006), La musica friulana, in Cisilino, William (ed.), cit., pp. 251-285.

Dell’Aquila, Vittorio (2010), ladina, comunità, in Simone, Raffaele (dir.), Enciclopedia dell’italiano, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana G. Treccani.

Finco, Franco (2012), Il friulano nei giornali: aspetti linguistici e testuali, in Marcato, Gianna (ed.), Dialetto, tra oralità e scrittura. Atti del convegno internazionale di studi (Sappada/Plodn, 25-29/06/2011), Padova, Cleup, pp. 141-147.

Finco, Franco - Montico, Alessandra (eds.) (2010), Comunicare in lingua friulana / Comunicâ in lenghe furlane, Udine, Forum.

Francescato, Giuseppe (1966), Dialettologia friulana, Udine, Società Filologica Friulana.

Francescato, Giuseppe - Salimbeni, Fulvio (20043), Storia, lingua e società in Friuli, 3ª edizione, Roma, Il Calamo (1ª edizione: Udine, Casamassima, 1976).

Frau, Giovanni (1984), I dialetti del Friuli, Udine, Società Filologica Friulana.

Heinemann, Sabine - Melchior, Luca (eds.) (2015), Manuale di linguistica friulana, Berlin/Boston, Walter de Gruyter.

Mariuz, Giuseppe (2010), Comunicare con una lingua minore nella galassia dei media, in Finco, Franco - Montico, Alessandra (eds.), cit., pp. 35-57.

[Melchior, Claudio] (2017), Rilevazione ed elaborazione statistica sulle abitudini, i comportamenti, le opinioni, le conoscenze e l’uso riferiti alla lingua friulana, Udine, Università degli Studi di Udine - Dipartimento di Scienze Umane.

Pellegrini, Rienzo (1987), Tra lingua e letteratura. Per una storia degli usi scritti del friulano, Udine, Casamassima.

Picco, Linda (2001), Ricerca sulla condizione sociolinguistica del friulano / Ricercje su la condizion sociolenghistiche dal furlan, Udine, Forum.

Toso, Fiorenzo (2008), Le minoranze linguistiche in Italia, Bologna, il Mulino.

Vanelli, Laura (1998), Quale grammatica per quale friulano?, «Quaderni della Grammatica Friulana di Riferimento»,1, pp. 11-14.

Vanelli, Laura (2011), friulani, dialetti, in Simone, Raffaele (dir.), Enciclopedia dell’italiano, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana G. Treccani.

 

La prima puntata: Il bel paese là dove 'l “sì” suona. E anche l’“ô”, lo “ja”, lo “scì”… (Fiorenzo Toso, curatore del ciclo)

La seconda puntata: Il francese e il francoprovenzale (Matteo Rivoira)

La terza puntata: Alto Adige – Südtirol (Sudtirolo) (Marco Caria)

La quarta puntata: Lo sloveno (Franco Finco)

La quinta puntata: L’occitano cisalpino (Matteo Rivoira)

 

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