29 ottobre 2018

Lingue sotto il tetto d'Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte - 7. I Ladini delle Dolomiti

di Marco Forni*

Le Dolomiti. Davanti ai nostri occhi si stagliano delle cattedrali rocciose imponenti; eppure quando sono ammantate dalla nebbia paiono evanescenti. A certe ore del giorno sono pervase dai colori cangianti della enrosadira. La voce deriva dal ladino. È la graduale colorazione caratteristica che assumono le pareti rocciose dolomitiche all’ora del tramonto o sul far del giorno. I vacanzieri associano questi luoghi al tempo libero, alle vacanze. Eppure, con un piccolo sforzo di memoria, ci si rende conto che non sempre è stato così. La montagna ha costituito per lungo tempo una sorta di tabù invalicabile e un limite tangibile. I frutti della terra si strappavano a fatica e un repentino cambiamento di tempo poteva pregiudicare il paziente lavoro degli alpigiani.

Le vallate ladine, benché non siano rimaste immuni dalle allettanti suggestioni dell’ete-ronomia e da un radicale stravolgimento economico-comportamentale, sono riuscite in parte a conservare i propri tratti distintivi, in primo luogo quelli linguistici. Ma ci sono altri fattori – anche se non sempre esclusivi – che hanno contribuito a caratterizzarle: dalle pratiche religiose alle tradizioni popolari; da abitudini alimentari tipiche alle saghe alpine, che hanno in parte alimentato un complesso di credenze popolari.

Un tempo la vita nelle valli ladine era scandita dal duro lavoro nei campi di montagna e nei boschi. I contadini trovarono nel reciproco sostegno e nell’uso comune di alcune risorse la chiave per affrontare gli impegni gravosi della vita quotidiana. Nacquero così consociazioni socio-economiche come le Regoles di Cortina d’Ampezzo (la sede storica è la Ciasa de ra Regoles) o le viles: nuclei rurali abitati da alcune famiglie e situati a mezza costa sui pendii soleggiati. Questi insediamenti sono tipici soprattutto della Val Badia. Le viles sono dei gruppi isolati di alcune case e fienili, con servizi rustici essenziali, pascoli e boschi in comune.

 

Le quattro valli ladine

 

I Ladini delle Dolomiti abitano le quattro valli che si dipartono dal Gruppo del Sella (3152 m). In direzione radiale troviamo a sud-ovest la Val di Fassa, a nord-ovest la Val Gardena, a nord-est la Val Badia con Marebbe, a sud-est Livinallongo e Colle Santa Lucia. A est, nella valle del Boite, si trova Cortina d’Ampezzo. La minoranza ladina è divisa in due regioni (Trentino-Alto Adige/Südtirol e Veneto) e in tre province (Bolzano, Trento e Belluno). L’area ladino-dolomitica si estende su di un’area di 1200-1300 km2 circa. Le valli ladine sono collegate fra di loro dai valichi dolomitici: Passo Gardena (2121 m), Passo Sella (2244 m), Passo Campolongo (1875 m), Passo Pordoi (2239 m), Valparola (2192 m) e Falzarego (2105 m). Si stima che il numero dei parlanti ladini nell’area delle Dolomiti sia di 30.000.

 

 

 

Un insieme di isole linguistiche

 

La parola ladin trae origine da LATĪNU(M) ‘latino’. Il ladino (detto anche retoromanzo) è una lingua romanza o neolatina. Accanto al latino scritto, stabile e rigoroso, che è giunto sino a noi attraverso le opere dei classici, si diffuse un latino “volgare”, vario e instabile, quello della conversazione quotidiana. La lingua di Roma nella sua forma dotta e scritta sarà per lungo tempo la lingua della cultura occidentale. Mentre nella sua forma familiare, e in origine prettamente orale, si riverserà in una miriade di rivoli per dare vita alla grande famiglia delle lingue romanze. Si possiedono elementi per ritenere che in passato sia esistita un’ampia fascia con tratti linguistici comuni. L’area confinava a nord con il Danubio, a sud con il Lago di Garda, a ovest con il passo del San Gottardo, a est con le città di Trieste e Muggia. In seguito alla caduta dell’Impero Romano (476 d.C.) l’area alpina latinizzata iniziò a subire influssi linguistici provenienti da nord: parlate germaniche, alemanne e bavaresi; da sud: parlate italiane settentrionali, più o meno toscanizzate; da est: parlate slave. Da allora la lingua ladina è in progressivo regresso e l’area linguistica attuale si presenta come un insieme di isole linguistiche, dove si registrano affinità di tipo fonetico, morfologico, sintattico e lessicale, come illustrato dall’ALD (Atlante linguistico del ladino delle Dolomiti).

Delle parlate preindoeuropee e prelatine nel latino alpino, e quindi nel ladino, si conservano esigue tracce di sostrato, in primo luogo lessicali. Permangono nell’uso le cosiddette "parole alpine" che non si richiamano al lessico latino di Roma, ma riuscirono a sopravvivere nel nuovo latino alpino. A titolo d’esempio ne ricordo alcune: baràntl ‘pino mugo’, ćiamùrc ‘camoscio’, nida ‘siero del burro’, roa ‘frana ghiaiosa’, crëp ‘roccia’, dascia ‘frasca d’abete’.

 

Le prime attestazioni di un uso scritto del ladino sellano che si conoscano risalgono alla prima metà del XVII secolo. I Ladini delle Dolomiti, nel corso dei secoli, hanno coltivato una tradizione narrativa prettamente orale. I primi testi letterari in ladino risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. Questo ritardo è dovuto alle necessità imposte dall’ambiente e al bisogno primario di dedicarsi al lavoro e alla famiglia, nonché alla mancanza di un centro propulsore linguistico e culturale. Le prime opere sono traduzioni tratte dalla Bibbia, raccolte di proverbi, fiabe e indicazioni grammaticali. I primi scrittori ladini sono rappresentanti del clero formatisi nel seminario di Bressanone.

 

Studio e promozione

 

Nel 1946 venne fondata ufficialmente la Union di Ladins de Gherdëina e nel 1948 la Uniun di Ladins dla Val Badia. Nel 1951 si ufficializzò la denominazione Union di Ladins dla Dolomites. La Union di Ladins de Fascia venne costituita nel 1955. Nel 1957 la Union di Ladins dla Dolomites trasferì ufficialmente la sua sede da Bolzano a Ortisei nella Cësa di Ladins e assunse il nome di Union Generela di Ladins dla Dolomites. La “Casa dei Ladini” ospita anche il Museum de Gherdëina (1954). L’Istituto Ladino “Micurà de Rü” è stato fondato con la legge provinciale n. 27 del 31.07.1976. In Val di Fassa opera l’Istituto Culturale Ladino Majon di Fascegn (1975). L’Istituto Culturale Ladino Cesa de Jan esiste dal 2004 per volontà dei Ladini del Livinallongo, di Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo. Queste istituzioni promuovono iniziative volte alla conservazione e promozione della lingua e della cultura ladina. La sede RAI di Bolzano trasmette programmi radiofonici in ladino a partire dal 1946. Dal 1988 vengono trasmessi programmi televisivi ladini nel territorio dell’Alto Adige/Südtirol e della Val di Fassa; dal 1996 anche a Cortina d’Ampezzo e a Livinallongo. Dal 1998 viene trasmesso un breve notiziario televisivo quotidiano: TRAIL. In Val Gardena Radio Gherdëina Dolomites raggiunge tutto il territorio ladino-dolomitico e gran parte della provincia di Bolzano con programmi in ladino, tedesco e italiano. La Usc di Ladins, organo di stampa ufficiale della Union Generela di Ladins dla Dolomites, è un periodico settimanale che pubblica articoli nelle cinque varianti ladine (badiotto, gardenese, fassano, fodom e ampezzano) e anche articoli d’interesse generale nella versione ladin standard.

 

Un ladin comune?

 

Malgrado i tentativi di uniformare la grafia ladina, ogni valle ladina utilizza la propria varietà e ha una propria grafia. Un ladin standard è stato elaborato sulla base del progetto SPELL (Servizio di Pianificazione ed Elaborazione della Lingua Ladina), iniziato nel 1994 e concluso nel 2003. Già nel 1998 i due istituti ladini “Micurà de Rü” (Bolzano) e “Majon di Fascegn” (Trento) avevano affidato al prof. Heinrich Schmid (1921-1999) l’incarico di elaborare dei criteri per un ladino scritto unitario. Schmid è anche il “padre” del rumantsch grischun, la lingua scritta comune dei Grigioni in Svizzera. Il ladino unificato, pensato per i Ladini sellani, non trova uso nell’ambito amministrativo ufficiale. La questione di una lingua comune rimane aperta, specialmente per l’adozione di un lessico comune – per quanto possibile – a tutte le varianti ladine nella formazione dei neologismi.

 

La legislazione

 

Riguardo al riconoscimento giuridico dei Ladini, la stessa Costituzione italiana prevede all’articolo 6 un’ampia tutela delle minoranze linguistiche. In tale contesto lo stesso Statuto speciale per la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige ha previsto norme a favore della minoranza ladina in Regione con l’obbligo dell’insegnamento della lingua nelle scuole, speciali misure di supporto per lo sviluppo della cultura ladina nonché regolamentazioni che garantiscano l’uso della lingua nella toponomastica. Dal 1951 i Ladini della provincia di Bolzano sono giuridicamente riconosciuti quale terzo gruppo etnico, accanto al gruppo italiano e tedesco. In seguito alla note vicende degli anni ’60 riguardanti la questione Alto Adige/Südtirol e le successive trattative italo-austriache riguardanti l’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber, nel 1972 venne approvato, con legge costituzionale, il secondo Statuto di autonomia per la Regione Trentino-Alto-Adige, che favorì il rafforzamento della posizione dei Ladini nelle due Province autonome di Bolzano e di Trento. Con norme di attuazione allo stesso Statuto vennero approvate le disposizioni legislative fondamentali per il gruppo ladino della provincia di Bolzano, ovvero quelle relative alla proporzionale e all’uso della lingua ladina nelle valli ladine. Lo Stato italiano riconosce nel 1989 il diritto di usare nei comuni ladini della provincia di Bolzano anche il ladino come lingua amministrativa. Gli uffici pubblici della pubblica amministrazione hanno l’obbligo di redigere una parte dei loro atti in tre lingue (p.es. la documentazione elettorale). L’uso della lingua ladina viene altresì garantito ai Ladini in Provincia di Bolzano nei loro rapporti  con gli uffici collocati al di fuori delle valli ladine ed aventi con gli stessi riferimenti esclusivi o prevalenti. Norme di tutela per i Ladini della Provincia di Bolzano sussistono infine nell’ambito dell’amministrazione della giustizia. Il decreto legge n. 592 approvato nel 1993 riconosce il ladino come lingua amministrativa anche per la Val di Fassa. Nei comuni ladini della provincia di Belluno il ladino non è riconosciuto come lingua amministrativa.

 

Il ladino e le altre lingue nel territorio

 

Coloro che parlano unicamente ladino sono scomparsi nel corso del XX secolo. Ci sono tuttora però dei bambini che si esprimono unicamente in ladino prima di andare a scuola. Nelle valli ladine della provincia di Bolzano, in Val Gardena e in Val Badia, si presenta una situazione trilingue: si parla ladino, tedesco e italiano. Nelle altre valli ladine delle province di Trento e Belluno prevale un quadro di bilinguismo: ladino e italiano. La microtoponomastica originaria delle località ladino-sellane è prettamente ladina. La macrotoponomastica è in parte trilingue.

 

Scuola e Università

 

La scuola delle località ladine della provincia di Bolzano è l’espressione dell’incontro di tre lingue: ladino, italiano e tedesco. Il contatto con le vicine comunità italiana e tedesca è un’occasione di scambio culturale. È nato così un sistema scolastico aperto anche alle realtà sociolinguistiche circostanti. Nel 1948 il Ministero della Pubblica Istruzione introdusse, con un’ordinanza, il modello paritetico nelle scuole elementari delle località ladine in provincia di Bolzano. Una parte delle materie viene impartita in lingua tedesca e l’altra in italiano. Il ladino è presente come disciplina d’insegnamento, in diversa misura, come lingua strumentale e veicolare nelle scuole di ogni ordine e grado. Nella scuola dell’infanzia si alternano attività strutturate in maniera ludica in ladino, tedesco e italiano, per accompagnare i bambini su percorsi didattici aperti al plurilinguismo. Nelle prime classi della scuola primaria si tende ad alfabetizzare gli alunni nelle tre lingue, possibilmente in forma bilanciata, al fine di giungere a un modello di salvaguardia della pariteticità italiana e tedesca, accanto all’insegnamento del ladino. Sono previste due lezioni settimanali di lingua e cultura ladina. A partire dalla quarta classe si aggiungono due ore settimanali d’inglese. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado il sistema scolastico paritetico ladino trova riscontro nell’insegnamento di materie nella lingua italiana o tedesca, per un eguale monte ore annuo, mentre il ladino è presente quale materia e quale strumento di insegnamento per le altre materie. Fine primario dell’ordinamento scolastico ladino è il conseguimento di una competenza linguistica paritetica in italiano e in tedesco, accanto alla salvaguardia e promozione del ladino. Nella provincia di Trento, la lingua e la cultura ladina costituiscono materia d’insegnamento obbligatorio solamente a partire del 1993. Nella provincia di Belluno si è dovuta aspettare la legge nazionale sulle minoranze linguistiche del 1999 per promuovere qualche sporadica iniziativa per la formazione degli insegnanti nell’ambito della lingua e cultura ladina.

Nella Libera Università di Bolzano (Facoltà di Scienze della Formazione, sezione ladina con sede a Bressanone) è stato istituito nel 1998 un apposito corso di formazione per futuri insegnanti di madrelingua ladina. Le lezioni sono equamente ripartite in italiano, tedesco e ladino.

 

Presente e passato

 

Che senso ha oggi parlare di una microrealtà alpina e richiamarsi persino al passato? È una realtà pervasa da lingue diverse e le abitudini cambiano ad un ritmo forsennato. L’economia turistica è il cavallo trainante di questa comunità. Certo, è assurdo e contraddittorio arenarsi totalmente sull’antico; lasciarsi intorpidire da un atteggiamento di conservatorismo e far comunque uso a piene mani del contemporaneo. È comunque salutare correre ai ripari e non subire passivamente la logorrea di parole vacue, di novità, di cambiamenti deleteri e repentini. Tra gli anfratti rocciosi, se prestiamo ascolto, riecheggia un’eco di petrarchesca memoria e ci suggerisce pacatamente che ognuno di noi conserva dentro di sé il ricordo di un’altra stagione della vita: quand’era in parte altr’uom da quel ch’i sono. Di tanto in tanto è quanto mai attuale tener viva e solleticare la memoria storica, che ci consente anche di delineare più nitidamente un senso di appartenenza e di accoglienza.

 

 

Tratti linguistici (fonetici e morfologici) peculiari del ladino

Di seguito alcuni esempi in ladino gardenese:

 

Palatalizzazione di CA e GA latini in cia e gia:

BUCCA(M) > bocia ‘bocca’

CANE(M) > cian ‘cane’

CABALLU(M) > ciaval ‘cavallo’

GALLU(M) > gial ‘gallo’

 

Lenizione (in diverso grado) delle consonanti intervocaliche sorde latine:

– Sonorizzazione:

CATENA(M) > ciadëina ‘catena’

– Spirantizzazione:

SAPERE > savëi ‘sapere’

– Dileguo:

FORMICA(M) > furmia ‘formica’

 

Mantenimento dei nessi consonantici con L (BL, CL, FL, GL, PL):

BLANK (prestito germanico) > blanch ‘bianco’

CLAVE(M) > tle ‘chiave’

FLATU(M) > fla ‘fiato’

*GLACIA(M) [lat. parl.] > dlacia ‘ghiaccio’

PLACERE > plajëi ‘piacere’

Il nesso consonantico CL- in ladino passa a tl-, e GL- si volge in dl-.

 

Conservazione della desinenza -(e)s per il plurale maschile

e femminile di sostantivi e aggettivi:

i ciulei-es scur-es ‘le cantine scure’

la gialin-es spevi-es ‘le galline timorose’

 

Semplificazione (degeminazione) delle consonanti doppie (geminate):

FLAMMA(M) > flama ‘fiamma’

TERRA(M) > tiera ‘terra’

VACCA(M) > vacia ‘vacca’

 

Conservazione della desinenza -(e)s nella

seconda persona singolare delle forme verbali:

tu mai-es ‘tu mangi’

tu ciant-es ‘tu canti’

 

 

 

*Lessicografo, scrittore

 

Biblio/sitografia essenziale

 

Belardi, Walter: Profilo storico-politico della lingua e della letteratura ladina, Roma 1994.

Belardi, Walter: Breve storia della lingua e della letteratura ladina, 2a ed. aggiornata, San Martin de Tor 2003.

Forni, Marco: Momenti di vita. Passato narrato, presente vissuto nelle valli ladino-dolomitiche, San Martin de Tor

2007.

Moroder, Tobia (a cura di): I Ladini delle Dolomiti. Uomo, natura, cultura, Vienna/Bolzano/San Martino in Badia 2016.

Pescosta, Werner: Storia dei ladini delle Dolomiti, San Martin de Tor 2015.

 

Riviste dedicate in modo particolare a questioni storiche, culturali, linguistiche nell’area ladina centrale: "Mondo Ladino", edita dall’Istitut Cultural Majon di Fascegn (a partire dal 1977); "Ladinia", edita dall’Istitut Ladin Micurá de Rü (a partire dal 1977).

 

Cultura y Intendënza Ladina

Istitut Ladin Micurá de Rü

Istitut Cultural Ladin Majon di Fascegn

Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan

La Usc di Ladins

Libera Università di Bolzano, sezione ladina

Rai Ladinia

 

La prima puntata: Il bel paese là dove 'l “sì” suona. E anche l’“ô”, lo “ja”, lo “scì”… (Fiorenzo Toso, curatore del ciclo)

La seconda puntata: Il francese e il francoprovenzale (Matteo Rivoira)

La terza puntata: Alto Adige – Südtirol (Sudtirolo) (Marco Caria)

La quarta puntata: Lo sloveno (Franco Finco)

La quinta puntata: L’occitano cisalpino (Matteo Rivoira)

La sesta puntata: Il friulano (Franco Finco)

 

 


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