18 dicembre 2018

Lingue sotto il tetto d'Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte - 9. Il catalano di Alghero

di Marco Caria*

La città catalanofona di Alghero rappresenta per diversi motivi un unicum all’interno delle dodici minoranze linguistiche tutelate dalla Legge 482/99, fra i quali il fatto di essere un territorio alloglotto notevolmente ridotto, riconducibile prevalentemente al centro cittadino, con il predominio di parlate sarde e romanze di importazione verso la periferia del territorio comunale. Inoltre è interessante ricordare come Alghero non nasca “catalana”, ma lo diventi nel 1350 in seguito alla conquista da parte degli Aragonesi della città, fondata dai Doria oltre due secoli prima, e alla decisione dell’epurazione della popolazione sarda e ligure da sostituire integralmente con coloni provenienti dalla Catalogna. Per preservare la nuova identità iberica del borgo furono emanati diversi decreti reali che impedivano ai non catalani il possesso di beni e la residenza all’interno delle mura cittadine. Tali divieti furono presto aggirati grazie al permesso di contrarre matrimoni misti fra catalani e sardi, ma Alghero mantenne inalterata la sua catalanità fino al sec. XIX, quando, soprattutto dopo la nascita del Regno d’Italia, l’italiano standard si affermò quasi totalmente sulla variante linguistica catalano-algherese.

 

Caratteristiche della varietà catalana algherese

 

Dopo anni di dibattiti sulla sua collocazione all’interno della mappa dialettale catalana, recentemente gli organismi linguistici istituzionali della Catalogna si sono accordati nel riconoscere l’algherese come una variante linguistica arcaica appartenente al gruppo del catalano orientale, che include il catalano settentrionale o rossiglionese, il catalano centrale e il balearico. Tuttavia i dialettologi insistono sul fatto che, in virtù delle peculiarità rappresentate dagli apporti derivati dal castigliano, dal sardo e dall’italiano sulle parlate dei coloni che parteciparono al ripopolamento, l’algherese debba essere identificato come una lingua autonoma con matrice catalana e non come un semplice dialetto orientale (Kitamura 2001). Fra i tratti salienti che differenziano l’algherese dal catalano standard (da ora CS) si ricordano:

Il rotacismo di -d- intervocalica con esito nella monovibrante alveolare [ɾ] tranne in alcune eccezioni rappresentate da sardismi o italianismi. Es. caçador [kasaˈɾo] “cacciatore” e cada [ˈkaɾa] “ogni” anziché i rispettivi [kəsəˈðo] e [ˈkaðə] in CS;

La tendenza alla metatesi regressiva di -r- nei nessi -br- e -dr-. Es. pebre [ˈpɾeba] rispetto a CS [ˈpɛβɾə], “pepe”; cabra [ˈkɾaba] rispetto a [ˈkaβɾə], “capra” (Kitamura 2001:13);

L’uso dei suffissi -utxo [ˈutʃu] al maschile e -utxa [ˈutʃa] al femminile per la formazione dei diminutivi e dei vezzeggiativi, su chiaro esempio dell’italiano;

Su modello del sardo, la tendenza a invertire la posizione dell’ausiliare e del participio passato nelle frasi interrogative. Ad esempio la frase “ci sei andato?” si costruisce in algherese come tu anat hi sés? [tuaˈnat i sez] e non come in CS tu hi hasanat? [tuəјasəˈnat]. In questo stesso esempio si nota anche la particolare scelta che l’algherese compie sempre su influsso sardo e italiano dell’ausiliare esser rispetto al CS haver;

Dal punto di vista lessicale, la forte presenza di italianismi (pranzo [ˈpɾanzu] rispetto al CS dinar [diˈna] / àpat [ˈapət] per “pranzo”; vispo [ˈvispu] rispetto al CS eixerit [əʃəˈɾit] per “vispo”, ecc.), di sardismi (corru [ˈkɔru] rispetto al CS corn [kɔɾn] per’corno’); babai [baˈbaj] invece del CS oncle [ˈoŋklə] per ‘zio’, ecc.) e di castiglianismi (duenyo [ˈdweɲu] invece del CS senyor [səˈɲo] / amo [ˈamu] / propietari [pɾupiəˈtaɾi] per ‘padrone’); judia [d͡ʒuˈɾia] rispetto al CS fesol [fəˈzɔl] / mongeta [muɲˈʒɛtə] per ‘fagiolo’; ecc.).

 

 

 

La vitalità dell’algherese

 

Ad Alghero il catalano, seppur modificato nella sintassi, nella morfologia e nel lessico dalle altre varietà romanze presenti in Sardegna, resistette anche quando l’isola fu prima “castiglianizzata” con il suo passaggio alla Corona spagnola e poi “italianizzata” sotto i Savoia, e almeno fino agli anni Cinquanta del XX secolo era la lingua prevalente nella vita quotidiana. Però già dal 1720 si iniziò a registrare un declino nel suo uso pubblico e colto a favore dell’italiano, adottato progressivamente dai ceti intellettuali per non restare tagliati fuori dal panorama politico del nuovo regno di appartenenza. L’abbandono del catalano come lingua ufficiale segnò la scomparsa dei rapporti culturali con la madrepatria che furono solo parzialmente recuperati verso la fine del XIX secolo e in misura maggiore dopo il 1960, anno in cui una nave da crociera catalana fece tappa ad Alghero. Questo viaggio, in seguito identificato come Viatge del Retrobament, “viaggio del Ritrovamento” suscitò nella società catalana e algherese un forte riscontro emotivo, e portò a eleggere Alghero come sede del concorso poetico dei Jocs Florals de la llengua catalana, proibito in suolo iberico dal regime franchista. Il conseguente riaffermarsi anche ad Alghero del catalano come lingua colta non riuscì tuttavia a ostacolare la tendenza sempre più diffusa fra le famiglie algheresi a preferire la lingua italiana a quella locale, alla quale ormai si attribuiva un minor prestigio sociale. Tale attitudine, protrattasi fino ai giorni nostri, vede dalla seconda metà del XX secolo un forte regresso della parlata autoctona algherese soprattutto fra i giovani, con percentuali molto basse di parlanti con competenza linguistica sia attiva sia passiva e con il risultato di un passaggio dall’originaria diglossia catalano-italiano (talvolta catalano-sardo) a un preponderante monolinguismo italiano (Caria2006; Perea 2010). Paradossalmente, nonostante la forte diminuzione del numero di locutori, il catalano algherese oggi si configura come «uno strumento di comunicazione del quale si comincia a percepire una funzionalità nuova» (Toso 2012:114). L'algherese dimostra infatti un forte ruolo rappresentativo in determinati settori, fra cui la toponomastica ma soprattutto il turismo, dove l’uso della lingua algherese nei nomi di strutture ricettive, nelle insegne commerciali o negli eventi culturali in genere, funge da richiamo per i visitatori stranieri, in particolare di provenienza catalana e affascinati dalle peculiarità storico-linguistiche della cittadina sarda. Fra gli algheresi si rileva dunque una sorta di atteggiamento contradditorio, poiché è evidente come a una riduzione della vitalità della parlata locale come lingua d’uso quotidiano si contrapponga l’«innegabile attaccamento della popolazione alle tradizioni di specificità linguistica e culturale di Alghero, che non sempre si manifesta tuttavia in una partecipazione convinta e diffusa ai processi di rivitalizzazione» (Toso 2012:113).Fra le cause che rientrano nel processo di demotivazione linguistica, sono da citare l’insufficiente scolarizzazione in catalano-algherese, la mancanza di strumenti moderni, come trasmissioni televisive o radiofoniche prodotte in algherese in grado di attrarre le generazioni più giovani e il convincimento ancora relativamente diffuso dell’inutilità della lingua locale rispetto a quella nazionale.

 

La standardizzazione linguistica: un fallimento?

 

Grazie a un sapiente utilizzo dei fondi previsti dalle leggi regionali e nazionali in materia di tutela delle minoranze linguistiche e alla sinergia creatasi fra istituzioni locali e catalane, nel corso degli anni sono state adottate diverse misure volte a impedire il definitivo declino della parlata algherese. Tuttavia da quanto emerge dai dati statistici sul numero di parlanti, tali interventi non risultano sufficienti e comunque non sempre sono universalmente condivisibili. In particolare sembra rivelarsi fallimentare l’introduzione dello standard linguistico catalano e il suo uso imposto sulla variante algherese. L’insuccesso di questo espediente, teso in linea di principio a evitare l’isolamento linguistico di Alghero dal resto dei territori catalanofoni, è dovuto fondamentalmente alla forte distanza idiomatica dell’algherese rispetto al catalano parlato nell’antica madrepatria, e si accentua nel tentativo di normalizzazione della grafia e ancor più della pronuncia, ampiamente influenzata dall’italiano e dal sardo. Non è dunque strano che la popolazione percepisca un testo prodotto in algherese e poi modificato secondo le norme grafiche catalane quasi come scritto in una lingua straniera e pertanto non lo senta rappresentativo della propria cultura. Inoltre un’altra critica mossa all’utilizzo dello standard catalano sulle tradizioni idiomatiche locali è che questo possa inserirsi nell’inventario dei tentativi volti a “ri-catalanizzare” Alghero a tutti i costi, non solo dal punto di vista linguistico, ma con risvolti puramente folclorici o addirittura politici in aperto contrasto con il forte sentimento di integrazione della maggioranza degli algheresi nella realtà italiana e sarda. Quale destino si prospetta dunque per la variante algherese, che pare essere tanto indebolita nel suo uso vivo? Sembra opportuno rispondere con le parole che già nel 1913 pronunciava con consapevole retorica Alcover: «Quina sorte stà reservada an el català de l’Alguer? Els fills dels fills del salgueresos d’ara l’estimaran més que no aquests? Es mal de diraixò. Qui sablo que succeïrà amb el temps? Reserva ordinàriament tantes sorpreses el pervindre! Siguem optimistes sobre la futura sort del català de l’Alguer» (Alcover 1913, cit. in Perea 2010:145).

 

Bibliografia

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*Università degli Studi di Sassari

 

La prima puntata: Il bel paese là dove 'l “sì” suona. E anche l’“ô”, lo “ja”, lo “scì”… (Fiorenzo Toso, curatore del ciclo)

La seconda puntata: Il francese e il francoprovenzale (Matteo Rivoira)

La terza puntata: Alto Adige – Südtirol (Sudtirolo) (Marco Caria)

La quarta puntata: Lo sloveno (Franco Finco)

La quinta puntata: L’occitano cisalpino (Matteo Rivoira)

La sesta puntata: Il friulano (Franco Finco)

La settima puntata: I Ladini delle Dolomiti (Marco Forni)

L’ottava puntata: Il sardo (Fiorenzo Toso)

 

Immagine: LastoftheMorlachs [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons

 

 

 


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