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Un insegnante e un decalogo dalla lezione di Luca Serianni

di Daniele Scarampi

Il fine ultimo di ogni docente, in ogni ordine e grado scolastico, è promuovere e incentivare l’apprendimento dei discenti, attraverso la ricerca di azioni volte alla costruzione e acquisizione di un modello/modo d'insegnamento strutturato ed efficace.

Nella scuola circolano da tempo strategie didattiche e credi pedagogici che spaziano dalla lezione frontale trasmissiva alla lezione euristica o collaborativa – di stampo costruttivista –, sino ad arrivare alla didattica rovesciata (o flip teaching), nella quale i contenuti disciplinari vengono veicolati attraverso l’impiego massiccio della tecnologia o il mutamento sostanziale del setting delle aule, veri e propri ambienti d’apprendimento innovativi.

È fondamentale, secondo chi scrive, che la saggezza professionale dell’insegnante, ovverosia la sua autoriflessività critica, si concentri sull’esperienza pratica della quotidianità scolastica, in un momento storico come quello attuale in cui il livello dei risultati (per qualcuno, prestazioni; per altri, ancora più managerialmente, performance) degli adolescenti, tanto nelle materie letterarie quanto in quelle scientifiche (dati OCSE e INVALSI alla mano), è sempre più deficitario e incerto.

Limitando il campo d’analisi alla lingua italiana, sia scritta (e digitata) che parlata, da tempo si sollevano allarmi e infuriano polemiche: in modo un po' confuso, vista anche la disparatezza di cultura linguistica e didattica tra i vari soggetti che si fanno interpreti del disagio (un conto sono i linguisti, un altro gli insegnanti; un altro ancora gli appassionati di lingua italiana che si esprimono in Rete, tra i quali non mancano nazigrammar o, perfino, hater allo stato puro), davanti a noi finisce con l'ergersi un fascio di malerbe diverse: errori ortografici, sciatterie espressive, discrasie sintattiche, carenze nella decodifica testuale, lessico ristretto e improprio, claudicante capacità d'argomentazione. I livelli e la profondità delle lacune sono differenti: bisogna imparare a distinguere tra la pecca superficiale e il danno profondo. Sta di fatto che esistono elementi per parlare di uno scadimento nella capacità nell'uso appropriato della lingua da parte degli studenti; ma sembra che si possa dire che qualcosa si può fare nel campo dell'insegnamento.

 

Luca Serianni, accademico della Crusca e dei Lincei, magister optimus tra i linguisti, i filologi e i classicisti, non solo del suo tempo, con l'usuale colta leggerezza, nel corso della sua lectio magistralis di congedo dall’attività accademica, tenutasi presso la Sapienza – Università di Roma il 14 giugno 2017, ha fatto alcune profonde considerazioni sull'importanza culturale e civile del buon uso della lingua nazionale per ogni cittadino, il quale tale diventa se la scuola ed eventualmente l'università svolgono la propria funzione, anzi missione, educativa dispiegando la pienezza dei propri mezzi.

Serianni – senza un esibito intento didascalico – ha svolto una serie di ragionamenti che mi sono preso la libertà di interpretare come preziosi consigli per l'insegnamento dell'italiano, tanto nella scuola quanto nell'università. Dunque, mi prendo la briga e mi assumo la responsabilità del tentativo di trasformare e condensare i temi principali del discorso di Serianni. Insomma, ho provato a ricavare un vademecum ragionato dalla lezione di congedo dall'insegnamento universitario, una vera e propria lectio magistralis, a trarne per spremitura una sorta di decalogo ad usum docentis, quale io sono.

 

Primo: indurre alla lettura meditata

I giovani, gli studenti son troppo spesso accusati di superficialità, estrema lentezza, difficoltà di attenzione. Occorre dunque evitare di pretendere troppe cose, per non rischiare che tutte vengano gestite in modo approssimativo. Meglio piuttosto insegnare a leggere bene, meditando sempre a fondo la materia affrontata, sin nei dettagli, come Nietzsche sosteneva dovesse essere il compito precipuo della filologia.

 

Secondo: lasciare in eredità un metodo

È fondamentale proporre agli alunni un metodo, ossia un percorso da seguire per raggiungere uno scopo; il metodo poggia sull'incontro tra l'esperienza delle cose e la riflessione sulle cose, pietre d'angolo di ogni insegnamento orientato verso un apprendimento efficace.

 

Terzo: variare gli stili d'insegnamento

Così come esistono numerosi tipi di apprendimento, allo stesso modo esistono vari tipi di insegnamento, che vanno perseguiti senza preconcetti, lasciando sempre ampio spazio alla dimensione relazionale, ovvero al contatto diretto tra docente e allievo.

 

Quarto: mettere in discussione le rigide tassonomie della grammatica

Spesso gli insegnanti (di ogni ordine e grado) e i manuali che vengono utilizzati incentivano uno studio tassonomico della grammatica, fatto di regole da memorizzare e rigide categorie alle quali attenersi: è la sindrome della grammatica classificatoria, che risponde a un rassicurante principio di estimo “catastale”. Quale utilità ha, per esempio, indugiare sulle caratteristiche del complemento di unione (o delle decine di altri tipi di complementi, individuati con sofistica arbitrarietà da molte grammatiche scolastiche) se si ignora l'architettura della frase?

 

Quinto: insistere sui concetti fondanti della grammatica

È preferibile, nello studio della lingua, e della grammatica in particolare, dedicare uno spazio maggiore a quanto struttura la frase, a partire dalle funzioni e dal ruolo del verbo e poi del soggetto, insistendo il tempo necessario all'interiorizzazione dei concetti e all'esercizio della decodifica e interpretazione da parte degli studenti. Proprio come accadeva negli studi monografici universitari, ormai passati di moda anche negli atenei.

 

Sesto: valorizzare la ricchezza del bagaglio lessicale

L'acquisizione di un ampio bagaglio lessicale, soprattutto con riferimento al lessico intellettuale astratto, è una tappa imprescindibile nella formazione dello studente di ogni età: i docenti dovrebbero insistere soprattutto sui rapporti semantici intercorrenti tra famiglie di parole, rapporti che peraltro sono alla base dei meccanismi di movimento della lingua. Sovente c'è scarsa consapevolezza circa l'evoluzione storica della grammatica e, più in generale, della lingua. Un lessico più ricco rende lo studente di oggi una persona – e quindi un cittadino – più consapevole domani.

 

Settimo: coltivare l'analisi critica dei testi letterari

La letteratura ha, com'è noto, un carattere plurivoco e il testo letterario contiene infinite sfumature. Immaginazione, emozione, conoscenza si costituiscono come una triade fortemente interconnessa. A scuola, ridurre lo studio dei testi letterari a un mero laboratorio linguistico, magari solo per individuare le strutture grammaticali soggiacenti, è (soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado) un errore. Importante sarebbe puntare a condurre gli studenti verso una libera e critica analisi delle opere letterarie, in modo da non svilirle, trasformandole in eserciziario grammaticale.

 

Ottavo: sottolineare l'importanza dei dialetti

Un'altra consapevolezza che difetta negli insegnanti e, di rimando, nei loro allievi, è la straordinaria ricchezza delle varietà dialettali, risorse native che legano il loro destino alla lingua nazionale. Inoltre, l'italiano di oggi più che mai si dà come realtà viva parlata in relazione al luogo ed è da questa realtà che il docente deve partire per accompagnare gli allievi nella comprensione di legami, intrecci e differenze tra le stratificazioni del repertorio; occorrerebbe pertanto che scuola e università si impegnassero di concerto per dare ai discenti il senso corretto della lingua materna nella sua complessità, definendo l'importanza di un percorso di crescita nell'acquisizione delle varietà e in particolare dei registri più alti, più strutturati in quanto meno “nativi” e più frutto di apprendimento, indispensabili a muoversi adeguatamente in tutte le dimensioni comunicative in cui si articola il commercio delle relazioni nel consorzio civile.

 

Nono: ben argomentare per essere liberi e consapevoli

La didattica scolastica dovrebbe lavorare per sviluppare nei ragazzi una competenza argomentativa adeguata e trasversale, basata cioè su inferenze pluridisciplinari. Solo in questo modo si possono formare futuri locutori, lettori e cittadini capaci di comprendere, ponderare e scegliere liberamente, senza cadere nella trappola della comunicazione e dell'informazione impoverite e trasformate in strumento di manipolazione.

 

Decimo: dare rilievo alla linguistica testuale

Lo studio della lingua non può e non deve prescindere da quello del testo, perché tra i due c'è un rapporto strettissimo. Bisogna che l'insegnamento si focalizzi sulla linguistica testuale, a partire dai differenti modi di funzionamento e significazione propri del testo scritto e dell'enunciato parlato. In un periodo in cui aumenta la permeabilità tra i livelli, anche di medio-bassa formalità, del parlato e quelli della lingua scritta più comunicativa (si pensi alla lingua dei giornali), è necessaria una ridefinizione del merito degli usi linguistici, anche quando divergenti dalla norma costituita. La scuola deve essere in grado di insegnare a distinguere (e dunque a scegliere), non limitandosi a catalogare meccanicamente come “errore” quanto sembra non appartenere alla norma codificata, ma interpretando la dinamica profonda degli usi (gli scorciamenti ellittici, i procedimenti analogici che rispondono a non consce pulsioni regolarizzanti) e quindi le “ragioni” comunicative ed espressive sottese, suggerendo la via per capire come, in dipendenza dal tipo di testo, contesto, situazione, canale e destinatario del messaggio, si può agire adeguatamente attraverso lo strumento della lingua.

 

Daniele Scarampi

(Insegnante di lettere, esperto di didattica e di didattica dell'italiano)

 

Riferimenti immediati

  • Marta Pellegrini, Didattica efficace: tra scuola e ricerca, in «La vita scolastica» (2014), rivista online nel sito www.giuntiscuola.it
  • Luca Serianni: Insegnare (e imparare) l’italiano. Documenti completi audio e video su www.raiscuola.rai.it

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