30 ottobre 2019

App(licarsi) per imparare (e insegnare) l'italiano L2

di Paola Russo

Lo studio della lingua è sempre più collegato all’utilizzo di tecnologie come computer, tablet, smartphone, sulle quali è possibile scaricare delle applicazioni progettate per imparare una L2. Questo tipo di apprendimento è denominato MALL (mobile-assisted language learning) (Chinnery 2006), un derivato del CALL (computer-assisted language learning), del quale rappresenta la versione mobile. La nascita del MALL è dovuta alla sempre maggiore portabilità delle tecnologie, che permettono l’uso di computer di dimensioni molto ridotte (gli smartphone e i tablet, per esempio) durante le attività quotidiane. Le applicazioni sono programmi pratici per l’utente, a cui offrono la possibilità di accedere all’apprendimento in qualsiasi momento, anche per un brevissimo lasso di tempo, che è scelto personalmente dallo studente. Ma non è il solo vantaggio.

                                                                                                                                                

Si può studiare ovunque

 

Un altro e più evidente punto a favore delle applicazioni è rappresentato dall’ubiquità dell’accesso alle informazioni: si può studiare ovunque, l’essenziale è disporre di uno strumento mobile. Inoltre, molte sono predisposte per l’apprendimento in piccoli gruppi, dunque possono essere indicate per gli studenti che prediligono le lezioni con altri. Si tratta dei cosiddetti MoSoSo (mobile social software) e SnS (social network software), progettati appositamente per superare la barriera spazio-temporale fra i fruitori del servizio. Certo, si tratta di utenti solo virtualmente connessi. Un ulteriore elemento positivo è rappresentato dalla loro portabilità, ovvero dalla capacità di passare velocemente da una schermata ad un’altra, unito al fatto che le versioni base del software sono quasi sempre gratuite, perciò alla portata di tutti. Oltretutto, molte Applicazioni sono sensibili all’ambiente esterno, cioè possono riprodurre schermate o suoni grazie al contatto con il luogo in cui il dispositivo elettronico si trova in quel momento. Naturalmente, oltre a molteplici pregi, le App possiedono anche difetti, di natura tecnica (per esempio il display, il layout, il design...) o più strettamente didattica. Kim e Kwon (2012) hanno rilevato, nell’apprendimento dell’ESL (English as Second Language), che 87 applicazioni presentano delle caratteristiche comuni. Ad esempio, sono progettate in gran parte da e per adulti, ma ciò si spiega facilmente, dal momento che la maggioranza dei possessori di smartphone o tablet che utilizza questi tipi di software ha generalmente più di 16 anni; seguono una buona suddivisione dei livelli di conoscenza della lingua; hanno un approccio diversificato che può essere basato su un compito, situazionale o audio linguistico; c’è, in generale, un buon rispetto delle abilità di ascolto, lettura, scrittura e conversazione, anche se quest’ultima risulta essere in un certo senso penalizzata rispetto alle altre, un po’ a causa di problemi tecnici (malfunzionamento dell’ASR, Automatic Speech Recognition), un po’ per via di una effettiva minore importanza attribuita a questa essenziale abilità.

 

È l'ora della mobagogia

 

Un’altra tendenza comune pressoché a tutte è quella di privilegiare le attività su lessico e semantica, a discapito di grammatica, morfologia, sintassi. A meno che non si scarichi una versione demo, trial o lite, il costo delle App risulta medio-alto, soprattutto di quelle per le aziende che intendono dotare i dipendenti stranieri di strumenti per l’apprendimento della lingua; non sono uno strumento ottimale per la lettura anche per via delle ridotte dimensioni dello schermo del cellulare; quasi tutte hanno dei promemoria, ovvero rilasciano degli avvisi per ricordare allo studente di dedicarsi alla sua lezione quotidiana. Se si pensa all’uso delle App in ambito didattico in aula, Baran (2014) nota che non c’è sempre un’adeguata formazione dei docenti al loro impiego e spesso si nota la mancanza di basi teorico-pedagogiche solide. A proposito di quest’ultimo assunto, la mobagogia è un ambito della pedagogia che cerca di attirare l’interesse tanto di esperti di tecnologie mobili quanto di pedagogisti e di approfondire la questione spinosa del dare un fondamento a una teoria sull’argomento.

 

Formare i docenti ad avvalersi di MALL

 

E sarebbe interessante anche valutare eventuali figure formatrici per i docenti che intendono avvalersi di MALL. Naturalmente, questo campo di ricerca deve fronteggiare diverse problematiche: accessibilità delle strutture alle risorse multimediali, programmi nazionali che valorizzino la formazione di docenti per avviare progetti con MALL, necessità di combattere il pregiudizio dell’apprendimento attraverso l’uso di cellulari in classe che, secondo l’indagine di Thomas e O’Bannon (2014) vedeva un gran numero di docenti, per lo più anziani, restii alla sua introduzione in aula. D’altra parte, gli insegnanti non andrebbero considerati solo destinatari di corsi improntati all’utilizzo delle App, ma anche partecipi della loro progettazione. Ci sono anche altre perplessità circa l’uso delle App in classe: potrebbero comportare distrazioni (soprattutto se gli studenti sono bambini) e in generale risultano più efficaci per gli adulti; non sempre sono vincolate strettamente all’argomento trattato dal docente (si pensi al lessico: se ad esempio in classe si sta studiando il lessico della cucina, non sempre sulle App si trova una sezione interamente costruita sul medesimo tema); potrebbero portare lo studente a lavorare solo individualmente (non tutte propongono dei lavori di gruppo).

 

Svantaggiate grammatica e sintassi

 

È bene distinguere, poi, le App in due categorie: quelle create ad hoc per l’apprendimento dell’italiano L2/LS (o di altre lingue) e quelle commerciali, attraverso le quali è possibile imparare più di una lingua. Naturalmente, le App create ad hoc sono state ideate da équipe di esperti linguisti, insegnanti e progettisti di software. Il loro impiego in classe risulterebbe naturale, dal momento che i docenti-progettisti le configurano come strumento utile alla didattica non solo in un contesto extrascolastico, ma anche all’interno della classe. Le applicazioni rappresentano la nuova frontiera dell’apprendimento L2 e sono un valido supporto ai corsi di lingua. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, non possono sostituirlo per una serie di motivazioni: il tempo dell’utilizzo è ridotto, molte di queste non sono progettate da esperti del settore (soprattutto quelle commerciali), in quasi tutte sono poco presenti elementi socioculturali, non c’è un buon equilibrio nell’esercizio delle abilità (spesso a discapito del parlato), non sempre viene dato lo stesso peso a tutti gli strati della lingua (l’incremento del lessico è l’attività prediletta, a svantaggio di grammatica e morfosintassi), in alcuni casi gli esempi e i contesti linguistici non rispecchiano quelli del mondo reale. Ci sono poi problemi grafici o nella scelta delle flashcard.

 

La applicazioni ad hoc in classe

 

Le applicazioni create ad hoc sono vantaggiose perché progettate da gruppi di specialisti e secondo il target di studenti cui sono rivolte; non sono comunque esenti da difetti, ma garantiscono una centralità dell’italiano nel processo di apprendimento. Usarle in maniera complementare a un corso di lingua o all’immersione totale nel contesto linguistico oggetto di studio sarebbe di certo la soluzione ottimale per raggiungere un’elevata conoscenza, ma non sempre i discenti hanno tempo a sufficienza per dedicarsi al corso di L2/LS e l’apprendimento ubiquo è un altro punto di forza delle App. Costruire una piattaforma che abbia pressoché tutte le caratteristiche di una lezione in classe, ma a portata di mano e in un tempo breve, potrebbe senz’altro costituire una grande sfida, soprattutto se si pensa che non c’è contatto diretto con gli apprendenti e spesso non si conoscono le loro caratteristiche, i loro interessi, le loro attitudini.

 

Bibliografia e sitografia

 

Baran E., 2014, “A review on research on mobile learning in teacher education”, Journal of Educational Technology and Society, numero 4, pp.17-32.

Cherner T., et al, 2014, “Cleaning up that mess: a framework for classifying educational apps”, Contemporary issues in technology and teacher education, volume 14, numero 2.

Chinnery G.M., 2006, “Going to the MALL: Mobile Assisted Language Learning”, Eric, numero EJ815708, pp 9-16.

Grego G., Vesselinov R., 2012, “Duolingo effectiveness study” (link).

Heil C.M. et al, 2016, “A review of mobile language learning applications: trends, challenges and opportunities”, The EUROCALL rewiev, volume 24, numero 2.

Kayalar F., 2018, “Research into the impact of mobile learning environment on student’s mood and academic achievement”, Journal of Social and Humanities Sciences Research, volume 5, pp. 2878-2886.

Leone P., 2019, “Realtà e virtualità dell’apprendimento di una L2 con tecnologie mobili”.Lu M., 2008, “Effectiveness of vocabulary learning via mobile phone”, Journal of Computer Assisted Learning, volume 24, pp. 515-525.

Mahdi S. H., 2018, “Effectiveness of mobile devices on vocabulary learning: a meta- analysis”, Journal of educational computing research, vol.56, pp.134-154.

Nushi M., Eqbali M.H., 2018, “Babbel: a mobile language learning App”, TESL Reporter, numero 51, pp.109-121.

Nushi M., Eqbali M.H., 2017, “Duolingo: a mobile application to assist second language learning”, Teaching English with technology, 17 (1), pp. 89-98.

Rosell-Aguillar F., 2018, “Autonomous language learning through a mobile application: a user evaluation of the Busuu App”, Computer Assisted Language Learning, volume 31, pp.854-881.

Shuck S. et al, 2010, “Mobagogy-mobile learning for a higher education community”, IADIS international conference mobile learning, digital library, pp. 69-76.

Il portale della lingua italiana, “ItaliAMO: the new Farnesina app to learn Italian is finally online” (link).

linguacuisine.com, “Learn a foreign language while you’re cooking a tasty meal!” (link).

Insegnareconitask.it, “Insegnare con I task” (link).

 

Immagine: My VJ Booth @WOMB, Shibuya Tokyo

 

Crediti immagine: superidoljp from Tokyo, Japan [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)]

 

 


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