07 ottobre 2019

La formazione delle parole in italiano - 1. Flessione e derivazione

di Claudio Iacobini

La parola è per i parlanti di una lingua l’elemento basilare della comunicazione, quello attraverso cui si veicolano i concetti tramite una sequenza di suoni che nel loro insieme costituiscono la forma sensibile di un significato.

Pur se nel discorso orale le parole possono essere pronunciate in flussi sonori che ne raggruppano insieme più di una, esse sono facilmente separabili e identificabili; le parole costituiscono (insieme alla pronuncia) gli elementi che meglio caratterizzano una lingua.

Nell’uso normale della lingua italiana noi alterniamo parole come (a) città, bambù, falò ad altre come (b) paese, canna, chitarra, o come (c) paesano, canneto, chitarrista senza necessariamente fare caso al fatto che le parole del gruppo (a) si presentano sempre nella stessa forma, e sono perciò dette invariabili, mentre quelle dei gruppi (b) e (c) cambiano di forma in relazione ai contesti in cui sono impiegate (es. una canna / due canne, un canneto / due canneti). Quelle del gruppo (b) si distinguono da quelle del gruppo (c) perché in queste ultime possiamo riconoscere degli elementi dotati di significato, detti suffissi, che ritroviamo anche in altre parole (es. popolano, uliveto, pianista), oltre all’elemento lessicale che ne veicola il significato distintivo (paese, canna, chitarra).

 

Il lessema

 

Il termine della linguistica “lessema” è impiegato per distinguere fra diversi sensi in cui nel linguaggio corrente viene usato il termine “parola” e le possibili ambiguità che ne possono derivare. Per lessema si intende un’unità lessicale (una parola) comprendente tutte le sue possibili forme flesse. Dal punto di vista formale, il lessema si identifica con la parola elencata a lemma nei dizionari, che viene convenzionalmente riportata nella forma del singolare per i nomi e dell’infinito per i verbi. Possiamo dunque dire che canna e canne rappresentano le due forme flesse del lessema “canna”. In un annuncio pubblicitario quale “Se vuoi acquistare una canna o più canne da pesca, noi possiamo aiutarti a scegliere la canna giusta per te” possiamo dire che compaiono venti parole, ma i lessemi sono diciassette, in quanto il lessema “canna” è realizzato tre volte, due volte nella forma canna e una in quella canne.

 

Morfologia, parola di Goethe

 

La morfologia è quel settore della linguistica che studia la forma dei lessemi e la relazione fra i cambiamenti di forma e i cambiamenti di significato dei lessemi. Il termine morfologia, composto con elementi greci, è stato coniato da Johann Wolfgang von Goethe (1749–1832), scrittore poeta e filosofo tedesco, per fare riferimento allo studio della forma (gr. μορφή morphé) e della struttura degli organismi viventi e delle loro parti. Dalla biologia si è esteso, in accordo con i paradigmi scientifici dell’epoca, anche allo studio delle lingue, e in particolare allo studio della struttura interna delle parole a partire dalla loro forma.

La morfologia studia sia le variazioni di forma di un lessema (paese / paesi) sia le variazioni riguardanti la formazione di nuovi lessemi (paese > paesano) secondo moduli regolari (popolo > popolano, Roma > romano).

Le variazioni di forma di uno stesso lessema servono a veicolare informazioni che è obbligatorio esprimere, ad esempio in italiano un nome variabile è usato sempre o nella forma singolare o nella forma plurale. La formazione di nuovi lessemi a partire da un lessema non è invece un procedimento obbligatorio.

L’insieme delle variazioni di forma di uno stesso lessema viene chiamata “flessione”, la coniazione di lessemi nuovi a partire da uno o più lessemi viene invece chiamata “formazione di lessemi” o più comunemente “formazione delle parole”.

La flessione e la formazione delle parole hanno in comune la funzione e la capacità di esprimere in modo economico alcuni tipi di significato ricorrenti secondo schemi regolari e facilmente riconoscibili e riproducibili per i parlanti, in cui un elemento stabile costituito dalla radice lessicale si combina con elementi variabili che ricorrono in diversi lessemi.

 

Flessione e derivazione: le differenze

 

La flessione si distingue dalla derivazione per la maggiore generalità dei significati espressi (che determina un minore impatto sul significato della radice lessicale), e soprattutto per la sua obbligatorietà e sistematicità. Le forme flesse di uno stesso lessema fanno riferimento a uno stesso (tipo di) referente (chitarra / chitarre), mentre un lessema e quello derivato da esso designano referenti diversi (chitarra > chitarrista), L’uso di una parola rende obbligatoria l’espressione delle categorie flessive pertinenti, si pensi alla regola dell’accordo tra nome e aggettivo (chitarra classica / chitarre classiche), mentre non ci sono regole della lingua che richiedono l’impiego di parole derivate, ad esempio si può usare la parola derivata abitazione nello stesso contesto di quella semplice casa, lo stesso per il composto portafortuna al posto di amuleto; il ruolo di soggetto di una frase può essere svolto indifferentemente da una parola derivata (la pizz-eria apre tra un’ora) o da una non derivata (il bar apre tra un’ora). I valori espressi dalle categorie flessive si prestano meglio ad essere organizzati in serie paradigmatiche: ad esempio, la flessione di tutti i verbi dell’italiano prevede tre persone al singolare e tre al plurale nei tempi del modo indicativo (con l’eccezione di un ristrettissimo numero di verbi, che sono per questo detti difettivi, es. competere, prudere), mentre non è possibile formare derivati con il suffisso -eto a partire da tutti i nomi (ad esempio non si possono formare derivati da nomi come casa, litigio, acqua, ma quasi esclusivamente a partire da nomi di piante: agrumeto, uliveto), e non è possibile utilizzare il suffisso -ano con tutti i nomi di città: Roma > romano, ma Ferrara > ferrarese, Trieste > triestino, Como > comasco.

 

Approfondimenti bibliografici

Un’introduzione alla morfologia che dedica particolare attenzione alla flessione dell’italiano è Thornton (2005). Un’autorevole e dettagliata descrizione della formazione delle parole in italiano è stata pubblicata a cura di Grossmann e Rainer (2004). Il saggio di Iacobini e Thornton (2016) fornisce una sintetica e aggiornata presentazione della flessione e della formazione delle parole dell’italiano. Dati quantitativi sulla morfologia dell’italiano si possono trovare in De Mauro (2005).

 

Bibliografia

De Mauro, Tullio (2005), La fabbrica delle parole, Torino, UTET.

Grossmann, Maria e Rainer, Franz (2004), La formazione delle parole in italiano, Tübingen, Niemeyer.

Iacobini, Claudio e Thornton, Anna M. (2016), “Morfologia e formazione delle parole”, in S. Lubello (a c. di), Manuale di linguistica italiana, Berlin/New York, De Gruyter, pp. 190-221.

Thornton, Anna M. (2005), Morfologia, Roma Carocci.

 

Immagine: Luca della Robbia, Prisciano o la Grammatica (1437-1439)

 

Crediti immagine: Luca della Robbia [Public domain]


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